26 luglio 2011

Fahrenheit 451


Nei miei piani blogghistici (credo di aver coniato un neologismo...) da oggi in poi il martedì sarà il giorno dedicato al SALOTTO DI CARTA, un'iniziativa di pensieriinpunta che ha proposto di pubblicare nel nostro blog un estratto di letteratura che in qualche modo ci ha colpito.

Oggi voglio iniziare prendendo in prestito le parole di un libro che, in qualche modo, ricorda questo salotto.
L'autore è Ray Bradbury, il romanzo fantascientifico è “fahrenheit 451”.
In un ipotetico futuro lontano, forse nemmeno tanto, le case saranno costruite con materiali ignifughi e i pompieri, che non avranno più incendi da spegnere, li appiccheranno per bruciare i libri, per distruggere la cultura, le idee, il pensiero degli uomini. È un futuro in cui nessuno parla con gli altri. È un futuro in cui nessuno si ferma più a riflettere. Montag è un uomo come tanti,, un pompiere che col cherosene brucia i libri di chi, nonostante sia vietato, corre il rischio di tenerli in casa. Un giorno una donna, pur di non abbandonare i suoi libri, si fa bruciare viva insieme ad essi. Montag rimane sconvolto. La sua mente inizia a lavorare, a porsi domande, a chiedere spiegazioni. Montag inizia a rubare i libri e a nasconderli in casa sua, senza avvertire nemmeno sua moglie Mildred, che tanto è troppo presa dai suoi maxischermi, grandi quanto le pareti, per accorgersene. Eppure non sa proprio che farsene di tutte quelle pagine, le sfoglia, prova a leggerle, ma non le capisce. Chiede per questo aiuto a Faber, un uomo colto che crede fortemente nella forza dei libri. Quando Montag trova il coraggio per confessare alla moglie il suo reato, Mildred avverte il capo dei pompieri Beatty e Montag, dopo averlo bruciato vivo col lanciafiamme, è costretto a fuggire. Se lo prendono sarà ucciso, perciò scappa e scappa, mentre è scoppiata anche una nuova guerra. Attraversa fiumi. Inventa stratagemmi per far perdere le proprie tracce. E alla fine ce la fa. Lungo le rotaie di una ferrovia in disuso incontra tanti uomini accampati. Sono gli ultimi testimoni dei contenuti dei libri. Ognuno di loro ne ha letti alcuni e li ha conservati gelosamente nella propria memoria. Li tramanderanno ai propri figli, che ne parleranno ai nipoti fin quando, un giorno, la cultura sarà riammessa nel mondo. Montag diventerà uno di loro, un salvatore della memoria letteraria.

Visto che il “Salotto di carta” consiste nel proporre un brano, ne proporrò uno solo, anche se sono molte le parti che meritano di essere lette. Il brano che ho scelto è tratto dalla parte finale della storia, è un discorso rivolto a Montag da uno degli uomini accampati lungo la ferrovia.

E ficcati bene in capo una cosa: tu non sei importante. Tu non sei nulla. Un giorno, il fardello che ognuno di noi deve portare può riuscire utile a qualcuno. Ma anche quando avevamo i libri a nostra disposizione, molto tempo fa, non abbiamo saputo trarre profitto da ciò che essi ci davano. Abbiamo continuato come se niente fosse ad insultare i morti. Abbiamo continuato a sputare sulle tombe di tutti i poveri morti prima di noi. Conosceremo una grande quantità di persone sole e dolenti, nei prossimi giorni, nei mesi e negli anni a venire. E quando ci domanderanno che cosa stiamo facendo, tu potrai rispondere loro: “Ricordiamo”. Ecco dove, alla lunga, avremo vinto noi. E verrà il giorno in cui saremo in grado di ricordare una tale quantità di cose che potremo costruire la più grande scavatrice meccanica della storia e scavare, in tal modo, la più grande fossa di tutti i tempi, nella quale sotterrare la guerra.”



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