16 settembre 2011

Dietro un velo d'ignoranza, Rawls


Mentre pensavo ai nostri onorevoli che fanno di tutto per non togliersi un centesimino mi è venuto in mente un filosofo politico che avevo studiato in quinto liceo, John Rawls, morto solo qualche anno fa. Ho pensato che magari aveva ragione. Per costruire una società giusta chi legifera dovrebbe fingere di non sapere che si trova in una posizione privilegiata rispetto alla maggioranza del popolo. Si, un velo d'ignoranza dovrebbe avvolgere i legislatori per farli sentire, almeno per un attimo, potenziali operai precari a rischio licenziamento con una famiglia da mantenere e un mutuo da pagare. Chissà, forse le leggi sarebbero un po' più giuste davvero.

L'idea della posizione originaria è quella di stabilire una procedura equa di modo che, quualunque siano i prncipi su cui ci si accorda, essi siano giusti. L'obiettivo è usare la nozione di giustizia procedurale pure come base della teoria. Dobbiamo in qualche modo azzerare gli effetti delle contingenze particolari che mettono in difficoltà gli uomini e li spingono a sfruttare a proprio vantaggio le circostanze naturali e sociali. A questo scopo, assumo che le parti siano situate dietro un velo di ignoranza. Le parti non sanno in che modo le deliberazioni alternative influiranno sul loro caso particolare, e sono quindi obbligate a valutare i principi di giustizia soltanto in base a considerazioni generali. (…)
Nessuno conosce il proprio posto nella società, la sua posizione di classe o il suo status sociale; lo stesso vale per la sua fortuna nella distribuzione delle doti e delle capacità naturali, la sua forza, intelligenza e simili. Inoltre, nessuno conosce la propria concezione del bene, né i particolari dei propri piani razionali di vita e neppure le proprie caratteristiche psicologiche particolar, come l'avversione al rischio o la tendenza al pessimismo o all'ottimismo. Oltre a ciò, assumo che le parti non conoscono le circostanze specifiche della loro società. Le parti sono all'oscuro anche della situazione politica ed economica, o del livello di civilizzazione o cultura che la società è stata in grado di raggiungere. Le persone nella posizione originaria non hanno informazione riguardo alla generazione cui appartengono. Queste restrizioni più ampie sulla conoscenza sono importanti soprattutto perché sorgono problemi di giustizia sociale sia tra generazioni diverse, sia all'interno di una di stessa, come ad esempio la questione (…) della conservazione dell'ambiente e delle risorse naturali.

Di J .Rawls, filosofo politico del Novecento, brano tratto da “Una teoria della giustizia”, pubblicato nel 1973.

La società è giusta dunque quando ognuno si muove senza opportunismo.
Senza etica non può esistere una vera politica né una reale giustizia: non bisogna fare scelte legate al proprio utile economico. Bisogna agire fingendo di non sapere se le nostre azioni ci porteranno delle convenienze.
Nella posizione originaria, un'ipotetica situazione in cui i partecipanti si accordano per stabilire i principi di giustizia alla base di una società giusta, le parti devono deliberare dietro un VELO D'IGNORANZA, ignorando appunto qual è il posto che ognuno avrà nella società, le proprie doti, le proprie capacità, la propria intelligenza. In questo modo si garantisce l'imparzialità delle scelte, non dettate dall'opportunismo e dagli interessi dei singoli.
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