21 dicembre 2011

Cose che nessuno sa, Alessandro D'avenia

Il primo libro di Alessandro D'Avenia l'avevo letteralmente divorato. "Bianca come il latte rossa come il sangue" aveva colpito la mia attenzione, la mia testa, il mio cuore. Pensare che all'inizio, quando era uscito, mi rifiutavo di comprarlo, perché la ragazza coi capelli rossi in copertina mi faceva impressione. Mi metteva un po' d'ansia. Alla fine però non ho resistito più. Quando è uscita l'edizione più economica l'ho comprato e letto, tutto subito.

Entusiasta mi sono fiondata in libreria (fiondata è un pochino esagerato) per comprare il secondo libro dell'autore. A pensarci bene, più che in libreria mi sono fiondata al supermercato, dove c'era il 15% di sconto. Insomma, ho comprato "Cose che nessuno sa" e l'ho letto, decisamente in modo molto più lento rispetto all'altro. Carino comunque.

Protagonista è Margherita, una ragazzina di 14 anni, con i capelli neri e gli occhi scuri, non più bambina e non ancora donna. Proprio quando sta per iniziare la sua avventura liceale il padre se ne va, senza dare spiegazioni. Scompare. Margherita non capisce, incolpa la madre con cui non ha un bel rapporto. All'improvviso si ritrova ad essere una ragazza difficile, schiva, un po' scontrosa. Per fortuna ha una nonna meravigliosa, per fortuna ha trovato un'amica che è un vulcano di energia, per fortuna ha incrociato lo sguardo misterioso e triste di Giulio che la attira, per fortuna ha un insegnante di lettere che ha davvero qualcosa da insegnare. È proprio lui che lancia l'idea a Margherita. Lei farà come Telemaco che all'inizio dell'Odissea inizia un viaggio difficile per ritrovare il padre, Ulisse. Anche lei deve partire per capire che cosa è successo alla sua famiglia, dov'è finito suo padre, perché ha mollato tutto e tutti senza dire niente.
Deve compiere quel viaggio per riattaccare i tasselli del suo puzzle.
E non viaggerà da sola.

D'Avenia ha di nuovo messo al centro della storia un'adolescente e un professore giovane e in gamba, almeno con gli studenti. Magari è così davvero. Magari quando siamo seduti dietro un banco idealizziamo una persona, ci sembra piena di risposte, di certezze, di curiosità e non vediamo, o non sappiamo, che fuori da quelle mura, senza quella cattedra, senza quei libri e quei gessi, quel professore è solo un uomo come tutti gli altri, con dei dubbi e dei difetti, magari molti.
D'Avenia parla di giovani e, secondo me, parla anche ai giovani. Mia cugina di 14 anni odia leggere, dice che l'annoia, dopo le favole non ha letto più niente. Un po' di giorni fa invece l'ho beccata con un libro in mano. Era "Bianca come il latte rossa come il sangue". Mi ha detto che gliel'aveva prestato un suo compagno di classe e che in due giorni aveva letto 120 pagine. Eli, 120 pagine, io!!! IO!!! Bello, no? Quando avevamo 14 anni noi leggevamo tutti Moccia, adesso leggono D'Avenia. Il salto, per i miei gusti, è notevole. Magari questo giovane autore, che è davvero un professore, riuscirà, con le sue storie, a far piacere di più la lettura ai ragazzi.

Comunque, il primo libro mi era piaciuto molto di più, al limite della commozione.
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A 14 anni si piange spesso , di gioia o di dolore, non importa. Le lacrime non si distinguono e la vita è talmente tenera da sciogliersi come cera al fuoco che sbuccia una bambina e scopre la donna.

Tu sei così giovane, così al di qua di ogni inizio, e io ti vorrei pregare quanto posso di aver pazienza verso quanto non è ancora risolto nel tuo cuore, e tentare di avere care le domande stesse come stanze serrate e libri scritti in una lingua molto straniera. Non cercare ora risposte che non possono venirti da te perché non le potresti vivere. E di questo si tratta: di vivere tutto. Vivi ora le domande. Forse ti avvicinerai così, a poco a poco, senza avvertirlo, a vivere un giorno lontano, la risposta.

Non avete più l'età per fare le cose semplicemente perché ve le dicono i vostri genitori. Fino a oggi hanno deciso tutto loro. Ora è venuto il momento di prendere le vostre decisioni. A questo servono i cinque anni di liceo. (…) È un tempo magico, in cui potrete dedicarvi a cose che probabilmente non farete più nella vostra vita. Un tempo per scoprire chi siete e che storia siete venuti a raccontare su questa terra. Non sopporto di vedere ragazzi che finiscono la scuola e non sanno se andare a lavorare o scegliere una facoltà universitaria o quale scegliere. Significa che hanno buttato quelle cinquemila ore, quei mille giorni. L'unico modo che abbiamo per scoprire la nostra storia è conoscere quelle degli altri: reali e inventate. E noi faremo questo con la letteratura. Solo chi legge e ascolta storie trova la sua.”

Una vita che non attraversa la paura non esiste, è una maschera, è finta.

Prima di addormentarsi e trasformarsi in sogni i pensieri subiscono la forza di gravità, che i poeti chiamano amore, che tutto attira a sé, silenziosamente.

Non c'è altro modo di trovare la propria storia, se non perdi il respiro, costi quel che costi. Voleva che tutti i suoi sogni non volassero via come coriandoli, prima ancora di diventare progetti. Si sarebbe sentita in colpa, ne avrebbe avuto nostalgia e non c'è nostalgia maggiore di ciò che non è mai stato. La nostalgia del futuro.
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