16 gennaio 2012

Il quaderno di Maya, Isabel Allende

Non avevo mai veramente letto nessun libro di Isabel Allende. Si, quando ero piccola, dopo che a scuola ci fecero vedere il film, avevo letto “La casa degli spiriti” rubandola nella libreria di mia sorella, però ero troppo piccina. Non mi ricordo molto.
Questo quaderno di Maya è stato il primo vero contatto con una delle più note scrittrici sudamericane. Che dire...se il buongiorno si vede dal mattino credo che mi impossesserò di tutti i libri della Allende che mia sorella ha ancora nella sua libreria.

Il quaderno di Maya” è la storia di una ragazza di vent'anni, Maya Vidal, che nella sua breve vita è già sprofondata nell'abisso, adesso sta tentando la risalita. È una storia di dolore, passività, amore e riscatto. Perché Maya trova la forza per riscattarsi, per reinventarsi, per ridarsi una possibilità.
Maya è cresciuta con i nonni paterni: la sua Nini e il suo Popo. La sua Nini, cilena, lascia il suo paese insieme al figlio, ancora bambino, quando prende il potere Pinochet. Da allora non ha mai messo più piede in Cile. In Canada Nini conosce il suo Popo, i due si innamorano e restano insieme per tutta la vita. Il figlio di Nini ha a sua volta una figlia con una donna danese, che però non ha intenzione di prendersi cura di Maya, perciò la lascia coi nonni. La sua è un'infanzia bellissima, piena di viaggi, di stravaganze, piena di libri, di storie, di quaderni riempiti con le sue parole. Un'infanzia serena passata a cercare un pianeta non ancora trovato insieme al suo Popo, che è per lei il più grande punto di riferimento. Quando lui muore lei ha appena 16 anni e la sua vita viene stravolta. Maya non sa gestire un dolore così grande e si lascia andare, va alla deriva. Frequenta strane amiche problematiche, inizia a bere, poi a fumare. Quando la sua Nini se ne accorge è già troppo tardi. Da lì in poi sarà tutta una discesa. Destinazione la strada di Las Vegas. I giri loschi in cui si è cacciata faranno di lei una vera e propria ricercata, in fuga sia da pericolosi criminali, sia dall'FBI. Risalire l'abisso è difficile, ma Maya ha accanto una nonna vulcanica e sopra le righe e, anche se sempre in giro per lavoro, ha anche un padre. Ovviamente poi c'è il Popo, Maya continua a vederlo, è sicura che sia stato lui a salvarle la vita, in più di un'occasione.
Per sfuggire ai suoi aguzzini Maya viene spedita dalla sua Nini a Chiloé, un'isola nel sud del Cile. È qui, immersa nella natura, che scrive il suo quaderno. Il quaderno di Maya è un continuo andare avanti e indietro nel tempo, un continuo parallelo tra l'abisso dell'anno precedente e la tranquillità e la forza d'animo dell'anno dopo. A Chiloé vive con Manuel Arias, un uomo taciturno incapace di lasciarsi andare alle emozioni, non vuole porte in casa sua e Maya non sa spiegarsi perché. A tratti il libro diventa quasi un romanzo corale, dove protagonisti non sono altro che questo sperduto angolo di mondo e la gente che lo abita, con tutte le sue arretratezze culturali, con il suo far appello continuamente alla magia più che alla medicina.
Maya riscopre se stessa, scopre l'amore per un Daniel venuto da lontano, ma soprattutto per sé.

“Il quaderno di Maya” mi è piaciuto tantissimo. Davvero un bel po'. È una storia che fa ridere, fa arrabbiare, fa venire i brividi, fa emozionare. È una storia d'amore in fondo. Di un amore lungo una vita. Di un amore di pochi giorni. Di un amore sconfinato per chi non c'è più. Di un amore per se stessi, che rinasce.
Non manca il riferimento alle violenze avvenute in Cile sotto la dittatura di Pinochet. Da brivido certe descrizioni.
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Mi risulta complicato scrivere della mia vita, perché non distinguo tra i ricordi e ciò che è frutto della mia immaginazione; la pura verità può risultare tediosa e per questa ragione, senza rendermene conto, la modifico o la enfatizzo, anche se mi sono riproposta di correggere questo difetto e di mentire il meno possibile in futuro.

(La nonna) ritiene che i viaggi in aereo abbiano degli inconvenienti perché l'anima viaggia più lentamente del corpo e a volte si perde per strada; è questa la ragione per cui i piloti, come mio padre, non sono mai del tutto presenti: stanno aspettando l'anima che vaga tra le nuvole.

“Promettimi che ti vorrai sempre bene come te ne voglio io, Maya”.

“Che cosa ci sarà dall'altra parte, Popo? Pensi che ci sia vita dopo la morte?”
“È una possibilità, ma non è dimostrato.”
“Non è nemmeno dimostrata l'esistenza del tuo pianeta eppure tu ci credi” replicai e lui scoppiò a ridere compiaciuto.
“Hai ragione, Maya. È assurdo credere solamente in ciò che si può dimostrare.”

Passa per tonto perché parla il minimo indispensabile, ma è molto sveglio: si è reso conto in fretta che a nessuno importa quello che dicono gli altri, e per questo non dice niente.

La felicità è saponosa, scivola via tra le dita e invece ai problemi ci si può attaccare, offrono un appiglio, sono ruvidi, duri.

Dove si nascondevano le ore? Mi scivolavano via come sabbia tra le dita, vivevo nel ritmo dell'attesa, ma non c'era niente da aspettare, solo un altro giorno identico a quello precedente, assopita davanti alla televisione con Freddy.

Mentre ero sotto terra, come un seme o un tubero, un'altra Maya Vidal spingeva per emergere; mi sono poi spuntati sottili filamenti in cerca dell'umidità, poi le radici come dita a caccia di cibo e alla fine un germoglio tenace e foglie in cerca di luce. In questo momento probabilmente sto fiorendo ed è per questo che posso riconoscere l'amore. Qui, nel Sud del mondo, la pioggia fa diventare tutto fertile.

Mi doleva tutto il corpo. Odiavo questo corpo di merda, odiavo questa vita di merda, odiavo essere priva di quella merdosa volontà di salvarmi, odiavo la mia anima di merda, il mio destino di merda.

Appena conobbi Daniel, cercai di fargli una buona impressione, di cancellare il mio passato e di cominciare di nuovo su una pagina bianca, di inventare una versione migliore di me stessa, ma nell'intimità dell'amore condiviso capii che ciò non era possibile, né opportuno. La persona che sono ora è il risultato delle mie esperienze precedenti, compresi gli errori più estremi. Confessarmi con lui è stata un'esperienza positiva; mi ha permesso di verificare che è vero ciò che sostiene Mike O'Kelly, che i demoni perdono il loro potere quando li tiriamo fuori dalle profondità in cui si nascondono e li guardiamo in faccia in piena luce, ma ora non so se ho fatto bene.

Come mi spiegava, veniamo al mondo con in mano certe carte e facciamo il nostro gioco; con carte simili c'è chi può sprofondare e chi riesce a superare se stesso. “È la legge della compensazione, Maya. Se il tuo destino è di nascere cieca, non sei obbligata a sederti sotto il metrò a suonare il flauto; puoi sviluppare l'olfatto e diventare sommelier.”

Se non si tratta di donare un organo o di ereditare una fortuna non conta nulla chi sia il mio antenato biologico, importa solo l'affetto, che fortunatamente ci lega.



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