22 agosto 2012

Nessuno si salva da solo, Margaret Mazzantini


Gae e Delia si sono amati di un amore speciale, come gli amori di ognuno di noi.
Si sono innamorati follemente, si sono leccati le ferite a vicenda, sono stati travolti da una passione senza precedenti. Si sono sposati, hanno messo su casa, hanno costruito una famiglia. Hanno messo al mondo due figli: Cosmo e Nico.
E adesso sono seduti a un tavolo, in un ristorante qualunque avvolto dalle dolci temperature di un'estate appena iniziata. Sono l'uno di fronte all'altra, senza i loro bambini lasciati dalla nonna. Sono soli a tirare le somme di una storia che non è andata come immaginavano. Tutti i loro sogni si sono infranti in una decina d'anni e adesso sono ancora pieni di rabbia, rabbia per il loro fallimento.
La loro famiglia non esiste più. Gaetano e Delia si sono separati. Non potevano più nemmeno guardarsi. Non sapevano più toccarsi. Non sopportavano più niente dell'altro. Hanno provato a restare insieme per i figli ancora piccoli, ma non ci sono riusciti. Gae l'ha tradita, Delia avrebbe voluto farlo. Non aveva più senso stare insieme così, senza una briciola d'amore o stima.
Sono ancora giovani, Gae e Delia, hanno tutto il tempo per stare bene tra le braccia di altre persone, si innamoreranno ancora, questo lo sanno. E sanno che un giorno, chissà tra quanti anni, si rincontreranno senza più rabbia, senza più il ricordo dei loro odori mischiati. Quel giorno sarà tutto più semplice, ma adesso è difficile.
È difficile cenare insieme senza tenersi la mano. È difficile guardarsi negli occhi, perché poi i pensieri corrono indietro fino ai giorni più belli, in cui tutto è iniziato, fino ai giorni più brutti, quando all'improvviso si sono accorti che tutto stava finendo.
Avrebbero tanto voluto essere come quella coppia di anziani seduta accanto al loro tavolo, ma non lo saranno mai, adesso lo sanno.
Resta solo un rimpianto. Forse avrebbero potuto fare di più per salvare il loro amore, forse qualcuno avrebbe potuto aiutarli. Ha ragione quel vecchio malato che ha chiesto loro di pregare per lui: nessuno si salva da solo.


Tutto il libro è costruito su un continuo andare avanti e indietro nel tempo. Un momento Gae e Delia sono seduti a quel tavolo, un momento dopo stanno già ricordando i momenti che li hanno visti uniti, molto più felici o molto più arrabbiati. Ci sono pochi dialoghi, le pagine scorrono più che altro attraverso monologhi interiori dei due protagonisti. Non c'è suspence, dalla prima pagina si sa che quella tra Gae e Delia è solo una cena tra genitori che devono discutere dell'estate dei figli. Si sa che non ci sarà un ritorno di fiamma. Si sa che non ci sarà il lieto fine, inteso almeno come riunione della famiglia.
Non avevo mai letto prima un libro su un amore che finisce. Di solito i libri raccontano come nascono, gli amori. La Mazzantini invece scava nella rabbia e nella delusione per aver fallito nel progetto di vita più importante, scava nella psicologia dell'uomo e della donna, nei loro rimpianti, nelle loro aspettative.
Quella di "Nessuno si salva da solo" è, per i miei gusti, una storia senza infamia e senza lode, una storia che si legge bene, ma lontana anni luce dalla bellezza del romanzo precedente della Mazzantini, romanzo che poi è diventato uno dei miei libri preferiti: "Venuto al mondo".



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- Sai qual è il problema? È che nessuno ha più il coraggio di fare la cosa più semplice, mettere a fuoco la propria vita. Quello che gli uomini hanno fatto da sempre come unica via possibile, lottando, rischiando tutto, a noi sembra una fatica inutile. (...)
- Non ci sembra necessario conoscere noi stessi.

Le persone diventano semplicemente quello che sono.

È inutile indagare le occasioni mancate. Non sai mai se ti sei salvato dalla morte, o ti sei perso la vera vita.

- Tu dici che gli scrittori non hanno una buona relazione con il mondo?
- S'inventano tutti quei personaggi... cercano una vera intimità soltanto con loro... quindi solo con se stessi...

Sente di nuovo quella sensazione di voler essere ingoiato. Dai suoi sbagli. Dai suoi figli. Non avrebbero dovuto permettergli di essere il loro padre. Dalle occasioni mancate, forse solo per distrazione. Perché aveva la testa girata altrove mentre il treno passava. Chissà quante stazioni ci saranno ancora.
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