20 settembre 2012

Il gusto proibito dello zenzero, Jamie Ford

Era il 7 dicembre 1941. Una domenica.
L'abbiamo ripetuta mille volte a scuola quella data cercando di farcela entrare in testa. 7 dicembre 1941, attacco giapponese a Pearl Harbor.
Ci siamo emozionati al cinema davanti a giovani Ben Affleck e Josh Hartnett. Personalmente quel film lo so a memoria, è uno dei miei preferiti in assoluto.
Quello che non sapevo, quello che non ho mai trovato nei libri di storia, quello che non ho mai ripetuto per un'interrogazione di scuola è quello che è accaduto dopo quella domenica, in America, ai giapponesi.

Adesso lo so, Il gusto proibito dello zenzero me l'ha raccontato attraverso personaggi indimenticabili.

È il 1942 e in una prestigiosa scuola inglese di Seattle si incontrano due bambini, entrambi sono lì perché hanno vinto una borsa di studio, entrambi lavorano nella cucina della scuola, servono i pasti ai loro coetanei americani. Henri e Keiko sono emarginati da loro, perché diversi. Hanno la pelle gialla e gli occhi a mandorla. Quando Henri conosce Keiko pensa che lei sia cinese come lui, e invece no. Keiko è una ragazzina giapponese. In realtà lei si definisce americana, di giapponese ha solo le origini. Sia Keiko che Henri sono nati lì, in America, ma per gli americani Henri è solo un cinese e Keiko è una nemica, soprattutto dopo Pearl Harbor. Lei vive in una bella famiglia, piena d'amore e di cultura, lui invece vive in una casa dove regna sovrano il silenzio, tra un padre autoritario, fortemente nazionalista, e una madre che asseconda le volontà del marito. Il padre di Henri procura al figlio un distintivo con su scritto io sono cinese, per far sì che non venga confuso coi giapponesi, nemici numero uno non solo degli americani, ma anche dei cinesi stessi. Henri cresce educato così, in un clima di forte nazionalismo, con un padre orgoglioso della scuola in cui è stato ammesso suo figlio, orgoglioso così tanto che non gli permette di parlare altro che inglese in casa. Peccato che i genitori di Henri parlino solo il cinese. Henri vive isolato, ha solo un amico prima dell'arrivo di Keiko: Sheldon, un omone dal cuore d'oro che sta all'angolo della strada a suonare il sax. Henri ama ascoltarlo e ama quella nuova musica che riempie le strade e i locali di Seattle, il jazz. Anche il jazz non è approvato da suo padre, ma Henri lo ascolta comunque.
Quando conosce Keiko, non sa che fare. Lei è giapponese. È il nemico. Se solo suo padre sapesse che ha rivolto la parola a uno di loro sarebbe la fine. Henri fa tutto di nascosto. Keiko diventa in fretta la cosa più bella della sua vita, inizia ad accompagnarla a casa, addentrandosi addirittura nel quartiere giapponese. Escono insieme. Una sera vanno in un locale ad ascoltare il loro amico Sheldon ingaggiato dal grande jazzista Oscar Holden. Da quella sera Henri e Keiko avranno una loro canzone, che farà da colonna sonora a tutta la loro vita unendoli per sempre.
Passano i giorni e le settimane, Henri si chiede se è normale che il suo cuore batta così, quando è con lei.
Un giorno va anche a pranzo a casa di Keiko. È l'inizio del corteggiamento ufficiale.
È in quel momento, quando i loro cuori iniziano a battere diversamente, che la storia entra nelle loro semplici vite e li separa. Il governo americano ha disposto l'internamento di tutti i giapponesi, di nascita e di discendenza, residenti in territorio statunitense. Anche Keiko viene imprigionata. All'inizio per fortuna resta vicino Seattle e Henri continua a farle visita, ogni settimana. Le regala album e colori visto che lei sarà un'artista, anzi lo è già. Purtroppo quella è una prigionia del tutto temporanea, la vera prigione deve essere ancora finita ed è molto più lontana. Henri sa che non potrà più vedere Keiko fino alla fine della guerra quando sarà spostata, perciò le promette che le scriverà sempre e che l'aspetterà, fuori. Per amarla. Per sempre.
Ben presto la corrispondenza epistolare si interrompe. Henri continua a scrivere, ma Keiko non risponde più. Anche la signorina cinese che lavora all'ufficio postale prova simpatia per quel giovane ragazzo così innamorato, ma apparentemente non ricambiato.
Quando la guerra finisce e vengono aperti i campi in cui erano stati rinchiusi i giapponesi Henri non ha ancora notizie di Keiko. Lei non si presenta nemmeno all'appuntamento. Così lui decide che non vale più la pena di aspettare una ragazza che non lo ama. Lascia Keiko e si innamora di Ethel, con cui si sposerà e avrà un figlio. Solo quando suo padre sta per morire scopre che è stata colpa sua se non ha più avuto notizie della sua amica giapponese. A quel punto però è troppo tardi per tornare indietro, ha già chiesto a Ethel di sposarlo e lei lo ama così tanto che non merita di soffrire ingiustamente.
Ethel sa di Keiko, della loro storia tormentata e sepolta negli anni, ma mai dimenticata veramente da Henri. Per tutta la vita lui ha continuato a cercare il disco di Oscar Holden con la loro canzone, ma inutilmente. Gli esperti sostengono che non sia mai stato inciso, ma Henri sa che non è così, perché lui l'ha avuto in mano. Per ben due volte. Sa che un disco, che aveva Keiko, è nelle cantine dell'Hotel Panama, dove molte famiglie giapponesi avevano sepolto le loro cose prima dell'evacuazione. Anche le cose di Keiko sono là sotto. La seconda copia del disco era appartenuta a Sheldon fin quando Henri non l'aveva spedita al campo in cui era rinchiusa Keiko.
È il 1986 quando l'Hotel Panama viene acquistato. È il 1986 quando viene scoperto il tesoro che quell'edificio nasconde. Per quarant'anni ha conservato gelosamente tutti i beni materiali dei giapponesi. Ethel è morta di cancro da pochi mesi e il figlio di Henri, Marty, è ormai grande e fidanzato. All'improvviso Henri sente il bisogno di raccontare il suo passato, la sua storia d'amore con Keiko. Con il figlio scende nello scantinato dell'Hotel Panama alla ricerca del disco. Alla fine lo trovano, ma è spezzato. Impossibile ascoltarlo ancora, nessuna tecnologia può rimetterlo a posto. È il 1986 e Sheldon è malato, in fin di vita. Come un miracolo arriva quella canzone da un giradischi in mano alla fidanzata di Marty. Herni non può credere alle sue orecchie. Marty gli spiega che quel disco arriva da New York e che a New York vive Keiko. Lui l'ha cercata, l'ha trovata e c'ha parlato. Henri adesso ha il suo indirizzo. Prende un aereo e va da lei.

Mi è piaciuta molto questa storia. Bella. Toccante. Emozionante. Commovente. Ambientata in un contesto storico a me sconosciuto. Non sapevo che i giapponesi fossero stati internati dopo l'attacco a Pearl Harbor. Certo quei campi di prigionia non avevano niente a che fare con i lager europei, comunque i libri di storia non dovrebbero tacere.
Mi è piaciuto l'andare avanti e indietro nel tempo, il continuo saltare dal 1942 al 1986. Mi è piaciuto il modo in cui sono descritti i rapporti tra padri e figli, tra cui spesso non c'è dialogo per mancanza di argomenti o per scarsa sincerità.
Da leggere. Assolutamente.



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«Ti ho sognato la notte scorsa», disse Keiko (...) «Era un sogno carino. C'era Oscar Holden che suonava. E noi ballavamo...»
«Ma io non so ballare», protestò Henri.
«Be', nel mio sogno sì. Ballavamo in non so che locale, c'era gente di tutti i tipi, e la musica... era la canzone che Oscar suonò per noi. La canzone del disco che abbiamo comprato. Ma in qualche modo era più lenta... noi ci muovevamo più lentamente.»
«È un bel sogno.» Henry ne era emozionato quanto lei. (...) Posò le mani sul filo spinato. «Forse adesso lo sognerò anch'io.»
«No, tu non devi, Henry. Qui dentro, credo che il mio sogno sia grande abbastanza per tutti e due.»

Non importa quanto bella sia una casa, conta solo sentire di esserci, a casa.

Vorrei poter pensare a qualche altra cosa - a qualche altra persona - ma non ci riesco. È questo l'amore? 

Una volta suo padre aveva detto che le scelte più difficili nella vita non sono quelle fra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, bensì quelle fra ciò che è giusto e ciò che è  meglio.

La amo. Henry si soffermò su questo pensiero. Non sapeva cosa fosse l'amore, o cosa significasse veramente quella parola, eppure ne avvertiva l'emozione, gli ardeva nel petto, gli dava le vertigini. Nient'altro sembrava avere importanza. 

Henry stava imparando che il tempo della separazione finiva per creare distanza, più che le montagne e la differenza di fuso orario. Una distanza vera, quella che fa stare male e induce a smettere di farsi domande. Una nostalgia intensa al punto che il fatto di avere a cuore una persona comincia a diventare doloroso. 

Mentre ascolti questo disco, spero che ripenserai non alle cose brutte, ma alle belle. A ciò che è stato, non a quello che avrebbe potuto essere. Al tempo che trascoremmo insieme, non a quello in cui fummo separati.
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