28 settembre 2012

Olivia ovvero la lista dei sogni possibili, Paola Calvetti

Sarebbero bastate la copertina e quella frase di Shakespeare scritta prima dell'inizio della storia (Quando la tua anima è pronta, lo sono anche le cose) per convincermi a comprare Olivia ovvero la lista dei sogni possibili di Paola Calvetti, ma in realtà quando sono entrata in libreria sono andata a colpo sicuro: sapevo con quale libro volevo uscire da lì e lo sapevo perché la storia di questa Olivia l'avevo vista rimbalzare su molti dei blog che seguo. Sentivo che era il libro giusto al momento giusto, per me. Così il romanzo di Paola Calvetti è finito dritto dritto nel mio scaffale, disposto in ordine alfabetico subito prima dei libri di Calvino. 

Sto davanti a questo foglio bianco cercando di parlare di Olivia, ma non so trovare le parole che vorrei. Scrivo e cancello.
Mi sto rendendo conto che non so scarabocchiare qualcosa su questo libro in maniera distaccata. Olivia mi ha emozionata, le ho voluto bene  per tutte le 181 pagine del romanzo, perché ho capito fin dall'inizio che era una di noi, con una vita normalmente imperfetta, con qualche vuoto da riempire, con qualche mancanza d'amore.
Chissà quante altre Olivie ci sono in questo momento in Italia, durante la peggiore crisi economica che abbia mai investito il mondo occidentale. Chissà quante Olivie si sentono smarrite, dopo aver perso il loro precario posto di lavoro ottenuto con fatica e impegno. Chissà quante Olivie non sanno reagire.

Anche l'Olivia protagonista del romanzo ha solo voglia di piangere quando si ritrova per strada, con uno scatolone in mano e nessuna destinazione verso cui andare. Nevica, manca poco a Natale e lei non ha più nemmeno un lavoro. Non sa che fare. Entra casualmente in un bar tabacchi qualunque, occupa un tavolino e tra una frolla e una cioccolata inizia a pensare a tutto quello che è stata la sua vita fino a quel giorno. Ricorda con amore la sua nonnina che le ha insegnato ad amare le Polaroid e ad amare la vita, in generale. Olivia aspetta sempre qualche suo messaggio che l'aiuti ad andare avanti. Anche in quel bar, quel giorno di dicembre. Con gli occhi lucidi afferra il suo taccuino e la sua penna e inizia a scrivere liste per progettare la vita di rinunce che si sta aprendo davanti a lei, ora che non ha più uno stipendio. In quello scatolone che si è portata dietro dal suo ufficio c'è anche il suo curriculum, lo sfoglia mentre si ferma ad osservare gli sconosciuti che siedono accanto a lei. Immagina le loro vite, immortala qualche sedia vuota con la Polaroid che le aveva regalato la nonna, quando era bambina. Olivia si ferma a pensare a quanto sia freddo e vuoto il suo curriculum, a quanto non racconti le cose davvero importanti di lei, nel curriculum non ci sono i suoi amori, i suoi dolori, i suoi viaggi. Niente di tutto questo in quell'insieme di dati e titoli accumulati nel tempo. Mi ha ricordato quella poesia della Szymborska, Scrivere il curriculumCambiare paesaggi in indirizzi / e ricordi incerti in date fisse. / Di tutti gli amori basta quello coniugale, / e dei bambini solo quelli nati. (...) Scrivi come se non parlassi mai con te stesso / e ti evitassi. / Sorvola su cani, gatti e uccelli, / cianfrusaglie del passato, amici e sogni. / Meglio il prezzo che il valore / e il titolo che il contenuto. Ci pensa Olivia a ricordare, e a raccontare, tutto quello che il suo curriculum non dice. Racconta anche di quella volta in cui, in una biblioteca in Inghilterra, quando stava facendo ricerche per la sua tesi di laurea, ha scoperto una parola bellissima che le ha cambiato la vita: serendipità. Quando stai cercando una cosa, ma ne trovi un'altra e sei disposto ad accettarla, è questa la serendipità. È un gioco del destino, della casualità, che rimescola le vite, le fa sfiorare e, forse un giorno, avvicinare.
Olivia non lo sa, ma quel giorno di dicembre iniziato nel peggiore dei modi la sua vita cambierà. Lei sta cercando una soluzione ai suoi problemi di lavoro, ma troverà l'amore e sarà disposta ad accettarlo, senza paura, senza fuga. Si incontrano a una festa Olivia e Diego, si guardano, si piacciono, si presentano. Niente di eccezionale, niente di zuccherosamente romantico o fiabesco. Un amore concreto nato come ne nascono chissà quanti, quotidianamente, nelle nostre vite normali. Una stretta di mano e noi lettori capiamo che non finirà lì, che finalmente quei due si sono conosciuti, dopo essersi sfiorati, senza saperlo, per trent'anni quasi. Stessa scuola, stesso cimitero in cui far visita a chi non c'è più, stesso giorno all'aeroporto, stesso bar tabacchi di fiducia. Finalmente si incontrano, alla fine, Olivia e Diego. Si guardano negli occhi come tanti anni prima, durante quella brutta giornata del funerale, ma stavolta si sorridono, si parlano. Cammineranno insieme dopo le 181 pagine del romanzo e si ameranno e basta.

Olivia potrebbe essere un esempio. Un grido di dignità e speranza in questo momento confuso e cattivo nei confronti di tutti i giovani come lei, preparati e precari, se non disoccupati. Olivia è come noi, è una ragazza forte e fragile, intelligente, sensibile, single, innamorata dell'amore e anche delle parole. Quando scrive può convincersi di qualsiasi cosa. Olivia è piena di sogni e tornerà a crederci. Le crisi accadono, nel mondo e dentro di noi, ma a volte servono a rafforzarci, a farci vedere che non siamo poi così male, che valiamo più di quello che pensavamo prima, quando ci sembrava tutto perfetto e in ordine nella nostra vita. Le crisi stravolgono tutto, fanno cambiare strada, piangere e dubitare, ma alla fine ci fanno risvegliare con un sorriso più grande e convinto. Olivia insegna a reagire come si deve.
Dopo aver letto questo libro mi sento anche un pochino Olivia oltre che Bridget Jones.



PhotobucketQuando piangi, piangi e non c'è verso di "pensare positivo", visualizzare un paesaggio di pace, improvvisare esercizi di training autogeno che, dopo un trauma, evidentemente non danno l'effetto promesso dai manuali e dalle maestre di yoga.

Ci sono storie dappertutto, basta saperle ascoltare. Forse non sono buone storie, ma sono vere. E non devono necessariamente avere il lieto fine.

È probabile che io debba un timido miglioramento dell'umore alla cioccolata che, prima di raggiungere lo stomaco, ha deviato verso sinistra inondando il mio cuore come una lava gentile.

Il CV (curriculum vitae).
Il CVD, Come Volevasi Dimostrare (sei un foglio inutile).
Lo tengo tra le dita come una reliquia, un memento, un "lei non sa chi sono io" e a dire il vero nemmeno io me lo ricordo, dunque questo foglio serve a rinvigorire la mia esile autostima. A scorrerlo con un filo d'onestà, è soltanto una radiografia imperfetta che tralascia ciò che conta davvero: gli incontri che mi hanno segnata, gli amori veri e quelli che credevo lo fossero, le persone che mi mancano, quelle che hanno smesso di mancarmi, gli amici, gli insensibili che ho incrociato senza rendermi conto di quanto fossero senza cuore, le persone che amo e non ho fatto in tempo ad abbracciare.

Il motto della nonna era: "Formula ogni giorno almeno un pensiero buono e, quando ti senti trascurata, mandati una cartolina".

«L'infelicità» sussurrava la nonna come a svelarmi uno dei suoi segreti «è non avere abbastanza desideri.»

Per quanto tentiamo di andare avanti, per quanto sia forte la tentazione di non guardare indietro, il passato torna sempre a morderci il sedere.

Quando non so che pesci pigliare o sono troppo confusa, chiudo gli occhi, faccio dei lunghi respiri, visualizzo un'immagine qualsiasi  mi addormento talmente in fretta che non ho tempo di accorgermi di com'è bello essere così stanca da non riuscire nemmeno a preoccuparmi per qualcosa a cui tengo troppo.

Nemmeno adesso che ho davanti uno sconfinato oceano di possibilità, saprei dire cosa esattamente vorrei fare da grande. Non ho mai avuto una vocazione precisa, né mi immaginavo nei panni di qualcuno in particolare, quindi, per quella pigrizia scambiata per duttile predisposizione caratteriale, dopo le scuole medie non ho fatto tante storie quando i miei genitori hanno deciso per me.

Non era tipo da branco, ma nemmeno da un asociale, rimaneva ai margini quanto bastava per non annegare nella rumorosa goliardia del gruppo. Solo quando riusciva a ritagliarsi degli spazi di silenzio, recuperava una certa stabilità.

Mi frullava in testa quella parola.
Serendipità.
Cercai di saperne di più, ma il Webster Dictionary le riservava poche righe, riducendola alla "sensazione di euforia che si prova quando si scopre una cosa non cercata mentre se ne sta cercando un'altra, ovvero l'essere disposti, mentre si cerca qualcosa di ben determinato, a trovare altro, ad accogliere mondi, visioni e riflessioni che non ci eravamo aspettati di incontrare".

«Hai notato che gli animali guardano verso il cielo, Olli? Anche voi bambini sognate rivolti al cielo. E poi le stelle sono quassù, persino gli dei li hanno sempre immaginati da queste parti, e se mai esiste il Paradiso non può che stare di casa qui. L'universo è così ricco di segreti inimmaginabili che, quando hai bisogno di una risposta, se guarderai questa grande lavagna azzurra prima o poi la troverai.»

Vorrei tanto dirgli che mi sento a pezzi e che il nostro presente è scritto nell'infanzia, che è quello il punto da cui partire.

E non ditemi che tanto non cambia niente, perché c'è sempre qualcuno che cambia il mondo a nostra insaputa e anche voi, se solo voleste, potreste farlo.

Non si può smettere di amare così di botto solo perché uno ti ha lasciata, cara, ci vuole tempo, l'amore richiede più attenzione del lavoro perciò dai una svolta alle tue giornate: mezz'ora di corsa tutte le mattine, meditazione e yoga, molti film d'avventura e amici, amici, amici. Prima o poi l'amore giusto arriva.

Le cose migliori ci succedono sempre quando ci rinunciamo.

Scrivendo mi innamoro delle parole e mi convinco di tutto.

«Quando hai paura e non c'è nessuno che a cui chiedere consiglio, allora siediti, fai un lungo respiro e parla  con lei. Dille "Paura, raccontami chi sei, come ti chiami, perché sei qui". Prendila delicatamente sul palmo della mano, poi chiudila senza stringere troppo, scava un buco nella terra e mettila lì sotto».

Quello che è capitato a te può capitare a tutti, non sta crollando il mondo, nulla è irreparabile, tu hai un potenziale diverso e unico, da oggi puoi rinascere e ciò che eri fino a stamattina non preclude la possibilità che tu diventi qualcuno di totalmente diverso domani.

Si può sopravvivere a tutto, le cose si aggiustano, mentre ne cerchi una ne trovi un'altra, e a ogni problema corrisponde una soluzione.

Non so esattamente perché sono single. A parte il fatto che
ho paura di impegnarmi
sono troppo timida
sono troppo controllata
lavoravo troppo
esco troppo poco
e nonostante l'opinione di Sarah («Sei single perché sei schizzinosa»), io sono single perché non l'ho ancora incontrato, perché il mio amore di questa vita e di quelle passate, quando ci siamo incontrati, non era pronto. E nemmeno io. Evidentemente.

In tutto questo tempo ho collezionato su un quadernetto le parole che avrei voluto dirvi quando eravate vivi. Ne ho cercata una che vi definisse. Perché quando una moglie perde un marito sulla carta d'identità ci scrivono: "Vedova". Ma non ho trovato la parola che definisce un padre e una madre quando gli succede di perdere un figlio. Forse quel tipo di dolore è talmente irragionevole che non si riesce nemmeno a dargli un nome. Ho scoperto che non c'è nemmeno la parola che definisce un fratello a cui muore un fratello.

Ci si può amare anche se non ci si vede, no? C'è chi ama Dio per tutta la vita senza averlo mai visto, e anche se credere nelle cose che non si vedono è complicato io ci sto provando.

Ci sono istanti nella vita in cui tutto cambia. Istanti in cui succede qualcosa che modifica radicalmente tutto quello che è esistito fino all'attimo che li ha preceduti.

Ed è quel momento, irripetibile, quando tutto è possibile e l'altro è una lavagna vuota tutta da scrivere e dietro questi occhi potrebbe esserci scritta qualsiasi trama. Intatta come un campo dove è scesa la neve. Lasciati andare, Olivia. Ma non lasciarlo andare.

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