16 ottobre 2012

Un giorno questo dolore ti sarà utile, Peter Cameron

Alle volte uno si crede incompleto ed è soltanto giovane. Un giorno questo dolore ti sarà utile mi ha fatto tornare in mente questa citazione di Italo Calvino, tratta da Il visconte dimezzato. Me l'ha fatta tornare in mente perché così è James Sveck, protagonista del romanzo di Peter Cameron: giovane e incompleto. James è asociale, schivo, timoroso, confuso, indeciso, incompreso, incomprensibile, ma ha solo 18 anni. 

18 anni sono pochi, anche se sembrano tanti perché li si aspetta a lungo. 18 anni sono una meta e un punto da cui ripartire. A 18 anni si può scegliere che cosa fare da grandi. James pensa di sapere quello che vuole: non un posto alla Brown, ma una casa nel Midwest dove vivere in completa solitudine passando il tempo a leggere. James non ama la gente, lui si sente se stesso solo quando è solo. Odia i suoi coetanei, quei coetanei che riempiranno le università, anche la Brown. È perché ci sono loro che non vuole esserci lui, all'università. Sono superficiali, al contrario suo. Lui è un diciottenne colto, che ama perdersi tra le parole di Shakespeare e Trollope. Lui ama parlare bene, rispettare le regole linguistiche, usare il congiuntivo. Non come gli altri.
Vive con la sorella Gillian, lampante esempio di quello che James non apprezza nei suoi coetanei, con il cane Mirò e con la madre gallerista, che è appena tornata a casa dopo tre giorni di viaggio di nozze, terminato in anticipo con la separazione dei novelli sposi. I genitori di James sono divorziati, la madre ha già provato più di una volta a risposarsi, fallendo sempre, mentre il padre, un importante avvocato di New York, sta per operarsi per un intervento di lifting facciale, per eliminare le borse sotto agli occhi e cercare di ritrovare quella gioventù che se ne è andata.
Sono divorziati, ma sono ancora genitori e per quel loro figlio sono preoccupati. Lo vedono sempre triste, sempre arrabbiato, sempre solo, per questo lo mandano da una psichiatra, la dottoressa Adler che proverà a fargli tirare fuori i suoi malesseri e i suoi timori. 
A lei James riesce a raccontare quello che ha fatto mesi prima, quando ha fatto perdere le sue tracce per due giorni. Eppure non si fida. Non si lascia andare a confidenze, nemmeno con lei.
Oltre al cane ci sono solo due persone con cui James ama stare: la nonna e John, un giovane uomo omosessuale e di colore che lavora nella galleria della madre. È intelligente, interessante, James lo considera un amico, ma è sua nonna a usare, così senza preavviso, la parola giusta per il sentimento che James prova per John: amore. E l'amore fa fare stupidaggini. L'amore non fa capire a James che quello che per lui è uno scherzo innocente, per l'altro può diventare l'ennesima delusione. 
È gay James, ma non lo dice a suo padre quando glielo chiede durante un pranzo a bruciapelo, non lo dice a nessuno. Non c'è bisogno di dirlo. 
Così, mentre Gillian vive tra alti e bassi la sua storia d'amore clandestina con un professore universitario, mentre il padre si dedica al lifting, mentre la madre ritorna alla sua galleria deserta, mentre John lo perdona, James muove i primi passi alla Brown, con stretto nel cuore il ricordo della nonna che ha tanto amato. È ancora pieno di dubbi, di problemi, di chissà che ci faccio qui, ma forse tutto questo è assolutamente normale, perché James non è solo un disadattato, è anche un diciottenne. 

Un libro può inaspettatamente trasformarsi in una macchina del tempo, può capitarti tra le mani al supermercato senza che tu lo abbia cercato, può finire nel tuo cestino rosso della spesa insieme a mozzarelle e cioccolato, può catapultarsi nella tua borsa, farti compagnia sotto le coperte, fino a riportarti lì, in quegli anni confusi, di scelte prese senza l'appoggio di nessuno, di notti passate a pensare. Leggendo questo libro sono tornata indietro, fino ai miei diciotto anni, che fino a quando non li vivi pensi che saranno fantastici e vissuti da grandi, ma quando li hai superati e ti volti indietro capisci che grande non lo eri affatto. Capisci che, come James, avevi mille paure e una famiglia in cui non stavi bene e sogni irreali di mete lontane.
Ogni giorno che passa mi rendo più conto che il titolo di questo romanzo così carino, così intimo e sofferto, è sincero. Un giorno quel dolore ci sarà utile. Un giorno ci scopriremo più forti, più grandi, con un cuore rattoppato e lacrime asciugate al sole. Perché, ne sono sicura, per diventare grandi bisogna soffrire un po'.
Avrei tanto voluto che la giornata fosse tutta come la colazione, quando le persone sono ancora sintonizzate sui loro sogni e non è previsto che debbano affrontare il mondo esterno. Mi sono reso conto che io sono sempre così; per me non arriva mai il momento in cui, dopo una tazza di caffè o una doccia, mi sento improvvisamente pieno di vita, sveglio e in sintonia col mondo. Se si fosse sempre a colazione, io sarei a posto.

 ♥ Le frasi che ho sottolineato
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