7 dicembre 2012

The help, Kathryn Stockett


È l'estate del 1962. Esattamente cinquant'anni fa una ragazza molto alta e molto intelligente, ma non particolarmente bella, torna a casa dopo essersi laureata. Lei è Skeeter Phelan e la sua casa è Jackson, in Mississipi. Lì vivono anche le amiche di una vita, quelle con cui credeva di condividere progetti e idee, amiche che, pur essendo partite insieme a lei per l'università, non si sono mai laureate perché il loro scopo era trovare un marito. E l'avevano trovato. Anche la madre di Skeeter non augura che questo a sua figlia: sposarsi. Lei però ha altri progetti, primo fra tutti quello di diventare una scrittrice.
Quando torna a Jackson, dopo aver tanto studiato, niente le sembra come prima. Non è cambiato nulla intorno a sé, forse semplicemente è cambiata lei e il suo modo di approcciarsi alla società in cui vive. Le sue amiche, Elizabeth e Hilly, sembrano non essere più le stesse. Adesso sono madri, più o meno presenti nelle vite dei figli, hanno una casa tutta loro in cui passare le giornate, hanno donne di servizio che sono mamme al posto loro.
Mae Mobley, figlia di Elizabeth, dice ad Aibileen che è lei la sua mamma. Mae Mobley è una bambina e non trova nessun motivo per cui quella donna così buona e materna non potrebbe essere sua mamma. Mae Mobley non dà importanza a un colore diverso della pelle.
Per i grandi invece quelli con la pelle nera sono di un'altra razza e per questo non hanno alcun diritto.
Ma gli anni Sessanta sono ormai arrivati, c'è Bob Dylan, c'è Martin Luther King. Sta iniziando a soffiare il vento della libertà e Skeeter ci si sente dentro. Si lascia travolgere da quell'uragano di idee giuste di integrazione e decide che il suo libro sarà di denuncia. Racconterà com'è la vita delle donne di colore che fanno le cameriere nelle case dei bianchi, allevando i loro figli. Lo racconterà non dalla prospettiva di una bianca, ma dalla prospettiva delle cameriere stesse. Per far questo però Skeeter ha bisogno di donne di colore disposte a collaborare con lei. Sa che è difficile per lei trovarle, perché è illegale anche solo che un bianco e un negro parlino per strada.
Eppure Skeeter ha la fortuna di incontrare una donna forte e coraggiosa quanto lei, Aibileen, la cameriera della sua (ex) amica Elizabeth. Aibileen è una donna ormai stanca e sola. Ha cresciuto diciassette bambini bianchi e il suo unico figlio nero è morto. Non ha più niente da perdere e forse per questo decide di ascoltare il suo cuore, di lasciarsi guidare dai suoi sogni di giustizia sociale.
Nel giro di pochi mesi Aibileen riesce a convincere anche altre cameriere a lavorare insieme a Skeeter, prima fra tutte la sua migliore amica Minny.
Ed è così, grazie a innumerevoli incontri segreti tra Skeeter e le cameriere di colore, che nasce questo libro, intitolato appunto The help, pubblicato anonimamente per non far capire che è Jackson la città di cui si parla. Le donne che hanno portato questo vento di libertà fino al Mississipi non vogliono nemmeno pensare che cosa potrebbe succedere loro se venissero scoperte. Per fortuna sono state furbe e hanno inserito la grande porcata compiuta da Minny ai danni di Hilly, grande porcata che Hilly fa di tutto per non far associare a se stessa. È la loro assicurazione sulla vita.
La vita delle donne che hanno contribuito a The help viene ugualmente stravolta dagli effetti del libro. Skeeter riceve un'importante offerta di lavoro a New York, la accetta spinta dalla stessa Aibileen e dalla sua famiglia, la accetta per lasciarsi alle spalle amiche sbagliate e un amore che non era tale. E per continuare a lottare per il suo sogno, scrivere.
Aibileen viene licenziata, Mae Mobley sarà la sua ultima bambina, perché non tornerà ad essere la cameriera di nessun'altra bianca. Anche lei realizzerà il sogno di suo figlio e verrà assunta da un giornale locale per dare consigli sulla vita domestica.
Minny finalmente trova la forza per lasciare suo marito e andare via con tutti i suoi figli. Né lei né loro prenderanno più botte da lui.

Mesi fa, in primavera, avevo visto il film tratto dal romanzo trovandolo davvero bello e toccante. Per questo poi avevo comprato il libro, lasciandolo però a lungo sulla mensola della libreria: prima di leggerlo volevo togliermi dalla testa le immagini del film.
Ho preso in mano The help per partecipare al gruppo di lettura di Una fragola al giorno e, settimana dopo settimana, mi sono proprio affezionata alle belle protagoniste femminili che, con coraggio, hanno lottato unite per la libertà. La storia è narrata in prima persona alternativamente da Skeeter, Aibileen e Minny. La cosa che davvero mi è piaciuta molto è l'aver saputo dare alle tre donne una forte caratterizzazione culturale. L'autrice cioè è stata brava nel far parlare le tre narratrici in modi completamente diversi in base al livello di cultura posseduta.
Credo che Skeeter sia uno di quei personaggi femminili che non dimenticherò mai. Me la terrò stretta stretta nel cuore per la sua capacità di non appiattirsi alla dominante mentalità borghese, per il suo modo silenzioso di coltivare i propri sogni, per il coraggio di inseguire un'uguaglianza reale, anche a discapito di tutte le certezze che aveva accumulato nel corso dei suoi ventitré anni.
Credo che mi porterò sempre nel cuore la forza e la simpatia di Minny, insieme al dolore composto di Aibileen, così sofferente eppure così attaccata alla vita. Mi ricorderò anche di Miss Celya, una bianca sopra le righe, capace di instaurare una vera amicizia con la sua domestica Minny. Perché l'amicizia non ha colore.
Fa una strana impressione pensare che solo cinquant'anni fa i neri erano trattati davvero così, senza riconoscere loro alcun diritto. Cinquant'anni dopo possiamo ben dire che quel vento della libertà che iniziava a soffiare in quegli anni Sessanta in cui è ambientato il romanzo ha portato i suoi frutti. I negri sono riusciti a passare dalla schiavitù alla Casa Bianca. Obama, secondo me, è un bel simbolo di rivincita per un popolo intero sfruttato per secoli.

♥ Le frasi che ho sottolineato
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