27 novembre 2012

L'analfabeta politico, Bertold Brecht

Il peggiore analfabeta
è l’analfabeta politico.
Egli non sente, non parla,
né s’importa degli avvenimenti politici.
Egli non sa che il costo della vita,
il prezzo dei fagioli, del pesce, della farina,
dell’affitto, delle scarpe e delle medicine
dipendono dalle decisioni politiche.
L’analfabeta politico
è così somaro che si vanta
 e si gonfia il petto
 dicendo che odia la politica.
Non sa l’imbecille che dalla sua
ignoranza politica nasce la prostituta,
il bambino abbandonato,
l’assaltante, il peggiore di tutti i banditi,
che è il politico imbroglione,
il mafioso corrotto,
il lacchè delle imprese nazionali e multinazionali.
Bertold Brecht (1898/1956)


19 novembre 2012

Il corpo umano, frasi

Sapete come fare. Se un IED è esploso, è esploso. Se qualcuno è morto, è morto. Bisogna pensare a rimettere le cose a posto. Anche questo va ricordato. Quello che vi dimenticate è quello che vi ucciderà.

Se non sapete l'inglese, imparatelo. La sigla giusta al momento giusto vi salva la vita. Non è una guerra pulita, questa. Non è una guerra equilibrata. Voi siete i bersagli. Siete i topi in un pezzo di formaggio ammuffito. Non c'è neppure un nostro amico là fuori.

Come funziona? Arriva prima il rumore dello scoppio o la pallottola? Di sicuro l'intervallo non basta per levarsi dalla traiettoria. Ma magari è sufficiente al cervello per capire, per dire al resto del corpo è andata, sei morto.

Si perde nella disanima dei suoi pregi e difetti anatomici, come gli capitava già di fare all'epoca in cui stavano insieme, quasi l'attrazione si potesse decidere così, a tavolino, basandosi su una tabella a due colonne.

Ripensandoci, molto tempo dopo, Egitto si convincerà che il rinvenimento del primo IED fu l'istante chiave in cui i soldati videro evaporare l'illusione di una missione liscia e priva d'intoppi e si resero conto di essere finiti in un gran casino. Ovviamente, fintanto che sono lì, ognuno tiene quel pensiero per sé. Un conto è perdere d'un tratto l'ottimismo, accorgersi che non aveva alcun senso fin dall'inizio, ben altro è condividere quel presentimento. La sfiducia si propaga come un virus, nessun contingente militare può permettersela.

Volge lo sguardo fuori dal finestrino, ma non c'è nulla su cui possa posarlo, non un albero, una casa, un colore diverso da quello della roccia e della sabbia. Viene invaso da un senso di nostalgia per il paese dov'è cresciuto.

Perché ha sempre voglia di troppe cose e sempre di quelle che non può avere, di quelle passate o, peggio ancora, di quelle che non arriveranno mai? È una condanna, la sua? A vent'anni comincia a desiderare che tutte quelle voglie spariscano senza lasciare traccia. Deve pur giungere il momento in cui un uomo smette di essere diviso a metà, in cui un uomo si trova esattamente dove vuole stare.

L'esplosione che non senti è quella che ti ha già ammazzato.

Il vecchio dolore non si nasconde dietro quello nuovo. Quello nuovo sale sulle spalle del vecchio e da lì guarda più lontano.

Era davvero un amico? Di sicuro era quanto di più simile a un amico gli fosse capitato di trovare da molto tempo. Da adulti non si hanno più dei veri amici, questa è la schifosa verità. Gli anni più belli te li sei lasciati indietro e ti accontenti degli avanzi.

Dallo studio delle ossa, d'altronde, avrei imparato almeno una lezione: le fratture peggiori sono quelle che ci si procura da fermi, quando il corpo decide di andare in pezzi e lo fa, in una frazione di secondo si sbriciola in così tante schegge che dopo è impensabile ricomporlo.

♥ I miei scarabocchi su "Il corpo umano", Paolo Giordano

16 novembre 2012

Il corpo umano, Paolo Giordano

Il maresciallo René, il tenente Egitto, il colonnello Ballesio, il capitano Masiero, e poi Cederna, lo spaccone del gruppo, Ietri, quello giovane senza esperienza, Camporesi, che ha una moglie e un bimbo che l'aspettano a casa, Zampieri, l'unica donna del plotone, Mitrano, la vittima di tutti gli scherzi, Torsu, che si rifugia in un amore del tutto virtuale. Sono loro i protagonisti del nuovo romanzo di Paolo Giordano, sono loro alcuni militari del plotone destinato a una di quelle missioni di pace che tanto di pace non sono mai, sono loro che vengono spediti dallo Stato italiano nella regione afghana del Gulistan, una delle più pericolose.
Hanno la mia età quei ragazzi mandati a morire senza nemmeno un vero perché che faccia sembrare la loro morte meno ingiusta. Sono persone normali, con le loro forze, con le loro debolezze, con famiglie affettuose, con mamme invadenti, persone che per soldi, per crescere o per scappare, sono finiti lì, in mezzo al deserto, in quel posto in cui sognano di tornare un giorno con i figli, in vacanza. Perché senza guerra, senza talebani, quel posto sperduto in mezzo a una cartina geografica sarebbe anche bello, bellissimo.
Sono ragazzi come me, ragazzi qualunque che hanno scelto di indossare una divisa nella loro vita e che, per questo, magari la loro vita non ce l'avranno più. Loro lo sanno eppure non ci pensano, fanno finta di niente. Giocano, scherzano, si prendono in giro, si sfottono. Sono uomini loro, fingono di non avere paura, ma ce l'hanno. Sotto sotto temono di non rivedere l'Italia, la loro fidanzata, il loro figlio, la loro mamma.
Sanno che il rischio c'è, soprattutto durante una spedizione attraverso una valle desolata, spedizione che dovrebbe portare a casa dei camionisti afghani.
Tutti sanno che la loro vita è in pericolo, ma sono soldati e i soldati obbediscono, perciò partono a bordo dei loro lince, con calma aspettano che davanti a loro disinneschino ogni mina trovata lungo il percorso. È la prima mina, lasciata in bella vista, a far capire a René che i suoi sospetti sono fondati. Laggiù ci sono andati a morire, quella mina ne è la prova. È un avvertimento. Se continui sai che cosa succede. Loro però sono soldati, non possono tornare indietro, devono andare avanti.
L'imboscata sorprende il plotone protagonista del romanzo in una valle piena di pecore. Una camionetta salta in aria. Gli altri provano a difendersi come possono. È una carneficina. Davanti ai superstiti compaiono scene degne di un film horror, compaiono immagini che nessuno dimenticherà mai.
Alcuni tornano a casa, con pezzi propri e di altri mischiati, poiché irriconoscibili, tornano a casa avvolti da un tricolore e quello che il libro non racconta lo sappiamo già. Atterreranno a Ciampino, un pezzo importante dello Stato poggerà le mani sulle loro bare, qualcuno suonerà il silenzio. Ci saranno altri militari con gli occhi lucidi a guardare quei feretri pensando che magari la prossima volta, lì dentro, ci saranno loro. E condoglianze. E funerali di Stato. E medaglie per le mogli e i figli diventati all'improvviso vedove e orfani.
Ma lei che lo amava aspettava il ritorno / d'un soldato vivo, d'un eroe morto che ne farà / se accanto nel letto le è rimasta la gloria / d'una medaglia alla memoria. De Andrè qui ci stava bene.
Immagini già viste. Immagini che rivedremo.
Il corpo umano non si ferma qui. Prova a mandare avanti le vite degli altri, di quelli che hanno visto con i loro occhi come può andare in pezzi un uomo, e non in senso figurato. Prova a mandare avanti le vite di chi si sente in colpa per un errore e pensa che non dormirà più per il resto della sua vita, perché ogni volta che chiude gli occhi vede quei corpi umani ridotti a brandelli. Prova a mandare avanti la vita di chi è convinto che avrebbe dovuto morire al posto di un altro se solo il caso non si fosse messo in mezzo. Prova a mandare avanti la vita di chi dalla vita è sempre fuggito e forse continuerà a farlo, o forse no, dopo quello che è successo.
Le vite di quegli uomini del plotone non saranno più le stesse. Un pezzo di loro resterà per sempre inchiodato in quella valle della morte del Gulistan. Lo si capisce immediatamente, proprio dall'incipit:
Negli anni successivi alla missione, ognuno dei ragazzi s’impegnò a rendere la propria vita irriconoscibile, finché i ricordi di quell’altra, dell’esistenza di prima, non si macchiarono di una luce fasulla, artificiale, ed essi stessi non si convinsero che niente di quello che era accaduto fosse accaduto realmente, o per lo meno, non a loro.

All'inizio il romanzo mi sembrava piuttosto noioso, un po' ripetitivo, un po' scontato. Questa opinione è durata per la prima metà, durante la quale non ho fatto altro che aspettare il momento di svolta in cui qualcuno di quei ragazzi ci avrebbe lasciato le penne. Si capisce che succederà, cioè secondo me Paolo Giordano non avrebbe mai scritto un libro sulle missioni di pace (sempre tra virgolette) facendo tornare tutti sani e salvi a casa. Se questo libro doveva far riflettere, qualcuno doveva morire, magari proprio quelli che ti ispirano più dolcezza e simpatia.
Il momento di svolta del romanzo, che ho atteso per oltre cento pagine, non mi ha deluso, anzi ha bilanciato tutta la noia che avevo provato all'inizio. Paolo Giordano descrive la scena dell'imboscata in un modo pazzesco, è una descrizione vera e cruda, una descrizione che ho letto un po' a intervalli perché avevo troppi brividi e pelle d'oca.
In definitiva, un bel libro, meno bello de La solitudine dei numeri primi secondo me, ma pur sempre diverso dai soliti romanzi, perciò da leggere assolutamente.

♥ Le frasi che ho sottolineato

8 novembre 2012

Cime tempestose, Emily Bronte

Cime tempestose è uno di quei libri di cui ho sentito parlare da sempre, uno di quei libri da cui hanno tratto chissà quanti film, uno di quei libri che sapevo di dover leggere, prima o poi. L'anno scorso era con L'espresso, non mi sono fatta sfuggire l'occasione di averlo per pochi euro, non potevo perdermi un superclassico così chiacchierato e così bello, a detta di quasi tutti. Così quest'estate l'ho letto e sono stata io la prima a sorprendermi di quanto questa storia scritta quasi due secoli fa sia riuscita a prendermi completamente. Sono stata io la prima a rimanere stupita quando sono restata accartocciata sul divano fino alle due di notte per conoscere le sorti di Cathy.
Un romanzo per me bellissimo, uno dei migliori classici che ho letto.

Tutto comincia quando Mr Lockwood si trasferisce a Trushcross Grange, proprietà appartenente al misterioso signor Heathcliff, che vive in una tenuta poco distante, Wuthering Heights (Cime tempestose). Un giorno Mr Lockwood decide di andare a far visita al suo affittuario, un uomo schivo, arrogante e decisamente poco ospitale. Purtroppo c'è una forte bufera che lo costringe a passare anche la notte nella dimora del suo affittuario. È una pessima nottata la sua, popolata da sogni di fantasmi e da brutte sensazioni.
Una volta tornato a Trushcross Grange, Mr Lockwood si ammala e durante il suo periodo di riposo forzato ha la possibilità di ascoltare la storia di quel signor Heathcliff, grazie al lungo racconto di Ellen Dean, la governante.
Tutto ebbe inizio in un tempo ormai lontano, quando Wuthering Heights apparteneva al signor Earnshaw, padre di due figli: Hindley e Catherine. Sono entrambi dei bambini quando il padre, di ritorno da un viaggio a Liverpool, porta a casa un trovatello, Heathcliff appunto, che ben presto diventa il suo preferito. Hindley e Heathcliff non vanno affatto d'accordo, mentre Catherine passa tutto il tempo a giocare e a correre nei prati col nuovo arrivato, una sorta di mezzo fratellastro. Ben presto il signor Earnshaw muore e Hindley diventa il proprietario di Wuthering Heights, a quel punto costringe Heathcliff a lasciare la scuola e a lavorare come un qualunque garzone.
Nonostante le differenze tra Catherine e Heathcliff divengano sempre più radicali col passare del tempo, i due non smettono di volersi bene e di passare il proprio tempo insieme. I due sono spericolati, non hanno paura di niente, tanto che un giorno decidono di allontanarsi da casa fino ad arrivare a Trushcross Grange, qui Catherine viene morsa dal cane dei Linton, proprietari di quella tenuta. Per questo è costretta a passare lì un po' di tempo, fino alla guarigione. Durante quel periodo stringe una bella amicizia con Edgar Linton, che la ama sinceramente. Sono giorni intensi, in cui Catherine perde quell'aurea da maschiaccio che aveva avuto fino a quel momento. Quando torna a casa lei e Heathcliff non si riconoscono più. Il loro rapporto si è incrinato, forse definitivamente.
Hindley nel frattempo si sposa con Frances, che muore poco dopo la nascita del loro bimbo Hareton. Hindley è così sconvolto che inizia a bere, indebitandosi enormemente. Catherine si fidanza con Edgar Linton, anche se confessa alla governante di amare soltanto Heathcliff, che per caso si trova ad ascoltare una parte del discorso della sua amata compagna di giochi nella quale lei sembra disprezzarlo. Lui fraintende tutto e se ne va alla ricerca di fortuna.
Quando ritorna è davvero un uomo ricco, paga anche i debiti di Hindley. Catherine ormai si è sposata con Edgar e lui si consola sposando sua sorella, Isabella Linton, che non ama assolutamente. Heathcliff è arrabbiato col mondo che le ha portato via la sua Catherine e per questo diventa cattivo con tutti, con sua moglie e con Hareton soprattutto, fa crescere quest'ultimo come un animaletto, nell'ignoranza più assoluta.
Anche Catherine è molto triste, sempre più magra e malata. Muore dando alla luce una bambina, che Edgar chiamerà come lei, Cathy, prima del parto e della morte però Catherine e Heathcliff riescono a dichiararsi il loro amore, un amore viscerale, profondo, doloroso, che in fondo ha rovinato la vita di entrambi.
Dopo Catherine muore anche il fratello Hindley, Heatcliff diventa il padrone di Wuthering Heights e Hareton vive sulla sua pelle tutta la sua crudeltà. Nel frattempo la moglie Isabella, stufa dell'arroganza e della prepotenza del marito, fugge via, dando alla luce il loro bambino, che chiama Linton. Purtroppo, alla morte della madre, Linton è costretto a tornare a vivere dal padre che non lo ama affatto.
Passano gli anni, Heathcliff  ed Edgar invecchiano, mentre Hareton, Cathy e Linton crescono. Un giorno Cathy si allontana un po' troppo durante una delle sue passeggiate, arrivando a superare il limite che suo padre le aveva imposto di non oltrepassare. Spinta dalla curiosità arriva fino a Wuthering Heights, dove conosce Linton (sempre malaticcio, viziato e decisamente delicato), Hareton (un ragazzone forte e robusto, ma completamente ignorante) e il signor Heathcliff. Lei non sapeva della loro esistenza, perciò è curiosa di conoscere le storie di quei parenti che non sapeva di avere. Heathcliff fa di tutto per facilitare un matrimonio tra Cathy e Linton, matrimonio che deve avvenire prima della morte di Edgar in modo che Trushcross Grange possa essere ereditata da Linton e poi, dopo la sua morte, possa passare direttamente a lui. Cathy non ama Linton, lo trova simpatico, ma troppo debole e malato per i suoi gusti, eppure è costretta ad accettare quel matrimonio imposto da Heatcliff se vuole rivedere suo padre in fin di vita.
Tutto procede secondo i piani del perfido signor Heathcliff. Linton presto muore e lui si trova ad essere il padrone sia di Wuthering Heights sia di Trushcross Grange. Catherine vive infelicemente, rimasta ormai senza alcun affetto, trattata come una governante qualsiasi. Hareton è l'unico coetaneo che ha, ma lei ride di lui perché non ha cultura e non sa nemmeno leggere e scrivere.
Hareton prova un sincero affetto per la giovane Cathy, ne è segretamente innamorato e per lei inizia di nascosto a imparare a leggere. Quando lei lo scopre decide di aiutarlo. I due passano sempre più tempo insieme, anche Cathy scopre piacevole la compagnia di Hareton.
Heathcliff si accorge del feeling nascente, ma ormai è troppo vecchio e stanco per far del male ancora a qualcuno, così li lascia fare.
Dopo alcuni giorni passati a delirare e a dire di vedere il fantasma di Catherine camminare in casa loro, Heathcliff muore.
La leggenda narra che dopo la morte i fantasmi di quei due innamorati sfortunati passino il tempo insieme, a passeggiare per le brughiere inglesi. E finisce così: con Cathy e Hareton che si sposano e finalmente possono essere felici e i fantasmi di Heathcliff e Catherine di nuovo insieme, come da bambini, stavolta per sempre.
Mr Lockwood però ai fantasmi non ci crede mica.

6 novembre 2012

Cime tempestose, frasi

Le persone orgogliose si coltivano le proprie pene.

Non si dovrebbe rimanere a letto fino alle dieci. Già prima di quell'ora il meglio della mattinata è andato. Chi non ha fatto metà del proprio lavoro quotidiano entro le dieci corre il rischio di lasciare incompiuta anche l'altra metà.

Nella mia vita ho fatto sogni che poi sono rimasti sempre dentro di me, e hanno cambiato le mie idee; sono diventati tutt'uno con me, come il vino con l'acqua, e hanno alterato il colore della mia mente.

- Sarebbe un'umiliazione sposare Heathcliff adesso, quindi lui non saprà mai quanto lo amo; e non perché sia bello, Nelly, ma perché lui è me più di quanto lo sia io stessa. Quale che sia la sostanza delle nostre anime, la sua e la mia sono identiche, e quella di Linton è tanto diversa quanto un raggio di luna dal fulmine, o il gelo dal fuoco.

A che servirebbe essere stata creata se fossi tutta contenuta qui? Le mie grandi pene a questo mondo sono state le pene di Heathcliff, e io le ho osservate e provate tutte fin dall'inizio; il mio grande pensiero nella vita è lui. Se tutto il resto perisse, e lui rimanesse, io continuerei a esistere; e se tutto il resto rimanesse, e lui fosse annientato, l'universo mi diventerebbe totalmente estraneo. Io non sembrerei farne parte. Il mio amore per Linton è come le fronde di un bosco. Il tempo le cambierà, ne sono consapevole, come l'inverno cambia gli alberi...il mio amore per Heathcliff somiglia all'eterna roccia sottostante...fonte di scarsa gioia visibile, ma necessaria.

- Perché hai tradito il tuo cuore, Cathy? Non ho una sola parola di conforto per te, ti meriti tutto questo. Sei stata tu a uccidere te stessa. Sì, puoi anche baciarmi, e piangere, ed estorcermi baci e lacrime. Ti distruggeranno, saranno la tua dannazione. Tu mi amavi...dunque che diritto avevi di lasciarmi? Che diritto - rispondimi - per la misera infatuazione che provavi per Linton? Perché né la miseria, né il degrado, né la morte, né null'altro che Dio o Satana avesse potuto infliggerci ci avrebbe separati, ma tu, di tua volontà, l'hai fatto. Non ti ho spezzato io il cuore - te lo sei spezzato tu stessa - e così facendo hai spezzato il mio.

-Gli voglio bene più che a me stessa, Ellen; e ti dirò che cosa me ne dà la consapevolezza: ogni sera prego di sopravvivergli, perché preferirei essere infelice io piuttosto che lui. Questa è la dimostrazione che gli voglio bene più che a me stessa.

Ognuno di noi ha dovuto cominciare, incespicando e barcollando sulla soglia, e se i nostri insegnanti ci avessero scherniti anziché aiutarci, continueremmo ancora oggi a incespicare e a barcollare.


♥ I miei scarabocchi su "Cime tempestose", Emily Bronte
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