27 febbraio 2013

Il precario equilibrio della vita, Giorgio Marconi

Giulio Matreschi ha quasi un secolo di vita alle spalle. Da anni ormai vive in una speciale casa di riposo parigina, una casa di riposo per ex artisti. E lui lo è stato, un artista. Era un modesto pittore italiano, nato nel 1907. Ora ha novantotto anni e ancora tanta voglia, e capacità, di raccontare la sua vita. E ce ne sono di cose da raccontare: amori, passioni, ricordi d'infanzia, esperienze di vita in giro per il mondo, amicizie. Giulio aspetta solo qualcuno a cui poter raccontare tutto questo.
L'occasione arriva quando in un anonimo giorno qualunque arriva dall'Italia un postino con un pacco per lui. Dentro c'è una lettera spedita dall'unico amore della sua vita, Clara, nel lontano, lontanissimo ormai, 1939. È una lettera che Giulio ha tanto atteso sessant'anni prima, una lettera che era andata perduta, una lettera che avrebbe potuto cambiare completamente la sua vita.
Era giovane Giulio nel 1939, aveva una vita davanti, aveva un amore  e un sogno: fare il pittore. In quella lettera Clara gli avrebbe dovuto dire se suo padre, un grande amante dell'arte, aveva trovato in lui del talento. Doveva dirgli se poteva salire da lei, nel Monferrato, dove si era da poco trasferita con la sua famiglia. Giulio non sopportava quella distanza dalla donna che amava, molto più giovane di lui. Quella lettera era di fondamentale importanza per la sua vita, ma non arrivò mai nelle sue mani, le Poste italiane la smarrirono. Così, sentendosi abbandonato da Clara, sull'orlo di una guerra che avrebbe distrutto l'Italia, Giulio si imbarca e se ne va in America. Ci resterà una decina d'anni senza ottenere il successo sperato. Quando torna in Italia la seconda guerra mondiale è già passata e lui inizia a lavorare come pittore di strada insieme all'amico Edmondo. Trascorre anni liberi e intensi a Piazza Navona, poi si trasferisce a Parigi. Lì è ancora adesso, ora che ha quasi cento anni e tante storie chiuse nel cuore.
Le racconta tutte insieme a Goffredo, il postino che gli ha portato il pacco. Goffredo si siede accanto a quel vecchietto e ascolta senza mai interrompere per ore quello che lui ha da dirgli. Giulio non ha il coraggio di aprire quella lettera che avrebbe potuto dargli una vita molto più bella o più brutta, sicuramente diversa. Sa che quella vita d'amore con Clara che sognava nel '39 non gli avrebbe lasciato la libera vita d'artista che ha avuto e che ha tanto amato, forse quindi è meglio che sia stato il destino a scegliere così, senza consegnare quella lettera. Goffredo ascolta e sente di non avere una vita intensa come quella di Giulio, si sente uno normale, mediocre, con pochi affetti, mille paure, un uomo qualunque che ogni tanto dipinge. Già, anche Goffredo, come Giulio, dipinge.
Le affinità, si scopre pagina dopo pagina, non finiscono lì. Goffredo non è un qualunque postino italiano, Goffredo è un uomo cresciuto senza un padre. La madre aveva provato a cercare a lungo l'uomo che aveva amato, ma inutilmente: aveva saputo che era in America. Goffredo è cresciuto così, avvolto da insicurezza e solitudine, senza aver mai imparato a lasciarsi andare alle emozioni. Eppure adesso, lì davanti a Giulio, capisce che è ora di dare una scossa alla sua vita normale e piatta, ora che per la prima volta ha guardato negli occhi suo padre. Certo Goffredo non sa che quella sarà il loro primo e ultimo dialogo. Certo non sa che la donna che renderà più bella la sua vita l'ha incontrata quello stesso giorno, in quella casa di riposo parigina. Anche lei, Yvonne, ha avuto una vita difficile ed è sempre restata ai margini di ogni emozione, sempre ligia ai propri doveri piuttosto che alla ricerca dei propri piaceri. È tempo di iniziare un nuovo capitolo di vita, adesso che hanno sessant'anni Yvonne e Goffredo sono pronti a farlo insieme. Alla fine l'amore ritorna sempre e, se è vero, non finisce. Quello di Clara e Giulio era un amore così, un amore vissuto per poco tempo, ma rimasto sempre vivo nei loro cuori.

Ho letto questo libro perché circa un mese fa l'autore, Giorgio Marconi, mi ha gentilmente contattata e inviato il pdf. Innanzitutto quindi lo ringrazio, perché altrimenti questa storia non l'avrei né conosciuta né letta. La storia è carina, anche se a tratti l'ho trovata un po' noiosa. Non amo particolarmente i libri scritti sotto forma di monologo e questo lo è in gran parte. Per mio gusto personale avrei preferito che ci fossero più dialoghi tra Goffredo e Giulio, anche se poi, quando si sciolgono i nodi sulle loro vere identità, mi sono sembrati più comprensibili il silenzio e l'emozione di Goffredo, che, per la prima volta, stava ascoltando suo padre. Non mi è piaciuto molto il linguaggio di Giulio, un po' troppo sofisticato e ricercato per i miei gusti. È improbabile conoscere qualcuno che, in una situazione informale, sull'orlo dei cent'anni, parli come parla lui.
La storia comunque è carina, sarebbe potuta essere molto più bella se ci fosse stata una maggiore analisi delle varie situazioni. Questo è un pensiero che ho quasi sempre quando leggo delle storie brevi, spesso i libri di un centinaio di pagine mi lasciano con quella sensazione di poteva essere, ma non è stato del tutto, quella sensazione di fretta di concludere limitandosi a scivolare sui fatti senza approfondirli più di tanto.

Nel blog dell'autore (Il precario equilibrio della vita) è possibile leggere in anteprima i primi quattro capitoli del romanzo.

♥ Le frasi che ho sottolineato
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