20 febbraio 2013

La prima volta avevo sei anni, Isabelle Aubry

Non è facile parlare di questa storia, della storia di Isabelle Aubry, che inizia a subire violenza da suo padre all'età di sei anni. Isabelle non è mai stata bambina, tranne che nelle felici parentesi di vita trascorse con i nonni. Isabelle è nata da una madre col cuore arido incapace di amarla e di considerarla e da un padre che invece l'amava, ma l'amava male.
Isabelle cresce senza una famiglia normale, con un padre che le insegna il loro gioco segreto e una madre che non si accorge di niente o, più probabilmente, finge di non accorgersi di niente.
Isabelle non capisce che è sbagliato quello che subisce, non sa che non è normale, lei è per suo padre la figlia prediletta, la più bella e la più intelligente; in un mondo in cui tutti la ignorano, almeno lui la considera. Isabelle ama suo padre come ogni figlia del mondo e non sa che può opporsi a quello che lui le propone, lei non dice mai di no, lei accetta sempre passivamente qualsiasi cosa lui le faccia. A undici anni, quando ormai i suoi genitori non vivono più insieme, inizia a dormire nel letto con suo padre. Presto su quel letto passeranno molti altri uomini. Renaud concede il corpo della sua figlia più bella a chiunque lo voglia. E lo vogliono in molti.
Pian piano Isabelle inizia a sospettare che non sia normale la sua vita, i suoi orari, il modo in cui suo padre la ama, ma tiene i suoi dubbi per sé. Sa quello che succederebbe se raccontasse a qualcuno il loro gioco segreto, le loro orge quotidiane: suo padre l'ucciderebbe.
Eppure un giorno succede. Una vicina di casa dolce e materna si accorge che qualcosa non va in quella ragazzina strana. Non gira la testa dall'altra parte come molta altra gente, chiede a Isabelle la verità e lei gliela dice.
E il mondo non finisce all'istante.
Iniziano per la piccola Isabelle, all'inizio della sua adolescenza, anni ancora più bui, anni in cui al processo si sente quasi accusata, anni in cui sembra essere lei la colpevole più che suo padre, lei che ha ammesso di averlo amato senza opporsi. Lui non ha usato violenza perché lei era consenziente. Una bambina, consenziente. Quella sentenza pesa come un macigno sulla psicologia fragile e malata di Isabelle, nei pochi anni che suo padre passa in carcere finisce gli studi con risultati altalenanti, cerca di farsi male come può, tenta il suicidio.
Nessuno la capisce, nessuno si preoccupa per lei, nemmeno sua madre che adesso sa per forza. Lei non le chiede mai niente. L'incesto è argomento tabù.
Passano gli anni e le cose non migliorano. Isabelle si regala a uomini che non le vogliono minimamente bene. Uomini che non la vorranno mai. Uomini sposati spesso. Lavora di giorno e si prostituisce di notte. L'affetto lei ha imparato a trovarlo solo così, in un letto.
Tutto cambia grazie a due persone: Morgan, suo figlio, che le dà un motivo per non uccidersi, e il medico da cui va in analisi. Lui è un uomo buono e saggio, molto professionale, che l'aiuta ad affrontare quel dolore che Isabelle tiene dentro di sé, quel dolore che la lacera, che la distrugge. Col passare degli anni, quando ormai si sente meglio, capisce di essersi innamorata di lui, anche se non è affatto quel genere di uomo in cui si rifugia di solito. Incredibilmente anche lui si scopre preso da questa ragazza tormentata e molto più giovane di lui. Il loro è un vero amore, una storia zeppa di passione, ma lui è sposato e dopo qualche tempo è costretto a tagliare tutti i ponti con Isabelle. Poco dopo muore e lei sembra ripiombare nell'abisso. Ha bisogno di nuove cure.
A tenderle la mano e a tirarla davvero fuori dal baratro è un gruppo di sopravvissuti all'incesto, che si riuniscono a Parigi in forma anonima. Si incontrano e confrontano le proprie esperienze. Così Isabelle capisce di non essere l'unica ad aver subito tutto questo, capisce che ci sono tanti altri bambini come lei vittime dell'incesto. L'incesto che è un tabù per la società. Nessuno ne parla, ma c'è. Isabelle decide che sarà lei a rompere il silenzio, per aiutare i bambini che sono ancora vittime di padri, nonni, zii, cugini. Insieme agli altri sopravvissuti Isabelle crea un'associazione di cui è presidente, costruisce un sito e lotta affinché la legge francese tuteli davvero i bambini vittime di abusi da parte dei parenti, lotta affinché questi crimini non cadano in prescrizione.
Adesso che Morgan è grande e sa cavarsela da solo è l'associazione a tenerla in vita. È la possibilità di aiutare bambini che si sentono soli come si sentiva sola lei da piccola. Come si sente sola anche adesso, che è adulta e ha ricostruito una famiglia atipica ma piena d'amore, una famiglia che si è scelta lei, ma che a volte non le sembra possa riempire tutto il vuoto che sente dentro di sé.

Tutto quello che Isabelle racconta in questo libro è successo davvero.

♥ Le frasi che ho sottolineato
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