7 aprile 2013

Finché le stelle saranno in cielo, Kristin Harmel


Hope ha un nome che guarda con ottimismo al futuro, ma lei del futuro non sa più che farsene. Ha trent'anni, una figlia adolescente, un ex marito di nuovo accompagnato, una pasticceria ereditata, una nonna malata di Alzheimer. Hope aveva altri progetti per la sua vita: diventare avvocato per esempio, eppure adesso si ritrova così, con una vita che non è affatto come l'aveva disegnata lei anni prima. Adesso si ritrova sola, con una vita che poteva andare ma non è andata. Ha una montagna di debiti, una madre morta, una nonna che non la riconosce quasi più e una figlia che la odia. Nessun uomo accanto. Troppo tardi per tornare ai piani iniziali, troppo presto per rinunciare a vivere.
Per fortuna anche nei tempi più bui si nasconde una luce inattesa, forse è così per tutti, sicuramente lo è stato per Hope. A regalarle quella luce nel buio è stata sua nonna Rose, malata d'Alzheimer, che tutte le sere guarda il cielo, aspettando che le stelle spuntino. Qualcuno, tanti tanti anni prima, le aveva detto che l'avrebbe amata finché le stelle sarebbero state in cielo e Rose non ha mai dimenticato né quella promessa né quel qualcuno così importante per lei, Jacob. Se ha avuto una vita lo deve a lui e se anche non ha mai parlato a nessuno del loro amore non l'ha mai dimenticato.
Rose ormai è anziana e malata. L'Alzheimer le sta portando via ogni ricordo, così prima che sia troppo tardi, prima che ogni nome scompaia dalla sua memoria ballerina, mette in mano a sua nipote Hope una lista di nomi, i nomi dei suoi famigliari. Le chiede di scoprire che cosa ne è stato. Hope non ha mai saputo della loro esistenza, per tutta una vita sua nonna non ha mai tirato fuori quei nomi, perciò è un po' titubante di fronte alla sua strana richiesta. Per fortuna c'è sua figlia Annie che la sprona, anche con arroganza, a provare ad accontentare la nonna. Per fortuna c'è anche Gavin, il tuttofare di Cape Cop, che sa come aiutarla. Non appena legge quei nomi ha il sospetto che possano essere nomi ebrei. La rivelazione lascia Hope completamente di stucco, lei ha sempre saputo che sua nonna fosse cattolica, eppure in un raro momento di lucidità è proprio lei, Rose, a rivelarle le sue vere origini. È cattolica sì, ma è anche ebrea e musulmana.
Poco convinta Hope lascia la sua casa e la sua pasticceria alla volta di Parigi, la città da cui viene la nonna, la città dove sono rimasti impigliati quei nomi della lista. Percorre le strade percorse da una giovanissima Rose, cerca informazioni nei musei dedicati all'olocausto, ritrova addirittura Alain, il fratellino di sua nonna. È l'unico della famiglia ad essersi salvato. Gli altri sono stati tutti sterminati dai tedeschi in quegli anni tremendi della seconda guerra mondiale. È lui che con il cuore spezzato racconta a Hope che cosa succedeva negli anni bui della shoah.
All'epoca Rose era una ragazzina, vagava allegra per Parigi, spesso aveva Alain con sé. C'era anche lui il giorno in cui sua sorella conobbe l'amore della sua vita, Jacob. Era bello, forte, antinazista. La scintilla tra i due fu immediata. Rose e Jacob si amarono di un amore vero e puro, eterno. E mentre il loro amore cresceva, la follia al potere degenerava. Jacob aveva saputo da fonti certe che i tedeschi avrebbero rastrellato e deportato tutti gli ebrei e pregò Rose di fuggire insieme alla sua famiglia. Lei era sicura che Jacob sapesse la verità, perciò provò in tutti i modi a convincere suo padre a scappare con tutta la famiglia, ma lui non le credette. Con la morte nel cuore la giovane Rose non poteva far altro che lasciare la sua famiglia e andare via, da sola, senza nessuno dei suoi fratelli, senza i suoi genitori, senza Jacob che doveva aiutare altre persone. Lei doveva andare. Doveva provare a salvare se stessa e la vita che custodiva segretamente nella sua pancia. Finché le stelle sarebbero state in cielo Jacob l'avrebbe amata, perciò lei non doveva avere paura, si sarebbero ritrovati al di là del mare, in un paese libero, dove ad accoglierli ci sarebbe stata una donna con una luce in mano. Rose si armò di coraggio e la notte prima del rastrellamento lasciò casa sua. Ad aiutarla fu una famiglia musulmana che aveva una pasticceria lungo le rive della Senna. Proprio in quella pasticceria, nascosta al mondo, Rose imparò a fare molti di quei dolci che poi ripropose con successo a Cape Cod, dolci che poi aveva tramandato alle donne della sua famiglia, prima a sua figlia e poi a sua nipote.
Mentre Hope è in Francia Rose ha un ictus. Con il cuore colmo d'amore Hope prende l'aereo per tornare a casa insieme ad Alain, che ancora non crede che Rose non sia morta per mano dei tedeschi.
Hope torna e quel buio da cui era partita qualche giorno prima sembra essersi dissipato. Adesso conosce le sue origini. Adesso conosce la storia della sua famiglia. Adesso sa di essere ebrea anche lei. Adesso sa che Ted, l'uomo che per tutta la sua vita ha chiamato nonno, non era il suo vero nonno. Adesso sa che sua nonna ha vissuto una vita che non era la sua, accanto a un uomo che non aveva mai amato quanto Jacob. Un uomo che però le aveva offerto la salvezza, oltre l'oceano, in un paese libero. Rose voleva solo che il frutto dell'unico amore della sua vita nascesse e per questo sposò un uomo che le offriva amore, sicurezza e l'America. A Cape Cod aprì la sua pasticceria e continuò a preparare per decenni dolci di tutte le religioni, convinta com'era di appartenervi. Perché dio è sempre lo stesso, sono gli uomini che creano le differenze.
Hope torna a casa con la consapevolezza di quello che è stata per la sua famiglia la pasticceria che adesso gestisce lei. Torna a casa sapendo che quel principe con cui la nonna riempiva le favole che le raccontava da bambina non era altro che Jacob. Jacob è vissuto così, nella vita di Rose, come in una gigantesca favola. E le favole hanno sempre il lieto fine. Anche Hope, che nell'amore aveva smesso di credere, all'improvviso decide di voler lottare per scrivere questo vissero felici e contenti accanto ai nomi di Rose e Jacob. Lo cerca insieme a Gavin. Lo trova al crepuscolo di una sera qualunque, intento a guardare le stelle del cielo. Quando quell'uomo anziano ed elegante si gira verso di lei non ha dubbi: è lui. Il padre di sua madre, morta senza sapere della sua esistenza. Suo nonno. Ha gli stessi occhi, gli stessi lineamenti di sua figlia Annie.
Ogni favola ha il suo lieto fine e anche Jacob e Rose ce l'avranno. Saranno per sempre insieme, in una terra libera dove sono arrivati separatamente tanti tanti anni prima.
E anche Hope avrà il suo, di lieto fine. Dopo aver appreso tutta la storia della vita di sua nonna non può continuare a credere che l'amore, quello vero, non esista.

Finché le stelle saranno in cielo è un libro scorrevole, dolce, romantico, fiabesco. L'Olocausto è solo un pretesto per narrare un grande amore, un amore eterno.
Non sono esattamente una lettrice amante dei romanzi così tanto zuccherosi, ma questo sì, mi è piaciuto molto. Un amore come quello di Rose e Jacob non credo capiti tutti i giorni, è più facile forse trovarsi nella situazione di Ted, innamorato di una donna che sapeva non sarebbe mai stata davvero, completamente, sua.
Razionalmente credo che questa storia sia troppo perfetta, troppo costruita a tavolino, troppo smielata. Razionalmente penso che ogni pezzettino del puzzle si sia incastrato fin troppo bene con gli altri.
Razionalmente credo che questa storia non descriva pressoché niente dell'Olocausto.
Ma.
C'è un ma. Quando una storia emoziona, emoziona e basta. Quando succede tutti i "razionalmente" non contano più. E questa storia sì, mi ha emozionato, tanto.

♥ Le frasi che ho sottolineato
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