22 maggio 2013

Da "Il Vangelo di un utopista", Don Andrea Gallo

Se c'è una chiesa in cui credo (se c'è) è questa qui. 
Bella ciao, Don Gallo.

Ricordate il messaggio di Vittorio Arrigoni, il giovane ucciso a Gaza il 15 aprile 2011?
«Restiamo umani»! Ecco, questo messaggio dovremmo ricordarlo sempre, è un messaggio di estrema importanza.
La crisi che viviamo oggi non è solamente politica: è una crisi di sistema, di sbandamento.
Siamo all'eutanasia della democrazia.
Io sono nato partigiano, c'è poco da fare: quando ero un ragazzo di quindici anni mio fratello, tenente del Genio Pontieri, sopravvissuto alla campagna di Russia, finalmente tornò, e a Genova c'eravamo il babbo e la mamma e io, educato alla marina militare. Non si capiva più niente, all'epoca: deportazioni, rastrellamenti, fascisti di nuovo tornati in auge da tutte le parti.
Quando arrivò mio fratello, ricordo che stavamo mangiando un boccone, e a un certo punto mia mamma disse: «Dino», si chiamava così, «cosa decidi?» «Ho già deciso, mamma, sono entrato nella Resistenza». E io non sapevo neanche cosa volesse dire, la Resistenza. E così, a diciassette anni, io vidi nascere la democrazia! E pensate che dal 1928 al '45 di democrazia era proibito parlare! Non ne parlavano né i docenti, a scuola, né in chiesa. Io lo rinfaccio sempre ai miei vescovi: perché non mi avete detto cos'era il mostro del nazifascismo, la dittatura? Ad ogni modo, io vidi finalmente la città libera. Poi, a vent'anni, ho scoperto Gesù, che è come se mi avesse detto: «Ti do il mio biglietto da visita, vai...» e io lo faccio vedere sempre ai cardinali.
Ho avuto cinque cardinali, non mi hanno mai scomunicato! Una volta uno di loro mi ha chiamato, aveva un mucchio di lettere, e mi ha detto: «Guarda cosa scrivono i fedeli di te! Sei sempre con i delinquenti, i farabutti, le puttane, i transessuali!» Io ho replicato: «Ma scusi eminenza, ma Gesù come si sarebbe comportato?» «Ah se la metti su questo piano....» E su che piano la deve mettere un povero cristiano come me? A me piace pregare, rivolgermi a questo grande amore, al cosmo... perché l'inferno non c'è. Tutte le volte che sentite parlare dell'inferno e di Dio con un aspetto punitivo o vendicativo non credeteci! Abbiamo conquistato la democrazia, pensate all'Assemblea costituente, a quell'unità: c'era la matrice comunista, la matrice socialista, la matrice cattolica, la matrice liberale, la matrice repubblicana, la matrice del partito d'azione, anche la matrice monarchica, e ne è venuto fuori un patto nazionale: la Costituzione.
Una volta, alla Settimana del diritto, ho incontrato il procuratore generale antimafia dottor Grasso: «Allora come andiamo con la mafia?» «Eh Gallo» mi dice, «basterebbe applicare la Costituzione e noi riusciremmo a sconfiggere la mafia...» «Ma allora una bussola ce l'abbiamo!»
Be' in ogni modo io in quel periodo andavo in chiesa, e cominciavo a capire cosa fosse la Democrazia cristiana. Ci andavo da solo, e una volta mi trovarono i ragazzi e dissero: «Don Gallo è diventato matto!» Ero in una chiesina lì al porto a pregare: «Mio Dio, mio Dio, non mi far morire democristiano!» Mi ha accontentato! Dopo un po' mi dissero che c'era il cosiddetto CAF, Craxi-Andreotti-Forlani, e allora pregavo: «Mio Dio, mio Dio, non mi far morire caffiano»; dopo un po' spunta anche il cavaliere, e gridavo ancora più forte: «Mio Dio, mio Dio non mi far morire berlusconiano, piuttosto divento musulmano!» Poi è arrivato Prodi eccetera... Adesso cosa dico al padre eterno? Gli dico che abbiamo proprio una serie di situazioni corrotte da tutte le parti.
Quindi è necessario fare un minimo di analisi, e anche di sintesi della Costituzione. Perché noi questi padri costituenti non li abbiamo mai ascoltati, e questo è stato il problema. Nel '95 don Dossetti - che era stato padre costituente - era ancora in giro per l'Italia, vecchio, è morto nel'96 all'eremo di Montesole, e diceva a tutti: «Cittadini e cittadine italiane, ricostituite i comitati in difesa della costituzione!» Nel 2003 sull'«Espresso» Giorgio Bocca ha scritto: «Il fascismo è in perenne libera uscita». Ed è vero: non bisogna abbassare la guardia. Quindi è il momento di tirar su la testa, di riuscire a creare di nuovo un tessuto culturale di rapporti, di relazioni, per questo il messaggio che vorrei lanciare è: «Giovani e non giovani, agitatevi!
Perché abbiamo bisogno del vostro entusiasmo. Organizzatevi! Perché abbiamo bisogno della vostra forza». Organizzarsi vuol dire avere il senso della responsabilità. Ci pensiamo al futuro? Ai giovani? Abbiamo il trenta per cento di disoccupazione giovanile; cinquantamila ragazzi laureati devono andare all'estero, per questo vi dico: «Agitatevi perché abbiamo bisogno del vostro entusiasmo, organizzatevi abbiamo bisogno della vostra forza, e studiate, perché abbiamo bisogno della vostra intelligenza!» Dobbiamo tornare alla tradizione, alla memoria, altrimenti non c'è futuro, quindi agitatevi, organizzatevi, studiate! Sapete chi è l'autore di queste parole? Sulla rivista «L'Ordine Nuovo», nel 1919: Antonio Gramsci.

Alla fine del Concilio Vaticano II i cattolici hanno ricevuto un dono, finalmente, dopo secoli: la Chiesa, duecentomila e più padri, guidati da Paolo VI, afferma che esiste il primato della coscienza personale, per tutti, ognuno di voi, credenti e non credenti. Una coscienza personale a chi è subordinata? Al governo Obama? Al governo D'Alema, al sindaco, al vescovo? No! Al papa? No! Si ascolta tutti! Uno non si libera da solo, ci si libera tutti insieme .
C'è un aspetto di sorprendente attualità nel Vangelo di Matteo, che lo rende un'analisi completa dell'Italia. In particolare, nel capitolo 23, c'è Gesù che guarda ai suoi discepoli - quei poveracci che aveva raccolto - e dice: «Guardate, si sono assisi sulla cattedra di Mosè». Noi oggi potremmo dire che si sono assisi sui poteri economici, dei parlamentari, del Palazzo. «Gli scribi e i farisei» lo definisce Gesù: si riferisce quindi sia al potere civile sia al potere religioso, e poi comincia con una serie di epiteti. L'ultimo è il più bello per la nostra classe politica e per la classe gerarchica della Chiesa. Dice: «Siete dei sepolcri imbiancati». Forse oggi il significato di questa frase non è chiaro come allora. A Gerusalemme, fuori dalle mura, c'era il cimitero: delle grotte in cui venivano gettati i cadaveri a decomporsi, e all'esterno, quando chiudevano, ogni giorno davano il bianco.
Poi Gesù si rivolge ai suoi: «Non fate come loro!» Ecco, per chi vuol servire la politica, la priorità dev'essere il bene comune. Allora Gesù dice loro: «Non fatevi chiamare maestri», il maestro è Gesù! «Non fatevi chiamare padri», il padre è uno. «Non fatevi chiamare guide».
Loro rimangono un po' sconvolti: «Il più alto tra voi sia il servo dei fratelli e delle sorelle».
Servitore. Quindi se uno va in politica è come tale che deve percepirsi .

"Crisi di sistema" dicevo: vuol dire che è una crisi di lunga durata. Per risolverla, bisogna mettersi completamente in discussione: io voglio sempre mettermi in discussione! Io domani voglio essere più uomo, più umano, più cristiano, più prete, più anticapitalista, antifascista, più non violento, ogni giorno! La sintesi della Costituzione è che l'Italia è una Repubblica, res publica, di tutti e non di Arcore, Grazioli. L'Italia è democratica, demos è il popolo, tocca a noi!
Non abbiate paura. Deve rinascere tutto! Perché i partiti stanno lì, e non ascoltano? Sanno di essere allo stremo e per non rianimarsi non ascoltano. Non ascoltano i giovani, non ascoltano gli operai, non ascoltano niente! L'Italia è democratica, ve lo dice un prete: tutte le volte che la mia Chiesa è contro Gesù e cerca di interferire continuamente, come nella bioetica, bisogna dire no! La costituzione è laica, non si può ignorare. Ed è antifascista .
Per questo la considero un mio Vangelo: è una voce, una poesia, è la mia colonna sonora che si ispira agli ultimi, è non violenta, è anticapitalista!
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