19 maggio 2013

Quattro etti d'amore, grazie - Chiara Gamberale

Avevo una schiena rossa come un pomodoro, qualche giorno fa. Martedì scorso c'era un sole così bello, dopo tanta pioggia, che non ho resistito: sono uscita con il costume e l'ultimo romanzo di Chiara Gamberale, il secondo che leggo dopo L'amore quando c'era. Sdraiata al sole sul pratino verde di casa mia, verde come la copertina del libro, non mi sono preoccupata del tempo che passava. Mezz'ora, cosa vuoi che sia. Dopo un'ora sono balenati i primi dubbi: mi brucerò? Ma no, non mi brucerò. E poi ormai mancava così poco. Una manciatina di pagine. Ormai dovevo sapere che fine avrebbero fatto Tea ed Erica. Così è passata un'ora e mezza, inutile dire che il primo sole dell'anno, così lungo, ha prodotto due spalle che per due notti non sono riuscita ad appoggiare al cuscino, ecco.
Quattro etti di abbronzatura, grazie, ma senza passare dalle scottature possibilmente.

Quando non vedo l'ora di finire un libro e lo leggo anche a costo di bruciacchiarmi un po', allora è un buon segno. Significa che mi piace.

Il romanzo è a tre voci: inizia e finisce con i pensieri di una commessa di un supermercato in cui fanno la spesa, tra tutti, due donne molto diverse tra loro, Erica e Tea. Sono le loro le altre due voci che si alternano nel libro. Erica lavora in una banca che ha da poco subito una rapina, ha un marito che l'adora, due figli, una casa da mandare avanti. Ha una vita normale insomma, una vita che lei si sente stretta. Come vorrebbe essere bella, strana e libera come Tea. Tea è la protagonista della fiction più famosa del momento, "Testa o cuore", è un'attrice bellissima che sicuramente, agli occhi di Erica, ha una vita piena d'amore, di cose belle, una vita libera ed entusiasmante, al contrario della sua. Quello che Erica non sa è che anche Tea è insoddisfatta del modo in cui scorrono i suoi giorni, lo è sempre stata, fin da quando era una ragazzina. Si è sempre sentita schiacciata dalla forte figura di un padre invadente, per cui nutre un amore sconsiderato, ma allo stesso tempo conflittuale.
Era una cleptomane, Tea. Fino al momento in cui ha incontrato lui, Riccardo. Riccardo, Riccardo, Riccardo. Diventa quasi un'ossessione quell'uomo che ama visceralmente, che ha sposato quasi per gioco, quasi solo per promettergli che mai l'avrebbe lasciato. È un genio del teatro, Riccardo. Un egocentrico. Fa della loro vita la rappresentazione della favola di Peter Pan. Lui è Peter Pan, Tea la sua Wendy, quella che un giorno crescerà, avrà voglia di smettere con quella loro vita strana e alternativa, quella che un giorno lo lascerà perché avrà voglia di avere un figlio, magari. Peter Pan invece non crescerà mai e di figli non ne avrà. Tea voleva dimostrare a Riccardo che l'amava davvero e che non sarebbe mai cresciuta, al contrario di Wendy, per questo lo ha sposato.
È passato del tempo dal loro matrimonio. Riccardo e Tea non si parlano più. Non si toccano più. Non fanno più l'amore. Nonostante lui sia un tipo violento incapace di amarla sul serio, lei continua a stare con lui. Non per salvare un'apparenza: lei continua ad amarlo il suo Riccardo, quelle braccia, la sua pancetta. Quel suo modo brusco e ingiusto di fare. Quell'uomo insoddisfatto di sé, della sua vita, eppure così pieno di cultura, così in grado di fornirle un porto sicuro. Tea non si sente con nessun altro come con lui. Nemmeno con Anthony, con cui ha una relazione segreta da un anno. Anthony che la ama, Anthony che non è un Peter Pan, Anthony che sogna loro due insieme, una station wagon, due figli e un cane. Anthony che la rispetta, la desidera, la ama. Anthony che ha solo un problema per Tea: non è Riccardo. E lei senza Riccardo non sa vivere.
Lo capisce quando all'improvviso lui la lascia per un'altra. Con Anthony torna a essere una cleptomane, piena degli stessi problemi che aveva quando era una ragazzina. Pensare che in fondo lei non vorrebbe altro che un carrello della spesa pieno delle stesse cose di quello di Erica. Pensare che vorrebbe solo quattro etti del suo amore. Tea lo sa: Erica ne ha tanto, di amore. Avrà un marito affettuoso, sempre presente. Dei figli. Tea immagina che se Erica le donasse quattro etti del suo amore potrebbe comunque continuare a sguazzarci dentro. Ma sarà davvero così?

"Mezzo chilo d'amore da darmi. Ce l'hai?"
Anzi no, facciamo quattro etti. Mi bastano. E a tutto l'amore che hai tu non tolgono niente. No? Su, ti prego. Dalli a me. Ti prego. Dammeli. Oggi. Ora. Quattro etti d'amore, grazie.

Come Erica, anche Tea idealizza la vita dell'altra, che è tutt'altro che rose e fiori. Il suo matrimonio sta attraversando una fase difficile, lei si sente spesso sottovuoto, corre con la mente indietro nel tempo, alle emozioni del passato, al momento in cui tutto poteva ancora essere, al contrario di oggi. Oggi c'è Michele, ci sono Viola e Gu: amore certo, ma anche impegno e responsabilità. Sentirsi una donna realizzata, oltre che una moglie e una mamma, è complicato per Erica in questo momento.
Tea questo non lo sa, come Erica non sa che Tea vive un amore tormentato ed è tutto tranne che una star serena. Entrambe sono insoddisfatte della propria vita, entrambe sognano di essere protagoniste della vita dell'altra.

Credono che l'esistenza che trascinano gli sia capitata come una dannazione: invece è esattamente l'unica che desiderano, l'unica adatta a loro. 
Si mettono in salvo e credono di perdersi, rischiano di perdersi e credono di mettersi in salvo.
Quanto pesa quello che siamo? E quello che non abbiamo?

Un romanzo sull'insoddisfazione, dunque. In sintesi, sì esatto quella cosa che non mi appartiene, quella che fin dalla scuola mi dicevano che non ce l'avevo (e come dargli torto...), io Quattro etti d'amore, grazie lo riassumerei con un famosissimo proverbio: l'erba del vicino è sempre più verde. Se per caso quella stessa erba fosse tua all'improvviso apparirebbe ai tuoi occhi sicuramente più secca, ma è di un altro e allora brilla di un verde speciale.

♥ Le frasi che ho sottolineato
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