24 giugno 2013

Era il tempo delle lettere

Era il tempo delle lettere. Planavano come stormi sopra la città di mattina presto. Le buste si bagnavano di pioggia e poi si gonfiavano, fino a diventare scrigni. Non ti scriverò più perché sarebbe troppo tardi - Arrivo martedì o mercoledì - Avrei un mucchio di cose da raccontarti - Mi sono giunte questa mattina le tue parole - Se mi scrivi, fallo presto, perché la tua lettera non vada poi perduta.
A volte custodivano ciocche di capelli, banconote, rischiando sempre di perdersi, di tornare indietro, con un segno brutale che cancellava il nome del destinatario. Le grafie, i francobolli, le timbrature, talvolta la ceralacca e perfino le macchie di giallo, le gocce di profumo: questo era ciò che le faceva uniche, inconfondibili come volti umani. Gli anni di guerra le avevano rese vitali, preziose come poche cose al mondo: potevano brillare a lungo nelle cucine buie, tenere con il fiato sospeso le madri fino al prossimo segno di vita dei figli. La vita era anche questo - scrivere lettere, aspettarle. C'era gente che tossiva per ore, o piangeva, poi stendeva la carta velina contro una finestra, per sapere quello che non c'era scritto. C'erano frasi d'amore mascherate sotto caratteri esotici, per aggirare la censura domestica, padri e madri sospettosi e in allerta. C'erano gli auguri e c'erano i lutti, i vecchi che morivano, i bambini che nascevano, c'erano sempre, sempre, le malattie, e qualcuno da mettere al corrente. A volte, da giovani, bastava la bellezza formale e senza scopo di mettere in cima al foglio il nome di un luogo e una data. E un'ora esatta del pomeriggio, se era per amore. San Bernardino di Trana, 14 agosto 1920, ore 18. Cercare qualcuno, gettare un amo. Illustrissimo signor professore, una cosa che sempre mi fa meravigliare di Lei è la prontezza e l'ordine del rispondere a tutte le lettere, anche alle mie. Nascevano da lontano sodalizi e dissidi, dialoghi lunghissimi e accaniti che non temevano i chilometri, né le catene montuose, i mari, quando la geografia li prevedeva. Il punto, il più delle volte, era semplicemente questo, dire a qualcuno Sono qui, sono vivo. Sono arrivato, sono salvo. Domani parto, non sono morto. Ti confermo che il treno arriva giovedì alle dieci e un quarto. E il treno in effetti arrivava, con un leggerissimo ritardo.






tratto da "Mandami tanta vita", di Paolo Di Paolo 
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