18 luglio 2013

E la chiamano estate

Quest'estate senza 40 gradi, per la mia felicità.
Quest'estate senza vacanze.

Quest'estate di feste, chiacchiere sulla panchina, partite a bigliardino e a pallavolo.
Quest'estate di momenti di trascurabile felicità e di non trascurabile dolore.
È un luglio di poche parole questo, poche parole lette, scritte forse un po' di più. È un luglio di sabati pomeriggi passati in compagnia a svuotare barattoli di nutella, ché quella il morale sa sempre come tirarlo su.
È un'estate in cui non ho né la voglia né il tempo dell'inverno per accendere il computer e scrivere, scrivere, scrivere. È un periodo un po' così.

Facciamo finta che vado in vacanza per un po'. Facciamo finta che arrivo fino a Capo Nord, il mio viaggio da sogno. Facciamo finta che adesso pubblico questo post e poi mi metto a fare le valigie. Facciamo finta che va tutto bene. Facciamo finta che tra un mese ritorno e questi scarabocchi torneranno a essere quello che erano. Ah no, quest'ultimo punto non è una finzione. Ci rileggiamo dopo Ferragosto, quando avrò smaltito tutto il lavoro paesano di questo periodo e, forse, anche un po' di malessere.
Se tardo a dare segni di vita, per favore, venitemi a cercare.

Auguro a tutti quanti una felicissima estate!

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