7 luglio 2013

Sempre di domenica #7 [di indicativi passati]

Fino ad ora di quest'anno che doveva essere del duemila[c]redici non c'è stata traccia, fino ad ora non c'è stato niente in cui credere, niente di positivo in cui sperare. I primi sei mesi si sono rivelati più cupi, tristi e complicati del previsto, sono stati mesi in cui mi sono sforzata tutto sommato di sorridere, anche se sapevo già che le cose non sarebbero migliorate. Sono stati mesi in cui ho finto di non vedere, di non sapere, ho finto di essere forte, più di tutti. Erano solo finzioni. E in questo periodo stanno venendo tutte a galla.
Vi ricordate qual era il decimo motivo per cui sono stata felice di aver letto l'ultimo romanzo di Paolo Di Paolo? Perché l'ultima parte dell'ultimo periodo mi ha fatto venire i brividi, nessuna parola poteva esprimere meglio lo stato d'animo di quei (e questi) giorni.                                                              
 [...]sentire di non aver fatto abbastanza per evitare ciò che comunque non è possibile evitare, avere per un minuto, all'improvviso, la sensazione che non sia accaduto niente, che si può aspettare anche chi non può tornare, che si possa fare soltanto questo: aspettare, nelle stanze rimaste vuote, intoccabili, congelate, fino a che piomba in un'ora del pomeriggio tutto insieme il peso dell'assenza - devastante, lugubre, senza speranza - o dentro notti infinite, tormentate e nere come questo inchiostro, fino a che con ogni atomo di noi, a una profondità che ci toglie il respiro, sentiamo l'irrimediabile, e che tutto questo è reale, reale come la vita che continua, mentre di un uomo si è costretti a dire era, è scomparso - e una parte di noi con lui.
Mentre di un uomo si è costretti a dire era. Già. Quando si è costretti a usare un imperfetto, un indicativo passato. Quando il presente è solo un'attesa. Quando l'unico verbo che si coniuga al futuro è mancare. Mi mancherà. Tutto riducibile a questo o a tempi futuri che si riempiono di negazioni, indicativi futuri pieni di azioni che non farà mai più.
A scuola mi cercavano per infondere energia positiva e in effetti provo sempre a tenerne una scorta, soprattutto per gli altri, visto che con le mie cose sono più pessimista, in questo momento però temo che la spia della mia energia positiva sia rossa, rossa fissa. E devo capire dove trovare il distributore per rimettermi in moto. In questa settimana non ho fatto niente di tutte le cose che di solito adoro fare. Non ho letto, ho scritto poco, non ho seguito la politica, ho lasciato pochissimi commenti in giro nei blog, non ho visto film, non ho fatto l'uncinetto, non ho sperimentato niente in cucina. Solo ieri ho fatto un dolce per il compleanno di una persona speciale, oggi devo finirlo di decorare. Magari lo zucchero farà alzare leggermente l'asticella della mia energia positiva. Chissà.
Ho fatto questa premessa per dirvi che se non vedete miei commenti in giri è perché sono un po', come dire, senza parole. Su questo però non c'è nulla da temere: senz'altro torneranno.

Mi ricordo quello che ho scritto la prima volta che ho parlato di questa specie di rubrica domenicale, ho scritto che avrei linkato qualche sito carino trovato in giro. In realtà non lo faccio quasi mai. Va a finire ogni volta che la domenica scrivo un post random, così, per dare un'idea generale di me e di quello che ci circonda. Per dire un po' quello che penso, anche se spesso le mie idee si percepiscono anche da quello che scarabocchio sui libri.
Questa settimana comunque i due link da segnalare ce l'ho, riguardano la rubrica mensile di Gramellini su Vanity Fair, rubrica intitolata "Il club dell'Ippogrifo" dedicata ai libri. Per ora ci sono state solo due puntate:
  1. Io che sognavo di amare come Gatsby (e non avevo capito niente)
  2. Ma chi l'ha detto che noi uomini cerchiamo la donna sofà?

♥ Foto della settimana [Al di là del mare]
Fonte
♦ Citazioni e immagini della settimana [tentativi di pensieri positivi]
 
[come al solito le immagini non sono le mie, ma provengono da tumblr]

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...