2 settembre 2013

Cinquanta sbavature di Gigio - Cinquanta smagliature di Gina, Rossella Calabrò

Non ho ancora ceduto all'irresistibile fascino delle sfumature grigie, rosse e nere, non ho ancora toccato con mano il meraviglioso Mr. Grey, ma certo non posso dire di non conoscere la sua fama. Chi è Mr Grey lo sappiamo benissimo tutte, più che altro sappiamo tutte benissimo che cosa fa alla sua donna. Una roba che...mamma mia. Magari prima o poi mi dedicherò anche alle sfumature originali, forse la prossima estate, intanto in quella che sta finendo ho conosciuto l'opera di Rossella Calabrò, presentata come il lato B delle più celebri sfumature.
Partendo dal presupposto che se mi metto a leggere due libricini intitolati Cinquanta sbavature di Gigio e Cinquanta smagliature di Gina non mi aspetto certo una lettura complicata, ma semplicemente qualcosa che mi distragga e mi faccia sorridere almeno un po', ecco, partendo da questo presupposto, questo lato B delle sfumature mi ha delusa. 
L'idea furbastra dell'autrice è molto semplice. Magari si sarà chiesta: perché, se la James scrivendo una trilogia su due mostri del sesso del tutto fuori dalla realtà fa un sacco di soldi, non dovrei riuscirci io sostituendo ai mostruosi Mr Grey e Anastasia un Gigio e una Gina qualunque? Detto fatto. 
Anche Rossella Calabrò, sull'onda del successo delle cinquanta sfumature, butta giù cinquanta sbavature e cinquanta smagliature che dipingono Gigi e Gine in modi per niente edificanti. Mi piace pensare che la verità stia nel mezzo: tra l'incredibile Mr. Grey e il volgare, insignificante, Gigio. Stessa cosa per noi donne, ovviamente.
Sono pagine queste in cui i luoghi comuni sugli uomini e le donne vengono analizzati con una certa ironia, ma non in maniera così originale, secondo me.
Mi aspettavo di meglio.

Una lettura così comunque d'estate ci può pure stare, se poi mi avesse tenuto compagnia sotto l'ombrellone e io avessi avuto a disposizione esemplari di Gigi e Gine a portata di vista sarebbe stato certamente meglio, invece ho sfogliato le pagine nella solitudine della mia camera e sì, a volte ho sorriso, ma grosse risate non sono arrivate, no. D'altra parte io ho un serio problema con i libri che mi dovrebbero far ridere: non ci riescono. Non ci riescono mai. Ogni estate provo a sciogliere l'incantesimo, ma niente. L'ironia delle storie non mi colpisce quanto il dramma. Son fatta così, forse è meglio che me ne faccia una ragione e basta. 

Nonostante tutto comunque, messe da parte l'indubbia furbizia dell'autrice e le mie non risate pazze, messi da parte anche alcuni sbadigli, queste cento sbavature e smagliature si leggono in pochissimo tempo, sono leggere e a volte (mica sempre dai) anche vere. 
L'autoironia poi, quella è davvero fondamentale, come sostiene Rossella Calabrò.

In fondo, ridere è la cosa più erotica che c'è.
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