25 settembre 2013

Perdersi e ritrovarsi, Jamie Ford

Oggi tra le email ne ho trovata una della Garzanti, leggendola ho scoperto che tra un paio di settimane uscirà un nuovo romanzo di Jamie Ford, romanzo che si intitolerà Come un fiore ribelle e che (so che non lo direste mai...) voglio assolutamente leggere. È il minimo, dopo tutte le emozioni provate con Il gusto proibito dello zenzero. Senza dubbio è stato uno dei libri più belli letti l'anno scorso, ci scarabocchiavo sopra quasi esattamente un anno fa, qui.
In quel romanzo i due protagonisti, Henri e Keiko, l'uno cinese e l'altra giapponese, erano emarginati dai loro coetanei e dalla società americana in cui avevano sempre vissuto. Loro erano diversi e per questo, perché non considerati davvero americani a tutti gli effetti, per via delle origini e di quegli occhi a mandorla, dovevano aiutare la signora Beatty alla mensa della prestigiosa scuola inglese in cui erano stati ammessi.
La storia del libro poi ovviamente continua con l'attacco a Pearl Harbor e ciò che ne consegue per Keiko, per tutti i giapponesi residenti negli Stati Uniti d'America, per il giovane amore di quelle due paia di occhi a mandorla. Oggi però non voglio raccontarla, l'ho già fatto l'anno scorso.
Oggi voglio solo parlare di questo racconto di Jamie Ford, Perdersi e ritrovarsi, ispirato a uno dei personaggi de Il gusto proibito dello zenzero, la signora Beatty, che, dice l'autore, gli ricorda molto sua nonna.
In questo breve racconto si narra un momento di svolta nella vita della donna, avvenuto prima dell'attacco a Pearl Harbor. Prima era la signora Beatty: una casalinga, con un marito per niente speciale, con una sterilità che le aveva impedito di mettere in pratica l'unico vero motivo per cui si era sposata. Quella che nel romanzo abbiamo conosciuto come signora Beatty è in realtà una donna che odia farsi chiamare così, col cognome del marito. Dal suo momento di svolta, in cui mette a fuoco che tutto sommato poteva scegliersi un uomo anche un pochino migliore di Harold, ecco, da quel momento lei non vuole più farsi chiamare signora Beatty, ma semplicemente Dora Jean. Perciò scusa Dora, se a lungo ti abbiamo continuato a conoscere come tu non volevi essere conosciuta.

Il racconto è molto breve e si legge in pochissimo, ma davvero pochissimo, tempo. Non è che mi abbia cambiato la vita eh, però è carino, soprattutto (o forse solamente) per chi ha molto apprezzato quel bel romanzo di Jamie Ford. Il romanzo ve lo straconsiglio, il racconto fate un po' voi, però considerando che tra pochi giorni sarà scaricabile gratuitamente (gratuitamente!) male non farà di sicuro!

«A volte ti svegli e non hai altre certezze, non ti resta che seguire il vento dominante… è troppo dura andare contro corrente. Ma tra l’accettazione e la resa c’è una bella differenza.»
Cercò disperatamente di trasformare il suo dolore in sollievo, il sollievo di essersi liberata di Harold una volta per tutte. Ma quella libertà era solo un’altra forma di ripudio. Non amava suo marito, ma si era innamorata dell'idea di averlo accanto. Lo aveva sempre considerato una porta per la maternità.


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