10 ottobre 2013

Ti prego lasciati odiare, Anna Premoli

La mia domanda è una soltanto: perché questo libro ha vinto il Premio Bancarella? Che cos'ha di speciale? In quale punto esattamente fa battere il cuore? Giuro, io non l'ho capito. Se qualcuno potesse illuminarmi a tal proposito mi farebbe un piacere, grazie.
Non credo che il mio giudizio negativo sul libro sia determinato solo dal fatto che appartenga a un genere a me poco congeniale, penso proprio che ci sia una sciapezza di stile e contenuti che va oltre i miei gusti personali, credo.
Sinceramente non sono una lettrice ossessionata dall'aspetto formale di un romanzo, la mia visione è ben racchiusa in questo pensiero di Cesare Pavese:  A dischiudermi la vita sono stati in gran parte i libri. Non le grammatiche o i vocabolari, ma tutte le opere in cui vive qualche sentimento. Nonostante ciò, in questo libro mi ha dato fastidio anche l'aspetto formale.
Spesso ho avuto l'impressione che la storia di Ian e Jenny potenzialmente potesse essere al livello delle storie che chissà quanti di noi tengono chiuse in un cassetto o, più probabilmente visti i tempi, in un file word nascosto in qualche cartella del computer. La differenza sta nel fatto che c'è chi si vergogna di aver scritto una schifezza simile e chi, addirittura, la pubblica. Chapeau al coraggio di Anna Premoli. Io non l'avrei mai avuto, ad esempio.
Ho letto che la sua passione per la scrittura è esplosa durante la gravidanza, durante la quale passava tutto il tempo a scrivere, come fosse un antistress, finché suo marito non l'ha invitata a provare a pubblicare le sue storie. Ora io mi immagino questa donna normalissima, che non aveva mai scritto niente di serio in vita sua, che si autopubblica un libro. E la immagino vedere incredula il suo libro venduto. Immagino e capisco profondamente la sua felicità. Era una moglie, una mamma come mille altre e adesso, così, di punto in bianco, quasi per scherzo, è diventata una scrittrice. Una favola la sua, no? Sì. Ho il massimo rispetto per lei, per il suo sogno improvvisato, per la sua vita cambiata improvvisamente. È bello tutto questo.
Solo che mi sfugge qualcosa.
Quello che non capisco e che non credo capirò mai è: come è possibile che Ti prego lasciati odiare abbia vinto il Premio Bancarella?
Per carità, non sono certo detentrice di verità assolute, non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace, però...come è possibile? Dico davvero. A me sembra oggettivamente una storiella molto fragile, scritta pure male, tra l'altro. Anche chi avrebbe dovuto editare il libro non so che cosa stava pensando. Ripeto, me ne frego abbastanza della forma e di solito infatti non ne parlo mai, però stavolta c'ho fatto caso, sarà perché non sono stata travolta dalla storia. Se non c'è la storia e non c'è nemmeno la forma, che cosa resta di un libro? Pressoché niente, credo.
Ti prego lasciati odiare non meritava il Premio Bancarella. Questo è un mio insindacabile giudizio. Punto.

A volte mi piace leggere libri leggeri, senza pretese, solo per distrarmi un attimo. Lo faccio consapevolmente. Quando ho letto il terzo libro di Fabio Volo sapevo che cosa stavo facendo, anche quando ho letto quest'estate quella parodia delle cinquanta sfumature sapevo che non ne avrei tratto chissà quali insegnamenti, ma l'ho fatto, per variare, per provare.
Ti prego lasciati odiare me l'hanno regalato e adesso potrei fare un po' la lettrice con la puzza sotto il naso e dire che altrimenti non l'avrei mai letto, ma la verità è che un po' mi incuriosiva. Che fosse una storia leggera lo sapevo, basta dare un'occhiata al titolo, alla copertina, a tutti quei cuori svolazzanti per capirlo. Ero convinta però che fosse di una bella leggerezza, che fosse piacevole. Insomma: aveva o no vinto quel famoso premio? Se non me lo avessero regalato probabilmente l'avrei comprato, quindi è andata bene così.

Se vi interessa, la storia fiabesca del romanzo è ambientata in una banca londinese e ha per protagonisti Jenny, una donna in carriera molto normale, e Ian, bellissimo futuro duca (o conte, adesso nemmeno mi ricordo). I due lavorano insieme da anni, ma litigano in continuazione. Una volta lei gli ha addirittura dato un pugno sul naso.
Basta così. Mettete insieme quel poco che vi ho detto, la copertina con tutti quei cuoricini e...avrete già il finale. Sì, è quello che state pensando. Non perdete tempo a leggere questo romanzo vincitore del Premio Bancarella, la storia tanto la conoscete già. Di colpi di scena o momenti emozionanti nemmeno l'ombra.

♥ Le frasi che ho sottolineato


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