9 ottobre 2013

Wor(l)ds #1 e #2

Se c'è una cosa che non ho mai smesso di fare da quando ho imparato a farla è questa: scrivere. In nessun momento della mia vita sono riuscita a staccarmi dalla penna, possibilmente blu. Ho riempito diari e quaderni, preso miliardi di appunti, disegnato, scritto titoli colorati, inventato storie. Centinaia e centinaia di pagine Word sono state occupate dalle mie parole, dalle mie storie scritte a sedici anni. Quando andavo a scuola ogni sera per mezz'ora scrivevo la storia di Chiara. Era una storiella come mille altre, stupidissima tra l'altro, una storia che poi, ora che ci penso, non ha avuto nemmeno una fine.
Non hanno mai avuto una fine le mie storie. Almeno quella di Chiara forse se ne meriterebbe una, chissà, anche solo per il fatto che mi ha tenuto compagnia per tanto, tanto tempo.
Scrivere è una delle cose che da sempre amo più fare.
Per questo, quando ho letto del gioco di scrittura ideato da Camilla, ho pensato: perché no?
Le regole sono semplici: ogni mercoledì lei propone un kit composto da alcuni elementi e ognuno di noi si fa ispirare da quelli per scrivere una storia, come se avesse ritrovato delle vecchie cose in un baule in soffitta. Bisogna scrivere un componimento di 900 battute massimo (spazi inclusi) e non è obbligatorio inserire proprio tutti tutti gli elementi, ognuno può rielaborarli come vuole.
La cosa che più mi ha sorpreso è vedere come funzionano diversamente le fantasie di ognuno di noi. È bello vedere come da alcuni punti fermi, gli stessi per tutti, nascano storie completamente diverse.

• La scorsa settimana il kit proposto da Camilla era questo:
Questo è quello che ho scritto io:
Il mare. Te lo ricordi com'era il mare quella notte? Col falò di Ferragosto, la sabbia sotto ai piedi, la mia fronte contro la tua. Il fuoco scoppiettava e illuminava i tuoi occhi nocciola, quei capelli disordinati, il tuo vestito scollato. In un attimo la tua mano era accartocciata dentro la mia. Avevi bevuto e stonavi De Andrè tirandomi con te. Avevo bevuto e dicevo che ti avrei portata a Genova il giorno dopo. Tu ridevi col tuo sorriso storto offrendomi caramelle e baci. Accettavo solo i baci. Bastavano quelli. Sei andata via all'alba, insieme alla tua tracolla rossa e alla tua libertà. Siamo durati giusto un battito di ciglia noi due e quel treno per Via del Campo lo stavo per prendere da solo. Al bar della stazione volevo soltanto bere un caffè, poi ho visto lo stesso pacchetto di caramelle alla cannella che avevi tu: l'ho comprato e ti ho portata con me.
Per scaricare il pdf con tutti i diversissimi componimenti ispirati agli stessi sette elementi immortalati dalla foto basta cliccare qui.

• Questa settimana invece il kit era questo: 
Ecco il mio componimento, ispirato, oltre che ai sei oggetti proposti da Camilla, anche alla bella esperienza di venerdì, quando ad Assisi ho incontrato Papa Francesco.
Seduta tra quarantamila giovani Chiara pensa alla sua vita.
Morde una pera ammaccata toccandosi il pass infilato al collo che copre l'unico suo portafortuna: una medaglia di giada di sua zia. L'ha accompagnata ovunque: a studiare Storia dell'Arte a Firenze e anche in Erasmus, a Parigi. Ha assaggiato macarons, preso trenta e lodi e discusso una meravigliosa tesi su Modigliani.
Quello doveva essere l'inizio della vita per cui aveva sempre lottato, invece niente.
La crisi si è presa la speranza e Chiara ha solo le vitamine per fingere di darsi forza. È sola. Senza un amore, senza un progetto, senza sogni. Una volta era convinta che in solitudine avrebbe osservato e capito meglio la realtà, ma aveva sbagliato tutti i suoi calcoli. Adesso lo sa.
Poi Francesco arriva e da un microfono dice che un giovane senza speranza non è giovane. Chiara sente una lacrima scendere giù. Non la ferma. Ha ragione.
Qui si può scaricare il pdf con tutte le composizioni di questa seconda settimana.

Per ogni informazione sul progetto basta dare un'occhiata qui.
In particolare, per partecipare al terzo capitolo di questo gioco, potete trovate il kit di Camilla qui.
Buon divertimento!


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