15 novembre 2013

Marina Bellezza, Silvia Avallone [Il futuro è un ritorno, la strada sterrata che non ti aspetti]

La prima volta che ho letto il titolo del nuovo romanzo di Silvia Avallone ho pensato che fosse di nuovo ambientato al mare, come Acciaio. Invece mi sbagliavo: non c'è nessuna bellezza marina al centro della storia, semplicemente c'è Marina Bellezza, la protagonista.
La trama è molto semplice: si racconta la tormentata storia d'amore tra Marina e Andrea, due ragazzi cresciuti insieme, troppo diversi per amarsi davvero e al tempo stesso troppo complicati per non aver bisogno l'uno dell'altra.
Da un lato c'è lei, Marina, bellissima, lei che è nata, come me, nel 1990 e non sa com'era il mondo prima di Berlusconi e degli sms. È cresciuta nella provincia biellese, con un occhio sempre attaccato alla televisione, con il chiodo fisso di finirci dentro, un giorno. Marina insegue il successo da quando era piccola, viene da una famiglia povera e a pezzi e l'unica cosa che sembra volere è la ricchezza. Lei vuole i soldi facili, vuole una vita nel lusso, le copertine dei giornali. Sa di essere bellissima, adora essere al centro dell'attenzione, ma non è solo questo, lei ha un talento speciale per la musica, perciò diventerà una cantante famosa, per il momento è solo l'astro nascente della provincia biellese, ma col tempo sarà una star nazionale, o mondiale magari. Andrà ad X Factor, vincerà Sanremo e dischi di platino, mentre le sue canzoni saranno passate continuamente dalle radio. Marina ha programmato da anni tutta la sua vita ed è abbastanza determinata e testarda per riuscire davvero a essere tutto quello che sogna da quando era una bimba.
Dall'altro lato c'è Andrea, ventisettenne non laureato in Agraria, figlio dell'ex sindaco di destra, con un fratello che vive in America e lavora per la Nasa e il ricordo di un nonno margaro che, pur non avendo apparentemente niente, sembrava felice. Andrea capisce che vuole quella felicità lì, quella delle cose semplici, quella che ti viene quando vedi nascere un vitellino o assaggi la prima forma di formaggio che hai fatto tu, con il latte che hai munto tu dalle tue mucche.
Non potrebbero avere aspirazioni più diverse quindi Marina e Andrea: lei sogna Milano o Roma, il lusso, le telecamere, la folla, i soldi. Lui sogna una cascina ad alta quota, quindici mucche, i pascoli e la tranquillità di un luogo inaccessibile ai più. Entrambi hanno dalla loro parte la determinazione, ma in mezzo ai loro piani in apparenza perfetti si infila l'amore, o presunto tale. Personalmente non so quanto sia amore il loro, mi sembra più un impulso, una specie di dipendenza, un qualcosa di viscerale e completamente irrazionale. Se entrambi si fermassero a pensare a quello che sono e a che quello che vogliono capirebbero di essere incompatibili, eppure continuano a sbatterci la testa, per cinquecento pagine.
Oltre alla testardaggine hanno in comune famiglie complicate e un passato doloroso da cui in qualche modo cercano di riscattarsi, imparando a camminare sulle proprie gambe.

A me piace lo stile di Silvia Avallone, lo trovo molto scorrevole e chiaro, senza troppi giri di parole. Nell'ultimo romanzo ho trovato molto belle soprattutto le descrizioni, ad esempio quelle dei paesaggi alpini, delle donne che li abitano, oppure quelle che spiegano il modo in cui nasce una forma di formaggio. L'ho letto bene e penso che sia davvero un bel romanzo (con una fine non all'altezza della storia che l'ha preceduta). Nonostante questo credo di aver apprezzato Marina Bellezza meno di Acciaio, anche se molte tematiche sono comuni in effetti. In entrambi si parla di bellezza, malessere, di giovani, di lavoro, di famiglie disastrose, di persone piuttosto complicate e disadattate. In entrambi si cerca un riscatto, che non si raggiunge mai davvero. Qui c'è la Valle Cervo al posto di Piombino, c'è Aiazzone al posto dell'acciaieria, ci sono le Alpi al posto del Tirreno, c'è Marina invece che Anna e Francesca, e poi al posto dell'Elba c'è Milano cui aspirare. Cambiano i luoghi insomma, ma il senso è più o meno lo stesso.
Oltre alle descrizioni ho apprezzato il continuo riferimento alla crisi e a un modo per uscirne fuori. C'è chi studia tanto e poi emigra come Ermanno, il fratello di Andrea; chi studia tanto e decide di restare per migliorare le cose, come Elsa (una vecchia compagna di classe di Andrea segretamente innamorata di lui da anni); c'è chi crede in un talento e decide di puntare al successo, come Marina; infine c'è chi crede che per andare avanti bisogna tornare indietro, ai lavori dei nonni, come Andrea. Tutto sommato il romanzo è un inno alla gioventù, al rischio, alla necessità di doversi buttare in qualcosa, prima o poi. È un inno al lavoro, alla sua dignità, qualsiasi esso sia.
Tutto questo mi piace, mi piace molto.

Come sempre c'è anche qualcosa che, per mio gusto personale, ho gradito meno:
1) I personaggi: troppo tristi e problematici. Cosa che vale soprattutto per le donne: non so perché, ma le protagoniste di Silvia Avallone mi sembrano sempre persone fragili, deboli, incapaci di prendere la propria vita in mano, persone che da sole si sentono incomplete e che hanno bisogno sempre di qualcuno, anche se poi quel qualcuno non le rispetta.
Marina si comporta come una bimba viziata, fa i capricci, si crede una star e tratta tutti come degli straccetti. È una che non si vergogna di salire mezza nuda su un palco, a me sembra un'egocentrica egoista, una che vede gli altri in funzione di se stessa, che li usa a suo piacimento e poi li butta via, come se niente fosse. Sì, certo, ha i suoi problemi, ma questo non la giustifica. Vorrebbe tutto, sia il successo che Andrea, ma non sa prendersi il primo e non sa nemmeno tenersi davvero un uomo che la adora, da sempre e (purtroppo per lui) per sempre.
Parliamo del suo presunto amore dunque: Andrea, che vuole dedicarsi a un lavoro onesto e faticoso, seguendo il nonno. È un uomo perbene, uno che è determinato a non mollare, che si impegna seriamente, che mette tutto se stesso nelle cose che fa. Secondo me meriterebbe una donna migliore di Marina, ma lui non lo capisce e si comporta come se fosse il suo tappetino. Lei è una stronza, ma lui è altrettanto tontolone. In fin dei conti poi come si dice? Chi è artefice del suo mal pianga se stesso. Ah, quanto piangerà Andrea per aver dato il suo cuore a una che non lo meritava. Ho capito che la amava, ma porca miseria: dove finisce il rispetto per se stessi? Andrea, credimi, saresti stato meglio con Elsa.
Elsa ha perso dieci anni, minimo, dietro a lui. Lui non la calcola e lei continua a pensarlo, per tanto tanto tempo. Insomma, nemmeno lei è per niente sveglia, non per quanto riguarda gli uomini almeno, ma è una in gamba; sarà bruttina, ma ha grandi sogni. Quindi tutto sommato lei mi piace e potrei eleggerla mio personaggio preferito, anche se avrei voluto che le cose tra lei e Andrea andassero diversamente. Elsa è una che sbaglia, ma lo fa in buonafede, non per fregare gli altri, quindi ecco, le ho voluto bene.
Il premio di personaggio più cupo e triste invece lo do a Paola, madre di Marina, è una che, visto che aveva una vita noiosa, si è fatta mettere incinta a sedici anni, così, perché non aveva niente da fare, perché voleva dare una svolta alla sua vita. Vent'anni dopo è un'alcolizzata.
2) Il finale aperto. Oh, odio trovarmi davanti a una fine che potrebbe essere qualsiasi cosa. Per la seconda volta ho letto un bel libro di Silvia Avallone, scritto bene, preciso, carino, poi, per la seconda volta, sono arrivata alla fine e: nooooooooo! Ma dai, che finale è? Secondo me il finale non è all'altezza della storia, ma questo sicuramente dipende dai miei gusti. Non amo le cose senza una vera conclusione. Ecco, io voglio finali definiti, possibilmente lieti. Quello di Marina Bellezza mi è sembrato troppo aperto. Ognuno può leggerci dentro quello che vuole, immagino.
Di seguito, visto che gli scarabocchi su questo libro sono venuti davvero troppo brevi (!), scrivo il finale secondo me.
Andrea e Marina si lasceranno, lui resterà fermo tra i pascoli, ma lei non avrà davvero voglia di fare l'Heidi della Valle Cervo, così ripartirà con la sua valigia fucsia cinese, convinta di avere l'X factor, cosa che forse ha anche eh, ma condita da un pessimo carattere che non la farà mai sfondare. E lei si sentirà una fallita, svenderà il suo corpo, inizierà a bere e diventerà come sua madre, solo che sarà sempre molto più bella. Andrea continuerà, nonostante tutto, ad aprirle la porta quando lei andrà a bussargli, perché in fondo è stata il suo amore e sua moglie. Quindi glielo deve, dal suo punto di vista. Un giorno poi, all'improvviso, Andrea scriverà un'email al fratello dicendogli che è stato un cretino quando ha cercato di affogarlo, quando gli ha centrifugato il cane in lavatrice e anche quando, più recentemente, è andato in America da lui per poi mettersi a urlare e a scappare davanti casa sua, senza essere stato in grado di dirgli niente, nemmeno uno stupido ciao. Ermanno, come ha sempre fatto, lo perdonerà e a Ferragosto andrà a trovarlo su, nella cascina che era stata del nonno. Elsa preparerà qualcosa per pranzo, mentre Andrea metterà sul tavolo le sue forme di formaggio. Elsa penserà che sarebbe bello far parte di quella famiglia, ma Andrea la vedrà sempre come una buona amica. Vedendo correre per il prato il suo unico nipote sentirà una stretta al cuore e vorrebbe di nuovo lì la sua Marina, l'unica che poteva diventare la madre dei suoi figli. Ma Marina non ci sarà. Elsa sì, ma non sarà mai la stessa cosa per Andrea. Lei è solo un'amica bruttina, un'amica che alle prossime elezioni vincerà e da lassù, dalla stanza dei bottoni, metterà tutta se stessa per cercare il modo di ripopolare la sua valle. Anzi, la loro valle: sua e di Andrea. E se sbaglierà, lo farà in buonafede.
 Il futuro è un ritorno. Il futuro è la strada sterrata che non ti aspetti.
p.s. Scusate ancora la mia vergognosa loquacità scritta.

-- frasi


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