27 dicembre 2013

Gli sdraiati, Michele Serra [Solo perché la giovinezza è quella degli altri noi dobbiamo odiarla?]

La pausa natalizia ha fatto in modo che passasse del tempo, circa un mese, tra il momento in cui ho letto questo ultimo libro di Michele Serra e il momento in cui ho deciso di scarabocchiarci sopra qualcosa. Di solito i miei pensieri su un libro li scrivo a caldo o comunque rielaboro cose che mi sono appuntata durante la lettura, stavolta invece i miei saranno scarabocchi esclusivamente a posteriori.
Vediamo quello che in un mese non si è cancellato dalla mia testolina.

Non leggo molto Michele Serra di solito, questo è il suo primo romanzo che mi capita tra le mani, anche se in realtà il verbo capitare è molto sbagliato: l'ho proprio comprato perché sentivo di volerlo leggere. Avevo voglia di andare oltre quelle amache in cui mi imbatto ogni tanto sui vari social, amache che di solito non mi dispiacciono particolarmente. Perciò ho comprato Gli sdraiati, senza sapere quasi niente di quello che c'avrei trovato dentro.
Devo ammettere che mi aspettavo di più, non so esattamente cosa, ma mi aspettavo una storia diversa. In realtà qui non c'è neanche una vera e propria storia, c'è solo un padre separato che non sa come comportarsi col figlio adolescente e col suo modo sonnolento di vivere. Tutto il libro, molto breve e facilmente leggibile, è una specie di flusso di pensieri che questo padre, uno come tanti, indirizza verso il figlio, anche lui un adolescente medio, come ce ne sono chissà quanti.
Ho scoperto che gli sdraiati siamo proprio "noi", i figli, soprattutto gli adolescenti più giovani di me, credo. Sono quelli che passano il tempo distesi sul divano, davanti alla tv, con le cuffie nelle orecchie, un telefono in una mano, il computer sempre lì a portata di mano e un libro di scuola in pericolo di caduta, a lato. Sdraiati, appunto. Ore, pomeriggi interi. Connessi tutto il giorno, tutti i giorni, col mondo intero, eppure incapaci di dialogare faccia a faccia. Gli sdraiati sono quelli che sembrano fregarsene di tutto, quelli che sembrano non appassionarsi a niente, quelli che portano le stesse scarpe da ginnastica d'estate e d'inverno, quelli che fanno la fila davanti ai negozi per prendersi l'ultimo aggeggio alla moda che non si può non avere. Gli sdraiati sono quelli che sembrano non ascoltare, quelli con cui è difficile parlare, quelli apatici che alzano le spalle, quelli che certamente non hanno voglia di discutere coi genitori.

Una generazione descritta maluccio insomma, quella dei poco più piccoli di me. La descrizione è calzante, per carità. Di sdraiati ne conosciamo tutti molti. Ma, mi chiedo io, siamo sicuri che i padri non c'entrino niente col fatto di ritrovarsi in casa figli adolescenti sdraiati e indifferenti, che lasciano gli schizzi di dentifricio sul lavandino del bagno e non si preoccupano di chiudere il barattolo della marmellata? La mia, come credo si intuisca, è una domanda del tutto retorica, perché credo che i genitori abbiano eccome responsabilità. Un adolescente non ha i soldi per comprarsi niente, eppure gli sdraiati godono di ogni ultima uscita tecnologica, non sia mai che altri abbiano cose che i nostri figli non hanno, ci mancherebbe altro. Quindi perché un padre si lamenta del fatto che il figlio se ne sta più in compagnia della tecnologia che degli amici se prima gli compra ogni tipo di computer, tablet, smartphone, Iphone, Ipod, Ipad? Suppongo che educare un figlio sia una cosa complicata, per carità, ma credo che non possa iniziare quando un figlio è già alto quanto il padre. Se vuoi fare il padre lo devi fare da subito, dopo è troppo tardi, non si nasce a diciotto anni e se prima non costruisci un rapporto di fiducia con tuo figlio, probabilmente la sua fiducia poi non l'avrai mai. Questo è il mio parere radicale di figlia non sdraiata, ma neanche madre.

Da che mondo è mondo mi sa che i conflitti generazionali sono sempre esistiti. C'è sempre stato un adulto che ha guardato con disprezzo alla generazione successiva, pensando con nostalgia ai suoi tempi, senza dubbio migliori, quindi mi sembra che Michele Serra abbia più che altro scoperto l'acqua calda, in questo libricino di un centinaio di pagine, di cui alcune lasciate quasi bianche. Non è brutto, però neanche bello. Senza infamia e senza lode. Ho trovato da un lato belle frasi e un'ironia gradevole, dall'altro parti piuttosto noiose, mandate anche troppo per le lunghe, per i miei gusti.

Faccio fatica a dare un giudizio netto. Tutto sommato, forse, credo, può darsi, lo consiglierei. In fondo la fine lascia una speranza e ne abbiamo tutti sempre tanto bisogno.
Forse non siete aulici, cioè al di sotto del mondo, ma snob, cioè al di sopra. Snob di nuovo conio, che hanno fatto di necessità virtù. Dopotutto siete arrivati in un mondo che ha già esaurito ogni esperienza, digerito ogni cibo, cantato ogni canzone, letto e scritto ogni libro, combattuto ogni guerra, compiuto ogni viaggio, arredato ogni casa, inventato e poi smontato ogni idea...e pretendere, in questo mondo usato, di sentirvi esclamare "che bello!", di vedervi proseguire entusiasti lungo strade già consumate da milioni di passi, questo no, non ce lo volete - potete, dovete - concedere. Il poco che riuscite a rubare a un mondo già saccheggiato, ve lo tenete stretto. Non ce lo dite, "questo mi piace", per paura che sia già piaciuto anche a noi. Che vi venga rubato anche quello.
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