31 ottobre 2013

Menù di Halloween - idee dolci

Dopo il menù salato, ecco un insieme di spunti zuccherosi per la notte più terrificante dell'anno.
Non la festeggerò, ora è ufficiale, passerò la serata mangiando castagne a casa di mia sorella, senza nessun film horror, ma con la mia adorabile nipotina. Se riesco vorrei fare un dolcetto da mangiare tutti insieme. Uno tra i seguenti.
2- Panna cotta di Halloween, di Maghetta Streghetta.
8- Rotolo decorato, che è ciò che vorrei provare a fare io, molto ambiziosamente.


30 ottobre 2013

Wor(l)ds #5

Dopo aver giocato alla pasticcera anche oggi e dopo aver mandato l'ennesimo curriculum a un negozio che aprirà prossimamente, torno alle mie amate Wor(l)ds. 
Scriverle questa settimana è stata un'impresa epica, non perché non avessi idee, semplicemente perché non riuscivo a trovare due minuti per staccare la spina e dedicarmici. I post di un blog si possono programmare, ma le Wor(l)ds per Camilla-Zelda no.
Basta chiacchierare che tra poco devo andare al compleanno di mio cugino, a mangiare il dolce interista che ho preparato oggi, motivo per cui non ho tempo da perdere.

Dunque, il kit della quinta settimana, quella del giro di boa del progetto, è il seguente:
E queste sono le parole che sono uscite fuori dal mio cassetto della fantasia:
Su e giù. I pensieri le rimbalzano ininterrottamente dallo stomaco al cuore.
Seduta su una panchina di un parco spogliato dall'inverno, fruga nella borsa alla ricerca di
un diversivo, ma non c'è niente. Trova solo un foglietto di quella serata a teatro, dove
erano andati insieme. Lo stropiccia e lo butta per terra.
Su, giù.
I pensieri, i ricordi.
Lui che le mette un mazzo di chiavi in mano. Lei che compra i fiori e dissemina per casa
post it con i Buongiorno e i pensieri d'amore.
Lui che per mettere in quell'angolo una libreria prende le misure con la riga di scuola. Lei
che ride sconsolata pensando che non verrà mai alla luce.
Su, giù.
Perché?
Le lacrime vanno solo giù.
Lui con quell'altra. Le urla. Il rumore di uno schiaffo. Perché? Se lo chiede, mentre
distrugge il pompon rosso del cappuccio e chiude ogni sua chiamata.
Mentre arriva un messaggio: Scusami.
Su, giù.
Uno yo yo di rabbia e amore.
Qui potete trovare l'intero pdf con tutte le composizioni di questa settimana.


Elogio del moralismo, frasi [Stefano Rodotà] - parte 2

- 2011
La maggior gravità della situazione di oggi, rispetto ai tempi di [...] Mani Pulite, sta nel fatto che l'eversione quotidiana fa sì che neppure la legge possa essere invocata, non avendo la funzione di perseguire giustizia ed eguaglianza, ma quella, opposta, di offrire impunità e privilegio. Democrazia ed eversione quotidiana non possono convivere. Troppi guasti, tutti italiani, derivano da questa convivenza che dura da troppo tempo.

- 2009
È bene ricordare che un progetto di riforma costituzionale assai più blando di quello oggi prospettato venne respinto con un referendum, nel giugno 2006, dal 61,3% dei votanti - quindici milioni di cittadini contro nove. Non nei tempi terribili della Prima Repubblica, dunque, ma dopo cinque anni di governo berlusconiano, la Costituzione repubblicana venne massicciamente confermata da una vera consultazione popolare, non da un sondaggio. Da parte di chi invoca contro tutti e tutto la volontà del popolo, ci si poteva attendere una qualche memoria di quell'evento. Ma, evidentemente, la volontà popolare funziona a corrente alternata, e vale solo quando produce risultati congeniali ai desideri degli attuali governanti.

Berlusconi annuncia una strategia difensiva che aumenterebbe il degrado costituzionale. Non soltanto ha proclamato l'attacco finale ai giudici. Ha parlato di una difesa non solo in sede giudiziaria, ma anche e forse soprattutto attraverso i mezzi d'informazione. Alcune altre domande, allora. Ha mai avuto sentore dell'esistenza di un Codice di autoregolamentazione in materia di rappresentazione di vicende giudiziarie nelle trasmissioni televisive, firmato il 21 maggio del 2009 dal dottor Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset? Vorrà dare un'occhiata a quel che vi è scritto, in particolare a quel che riguarda il rispetto del «principio del contraddittorio»? Poiché ha annunciato di voler rivelare di quale «pasta» siano fatti i suoi contraddittori, si rende conto che si tratterebbe di giudici che, per rispetto delle regole della loro professione, non potrebbero farlo inseguendolo in questo o quel talk show? Consapevole di tutto ciò, e dell'alta funzione pubblica che ricopre, non dovrebbe rinunciare a questo suo proposito, affidandosi alla difesa tecnica e limitando le sue personali difese alla sola presenza nelle aule di giustizia?

Si vogliono mettere le mani sulla prima parte della Costituzione, proprio quella che, a parole, si dice di voler tenere fuori da ogni proposito di riforma. La legge all'esame del Senato sul testamento biologico viola la libertà personale e l'autodeterminazione delle persone, che la Corte costituzionale, con una sentenza della fine del 2008, a dichiarato essere un «diritto fondamentale». Si mettono in discussione la libertà d'espressione e il diritto dei cittadini ad essere informati con la legge sulle intercettazioni telefoniche. Si nega il diritto alla salute come elemento essenziale della moderna cittadinanza quando si propone che i medici possano denunciare un immigrato irregolare la cui unica colpa è la richiesta di cure. Si privatizza la sicurezza pubblica legittimando le ronde, con una pericolosa abdicazione dello Stato a una delle funzioni che ne giustificano l'esistenza. Si avanzano proposte censorie che riguardano Internet. Si erodono le garanzie della privacy per improprie ragioni di efficienza.
Non era mai accaduto prima che il nostro sistema politico vivesse quotidianamente ai margini della legalità costituzionale, che si dubitasse della costituzionalità di tutte le leggi di qualche peso in discussione alle Camere.

- 2010
La forza delle cose, e il lavoro della vituperata magistratura, hanno così riproposto la questione morale come essenziale questione politica. Lo ha dovuto riconoscere lo stesso Berlusconi con l'annuncio di una legge sulla corruzione. Perché tutto questo non rimanga un episodio, sarebbe necessario tornare ad una storia politica troppo facilmente accantonata, che porta al nome di Enrico Berlinguer e alla necessità di una radicale rifondazione della moralità pubblica.

Anni fa, un senatore brasiliano, tanto spudorato quanto sincero, aveva adottato questo slogan: «Rubo, ma faccio». Un uomo del fare, appunto.

- 2009
Un potere che si è progressivamente concentrato nelle mani di pochi, che si vorrebbe chiudere in un cerchio ancora più ristretto, con una idea proprietaria dello Stato che cancella gli altri soggetti istituzionali e azzera ogni controllo.

«La menzogna ci è famigliare fin dagli albori della storia scritta. L'abitudine a dire la verità non è mai stata annoverata tra le virtù politiche e le menzogne sono state sempre considerate giustificabili negli affari politici». [Hannah Arendt]

La democrazia non è solo governo del popolo, ma governo «in pubblico». Qui, in questa semplice e profonda verità, sta l'inammissibilità della menzogna in politica, che si trasforma nella pretesa di non rendere conto dei propri comportamenti da parte di chi ha liberamente scelto di uscire dal rassicurante spazio privato per essere protagonista nello spazio pubblico.

Perché l'abuso non si consolidi fino a diventare regola, bisogna non stancarsi di insistere.

- 2011
Il mettere sullo stesso piano scuola pubblica e scuole paritarie annuncia il passaggio ad un sistema che produce scuole di «appartenenza» - cattoliche o musulmane, leghiste o meridionalizzate, per élites o per diseredati - e avvia un tempo in cui non è la libertà di ciascuno ad essere esaltata, ma un tempo nel quale il riconoscimento reciproco è sostituito dall'esasperazione della propria identità, il confronto dalla distanza dall'Altro. Chiuso ciascuno el proprio ghetto, tutti preparati a contrapporsi ferocemente gli uni agli altri. Si rischia così una società nella quale nessuno viene educato alla conoscenza degli altri, ma solo a quella dei propri simili.

Alla scuola pubblica si deve guardare come al luogo del sapere libero e disinteressato, che è la forma del sapere che costruisce il cittadino.

Il risultato complessivo di tutte queste mosse sarebbe la scomparsa di un effettivo sistema di garanzie, una alterazione degli equilibri costituzionali che ci porterebbe verso un mutamento di regime.

Non ci si deve chiudere in Parlamento, troppe cose avvengono nel paese. Bisogna costruire una solida sponda politica per il crescente numero di cittadini che non si limitano a manifestare nelle piazze reali e virtuali ma, così facendo, costruiscono una concreta agenda politica. Ma, soprattutto, per le opposizioni scocca l'ora obbligata dell'unione, la sola a poter ricostruire le condizioni per una vera dialettica democratica.

- 2009
Etica pubblica. Parole perdute, e al loro posto un deserto in cui scompare la responsabilità della politica, privacy vuol dire fare il comodo proprio, il senso dello Stato è ormai un'anticaglia.

Il voto popolare diventa un lavacro e una unzione.

Niente doppia morale, niente vizi privati e pubbliche virtù per chi riveste funzioni pubbliche, alle quali è giunto per scelta e non per obbligo, e del cui esercizio deve in ogni momento rendere conto alla pubblica opinione. 



28 ottobre 2013

I film della mia vita [primo tempo]

Ho visto questo giochino cinematografico in vari blog, tra cui, per ultimo, quello di Strawberry. Il gioco consiste nel ripercorrere la propria vita attraverso i film, scegliendone uno per ogni anno, a partire dal proprio anno di nascita. 
Certe volte sceglierne uno solo è stato complicato, devo proprio ammetterlo. Inoltre spesso ho scelto film che più che per il mondo sono importanti per me.

Ho diviso la mia vita cinematografica in tre puntate, per provare a non scrivere post lunghi dieci chilometri.
Dunque ecco il primo tempo. Ciak. Motore. Azione!
Nell'anno in cui la Germania vince i mondiali italiani, scoppia la guerra del Golfo e Gorbacev vince il premio Nobel per la pace, vengo al mondo io e insieme a me nasce anche Kevin, destinato a far battere il cuore di ogni bambino della mia età, anche una volta cresciuto. Mamma ho perso l'aereo è (e sottolineo l'indicativo presente) un must natalizio, senza Kevin non è Natale, non per me. Io adoro quegli occhietti vispi e quella sua intelligenza, quel suo sapersela cavare da solo anche contro i ladri, cavolo. Ero sicurissima di saper fare altrettanto, ma nessuno si è mai dimenticato di me e non ho mai potuto mettere in pratica tutte le mie idee. Oggi credo comunque che sia stato meglio così.
È il 1991, mentre muovo i miei primi passi barcollanti, muore Freddy Mercury e compare il primo sito sul World Wide Web, ma soprattutto esce La Bella e la Bestia. Pensavo fosse molto più vecchio e invece il cartone è più giovane di me. Solo amici e poi, uno dice un noi e tutto cambierà... Sono stata colpita da un attacco di romanticismo acuto. Ah, non ci sono abituata.
Il 1992 è l'anno della guerra in Jugoslavia e delle morti di Falcone e Borsellino, l'anno di Mani Pulite e di Clinton presidente degli Stati Uniti. È l'anno di Sharon Stone che non porta le mutande e di Whitney Houston e della sua guardia del corpo, ma io, senza ombra di dubbio, ho scelto Al Pacino e questo film, Profumo di donna, che ho visto per la prima volta solo qualche tempo fa su consiglio della mia amica Martola. Bhè, aveva ragione: è molto bello.
Per la scelta del 1993 sono stata molto molto indecisa. Come non scegliere Schindler's List? Anche Lezioni di piano ha il suo perché. Alla fine, dopo alcuni tentennamenti, ho optato per un bel film che mi ricorda il liceo e, in particolare, le ore di religione passate davanti a un maxischermo. Il prof non ci faceva vedere cose religiose, per fortuna, ma solo e sempre film, qualunque film. Il problema era che in un'ora di 55 minuti ne riuscivamo a vedere solo un pezzo e la settimana dopo era impossibile riavere lo stesso film della settimana precedente, non chiedetemi perché. Così abbiamo visto centinaia di inizi, ma pochi finali e, tra i pochi, fortunatamente, c'è quello di Buon compleanno Mr.Grape!
Il 1994 è l'anno della discesa in campo di Berlusconi, di Mandela presidente, del genocidio del Rwuanda, è l'anno dei primi mondiali di cui ho un vago ricordo, l'anno della morte di Ayrton Senna. È l'anno del Postino, del Re Leone e anche, soprattutto, di Forrest Gump. Uno dei miei film preferiti, di una bellezza semplice e genuina, che mi fa ridere e commuovere. 
Il 1995 è l'anno di Babbo Natale che mi porta Ciccio Bello e l'anno in cui la CEE diventa Unione Europea. È l'anno di un film che ha segnato la mia infanzia, Matrimonio a quattro mani, l'anno di Pocahontas e quello di Palermo-Milano Solo andata, che già solo per Raoul Bova varrebbe la pena di eleggere a film dell'anno. Nella mia fase poliziesca ero molto presa da questo film, ma non posso giurare che la presenza di Raoul sia stata del tutto ininfluente. Inoltre c'era anche Ricky Memphis, il fu (da me tanto amato) Mauro Belli di Distretto.
È il 1996, l'anno della mucca pazza e della pecora Dolly, l'anno in cui metto piede a scuola, con un certo trauma iniziale. È anche l'anno della prima videocassetta contenente un film, e non un cartone animato, che vedo circolare a casa e che voglio assolutamente vedere e rivedere. Penso che Il Ciclone di Pieraccioni sia uno dei film che conosco più a memoria. A Tappami Levante, Tappami! ci giocavamo anche insieme al mio cuginetto, che insisteva per fare Libero solo perché voleva dire Se stanotte non ne trombo neanche una. Era il massimo della trasgressione per lui, all'epoca.
Il 1997 è l'anno della morte di Diana e di Madre Teresa di Calcutta, l'anno della vittoria di Tony Blair e del terremoto dell'Umbria e le Marche. È l'anno del protocollo di Kyoto e della nascita dei primi blog (così dice wikipedia). Il 1997 è l'anno in cui fioriscono addosso alle ragazzette più grandi magliette con la faccia di Leonardo Di Caprio, di cui tutte sono, matematicamente, innamorate. È l'anno del Titanic, che avrebbe vinto a mani basse contro gran parte dei film, ma non con quel meraviglioso Benigni de La vita è bella, per cui non ci sono parole. Poesia, dolcezza, dolore, lacrime, risate. La vita è bella, me lo ripeto ogni giorno. Inoltre credo che abbia formato anche, in parte, il mio vocabolario. Me ne rendo conto ogni volta che saluto la mia nipotina con un sorridente e gioioso Buongiorno principessa!
Il 1998 è l'anno in cui nasce Google e l'anno della guerra nel Kosovo, l'anno in cui muore Lucio Battisti. L'anno di Fortunata e Zorba, la gabbianella e il gatto, ma è anche l'anno di un film che vedrò quasi dieci anni dopo rimanendo colpita: Sliding Doors, porte scorrevoli, quelle con cui è arredata la vita. Per lo stesso principio per cui il battito di una farfalla può provocare un uragano nell'altra parte del mondo, anche la nostra vita può subire tsunami e maremoti solo a causa di una piccola, impercettibile, coincidenza. Per un nanosecondo non riusciamo a prendere un treno e la nostra vita non sarà mai quella che avremmo avuto se solo fossimo riusciti a salire a bordo. O magari sì, chissà. La riflessione di questo film la sento molto mia, per questo l'ho scelto.


27 ottobre 2013

Sempre di domenica #13

1- Il giro del mondo in 196 libri. Una blogger americana ha avuto questa idea geniale: leggere un libro per ogni Paese del mondo. Insomma, dev'essere stato interessante. Potrei farlo anche io, in piccolo. Un giro d'Europa o un giro d'Italia. Un libro per ogni Stato del continente oppure un libro per ogni regione italiana. Ci penserò!
2- 10 cose da fare in caso di umore nero. Il fatto che sia un post di Camilla-Zelda è già garanzia di parole speciali.
4- Con gli ebook si legge di più. Siete d'accordo? Io non ho ancora un ereader, ma ho letto alcuni ebook dal computer e sì, la mia impressione è che con gli ebook si legga un po' di più.
5- Il documento congressuale presentato da Pippo Civati. Ne ho letta solo una parte, ancora.


26 ottobre 2013

Menù di Halloween - idee salate

Vi piace Halloween? A me no, ma quest'anno ho passato momenti così brutti che avrei voglia di festeggiare qualsiasi cosa. Pure un orribile festa.
Non ho detto che la festeggerò, ho detto che la festeggerei. E se la festeggiassi avrei trovato davvero milioni di idee bellissime schifosissime, ma mangiabili. Magari voi festeggerete Halloween e questi spuntini salati potranno tornarvi utili. Nei prossimi giorni potrei scrivere anche una puntata dolce, chissà.
Immagino che, comunque vada il mio Halloween, qualche orribile pietanza di quelle che seguono finiranno sulla mia tavola, perché io amo troppo queste sciocchezzuole a tema. Mi piace farle e quindi ne farò alcune, ancora non so quali.
1- Halloween cheeseburger. In questo caso non ho trovato la ricetta, ma una cosa simile l'ho trovata qui.
2, 3, 4 - Pizza spaventosa, alcune varianti (link 2, link 3, link 4)
5- Mummie hot dog.
6- Dita insanguinate, a base di wurstel, ketchup e cipolla.
7- Una torta salata a forma di zucca. Mi sembra carina l'idea, anche perché lascia molta fantasia nella realizzazione e ognuno di noi può farcirla secondo i propri gusti.
8- Pizza mummiosa. O forse è un pane, non ho capito.
9- L'idea viene da qui. Io farei queste zucchine con la pasta sfoglia e prosciutto cotto e formaggio dentro, tenendo il formaggio sotto, in modo che dai buchi per gli occhi e la bocca risalti il colore del prosciutto.
10- Topolini di carne. Ricetta in italiano grazie a Maghetta Streghetta.
11- Uova ragnose. Idem, come sopra.
12- Mi sono appena accorta di essermi dimenticata il 12!!! Facciamo finta di niente e passiamo al numero 13, che porta sfiga e quindi è più in tema.
13- Mostri urlanti.
14- Crackers fantasmosi, sempre di Maghetta Streghetta.
15- Polpette ragno, come sopra. Maghetta Streghetta ha una vera passione per questa festa.
16- Scopette da strega a base di salatini e formaggio.

17- Ragnatela a base di, mi sembra, carne, pomodori, formaggio e qualcosa di verde che non mi ispira. Ho trovato qualcosa di simile anche qui.
18- Coltellata al cuore.
19- Torta salata con la faccia di zucca.
20- Mummie wurstel. Ancora.
21- Spaghettiwurstel Monsters. Nonostante il nome, la ricetta (miracolo) è in italiano!
22, 23, 25 - Frankestein & company.
24- Peperone...ehm...bleah. Questa cosa fa veramente vomitare, io non riuscirei a mangiarla (e non solo perché proprio odio i peperoni in ogni loro declinazione).
26- Piede di carne.  

25 ottobre 2013

Elogio del moralismo, frasi [Stefano Rodotà] - parte 1

Sono un vecchio, incallito, mai pentito moralista. La parola mi piace, perché richiama non una moralità passiva, compiaciuta, contemplativa e consolatoria, ma una attitudine critica da non abbandonare, una tensione continua verso la realtà, il rifiuto di uno storicismo da quattro soldi che, riducendo a formula abusiva l'hegeliano «tutto ciò che è reale è razionale», spalma di acquiescenza qualsiasi comportamento pubblico e privato. Il moralista non mugugna, non si appaga del racconto delle barzellette antiregime. Esce allo scoperto, e non è frenato dal timore d'essere sgradito, o sgradevole.

Di che cosa sia il moralismo si può certo discutere, ma la critica non può trasformarsi in pretesto per espellere dal discorso pubblico ogni barlume di etica civile. L'intransigenza morale può non piacere, ma la sua ripulsa non può divenire la via che conduce a girare la testa di fronte a fatti di corruzione pubblica, derubricandoli a ininfluenti vizi privati, annegandoli nel «così fan tutti». [...] La caduta dell'etica pubblica, indiscutibile, è divenuta così un potente incentivo al diffondersi dell'illegalità, ad una sua legittimazione sociale. Rifiutata, appunto, come manifestazione di fastidioso moralismo, l'aborrita «questione morale» si è via via rivelata come la vera, ineludibile «questione politica».

Tra una politica che affonda e un populismo che di essa vuole liberarsi, bisogna riaffermare la moralità delle regole, che è cosa lontanissima da ogni suggestione di Stato etico, trovando in primo luogo il suo fondamento in una politica «costituzionale», come si dirà più avanti. E il moralismo non è la rivolta delle anime belle, la protesta a buon mercato, fine a se stessa. S'incarna sempre di più in azione, e si fa proposta politica.

Istituzioni e uomini non vengono più rispettati quando non appaiono rispettabili.

23 ottobre 2013

Wor(l)ds #4

Ormai sapete tutti che cosa intendo quando parlo di Wor(l)ds, immagino.
Rimando chi non lo sapesse al post di Camilla.

Il kit di questa settimana era il seguente:
E ciò che segue è il componimento che quegli otto oggetti proposti da Camilla mi hanno ispirato.
Emma non è mai senza la scatola rosa a pois bianchi dei pastelli e il blocco dove fa ritratti a tutti.
A scuola, dal banco vicino, Luca li vede nascere. Le dice che è brava e lei sorride, giocherellando coi bottoni del maglione.
Non sa che lei ha un altro taccuino con i ritratti che fa a lui. Conosce il suo viso a memoria, ma il verde degli occhi non sa farlo come l'originale.
Un pomeriggio, mentre rompe le uova seguendo una ricetta scritta sul retro di un biglietto da visita, Emma sente che quel dolce profuma d'amore.
Lo tiene in mano, in strada. È per lui.
Quando Luca pedala in quell'incrocio, la sera, vede solo i segni per terra.
Una ragazza è all'ospedale gli dicono.
Raccoglie un foglio, c'è un suo ritratto. Anche gli occhi sono incredibilmente verdi come i suoi.
La luna e le stelle lo guardano piangere, col suo cuore trafitto da mille spilli.
Non gli serve leggere la firma dietro: è Emma.

La storia che avevo in mente non era proprio questa, ma non riuscivo a scriverla in 900 battute come prevedono le regole, perciò ho dovuto cambiarla. Se avessi fatto morire Emma sarebbe stato perfetto, almeno per quanto riguarda gli spazi imposti dal gioco, ma sinceramente: vi sembro io una che può far morire una ragazzina così miseramente? No, infatti. Così io ed Emma siamo giunte a un compromesso: non avrai un lieto fine in 900 battute, le ho detto, ma non morirai neanche. Solo un incidente: grave? Non grave? Questo non si sa.
Tanto per farvelo sapere: nel mio cuore Emma tornerà a dipingere e Luca sarà ben felice di essere il suo modello preferito. [E vissero tutti felici e contenti, sì].

p.s. Qui potete trovare tutti i componimenti della settimana!


22 ottobre 2013

Una squisitissima torta al tiramisù!

Accanto a me c'è l'ultimo libricino letto, Elogio del moralismo di Stefano Rodotà. Avrei voluto scarabocchiarci sopra stasera, ma non riesco ad andare oltre il primo pensiero che questo insieme di articoli dell'ex futuro-probabile Presidente della Repubblica mi ha suggerito. Dicevo del primo pensiero. È il seguente: leggere le opinioni di Rodotà su Berlusconi mi ha fatto capire che mai, in questo strano mondo, con questo strano Pd che col sopracitato Berlusconi in realtà voleva allearsi, Rodotà sarebbe potuto diventare Capo dello Stato. E mamma mia, che immenso peccato. 
Comunque del Ro-do-tà nazionale ne parlerò nei prossimi giorni, stasera sono piuttosto stanca e non mi sento in grado di farlo.
Ricordate il librottino di ottobre? Una delle missioni possibili in cui mi sono impegnata di più è la settima: andare per boschi a cercare i funghi. Esatto, state leggendo il blog di un'esperta (vabbè non esageriamo) fungaiola. Sono settimane che macino chilometri e finalmente, in questi ultimi giorni, sono nati i porcini! Oggi ne abbiamo trovati 96, insieme ad altre specie di funghi che nemmeno nomino perché immagino abbiano nomi completamente diversi nelle altre zone d'Italia, considerando che cambiano anche nella mia regione da un paese all'altro.
Comunque, ho messo alcune mie foto "fungaiole" nel mio tumblr fotografico, Piccole cose belle. Clic per vederle.

Visto che ho voglia di scrivere, ma non del libro di Rodotà, vi lascio con una ricetta di un dolce buonissimo. A proposito di ricette, avete idee per cucinare i porcini? Io, ad esempio, vorrei provare le caramelle di pasta di Sergio Barzetti, che amo spassionatamente da quando sta alla Prova del cuoco.
La ricetta del dolce non è frutto della mia immensa fantasia, l'ho trovata qui.
• INGREDIENTI
   PER LA FROLLA:
- 300 g di farina
- 3 tuorli
- 125 g di zucchero a velo
- 180 g di burro
- 1 bustina di vanillina
   PER LA FARCIA AL TIRAMISU':
- 250 g di ricotta
- 3 tuorli
- 1 albume
- 70 g di zucchero
- 250 ml di panna fresca
- pavesini
- gocce di cioccolato
- caffè

• PROCEDIMENTO
Questo dolce va preparato con anticipo rispetto al momento in cui verrà mangiato, la frolla si può tranquillamente cuocere anche il giorno prima. Per farla basta unire tutti gli ingredienti formando una palla da lasciar raffreddare in frigo almeno una mezz'oretta, poi si tira fuori, si stende, si buca con una forchetta e si copre con un foglio di carta da forno, dove si buttano i fagioli per evitare di farla crescere. 
Cuocere per 15 minuti a 175°, poi togliere la carta e i fagioli e rinfornare per altri 10/15 minuti. 
Bisogna far raffreddare bene la frolla prima di mettere la farcia, per questo è comodo farla il giorno prima.
Per fare la crema bisogna: montare l'albume, montare la panna e montare i tuorli con lo zucchero e la ricotta, poi si uniscono i tre impasti.
A questo punto si può montare il dolce. Nel guscio di frolla si mette uno strato di crema, poi gocce di cioccolato, poi pavesini imbevuti nel caffè, poi altro strato di crema e infine altre gocce di cioccolato.
Il risultato è una buonissima torta al tiramisù che bisogna far riposare in frigo almeno per quattro ore prima di papparsela tutta.

Bon appétit!


21 ottobre 2013

Lettere dei condannati a morte della Resistenza italiana #3

♦ Lettere dei condannati a morte della Resistenza italiana   #1
♦ Lettere dei condannati a morte della Resistenza italiana   #2

Pedro Ferreira (23 anni)
Maggiore sarà la possibilità di reazione al dolore se penserete che il vostro figlio e fratello è morto come i fratelli Bandiera, Ciro Menotti, Oberdan, e Battisti colla fronte rivolta verso il sole ove attinse sempre forza e calore: è morto per la Patria alla quale ha dedicato tutta la sua vita: è morto per l'onore perché non ha mai tradito il suo giuramento, è morto per la libertà e la giustizia che trionferanno pure un giorno quando sarà passata questa bufera e quando sulle campagne devastate e le città distrutte volerà la colomba recante l'ulivo della pace e della concordia.

Morte più bella non potevo sperare dal destino troppo spesso ingiusto e misconoscente.

Poche ore prima di morire formulo a voi tutti gli appartenenti al Partito a cui io pure appartengo, i migliori auguri affinché possiate apportare alla nuova Italia di domani quelle masse di energie sane e libere, tanto necessarie per la rigenerazione del Paese. [...] Ed ora, amici cari, non mi rimane che salutarvi, augurandovi che le fortune del P. d'A. mai disgiunte dalle fortune dell'Italia liberata di domani, possano portare al graduale rinvigorimento della Nazione e della rieducazione morale del popolo tutto, senza la quale le forze demagogiche che hanno portato l'Italia nostra all'odierna rovina riprenderanno il sopravvento, e gli errori si ripeteranno senza fine fino alla reale scomparsa di quella civiltà di cui noi fummo i portatori.

Walter Fillak (24 anni)
Ti auguro di aver presto, molto presto dalla vita quella felicità che avrei voluto darti io.

Umberto Fogagnolo (32 anni)
V'è nella vita di ogni uomo un momento decisivo nel quale chi ha vissuto per un ideale deve decidere e abbandonare le parole.

Bruno Frittaion (19 anni)
Muoio, ma vorrei che la mia vita non fosse sprecata inutilmente, vorrei che la grande lotta per la quale muoio avesse un giorno il suo evento.

Muoio, muoio senza alcun rimpianto, anzi sono orgoglioso di sacrificare la mia vita per una causa, per una giusta causa e spero che il mio sacrificio non sia vano anzi sia di aiuto nella grande lotta. Di quella causa che fino a oggi ho servito senza nulla chiedere e sempre sperando che un giorno ogni sacrificio abbia il suo ricompenso.
Per me la migliore ricompensa era quella di vedere fiorire l'idea che purtroppo per poco ho servito, ma sempre fedelmente.

Guido Galimberti (38 anni)
Care bimbe, ora non potete leggere questo mio ultimo saluto, ma lo leggerete un tempo nel quale potrete comprendere allora apprenderete in questo foglio la morte di vostro padre e saprete che è morto da soldato e da italiano e che ha combattuto per avere un'Italia libera. Spero che non piangerete quando leggerete questo mio scritto. Addio bimbe e che un bacio giunga a voi, spero che quando sarete grandicelle mamma vi farà imparare ad amare l'Italia. L'amerete con tutto il cuore, addio.

Paola Garelli (28 anni)
Non devi piangere né vergognarti per me. Quando sarai grande capirai meglio. Ti chiedo una cosa sola: studia, io ti proteggerò dal cielo.

Eusebio Giambone (40 anni)
Io che non sono credente, io che non credo alla vita dell'al di là, mi dispiace morire ma non ho paura di morire: non ho paura della morte, sono forse per questo un Eroe? Niente affatto, sono tranquillo e calmo per una semplice ragione che tu comprendi, sono tranquillo perché ho la coscienza pulita, ciò è piuttosto banale, perché la coscienza pulita l'ha anche colui che non ha fatto del male, ma io non solo non ho fatto del male, ma durante tutta la mia vita breve ho la coscienza di aver fatto del bene non solo nella forma ristretta di aiutare il prossimo, ma dando tutto me stesso, tutte le mie forze, benché modeste, lottando senza tregua per la Grande e Santa Causa della liberazione dell'Umanità oppressa.
[...] Sono così tranquilli coloro che ci hanno condannati? Certamente no! Essi credono con le nostre condanne di arrestare il corso della storia; si sbagliano! Nulla arresterà il trionfo del nostro Ideale, essi pensano forse di arrestare la schiera di innumerevoli combattenti della Libertà con il terrore? Essi si sbagliano! Ma non credo che essi si facciano queste illusioni: essi sanno certamente di non poter arrestare il
corso normale degli avvenimenti, ma agiscono con il terrore per prolungare il più possibile il momento della resa dei conti.
Il tuo papà è stato condannato a morte per le sue idee di Giustizia e di Eguaglianza. Oggi sei troppo piccola per comprendere perfettamente queste cose, ma quando sarai più grande sarai orgogliosa di tuo padre e lo amerai ancora di più, se lo puoi, perché so già che lo ami molto. [...] Per me la vita è finita, per te incomincia, la vita vale di essere vissuta quando si ha un ideale quando si vive onestamente, quando si ha l'ambizione di essere non solo utili a se stessi ma a tutta l'Umanità.

Studia di buona lena come hai fatto finora per crearti un avvenire. Un giorno sarai sposa e mamma, allora ricordati delle raccomandazioni di tuo papà e soprattutto dell'esempio di tua mamma. Studia non solo per il tuo avvenire ma per essere anche più utile nella società, se un giorno i mezzi non permetteranno di continuare gli studi e dovrai cercarti un lavoro, ricordati che si può studiare ancora ed arrivare ai sommi gradi della cultura pur lavorando.

Alfonso Gindro (22 anni)
Mamma adorata sii fiera di tuo figlio che diede la vita per un giusto ideale e per una santa causa che si sta combattendo e che presto splenderà alla luce di una grande vittoria.  Non posso rimpiangere la mia esistenza così fulmineamente troncata per il volere di gente che non è sazia dei loro nefandi delitti.

Dante Gnetti (21 anni)
In questo momento vorrei avervi vicino per darvi ancora un ultimo bacio, ma anche questo non lo posso. Ad ogni modo bacio questo foglio, è come se fosse voi stessi.

Guglielmo Jervis (42 anni)
Non piangetemi, non chiamatemi povero. Muoio per aver servito un'idea. [Parole scritte con la punta di uno spillo sulla copertina di una Bibbia trovata nei pressi del luogo in cui fu fucilato]

Ugo Machieraldo (35 anni)
Sono perfettamente sereno nell'adempiere il mio dovere verso la Patria, che ho sempre servito da soldato senza macchia e senza paura, sino in fondo. So che è col sangue che si fa il grande paese nel quale si è nati, si è vissuti e si è combattuto.


18 ottobre 2013

Una stanza tutta per sé, Virginia Woolf

Nell'ottobre di quasi un secolo fa Virginia Woolf elaborava questi pensieri, passeggiando in mezzo a strade inglesi dai colori autunnali. Nell'ottobre di quasi un secolo dopo le sue riflessioni sono finite tra le mie mani, racchiuse in un libricino dalla copertina molto, molto rosa. L'ho letto nel mese giusto.
Virginia Woolf era una donna molto fortunata all'epoca, fortunata come lo sarebbe oggi chiunque vincesse alla lotteria. Un'eredità di una ricca zia le garantiva a vita vitto, alloggio e indumenti. Cinquecento sterline all'anno erano sufficienti per la sua indipendenza economica, perciò non aveva bisogno né di un marito né di un lavoro: poteva tranquillamente dedicarsi alla scrittura.
Il titolo di questo breve, e intenso, saggio non è altro che la tesi dell'autrice:
Una donna deve avere soldi e una stanza tutta per sé, se vuole scrivere romanzi.
Sfido chiunque a dire che non abbia ragione la Woolf, una volta arrivati alla fine del saggio. Praticamente ho sottolineato tutto il libro, stupita di quanto pensieri di un secolo fa potessero essere, non solo veri, ma anche, talvolta, attuali.
Dunque, la Woolf era fortunata, l'ho già detto. Ed era fortunata non solo per i soldi caduteli addosso ma anche perché stava vivendo un tempo migliore per le donne, un tempo di svolta. Lei, dal suo punto di vista privilegiato, di donna dotata di indipendenza economica e, quindi, di libertà intellettuale, si guarda indietro e si pone una domanda: che cosa sarebbe successo se ad avere l'indiscusso talento di Shakespeare fosse stata una sua ipotetica sorella? La risposta è semplice: non sarebbe successo niente. Quella sorella avrebbe vissuto male la sua femminilità, avrebbe invidiato gli uomini e represso con dolore e lacrime il suo talento letterario. Nel Cinquecento non era proprio possibile, né concepibile, che una donna scrivesse.
Sarei capace di scommettere che Anonimo, il quale scrisse tante poesie senza firmarle, spesso era una donna.

17 ottobre 2013

Una stanza tutta per sé, frasi [Virginia Woolf]


Una donna deve avere soldi e una stanza tutta per sé, se vuole scrivere romanzi. 

I poeti viventi esprimono un sentimento che in realtà viene creato in noi e che ci viene estorto sul momento. Anzitutto, non lo riconosciamo; spesso, per qualche motivo, ci spaventa; l'osserviamo con attenzione e lo confrontiamo gelosamente, sospettosamente, col vecchio sentimento che conoscevamo. Di qui la difficoltà della poesia moderna; ed è a causa di questa difficoltà che non riusciamo a ricordare più di due versi  consecutivi di qualunque poeta moderno.

Dobbiamo dare la colpa alla guerra? Quando i cannoni spararono nell'agosto del 1914, i visi degli uomini e delle donne mostravano con tanta reciproca chiarezza che era stato ucciso il romanticismo?

Era quel momento fra due luci, quando i colori vengono intensificati e la porpora e l'oro bruciano sui vetri delle finestre come il battito di un cuore eccitabile; quando chissà perché la bellezza del mondo [...] così presto peritura ha due tagli, uno ridente, l'altro angoscioso, che ci dividono il cuore.

Così com'è strutturato l'essere umano, il cuore, il corpo e il cervello sono mescolati, e non rinchiusi in contenitori isolati - come senza dubbio saranno tra un milione di anni - e una buona cena è molto importante per una buona conversazione. Non si può pensare bene, amare bene, dormire bene, se non si è cenato bene.

Riflettevo [...] su quale fosse l'effetto della povertà, e quale quello della ricchezza sulla mente.

Perché gli uomini bevevano vino e le donne acqua? Perché un sesso era così prospero e l'altro così povero?Quale effetto ha la povertà sul romanzo? Quali sono le condizioni necessarie alla creazione di un'opera d'arte? Mille domande si affollavano tutte insieme. Ma occorrevano le risposte, non le domande.

Avete idea di quanti libri si scrivono sulle donne in un anno? Avete idea di quanti sono scritti da uomini? Sapete di essere l'animale forse più discusso dell'universo?

16 ottobre 2013

Wor(l)ds #3

Mancano quaranta minuti alla mezzanotte, quindi tecnicamente è ancora mercoledì e il mercoledì, si sa, è il giorno del nostro gruppo di scrittura. Il giorno di Wor(l)ds, il gioco inventato da Camilla.
Le regole sono semplici: lei ci dà un kit e noi dobbiamo inventarci una storia di, massimo, 900 battute.
Ecco il baule di questa settimana:
Questo è il mio componimento:
Eravamo bambini quando Leo scriveva di amarmi e io mi vergognavo di lui e del suo amore. Rifiutavo tutti i regalini (conchiglie, portachiavi, pupazzi, perfino un souvenir da Roma), tenevo solo i biglietti scritti male e liappiccicavo alle pagine di un diario chiuso con un lucchetto che credevo ermetico, ma che si apriva con una forcina per capelli.
Che cosa ho fatto in questi vent'anni?
Me lo chiedo, con un mestolo in mano, mentre tu sei dietro di me, in silenzio dopo la tua proposta. Bevo, non so se per il sugo troppo piccante o per quello che mi hai chiesto.«Pensi di essere come questa?- mi dici sbattendo sul tavolo una piantina grassa – Credi di poter vivere da sola? Credi che senza di me la tua vita sarebbe la stessa cosa?»
Respiro.
Mescolo il sugo.
Mi giro.
È ora di crescere.«Andiamo a vivere insieme, va bene.»Mi abbracci, senza sentire le spine che mi sono piantata addosso prima di te.
 Ora scappo a guardare #Gazebo. Mi sa che sono pure in ritardo!


13 ottobre 2013

Sempre di domenica #12


2- Le dieci frasi da non dire ai vostri amici di sinistra. Quando la mia amica Giulia ha letto questa lista ha pensato a me e me l'ha fatta conoscere, chissà perché. È davvero una lettura veloce e simpatica, nonché veritiera eh. Provateci solo a dirmi che è Renzi il futuro della sinistra italiana, poi vediamo...
3- Vajont: l'Enel e la Guardia di Finanza umiliano un superstite. Questa settimana cadeva l'anniversario di quel disastro provocato cinquant'anni fa non dalla natura malvagia, ma dall'uomo, dai soldi e dalla corruzione. Vi consiglio la visione, oltre che di questo video vergognoso, anche del film Vajont-La diga del disonore, io l'ho visto mercoledì su RaiMovie e mamma mia, che rabbia.
4- A proposito del punto numero 2, a proposito del futuro della sinistra italiana e quindi, per forza di cose, del futuro del Pd, ecco chi sostengo io, altro che Matteo Renzi. Una follia quella di Pippo Civati? Ma certo che no, le cose cambiano cambiandole. Personalmente poi io vorrei cambiarle in un modo pacifico e democratico, mi fido di lui e delle sue idee. Lo so che mille volte ultimamente ho detto e scritto che la politica mi delude ogni giorno di più, ma credo sia da stupidi fregarsene. Non si può essere apolitici, perché la politica è nelle nostre vite e visto che non vogliamo fregarcene delle nostre vite non dobbiamo fregarcene nemmeno della politica. Perciò eccomi qui, di nuovo, a fare il tifo per qualcuno che mi ispira fiducia. Dopo il Papa, voglio ascoltare anche lui dal vivo. 
Non so quanto realisticamente Pippo Civati possa diventare segretario del Pd contro un Renzi sempre in formissima e imbottito di soldi, però non si sa mai, no? Chissà che cosa succederà nei prossimi due mesi. 
Riguardo il sostegno alla candidatura di Civati consiglio anche di leggere questo post


10 ottobre 2013

Ti prego lasciati odiare, Anna Premoli

La mia domanda è una soltanto: perché questo libro ha vinto il Premio Bancarella? Che cos'ha di speciale? In quale punto esattamente fa battere il cuore? Giuro, io non l'ho capito. Se qualcuno potesse illuminarmi a tal proposito mi farebbe un piacere, grazie.
Non credo che il mio giudizio negativo sul libro sia determinato solo dal fatto che appartenga a un genere a me poco congeniale, penso proprio che ci sia una sciapezza di stile e contenuti che va oltre i miei gusti personali, credo.
Sinceramente non sono una lettrice ossessionata dall'aspetto formale di un romanzo, la mia visione è ben racchiusa in questo pensiero di Cesare Pavese:  A dischiudermi la vita sono stati in gran parte i libri. Non le grammatiche o i vocabolari, ma tutte le opere in cui vive qualche sentimento. Nonostante ciò, in questo libro mi ha dato fastidio anche l'aspetto formale.
Spesso ho avuto l'impressione che la storia di Ian e Jenny potenzialmente potesse essere al livello delle storie che chissà quanti di noi tengono chiuse in un cassetto o, più probabilmente visti i tempi, in un file word nascosto in qualche cartella del computer. La differenza sta nel fatto che c'è chi si vergogna di aver scritto una schifezza simile e chi, addirittura, la pubblica. Chapeau al coraggio di Anna Premoli. Io non l'avrei mai avuto, ad esempio.
Ho letto che la sua passione per la scrittura è esplosa durante la gravidanza, durante la quale passava tutto il tempo a scrivere, come fosse un antistress, finché suo marito non l'ha invitata a provare a pubblicare le sue storie. Ora io mi immagino questa donna normalissima, che non aveva mai scritto niente di serio in vita sua, che si autopubblica un libro. E la immagino vedere incredula il suo libro venduto. Immagino e capisco profondamente la sua felicità. Era una moglie, una mamma come mille altre e adesso, così, di punto in bianco, quasi per scherzo, è diventata una scrittrice. Una favola la sua, no? Sì. Ho il massimo rispetto per lei, per il suo sogno improvvisato, per la sua vita cambiata improvvisamente. È bello tutto questo.
Solo che mi sfugge qualcosa.
Quello che non capisco e che non credo capirò mai è: come è possibile che Ti prego lasciati odiare abbia vinto il Premio Bancarella?
Per carità, non sono certo detentrice di verità assolute, non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace, però...come è possibile? Dico davvero. A me sembra oggettivamente una storiella molto fragile, scritta pure male, tra l'altro. Anche chi avrebbe dovuto editare il libro non so che cosa stava pensando. Ripeto, me ne frego abbastanza della forma e di solito infatti non ne parlo mai, però stavolta c'ho fatto caso, sarà perché non sono stata travolta dalla storia. Se non c'è la storia e non c'è nemmeno la forma, che cosa resta di un libro? Pressoché niente, credo.
Ti prego lasciati odiare non meritava il Premio Bancarella. Questo è un mio insindacabile giudizio. Punto.

A volte mi piace leggere libri leggeri, senza pretese, solo per distrarmi un attimo. Lo faccio consapevolmente. Quando ho letto il terzo libro di Fabio Volo sapevo che cosa stavo facendo, anche quando ho letto quest'estate quella parodia delle cinquanta sfumature sapevo che non ne avrei tratto chissà quali insegnamenti, ma l'ho fatto, per variare, per provare.
Ti prego lasciati odiare me l'hanno regalato e adesso potrei fare un po' la lettrice con la puzza sotto il naso e dire che altrimenti non l'avrei mai letto, ma la verità è che un po' mi incuriosiva. Che fosse una storia leggera lo sapevo, basta dare un'occhiata al titolo, alla copertina, a tutti quei cuori svolazzanti per capirlo. Ero convinta però che fosse di una bella leggerezza, che fosse piacevole. Insomma: aveva o no vinto quel famoso premio? Se non me lo avessero regalato probabilmente l'avrei comprato, quindi è andata bene così.

Se vi interessa, la storia fiabesca del romanzo è ambientata in una banca londinese e ha per protagonisti Jenny, una donna in carriera molto normale, e Ian, bellissimo futuro duca (o conte, adesso nemmeno mi ricordo). I due lavorano insieme da anni, ma litigano in continuazione. Una volta lei gli ha addirittura dato un pugno sul naso.
Basta così. Mettete insieme quel poco che vi ho detto, la copertina con tutti quei cuoricini e...avrete già il finale. Sì, è quello che state pensando. Non perdete tempo a leggere questo romanzo vincitore del Premio Bancarella, la storia tanto la conoscete già. Di colpi di scena o momenti emozionanti nemmeno l'ombra.

♥ Le frasi che ho sottolineato


9 ottobre 2013

Wor(l)ds #1 e #2

Se c'è una cosa che non ho mai smesso di fare da quando ho imparato a farla è questa: scrivere. In nessun momento della mia vita sono riuscita a staccarmi dalla penna, possibilmente blu. Ho riempito diari e quaderni, preso miliardi di appunti, disegnato, scritto titoli colorati, inventato storie. Centinaia e centinaia di pagine Word sono state occupate dalle mie parole, dalle mie storie scritte a sedici anni. Quando andavo a scuola ogni sera per mezz'ora scrivevo la storia di Chiara. Era una storiella come mille altre, stupidissima tra l'altro, una storia che poi, ora che ci penso, non ha avuto nemmeno una fine.
Non hanno mai avuto una fine le mie storie. Almeno quella di Chiara forse se ne meriterebbe una, chissà, anche solo per il fatto che mi ha tenuto compagnia per tanto, tanto tempo.
Scrivere è una delle cose che da sempre amo più fare.
Per questo, quando ho letto del gioco di scrittura ideato da Camilla, ho pensato: perché no?
Le regole sono semplici: ogni mercoledì lei propone un kit composto da alcuni elementi e ognuno di noi si fa ispirare da quelli per scrivere una storia, come se avesse ritrovato delle vecchie cose in un baule in soffitta. Bisogna scrivere un componimento di 900 battute massimo (spazi inclusi) e non è obbligatorio inserire proprio tutti tutti gli elementi, ognuno può rielaborarli come vuole.
La cosa che più mi ha sorpreso è vedere come funzionano diversamente le fantasie di ognuno di noi. È bello vedere come da alcuni punti fermi, gli stessi per tutti, nascano storie completamente diverse.

• La scorsa settimana il kit proposto da Camilla era questo:
Questo è quello che ho scritto io:
Il mare. Te lo ricordi com'era il mare quella notte? Col falò di Ferragosto, la sabbia sotto ai piedi, la mia fronte contro la tua. Il fuoco scoppiettava e illuminava i tuoi occhi nocciola, quei capelli disordinati, il tuo vestito scollato. In un attimo la tua mano era accartocciata dentro la mia. Avevi bevuto e stonavi De Andrè tirandomi con te. Avevo bevuto e dicevo che ti avrei portata a Genova il giorno dopo. Tu ridevi col tuo sorriso storto offrendomi caramelle e baci. Accettavo solo i baci. Bastavano quelli. Sei andata via all'alba, insieme alla tua tracolla rossa e alla tua libertà. Siamo durati giusto un battito di ciglia noi due e quel treno per Via del Campo lo stavo per prendere da solo. Al bar della stazione volevo soltanto bere un caffè, poi ho visto lo stesso pacchetto di caramelle alla cannella che avevi tu: l'ho comprato e ti ho portata con me.
Per scaricare il pdf con tutti i diversissimi componimenti ispirati agli stessi sette elementi immortalati dalla foto basta cliccare qui.

• Questa settimana invece il kit era questo: 
Ecco il mio componimento, ispirato, oltre che ai sei oggetti proposti da Camilla, anche alla bella esperienza di venerdì, quando ad Assisi ho incontrato Papa Francesco.
Seduta tra quarantamila giovani Chiara pensa alla sua vita.
Morde una pera ammaccata toccandosi il pass infilato al collo che copre l'unico suo portafortuna: una medaglia di giada di sua zia. L'ha accompagnata ovunque: a studiare Storia dell'Arte a Firenze e anche in Erasmus, a Parigi. Ha assaggiato macarons, preso trenta e lodi e discusso una meravigliosa tesi su Modigliani.
Quello doveva essere l'inizio della vita per cui aveva sempre lottato, invece niente.
La crisi si è presa la speranza e Chiara ha solo le vitamine per fingere di darsi forza. È sola. Senza un amore, senza un progetto, senza sogni. Una volta era convinta che in solitudine avrebbe osservato e capito meglio la realtà, ma aveva sbagliato tutti i suoi calcoli. Adesso lo sa.
Poi Francesco arriva e da un microfono dice che un giovane senza speranza non è giovane. Chiara sente una lacrima scendere giù. Non la ferma. Ha ragione.
Qui si può scaricare il pdf con tutte le composizioni di questa seconda settimana.

Per ogni informazione sul progetto basta dare un'occhiata qui.
In particolare, per partecipare al terzo capitolo di questo gioco, potete trovate il kit di Camilla qui.
Buon divertimento!


8 ottobre 2013

Ti prego lasciati odiare, frasi [Anna Premoli]


«È un peccato giudicare una persona solo sulla base di quello che un giorno potrebbe diventare. Io preferisco di gran lunga concentrarmi su quello che è adesso».

«Mi sento in dovere di dirti che è decisamente meglio farsi spezzare il cuore che tenersi sempre lontano dal vero amore».

Una piccola ferita oggi è meglio di una mortale domani.


7 ottobre 2013

Notte buia, niente stelle [Stephen King]

Molto materialisticamente ho comprato questo libro perché era quello che costava meno sullo scaffale del supermercato. Inoltre con il Re non ero andata ancora oltre Il miglio verde e, visto quanto mi era piaciuto quest'ultimo, mi sembrava giusto continuare la sua conoscenza.

Notte buia, niente stelle è una raccolta di quattro racconti incentrati sull'oscuro che domina l'animo umano. In ogni racconto si può udire un clic, un esatto momento in cui una persona, fino a quel momento in apparenza normale, si trasforma lasciando scoperto un lato insospettabile di se stesso.
Quante insospettate personalità può avere un essere umano, nascoste nel profondo?
Tante. Non ci sono dubbi dopo aver letto questo libro. Anzi, se devo essere sincera, ciò che Stephen King ha dipinto dietro vite di uomini e donne apparentemente normali mi ha messo addosso una certa angoscia. Una certa ansia. Non è che adesso inizio a vedere spietati assassini ovunque? Non è che si nasconde anche in me un serial killer? Ecco, voi l'avreste mai detto? Suppongo di no. Eppure, nell'oscuro, sotterraneo, paranormale mondo di Stephen King, tutto questo è possibile. E questo fa paura, perché non sai mai chi hai davanti o, peggio ancora, chi sei tu.

Ecco i quattro racconti:
1 - 1922. Un uomo ha una moglie noiosa, che vuole sempre mettere becco in ogni cosa. Sta diventando insopportabile, non resta che fare una cosa: ucciderla. È sempre la prima soluzione di King. In effetti pone fine a ogni problema. Nel caso di questo racconto lo schifo non si limita a un omicidio, no, ma al modo in cui viene compiuto. L'uomo coinvolge il figlio adolescente nell'assassinio della madre. Ovviamente la loro vita non sarà più la stessa.
2- Maxicamionista. Una mediocre scrittrice di gialli viene violentata. Se andasse alla polizia tutti saprebbero che cosa le è successo e questo non deve assolutamente accadere. Se facesse finta di niente altre donne subirebbero quello che ha subito lei e neanche questo deve assolutamente succedere. Esatto, c'è solo una cosa da fare: uccidere chi le ha fatto del male.
3- La giusta estensione. Un uomo ha un cancro che lo sta divorando e che gli lascia pochi mesi di vita. Fortunatamente incontra una strana figura che vende estensioni di qualunque cosa, anche di vita. Gli propone altri quindici anni di vita in cambio di soldi e non solo. Se vuole vivere deve distruggere la vita di una persona che odia. Che cosa faremmo se venissimo posti di fronte a una scelta simile? Saremmo davvero capaci di dire No, grazie, preferisco morire domani piuttosto che far male a un'altra persona? Ecco, io non lo so. Questo è il racconto più paranormale dei quattro e forse è quello che mi ha mandato più in tilt, perché, diciamocelo, una cosa è uccidere qualcuno con le proprie mani perché ci sta antipatico, un'altra è decidere che è meglio che muoia qualcun altro piuttosto che noi, senza doverci neanche sporcare le mani per far sì che questo accada.
4- Un bel matrimonio. Una donna scopre dopo anni e anni di matrimonio che il marito è un terribile serial killer che uccide le donne dopo averle seviziate. Che cosa fare dunque? Denunciarlo? Ma che domande, stiamo parlando di un racconto di Stephen King, la soluzione è sempre e soltanto una: ucciderlo.

Libro diverso dai soliti, si legge bene, anche se gli argomenti sono pesanti e le scene descritte appaiono molto macabre spesso.


♥ Le frasi che ho sottolineato


6 ottobre 2013

Sempre di domenica #11


1- Papa Francesco visita Assisi, in quello che lui definisce un pellegrinaggio d'amore per pregare sulla tomba di un uomo che si è spogliato di ogni cosa e ha amato tutti, soprattutto i più poveri, con semplicità. So che la mia presenza tra i quarantamila giovani presenti lì può stupire, d'altra parte ha stupito me per prima. Un anno fa non avrei mai immaginato di vedere il Papa a una manciata di metri da me, ma in un anno sono cambiate tante cose, innanzitutto il Papa. Per Ratzinger non avrei mai passato una giornata come quella di venerdì, confinata in due metri quadri per dieci ore. Papa Francesco però, incredibilmente, mi sta simpatico. Mi piace proprio. Sembra un colmo, lo so, detto da me. Per completare il cerchio delle cose incredibili successe l'altro giorno in quel di Assisi, bhè, mi sono commossa come una scema. 
Non ero così convinta di voler andare a vedere il Papa e non nego di essermi sentita spesso un'intrusa quando tutti intonavano canzoni d'oratorio che io non avevo nemmeno mai sentito, però, alla fine, sono contenta di esserci andata e di aver fatto quest'esperienza strana, ma bella. C'era qualcosa di particolare nell'aria. Quando ho prenotato il posto sul pullman mi sono detta che in fondo stavo solo andando ad ascoltare un capo di Stato straniero che aveva la mia stima, ma sinceramente non so se quell'aria avrebbe avuto le stese vibrazioni davanti ad un Obama. Non lo so. Quello che ho visto è stato un Papa umano, con un sorriso spontaneo e gli occhi buoni. Mi ha fatto piangere. Ho provato brividi che non credevo avrei mai più sentito per questioni, diciamo, religiose. Devo ancora capirla la mia emozione di venerdì. 
Ah, quella foto è la mia, ero anche molto vicina, tra l'altro. 
Se volete vedere quelle belle dei fotografi guardate qui: 1, 2, 3, 4.
2- Ritratti d'autore. Per scoprire che facce avevano Virginia Woolf, James Joyce, T.S. Eliot e altri importanti big della letteratura straniera.
4- Ultima spiaggia. Le pagelle di Massimo Gramellini. Quanto si meritano Enrico Letta, Berlusconi, Alfano, Brunetta e compagnia bella dopo l'ennesima giornata politica italiana senza senso?
5- Per chi piange l'Europa, Massimo Gramellini. Si fa fatica a chiamarlo buongiorno, perché buongiorno non era. Sono tutti bravi a commemorare e a visitare i luoghi dove sono allineati centinaia di corpi senza vita, ma prima, prima non ci pensa mai nessuno. Tanto per tornare al punto numero uno di questa domenica, penso che a usare le parole più adatte sia stato Papa Francesco. Ha ragione nel dare la colpa ai politici, a dire che quei trecento e passa morti sono la conseguenza di politiche disumane di cui ci si dovrebbe solo vergognare. Forse quando il giorno dopo, ad Assisi, ha detto che non bisogna essere solo cristiani di pasticceria si riferiva anche a questo, a un Paese che si dichiara ultracattolico, ma non agisce amando gli altri, no, gli altri finge di amarli solo quando sono morti e non possono più dare fastidio.


4 ottobre 2013

Notte buia, niente stelle - frasi [Stephen King]


La cosa si stava facendo difficile, e io iniziavo a capire che un'azione non è mai come il sogno di un'azione.

«Ho paura che, se mi inginocchio, Dio mi fulminerà.»
«Ammesso che esista.»
«Io spero che non esista. Si è più soli, ma spero non esista. Secondo me tutti gli assassini lo sperano, perché se non c'è il paradiso, allora non c'è neanche l'inferno.»

Le novità sbiadiscono. Tutte le novità sbiadiscono, e di solito non ci vuole molto tempo. Sotto il nuovo c'è il consueto, che è quasi sempre squallido e grigio.

Il veleno si spande come inchiostro nell'acqua.

Quante insospettate personalità può avere un essere umano, nascoste nel profondo? 

«La vita non è ingiusta. Tutti restiamo a mollo per nove mesi, e poi si lanciano i dadi. Ad alcuni viene sempre sette. Ad altri, purtroppo, viene il doppio uno. È così che va il mondo.»

Non si può spegnere l'amore (nemmeno quello più distratto, nemmeno quello che a volte si dà per scontato, soprattutto dopo ventisette anni di matrimonio) come si spegne un interruttore. L'amore viene dal cuore, e il cuore ha i suoi imperativi.

Quando spiccavi il primo volo investivi molto altro: il tuo cuore, il tuo cervello, la tua autostima.


2 ottobre 2013

La cosa, Nanni Moretti [1990]

Ero ancora nella pancia della mamma quando Nanni Moretti girò questo film. La cosa non è propriamente un film in realtà, è un documentario in cui il regista non si vede mai, resta sempre dietro la macchina da presa. Non ci sono copioni. Niente è artificiale o costruito. Quello che i "protagonisti" dicono è soltanto ciò che avevano voglia di dire in quel momento. È un documentario politico, che ritrae una fase convulsa della sinistra italiana, forse quella che ha determinato tutte le altre, chissà.
In seguito all'annunciata svolta della Bolognina, promossa dall'allora segretario del PCI, Achille Occhetto, Nanni Moretti ha l'intuizione di girare alcune sezioni di partito, per rendersi conto dell'umore dei militanti, molto frastornati e sgomenti di fronte all'idea di quello che poi sarà l'ultimo segretario del PCI. Dietro la macchina da presa Nanni Moretti ci mostra sezioni, sparse in tutta Italia, animate da un forte dibattito tra chi è favorevole e chi è contrario al cambio del nome e del simbolo dello storico Partito Comunista Italiano, nato nel 1921 in un teatro di Livorno, in cui pioveva addirittura dentro.
Per decenni il PCI era stato la voce di chi voce non ne aveva, aveva condotto lotte e contribuito alla costruzione di uno Stato sociale, in cui tutti potessero avere gli stessi diritti. Il PCI aveva fatto sognare gli operai. Aveva fatto credere loro di valere qualcosa, di poter essere una pedina importante per la costruzione di un'Italia migliore.
Mio padre, sull'onda di quel sogno che lo accomunava a molti altri, ha preso la tessera quando aveva quattordici anni, l'ha tenuta fino a che è esistito il Partito Comunista. Berlinguer resta tuttora scolpito nel suo cuore, ad esempio ricorda esattamente che cosa stava facendo nel momento in cui ha saputo della sua morte. Io ricordo dov'ero l'11 settembre quando ho sentito delle torri gemelle e lui ricorda Berlinguer. Il mio babbo era tra i contrari alla svolta della Bolognina. Ancora oggi ricorda la falce e il martello con una certa nostalgia, incredulo di fronte alla politica di questi anni.
Se Nanni Moretti fosse entrato nella sua sezione avrebbe ripreso certamente un uomo ancorato al passato, a una bandiera rossa, alla sua ideologia radicale che per forza di cose doveva passare attraverso quel nome lì. Se per settant'anni il Partito Comunista si era chiamato così, che bisogno c'era di cambiare? Mio padre non l'ha capita quella svolta, non l'ha accettata e, ancora oggi, lo rimpiange eccome il suo PCI. Per lui quel momento è stato la chiave di tutto. L'esatto istante in cui le cose sono iniziate a peggiorare. Da allora, più di vent'anni fa, le facce sono sempre le stesse. I nomi del partito sono cambiati eh, la svolta della Bolognina è stata solo la prima, ma le facce no. D'Alema era un giovane prodigio politico e oggi è il re dell'inciucio, ha messo anche i capelli bianchi. Occhetto mi sembra sia passato a Sel, ma insomma, sono tutti lì.

A un certo punto, nel documentario, c'è un uomo che esprime un concetto che io mi sentirei di condividere, col senno del poi, ovviamente. Lui dice che non ha problemi nell'accettare un altro nome e un altro simbolo se le idee resteranno quelle, se le sezioni saranno sempre piene come in quei giorni lì. Dice ancora però che non vorrebbe mai che il cambiare nome al PCI fosse solo il primo passo verso un totale svuotamento di quell'identità politica in cui per anni si era riconosciuto. Dice esattamente: «Non vorrei che un giorno ci dovessimo vergognare se qualcuno ci chiamasse comunisti». Ecco, quell'uomo lì aveva capito che fine avrebbe fatto la sinistra italiana. Se nel 1990 Berlusconi avesse già compiuto la sua discesa in campo forse quell'uomo avrebbe tradotto così il suo pensiero: «Non vorrei che un giorno dovessimo festeggiare per la sua fiducia al nostro governo, non vorrei che ci facesse troppo schifo uno di sinistra come Rodotà, non vorrei che dessimo soldi alle scuole private, che ci trovassimo un leader che appoggia Marchionne e parla con Briatore. Non vorrei che anche per noi la politica diventasse solo un giro di soldi o una battaglia per chi si tiene una poltrona più a lungo».

Secondo me la realtà ha superato di molto anche la peggiore fantasia di chi era contrario alla svolta della Bolognina. Non so se ci sia un limite al peggio, sinceramente. Insomma, se "noi di sinistra" ci siamo ritrovati a tifare Cicchitto (!!!) non è che siamo messi male, di più.
La cosa è inquietante. Personalmente era da tanto tempo che non mi sentivo così demoralizzata dalla politica. Demoralizzata, disgustata, incazzata. Tutto. Da tutti. Non lo dico in senso grillino però, anche loro sono nel mucchio di chi non tollero più.
Sto aspettando il mio Berlinguer e un partito che mi faccia venir voglia di prendere una tessera, perché anche se sono tentata dallo spegnere tutto, non posso diventare una persona apolitica. Mi piace la politica, nonostante tutto, e poi credo che sarebbe da stupidi fregarsene. La politica determina le nostre vite.

• Per informazioni sulla svolta della Bolognina qui c'è una puntata de La storia siamo noi che mi ha fatto capire meglio come era l'umore di quegli anni.
• Qui sotto l'intero documentario di Nanni Moretti.




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