27 novembre 2013

Idee per un calendario dell'avvento originale e fatto in casa!

Da piccina amavo i calendari dell'avvento, quelli che mi compravano già confezionati, con un cioccolatino dietro le caselline da aprire ogni giorno. Non è che non mangiassi cioccolatini senza calendario, però quelli lì erano assolutamente speciali.

Le attese mi affascinano e forse sono ciò che di più bello esiste. Sì, il giorno di Natale è il più magico dell'anno, ma lo sarebbe lo stesso se non fosse anticipato da settimane di lucine, canzoncine, pandori, torroni, panettoni? Io credo di no. È tutto dicembre che rende bello il Natale, per questo ci vuole un calendario dell'avvento.
Quest'anno, in particolare, avevo pensato di farne uno speciale per la mia nipotina, poi riflettendoci ho dedotto che è ancora troppo piccola per capirne il senso e per mangiare ogni tipo di sciocchezza cioccolatosa che sarei andata a cercarle. Così mi sono limitata a semplici caramelline e cosine varie targate Peppa Pig, quella sì, la conosce già. [A proposito, sapete che è anche su twitter? Guardate qui!] Credo che incarterò ogni cosa con una carta rossa a pois e poi metterò tutto in una scatola delle scarpe rivestita con una carta super natalizia. Insomma, una cosa semplice, per il secondo Natale della mia nipotina, che amo a dismisura. #Comeleinessunomai

Nei prossimi anni però giuro che mi sbizzarrirò sicuramente meglio! Magari prendendo spunto da una delle idee trovate su Pinterest.
Ammirate anche voi!
2- Calendario dell'avvento con bustine colorate contenenti buoni propositi da mettere in pratica giorno per giorno. 
4- Pacchettini in un cestino come i funghi (mi sono persa il link al momento).
8- Calendario di barattoli colorati. Ingombrante, ma originale di sicuro!
9- Pacchetti attaccati a una stampella. Mi piacciono molto sia l'idea che l'accostamento delicato dei colori.
11- Calendario veramente a basso costo, servono solo un po' di dolciumi e tovaglioli rossi e bianchi.
13- Sacchettini appesi sui ramoscelli. Bell'effetto, mi piace!
14- Christmas Book Advent. Meno economico, ma molto carino. A me piacerebbe riceverlo!
16- Pacchetti in cinquanta sfumature di rosa, attaccate a una tavoletta che indica i giorni. E ho smarrito di nuovo il link.

Direi che alcuni di questi progetti siamo, più o meno, ancora in tempo per farli! Su su, rendiamo speciale l'attesa!

26 novembre 2013

Scacco a dio, frasi [Roberto Vecchioni]

Non ti ho dato, o Adamo, né un posto determinato né un aspetto proprio né alcuna prerogativa tua perché quel posto, quell'aspetto e quelle prerogative che tu desidererai, tutto secondo il tuo voto e il tuo consiglio ottenga e conservi. Ti posi nel mezzo del mondo perché di là meglio tu scorgessi tutto ciò che è nel mondo. Non ti ho fatto né celeste né terreno, né mortale né immortale, perché di te stesso quasi libero e sovrano artefice ti plasmassi e ti scolpissi nella forma che avresti prescelto. [Pico della Mirandola]
Le storie ribelli di chi vuol essere altro da sé.
- Il Vangelo è stato un atto di debolezza, una zappa sui piedi: voi dovevate dire ogni cosa nell'Antico Testamento. E che? Non c'era più spazio nelle tavole di Mosè? Lo si trovava: vi sembra un comandamento «Non desiderare la roba d'altri?»? E che desidero? La mia? Sapete cos'è successo? Ve lo dico io: «Scusatemi, scusatemi, avete presente quella storia che se mi ciechi un occhio io cieco il tuo? Si scherzava, non è vero, anzi, bisogna farsi ciecare pure l'altro»! Vi sembra credibile?
- Be', però il Vangelo ne ha avuto di successo!
- Una grande operazione di marketing, Signore: un bel mix di immagini strappalacrime e promesse elettorali. Un vero trappolone: «È vostro il regno dei cieli». Vedete del cielo, voi, qui intorno? Il cielo è tutta quella roba inutile laggiù in fondo che avete riempito di stelle: non sapete più che farvene!

«Sembra quasi che lo facciano per farmi dispetto, gli uomini: arrivati a un certo punto è come se s'incidessero un'altra linea della vita sulla mano. No, non parlo di peccati, quelli son minuzie: dico il corso del loro destino. È come se in un'immaginaria scacchiera non accettassero più le diagonali di un alfiere, i salti di un cavallo, le rette di una torre. E spacciano questa falsa libertà per uno scacco a me, uno scacco a Dio. Ecco cosa mi tormenta e cosa voglio capire: dove ho sbagliato?»

L'infinito è la fine delle attese senza perderne il desiderio, è il primo bacio continuamente ripetuto, è la luce che confonde il sonno e la veglia, è il giorno eterno, il più bello della tua vita.

25 novembre 2013

Scacco a Dio, Roberto Vecchioni [Le storie ribelli di chi vuol essere altro da sé]

Quando ho saputo che quest'anno Vecchioni era stato candidato al Premio Nobel per la Letteratura, ho pensato che avrei voluto leggere un suo libro, anche solo per farmi un'idea del Professore in versione di scrittore. Mi sono ritrovata tra le mani questo titolo per caso, poteva essere qualsiasi altro, sinceramente, purché fosse stato scritto da Roberto Vecchioni.
Alla fine posso dire che a me il Professore è piaciuto anche in questa versione più inedita. L'argomento del libro è impegnativo, ma Vecchioni lo affronta con leggerezza e, al tempo stesso, con un bagaglio culturale che si percepisce nitidamente. A fine lettura mi sono sentita davvero arricchita, piena di storie che non conoscevo e consapevole di non aver forse compreso tutto fino in fondo. Ci rifletterò.
Ma torniamo al libro. Scacco a dio è una bellissima, e originale, riflessione sul libero arbitrio degli uomini. Esiste o no? Dio sa tutto, è vero, ma, dice lui stesso, sapere non significa determinare.
« Io ti ho chiesto di parlarmi degli uomini, e precisamente di quelli che mi hanno sfidato e, secondo te, battuto: io, Teliq, non vinco mai con gli uomini, io permetto sempre di darmi scacco, perché siano loro a inventare la vita: perché questa è la loro libertà».
Scacco a Dio è un dialogo tra Dio e Teliq, un immortale che vive tra gli uomini da sempre e che per questo li conosce meglio di chiunque altro. Dio va da lui, confessandogli una sua mezza crisi, vuole farsi spiegare gli esseri umani, i loro comportamenti, vuole cercare di capire queste persone che credeva di aver creato a sua immagine e somiglianza, ma che invece sembrano sfuggire al destino che aveva pensato per loro. Così Teliq, molto pazientemente, inizia a raccontare a Dio le storie ribelli, a cavallo tra realtà e mito, di chi ha voluto essere altro da sé e sembra che abbia dato, così, scacco a dio:

- Il primo di cui narra Teliq è Oscar Wilde che, dopo il carcere, ha vissuto sotto falsa identità in un convento francese, non solo fingendo di essere un altro, ma sentendosi davvero, nel profondo, un altro.
- Non esiste ingiustizia divina, - replicò Wilde. - Quel che riteniamo ingiusto è solo il nostro amor proprio offeso. Solo gli uomini sbagliano, e in due modi: ritenere gli altri peggio di sé e ritenere se stessi, sempre e comunque, al di sopra degli altri.- Dio - controbatté Gide - è il passatempo preferito della nostra mediocrità: una personalità che supplisca a quella che non abbiamo.
- Cinquant'anni fa, a Dallas, per il mondo morì, ucciso, Kennedy. Solo Teliq e la moglie conoscono la verità: JFK non è morto a Dallas, perché quell'attentato è stato proprio lui a pensarlo. Era stufo di essere il Presidente degli Stati Uniti e non sapeva come uscire fuori da quella situazione, sarebbe stato un vigliacco a dimettersi, così decise di morire. Se tutti lo avessero creduto morto, ucciso per giunta, non lo avrebbero visto come un vigliacco, ma come un eroe. Per questo ha progettato un attentato a se stesso, mettendo in quella macchina scoperta il suo sosia e poi sparandogli, da una finestra lì vicino. Il sosia morì, ma per il mondo morì JFK e lui, che in realtà era vivo, poteva andare in Islanda, a vivere una vita normale.

24 novembre 2013

Sempre di domenica #17

1- Tre anni, nel nome di Enrico [12 novembre 2013]. Di questo articolo mi piacciono soprattutto due cose:
- Un pensiero, questo: Non ci interessano fama, successo, soldi: ci interessa lottare per un ideale. E per questo, già lo sappiamo, perderemo tutte le battaglie. Ma non quella più importante, decisiva per vincere la guerra: la quotidiana battaglia mattutina con il nostro specchio.
- La poesia iniziale, di Langston Hughes, "Sogni". Eccola: 
Tenetevi stretti ai sogni
perché se i sogni muoiono,
la vita è un uccello con le ali spezzate
che non può volare. 
Tenetevi stretti ai sogni
perché quando i sogni se ne vanno
la vita è un campo arido
gelato dalla neve.
2- Quale emisfero del tuo cervello è dominante? Con un test superveloce si può scoprire. Questo è il mio risultato, che non mi sorprende nemmeno un po'. Con me probabilmente c'ha azzeccato!
3- Questo brano di Italo Calvino l'ho trovato mentre stavo leggendo l'articolo del punto uno. È molto molto bello.



17 novembre 2013

Sempre di domenica #16

1- Come curarsi con i libri, ce lo dice Fabio Stassi in una nuovissima rubrica di Vanity Fair. L'idea è carina, basta che non diventi troppo sdolcinata e banale. Lui, tra l'altro, non lo conosco, so solo che ha scritto "L'ultimo ballo di Charlot", che vorrei leggere prossimamente (per informazioni sul libro vi rimando alla recensione che ha scritto la lettrice rampante).
2- Alice lontana dalle meraviglie. Alla mia sinistra sono ammucchiati alcuni libri che ho letto quest'anno, di cui non ho ancora parlato e di cui, forse, non parlerò mai. Uno di questi è "Alice nel paese delle meraviglie". Visto che io probabilmente non ci scarabocchierò mai sopra, mi appunto il post di Noemi, pieno di notizie che non sapevo. Ad Alice non avrei dedicato così tante parole, forse l'avrei liquidata con un Il libro mi ha fatto altamente schifo, in più pare che Lewis Carroll fosse stato un pedofilo. Noemi è stata molto più precisa di quello che sarei stata io!
3- Mike Stilkey è un artista che crea le sue opere sfruttando...le copertine dei libri! Io non vorrei mai che i miei libri facessero quella fine, però piuttosto che mandarli al macero...
4- La storia del colore marrone, il colore dell'amicizia.
5- Oggi è un giorno nuovo. Un post pieno di condizionali che vorrei tanto (altro condizionale) veder trasformati in presenti indicativi, in futuro, circa tra un mese. Dalle possibilità alla realtà. 
 p.s. Sono indietro sia con le risposte ai commenti dei post precedenti, sia con la lettura dei vostri post. Spero di riuscire a mettermi in pari al più presto. Bacioni!!!


16 novembre 2013

Idee per un presepe all'uncinetto [I nodi nascondono meraviglie]

Mentre questo post, per magia, si pubblicherà, io sarò in giro per negozi a comprare quello che mi manca per dedicarmi agli Art Attack natalizi di quest'anno. Tornerò a casa con nuovi brillantini, nuove palline di polistirolo e nuovi gomitoli da intrecciare. L'uncinetto, per me, è come una magia: chi sarà stato così geniale da inventare (o scoprire) che da una serie di nodi potesse avere origine un'infinità di cose bellissime? Un giorno dovrò documentarmi sul modo in cui è nata quest'arte, per ora mi limito a impararla. È uno dei miei passatempi preferiti e lo so che adesso mi immaginerete come una nonnina che sferruzza davanti al camino, con gli occhialetti e tutto silenzio intorno, ma non è proprio così. Ad esempio non mi serve per forza il silenzio, se non all'inizio di un lavoro, quando ho bisogno di capire come procedere. Ultimamente mi dedico all'uncinetto mentre metto in sottofondo Grey's Anatomy. Nel momento di transizione tra la quinta e la sesta stagione, come potrà immaginare chi c'è già passato, ho dovuto posare gli attrezzi del mestiere, a causa di occhi prima solo un po' umidi, poi proprio piangenti. [George ♥♥♥]

Ciò che mi piace dell'uncinetto è il fatto che incasinando un filo prima tutto preciso e ordinato si ottengono meraviglie. Mi sembra una bellissima metafora, per quello che potrebbe succedere anche a noi, forse i nodi sanno rendere più belle e interessanti anche le persone. Non so. 
Questi sono solo i pensieri sconnessi della mia testolina in un venerdì sera casalingo.

Ma veniamo allo scopo di questo post (e di altri che forse seguiranno): pian piano ho intenzione di raccogliere alcune idee trovate nel web, soprattutto su Pinterest, idee da realizzare all'uncinetto, ma non solo, da tenere qui come promemoria, per questo Natale e anche per i prossimi.

Inizio con un progetto che vorrei riuscire a fare quest'anno: un piccolo presepe.

Non ho gli schemi per realizzare la maggior parte di questi presepi, spesso i pattern sono in inglese e a pagamento, ma nell'ultimo caso no. Per l'ottavo presepe, che tra l'altro è davvero bellissimo, le istruzioni ci sono e sono addirittura in italiano. L'ho scoperto da qualche giorno e sarà il risultato di un SAL pensato dall'autrice de La torre di cotone. Un SAL (Stato Avanzamento Lavori)  praticamente è un lavoro di gruppo, io non so se posso ancora partecipare, perché appunto ho scoperto tre giorni fa della sua esistenza, forse fuori tempo massimo, ma questo non mi impedirà di poter vedere e usare gli schemi messi a disposizione gratuitamente dall'autrice del blog. Uno schema a settimana, per un totale di undici personaggi. A me sembra un'idea davvero carina, se non sono fuori tempo massimo potrei provare anche a fare gli altri personaggi insieme a chi già partecipa, ma questo devo ancora deciderlo (e capire se è ancora possibile). 
Ecco i link utili per uncinettare l'ottavo presepe:
Ovviamente tutte le immagini usate in questo collage sono di proprietà di La torre di cotone!
Gli altri schemi saranno pubblicati prossimamente, uno ogni lunedì, fino a Natale. E io pian piano aggiornerò quest'elenco per riordinare il più possibile le idee, anche se non so se ce la farò a farlo, considerando che è già metà novembre.
Buon fine settimana! 

15 novembre 2013

Marina Bellezza, Silvia Avallone [Il futuro è un ritorno, la strada sterrata che non ti aspetti]

La prima volta che ho letto il titolo del nuovo romanzo di Silvia Avallone ho pensato che fosse di nuovo ambientato al mare, come Acciaio. Invece mi sbagliavo: non c'è nessuna bellezza marina al centro della storia, semplicemente c'è Marina Bellezza, la protagonista.
La trama è molto semplice: si racconta la tormentata storia d'amore tra Marina e Andrea, due ragazzi cresciuti insieme, troppo diversi per amarsi davvero e al tempo stesso troppo complicati per non aver bisogno l'uno dell'altra.
Da un lato c'è lei, Marina, bellissima, lei che è nata, come me, nel 1990 e non sa com'era il mondo prima di Berlusconi e degli sms. È cresciuta nella provincia biellese, con un occhio sempre attaccato alla televisione, con il chiodo fisso di finirci dentro, un giorno. Marina insegue il successo da quando era piccola, viene da una famiglia povera e a pezzi e l'unica cosa che sembra volere è la ricchezza. Lei vuole i soldi facili, vuole una vita nel lusso, le copertine dei giornali. Sa di essere bellissima, adora essere al centro dell'attenzione, ma non è solo questo, lei ha un talento speciale per la musica, perciò diventerà una cantante famosa, per il momento è solo l'astro nascente della provincia biellese, ma col tempo sarà una star nazionale, o mondiale magari. Andrà ad X Factor, vincerà Sanremo e dischi di platino, mentre le sue canzoni saranno passate continuamente dalle radio. Marina ha programmato da anni tutta la sua vita ed è abbastanza determinata e testarda per riuscire davvero a essere tutto quello che sogna da quando era una bimba.
Dall'altro lato c'è Andrea, ventisettenne non laureato in Agraria, figlio dell'ex sindaco di destra, con un fratello che vive in America e lavora per la Nasa e il ricordo di un nonno margaro che, pur non avendo apparentemente niente, sembrava felice. Andrea capisce che vuole quella felicità lì, quella delle cose semplici, quella che ti viene quando vedi nascere un vitellino o assaggi la prima forma di formaggio che hai fatto tu, con il latte che hai munto tu dalle tue mucche.
Non potrebbero avere aspirazioni più diverse quindi Marina e Andrea: lei sogna Milano o Roma, il lusso, le telecamere, la folla, i soldi. Lui sogna una cascina ad alta quota, quindici mucche, i pascoli e la tranquillità di un luogo inaccessibile ai più. Entrambi hanno dalla loro parte la determinazione, ma in mezzo ai loro piani in apparenza perfetti si infila l'amore, o presunto tale. Personalmente non so quanto sia amore il loro, mi sembra più un impulso, una specie di dipendenza, un qualcosa di viscerale e completamente irrazionale. Se entrambi si fermassero a pensare a quello che sono e a che quello che vogliono capirebbero di essere incompatibili, eppure continuano a sbatterci la testa, per cinquecento pagine.
Oltre alla testardaggine hanno in comune famiglie complicate e un passato doloroso da cui in qualche modo cercano di riscattarsi, imparando a camminare sulle proprie gambe.

A me piace lo stile di Silvia Avallone, lo trovo molto scorrevole e chiaro, senza troppi giri di parole. Nell'ultimo romanzo ho trovato molto belle soprattutto le descrizioni, ad esempio quelle dei paesaggi alpini, delle donne che li abitano, oppure quelle che spiegano il modo in cui nasce una forma di formaggio. L'ho letto bene e penso che sia davvero un bel romanzo (con una fine non all'altezza della storia che l'ha preceduta). Nonostante questo credo di aver apprezzato Marina Bellezza meno di Acciaio, anche se molte tematiche sono comuni in effetti. In entrambi si parla di bellezza, malessere, di giovani, di lavoro, di famiglie disastrose, di persone piuttosto complicate e disadattate. In entrambi si cerca un riscatto, che non si raggiunge mai davvero. Qui c'è la Valle Cervo al posto di Piombino, c'è Aiazzone al posto dell'acciaieria, ci sono le Alpi al posto del Tirreno, c'è Marina invece che Anna e Francesca, e poi al posto dell'Elba c'è Milano cui aspirare. Cambiano i luoghi insomma, ma il senso è più o meno lo stesso.
Oltre alle descrizioni ho apprezzato il continuo riferimento alla crisi e a un modo per uscirne fuori. C'è chi studia tanto e poi emigra come Ermanno, il fratello di Andrea; chi studia tanto e decide di restare per migliorare le cose, come Elsa (una vecchia compagna di classe di Andrea segretamente innamorata di lui da anni); c'è chi crede in un talento e decide di puntare al successo, come Marina; infine c'è chi crede che per andare avanti bisogna tornare indietro, ai lavori dei nonni, come Andrea. Tutto sommato il romanzo è un inno alla gioventù, al rischio, alla necessità di doversi buttare in qualcosa, prima o poi. È un inno al lavoro, alla sua dignità, qualsiasi esso sia.
Tutto questo mi piace, mi piace molto.

Come sempre c'è anche qualcosa che, per mio gusto personale, ho gradito meno:
1) I personaggi: troppo tristi e problematici. Cosa che vale soprattutto per le donne: non so perché, ma le protagoniste di Silvia Avallone mi sembrano sempre persone fragili, deboli, incapaci di prendere la propria vita in mano, persone che da sole si sentono incomplete e che hanno bisogno sempre di qualcuno, anche se poi quel qualcuno non le rispetta.
Marina si comporta come una bimba viziata, fa i capricci, si crede una star e tratta tutti come degli straccetti. È una che non si vergogna di salire mezza nuda su un palco, a me sembra un'egocentrica egoista, una che vede gli altri in funzione di se stessa, che li usa a suo piacimento e poi li butta via, come se niente fosse. Sì, certo, ha i suoi problemi, ma questo non la giustifica. Vorrebbe tutto, sia il successo che Andrea, ma non sa prendersi il primo e non sa nemmeno tenersi davvero un uomo che la adora, da sempre e (purtroppo per lui) per sempre.
Parliamo del suo presunto amore dunque: Andrea, che vuole dedicarsi a un lavoro onesto e faticoso, seguendo il nonno. È un uomo perbene, uno che è determinato a non mollare, che si impegna seriamente, che mette tutto se stesso nelle cose che fa. Secondo me meriterebbe una donna migliore di Marina, ma lui non lo capisce e si comporta come se fosse il suo tappetino. Lei è una stronza, ma lui è altrettanto tontolone. In fin dei conti poi come si dice? Chi è artefice del suo mal pianga se stesso. Ah, quanto piangerà Andrea per aver dato il suo cuore a una che non lo meritava. Ho capito che la amava, ma porca miseria: dove finisce il rispetto per se stessi? Andrea, credimi, saresti stato meglio con Elsa.
Elsa ha perso dieci anni, minimo, dietro a lui. Lui non la calcola e lei continua a pensarlo, per tanto tanto tempo. Insomma, nemmeno lei è per niente sveglia, non per quanto riguarda gli uomini almeno, ma è una in gamba; sarà bruttina, ma ha grandi sogni. Quindi tutto sommato lei mi piace e potrei eleggerla mio personaggio preferito, anche se avrei voluto che le cose tra lei e Andrea andassero diversamente. Elsa è una che sbaglia, ma lo fa in buonafede, non per fregare gli altri, quindi ecco, le ho voluto bene.
Il premio di personaggio più cupo e triste invece lo do a Paola, madre di Marina, è una che, visto che aveva una vita noiosa, si è fatta mettere incinta a sedici anni, così, perché non aveva niente da fare, perché voleva dare una svolta alla sua vita. Vent'anni dopo è un'alcolizzata.
2) Il finale aperto. Oh, odio trovarmi davanti a una fine che potrebbe essere qualsiasi cosa. Per la seconda volta ho letto un bel libro di Silvia Avallone, scritto bene, preciso, carino, poi, per la seconda volta, sono arrivata alla fine e: nooooooooo! Ma dai, che finale è? Secondo me il finale non è all'altezza della storia, ma questo sicuramente dipende dai miei gusti. Non amo le cose senza una vera conclusione. Ecco, io voglio finali definiti, possibilmente lieti. Quello di Marina Bellezza mi è sembrato troppo aperto. Ognuno può leggerci dentro quello che vuole, immagino.
Di seguito, visto che gli scarabocchi su questo libro sono venuti davvero troppo brevi (!), scrivo il finale secondo me.
Andrea e Marina si lasceranno, lui resterà fermo tra i pascoli, ma lei non avrà davvero voglia di fare l'Heidi della Valle Cervo, così ripartirà con la sua valigia fucsia cinese, convinta di avere l'X factor, cosa che forse ha anche eh, ma condita da un pessimo carattere che non la farà mai sfondare. E lei si sentirà una fallita, svenderà il suo corpo, inizierà a bere e diventerà come sua madre, solo che sarà sempre molto più bella. Andrea continuerà, nonostante tutto, ad aprirle la porta quando lei andrà a bussargli, perché in fondo è stata il suo amore e sua moglie. Quindi glielo deve, dal suo punto di vista. Un giorno poi, all'improvviso, Andrea scriverà un'email al fratello dicendogli che è stato un cretino quando ha cercato di affogarlo, quando gli ha centrifugato il cane in lavatrice e anche quando, più recentemente, è andato in America da lui per poi mettersi a urlare e a scappare davanti casa sua, senza essere stato in grado di dirgli niente, nemmeno uno stupido ciao. Ermanno, come ha sempre fatto, lo perdonerà e a Ferragosto andrà a trovarlo su, nella cascina che era stata del nonno. Elsa preparerà qualcosa per pranzo, mentre Andrea metterà sul tavolo le sue forme di formaggio. Elsa penserà che sarebbe bello far parte di quella famiglia, ma Andrea la vedrà sempre come una buona amica. Vedendo correre per il prato il suo unico nipote sentirà una stretta al cuore e vorrebbe di nuovo lì la sua Marina, l'unica che poteva diventare la madre dei suoi figli. Ma Marina non ci sarà. Elsa sì, ma non sarà mai la stessa cosa per Andrea. Lei è solo un'amica bruttina, un'amica che alle prossime elezioni vincerà e da lassù, dalla stanza dei bottoni, metterà tutta se stessa per cercare il modo di ripopolare la sua valle. Anzi, la loro valle: sua e di Andrea. E se sbaglierà, lo farà in buonafede.
 Il futuro è un ritorno. Il futuro è la strada sterrata che non ti aspetti.
p.s. Scusate ancora la mia vergognosa loquacità scritta.

-- frasi


13 novembre 2013

Wor(l)ds #7

Settimo appuntamento con le Wor(l)ds di Camilla-Zelda. Il gioco è sempre lo stesso: lei ci dà un'immagine e noi, ispirati da quella, scriviamo un testo di 900 caratteri. Questa settimana, in particolare, Camilla ci ha invitato a evitare di scrivere del solito amore tra un uomo e una donna. Ci ha consigliato di provare a cercare altri amori, altri motivi in grado di farci battere il cuore, così mi sono guardata intorno e...chi c'era accanto a me, acciambellata sulla sedia della mia camera? Ma Trilly ovviamente! Dormiva come al solito. Ecco, questa settimana le mie Wor(l)ds sono nate così.
La guardo dubbioso acciambellato su una sedia, mentre inchioda qualche tavoletta. Hai visto? Ho fatto una cornice! Sbadiglio. Adesso ti faccio pure un ritratto, stai fermo lì, non ti muovere. E chi si muove, sto così bene qui sopra! E poi mi fa piacere vederla felice.
Provo a dirle qualcosa, ma non mi sente. Balla con la musica nelle orecchie. Non l'ho mai vista dipingere, ma credo non sia difficile disegnare me: sono tutto nero, per questo lei mi ha chiamato Buio, anche se io senza luce non so starci. Quando lei si chiude in camera con le serrande chiuse e piange sul letto a me manca il respiro, lì dentro il sole non sorge mai e io vorrei dirle Ehi, su con la vita, apri le finestre, sorridi, metti un cappuccio ed esci fuori, in tv ho visto così tanti posti che è da stupidi restare chiusi qui. Ecco vorrei dirle questo, ma tutto quello che mi esce dalla bocca è uno stupido Miao.
Chissà se lei capisce lo stesso.
p.s. Se volete conoscere la Trilly che ha ispirato Buio, potete vederla qui.
p.s.2 Il pdf con tutte le composizioni si può scaricare qui.


11 novembre 2013

Sole a catinelle, Checco Zalone [al cinema!]

Così sono tornata al cinema lo scorso fine settimana, dopo secoli e secoli. Mi piace il cinema, solo che otto euro per un film francamente mi sembrano tanti, così tanti che davvero non ho messo piede in sala per anni.

L'altra sera, trascinata dalle amiche, ci sono tornata e la cosa incredibile è che ci sono tornata per vedere un film che certo non rappresenta il mio genere preferito. Di solito i film che dovrebbero far ridere a me non fanno ridere, ma Checco Zalone è l'eccezione che conferma la regola. Mi piace. Mi piace pressoché da quando l'ho conosciuto a Zelig. Ho visto volentieri i suoi due film precedenti, ma questa è la prima volta che ne vedo uno al cinema.

Voi l'avete visto?

A me è piaciuto, molto. Ho riso e ho condiviso l'inno ingenuo dell'uomo Checco Zalone, che, diciamocelo, nessuna donna vorrebbe come marito o padre dei suoi figli. Sfiderei chiunque a non buttarlo fuori di casa come ha fatto sua moglie. Però. Sarà uno scansafatiche, un opportunista, uno stupido superficiale, ma come si fa anche a non volergli bene? Impossibile. E poi con Nicolò (un nome che tra l'altro mi piace un sacco) diventa proprio in gamba.

Checco Zalone mette la crisi sullo sfondo, la prende in giro e ci tira fuori un inno all'ottimismo: comunque vadano le cose, se c'è l'amore ci sarà anche un sole a catinelle. E il resto, pian piano, verrà da sé.

p.s. e comunque quell'espressione del titolo è bellissima, no?

10 novembre 2013

Sempre di domenica #15

1- Laureati artigiani. Un sito che raccoglie testimonianze di giovani studenti che hanno messo la laurea nel cassetto per dedicarsi a una propria attività manuale, riuscendo a costruire la propria vita intorno a una passione, a un hobby, a un insegnamento delle nonne. Storie di persone che si sono inventate un bellissimo piano B.
3- Se i quadri potessero parlare. Pagina facebook nata per far conoscere la storia dell'arte, in modo molto simpatico. Non ho mai avuto una grande passione per l'argomento e le uniche cose che ricordo davvero bene sono quelle su cui ridevamo durante quelle ore del liceo. Immagino che ogni classe abbia un esemplare dalla fantasia spiccata, come l'autore di questa pagina di grande successo. Nella mia classe ce n'erano diversi e grazie a loro quelle ore di lezione non sono state mai noiose. Con la storia dell'arte seria e canonica sbadigliavo, ma quando si rideva allora non solo stavo attenta, ma riuscivo anche a interessarmi e a ricordare meglio le cose. Perciò questa pagina mi piace un sacco.

8 novembre 2013

Marina Bellezza, frasi [Silvia Avallone]

La trattava come una bambina, e lei faceva di tutto per essere trattata in quel modo. A ventidue anni suonati, cercava ancora di riscuotere gli arretrati della sua infanzia.

Ci sono cose a cui non si può rimediare. Cose che spaccano la vita in due, e dopo non si può più tornare indietro.

C'era chi si spingeva a Parigi o a Berlino per realizzare i propri desideri, chi aveva bisogno di sentirsi nel cuore affollato del mondo, e chi invece, come lei, si accoccolava presso la sua radice, nella sua provincia abbandonata, in un punto così lontano a nord-ovest, così malservito dai trasporti e dalle comunicazioni da sembrare quasi una frontiera inesplorata.
E in effetti lo era stata: una terra di spaccapietre, di cercatori d'oro, di migranti. Una frontiera al contrario, non da conquistare ma da cui allontanarsi. Nell'Ottocento, e fino alla metà del Novecento, gli uomini partivano per l'America, per l'Australia. Era una prassi collaudata: si sposavano, e s'imbarcavano il giorno dopo alla ricerca di una fortuna che brillava sempre e soltanto in continenti lontani.
Le donne invece no. Le donne non si muovevano mai, come le radici interrate dei castagni, come i tuberi e i massi. Aspettavano. Che i mariti tornassero a metterle incinte, che i figli crescessero, che i mariti tornassero là a morire. Anche lei sentiva di avere qualcosa di quelle donne. Qualcosa che avrebbe voluto combattere, ma arrendersi era un istinto troppo forte.

A lei non interessava quello che le accadeva intorno. Era nata nel 1990, ignorava come fosse il mondo prima di Berlusconi e degli sms. 

Ci sono cose che si trascinano in silenzio per decenni, senza che nessuno possa neppure sospettarne l'esistenza.

Avrebbe anche potuto piangere adesso. Avrebbe potuto dirle cose molto vere, di cui forse dopo si sarebbe pentito, se solo avesse saputo usare la voce e le parole che leggeva nei libri. Ma la vita è un'altra cosa.

Lei non lo vedeva, non riusciva proprio a capire che non aveva senso: quel traffico, quello spostarsi convulso dai capannoni e dagli uffici verso casa e poi dalle case ai supermercati, che quelle divisioni tra quartieri alti e palazzoni popolari, quel modo di pensare così impresso nel paesaggio, per cui il fine di tutto è la carriera, sono i soldi, non aveva proprio senso. E quando l'economia si deprime, come adesso, quando l'epoca ti sta scoppiando in mano, questo movimento si fa ancora più serrato e spietato, si fanno spietate le differenze, la povertà e la ricchezza, l'esibizionismo e l'emarginazione; l'industria migra dove si può produrre a meno, dove si può vendere a maggior prezzo, perché tutto ha un prezzo e tutto può essere venduto. Così funziona il capitale, ma non funziona allo stesso modo la vita.

Se anche capita, è raro che sul momento un uomo si renda conto che la storia della sua vita - la sua unica storia - sta cominciando. [Russel Banks, La deriva dei continenti]

Bisogna trovare il coraggio di restare, di costruire qualcosa di duraturo, di nuovo, e farlo qui.

Il futuro è un ritorno. [...] È la strada sterrata che non ti aspetti.

Alla fine della Storia c'è un salto nel buio.
E bisogna saltare.

Il dolore, spesso, sul momento non si fa sentire, si manifesta solo a distanza di giorni. Addirittura il nostro corpo è capace di convertirlo nel suo contrario: in spensieratezza, in euforia.

Il telegiornale avvertiva che non sarebbero arrivati tempi migliori, almeno non a breve. Il governo provvisorio stava facendo il possibile per salvare l'Italia, ma da quassù l'Italia era un luogo immaginario a distanza siderale.

Non puoi pensare che tuo padre ti capisca. Lui appartiene a una generazione che dei contadini si vergogna. Noi apparteniamo a una generazione che si vergogna di loro.

«Io non voglio diventare ricco, non voglio diventare famoso, non voglio vivere con l'assillo di essere di più o di meno degli altri!» Esplose, finalmente. «Quella vita lì è un inferno, l'ho visto quando mio padre è diventato sindaco, che avevamo tutti quei giornalisti in casa... A me non interessa. Mio fratello scrive sulle riviste d'ingegneria aerospaziale» sorrise, «gli pubblicano gli articoli con il suo nome, bello grande neanche fosse Obama... Io voglio essere invisibile, capisci? Non voglio lasciare traccia, voglio solo svegliarmi la mattina e stare bene!» Gridava. «Non posso sentirmi in colpa per questo. Non voglio vendermi la vita. Mio nonno si metteva a piangere quando gli moriva un vitello, quando ne vedeva nascere uno... Era un uomo felice!»

L'intelligenza è una cosa, pensava, la bellezza un'altra. E non importa quanto sia effimera e di breve durata, infida e immeritata. Anzi, proprio perché lo è - qualcosa che appartiene solo alla natura, allo stato primitivo dei sensi e del potere - è capace di un'attrazione che i pensieri e le parole non avranno mai.

Le parole esistono, come esistono le montagne, la terra e il cielo. Le parole esistono per essere usate, per farci sbagliare, per farci cadere.

Le catastrofi non arrivano mai quando te le aspetti, ma sempre il giorno dopo, quando sei indifeso, sereno, tranquillo, e l'ultimo tuo pensiero è che il mondo stia per crollarti addosso.

Domani: la parola più fragile e ingannevole dell'intero dizionario italiano.

Le persone come Marina non appartengono a nessuno, perché non riescono ad appartenere nemmeno a loro stesse.

«Sai cos'ho capito, alla fine?» Marina infranse il silenzio ancora una volta. «Che il male non ti rende migliore, anzi. Ti peggiora e basta. È una stronzata che se soffri, allora cresci. Se soffri, t'incazzi e ti viene voglia di vendicarti, tutto qui.»


7 novembre 2013

Wor(l)ds #6

Con un giorno di ritardo, ecco le mie Wor(l)ds. Vado velocissima che è iniziata la stagione delle olive e passo tutto il tempo in mezzo ai campi. Stamattina però c'è la nebbia e, per chi non lo sapesse, con la nebbia non si raccolgono le olive, per non rovinare le piante bagnate, perciò insomma, sono eccezionalmente qui a quest'ora, in attesa che la nebbia si alzi e le piante si asciughino.
Ho finito di leggere Marina Bellezza e presto spero di riuscire a scriverne, inoltre ho iniziato Scacco a Dio, per scoprire come scrive i libri il candidato italiano al Premio Nobel di quest'anno, Roberto Vecchioni. Sono ancora solo all'inizio, comunque.

Vi lascio con le Wor(l)ds, mentre io scappo a uncinettare dei fiori arancioni. Speriamo che vengano bene.
Domani o lunedì, tra un mese o tra un anno, lo farò.
C'è sempre un domani che diventa alibi per il coraggio che oggi non ho. Per quella stupida paura che mi inchioda qui, a centinaia di chilometri da te, stretta dentro una vita che non so se voglio ancora, se non la viviamo insieme.
Quanto vorrei che fosse facile prendere i miei spiccioli, lasciare tutti e salire su un treno, attraversando l'Italia. Vorrei sapermi ritagliare come fossi un'attrice di una rivista qualunque, mi ritaglierei e mi incollerei lì, dove sei tu. Passeremmo l'inverno a mangiare mandarini e ad aspettare qualche fiocco di neve. Passeremmo l'inverno abbracciati davanti a un film.
Te lo giuro, tra un mese o tra un anno vengo da te a Milano: lascio il mare e prendo lo smog. Lascio i miei cani e adotto la tua tartarughina.
Domani.
Se oggi torni tu, è meglio.
Io sono sempre qui.

Ovviamente ringrazio sempre Camilla per quest'idea davvero carina. Qui potete trovare il grande pdf con tutte le composizioni della settimana, pdf che io ancora non ho letto.


5 novembre 2013

I film della mia vita [secondo tempo]


Nel 1999 muore Fabrizio De Andrè, ma io sono troppo piccola per capire che un giorno mi mancherà non avere la possibilità di ascoltare quella voce dal vivo. Di lui, nel 1999, non conosco altro che Piero e Marinella e tutto sommato penso sia uno decisamente troppo triste. Sarà un mio compagno liceale a farmi conoscere il De Andrè che mi era sfuggito. Il 1999 è l'anno di Come te nessuno mai, ma anche quello di Notting Hill, di un amore da sogno bellissimo. Eppure eleggo film dell'anno una pellicola a cui ero molto legata: Le parole che non ti ho detto. Ricordo di averlo visto per la prima volta la sera dopo che andò in onda la puntata di Distretto in cui morì Mauro Belli. Non vi dico: pianti a non finire. Mi ricordo perfettamente che con mia sorella avevamo deciso di vedere questa storia d'amore per rilassarci un attimo e invece...di nuovo pianti a non finire. È un film che mi ricorda quell'anno del terzo liceo, dopo i mondiali, quando tutto stava prendendo un'inaspettata brutta piega, quando, nonostante tutto, continuavo ad avere una speranza che poi si è rivelata essere del tutto illusoria.
Ecco il 2000. Nuovo secolo. Nuovo millennio. Di quel capodanno che per i più grandi sicuramente avrà avuto un alone di magia, ricordo solo una torta di frutta e bandierine colorate con scritto Duemila. Ricordo qualche fontanella accesa nel giardino di casa e poco altro. Quando Bush vince le elezioni io faccio ancora le elementari, il mio compagno di classe preferito mi espone i motivi per cui avrebbe dovuto vincere Al Gore, ma io, francamente, non ci capisco niente, e nemmeno lui, però sa ripetere le cose che gli dice il padre.
Il 2000 è un anno di film bellissimi: Qui dove batte il cuore con una piccola e già brava Natalie Portman l'avrò visto mille volte, così come Autumn in New York. Billy Elliot mi ricorda la mia fantastica prof di lettere delle medie, che ce lo fece vedere per spronarci a credere in un sogno, che poi magari si realizza davvero, nonostante tutto. È l'anno del Gladiatore che non riesco mai a guardare serenamente, perché mi butta addosso tonnellate d'ansia. E poi Chocolat e Bounce, da vedere anche solo per le presenza maschili: due splendidi Jhonny Depp e Ben Affleck. Chi scegliere tra i due? Il film dell'anno però per me è I cento passi, che narra la storia di Peppino Impastato, ucciso dalla mafia nel giorno in cui fu ritrovato il corpo di Aldo Moro. Uno splendido, come al solito, Luigi Lo Cascio.
Nel 2001 nasce Wikipedia e l'Italia è sconvolta dal G8 di Genova. Mentre canto i Lunapop, mentre sono arrabbiata col mio seno che cresce contro la mia volontà, mentre mi ingegno per nasconderlo in vista delle scuole medie, arriva l'11 settembre. Prima era una data qualunque, da quest'anno diventa l'immagine nitida di due torri trafitte dagli aerei. È lì, in quel giorno, che inizia davvero storicamente il nuovo secolo. Niente sarà più come prima. Sul tema che ci dà la prof (sempre quella di Billy Elliot) il primo giorno di scuola scrivo che ho paura della guerra e che vorrei la pace nel mondo. Neanche fossi Miss Italia. Meno di un mese dopo Bush è già in Afghanistan e io ho ancora paura.
Il 2001 è l'anno di Amélie e di Bridget Jones, due piccole grandi donne, belle nella loro stravaganza e normalità. È l'anno dell'Ultimo bacio e di un film che adoro: Pearl Harbor. In terza media avevo messo l'attacco a Pearl Harbor nella tesina, all'epoca non avevo ancora l'adsl e non ero una fan sfegatata dello streaming, così avevo festeggiato vedendo che in tv, proprio quando ne avevo bisogno io, avrebbero trasmesso quel film. Ricordo ancora di averlo messo a registrare senza vederlo "in diretta". Ecco, qualche mio calcolo sbagliato portò la registrazione a finire nell'esatto momento in cui Rafe e Danny urlano I giapponesi! I giapponesi!!! Chi ha visto il film sicuramente si renderà conto di quale brutta esperienza sia stata per me non conoscere il finale per altri mesi. Chi non ha visto il film, bhè, che aspetta? È bellissimissimo, come si può facilmente dedurre dal fatto che abbia vinto su Mark Darcy e Bridget Jones.
Il 2002 è l'anno dell'entrata in vigore dell'euro e per fortuna sono abbastanza grande per ricordarmi quel sacchettino portato a casa dalla banca pieno di monete nuove e luccicanti. È anche l'anno dei mondiali in Corea e dell'Italia uscita, ingiustamente, troppo presto, but don't worry, ci rifaremo tra quattro anni.
Il 2002 è l'anno di Lilo e Stitch, uno degli ultimi cartoni animati più belli, e di Sognando Beckam. Anche quest'ultimo, come Il pianista, ce lo mostra la solita, fantastica, prof di lettere delle medie. Ricordo che il fatto che ci fosse Beckam nel titolo non mi ispirava fiducia, invece poi mi sono dovuta ricredere. È davvero un film molto molto carino. Certo Il pianista è tutt'altro genere, forte e crudo, uno di quei film che è giusto che facciano vedere a scuola.
Il 2003 è per me, storicamente, soprattutto una mattina di novembre in cui non sono a scuola, una mattina in cui, mentre sto misurando dei jeans piuttosto eccentrici, dalla radio di un negozio ormai chiuso arriva la notizia dell'attacco a Nasiriyya in cui muoiono una ventina di soldati italiani. È una notizia che mi resta addosso a lungo, più di molte altre.
Il 2003 è l'anno di uno dei miei film preferiti, se non del mio preferito in assoluto: La meglio gioventù. Avevo comprato addirittura i dvd con Panorama per vederlo. Ogni tanto me li riguardo, perché, alla fine di quelle ore, davanti agli occhi mi sembra di avere gran parte della storia italiana che c'ha portato a oggi.
Il 2004 è l'anno dell'attentato di Madrid, l'anno dello tsunami, l'anno della rielezione di Bush (evidentemente non aveva fatto abbastanza danni). È l'anno della nascita di Facebook e dei bambini di Beslan, per cui facciamo un minuto di silenzio, il primo giorno di scuola del mio liceo. Nel 2004 cresco un po': mollo le scuole del paese e inizio a svegliarmi alle 6 per tornare poi a casa alle 3, lo faccio volentieri, per una nuova realtà da cui vorrei farmi conoscere e apprezzare, lo faccio per un liceo che mi porterà dritta dritta a medicina, ne sono sicura.
Il 2004 è un anno bello denso, cinematograficamente parlando. Se oggi dovessi ragionare con il mio cuore da quattordicenne non potrei non eleggere film dell'anno Tre metri sopra il cielo, con quel bellissimo Scamarcio, ma al momento non mi sembra il caso. Ci sono almeno altri quattro film che meritano quel posto, quattro film forti e interessanti, in ogni caso. Film che fanno riflettere su svariati temi: il 2004 è l'anno di Diari della motocicletta, che narra la vita di Ernesto Che Guevara prima che diventasse il Che; è l'anno di Hotel Rwuanda, testimonianza shock del genocidio del 1994; è l'anno di Mare dentro e di Million dollar baby, davvero qualcosa di meraviglioso. Entrambi spronano a una riflessione sul tema dell'eutanasia ed entrambi a me commuovono profondamente. Ho fatto la conta per scegliere uno dei due, ma l'altro non ha proprio niente da invidiargli.
Il 2005 è l'anno in cui in Germania viene eletta cancelliere la Merkel, l'anno degli attentati di Londra, dell'uragano Katrina, l'anno della morte di Giovanni Paolo II e dell'elezione di Benedetto XVI. È l'anno in cui, in un diario rosa brilluccicoso, in una serata d'estate, scrivo di essermi innamorata di lui, da allora passeranno anni prima che quel nome riesca a schiodarsi dal mio cuore, senza, tra l'altro, aver mai minimamente ricambiato tutto il mio smisurato affetto. Quando si dice essere persone sveglie, eh?
È l'anno di Madagascar. Carino, anche se preferisco Madagascar 2.
Il 2006 è un anno che mi ha cambiato la vita. È un mio nodo storico. Dopo i mondiali vinti, le facce tricolori, Fabio Grosso che segna alla Germania facendomi impazzire come mai prima e poi sempre lui che segna l'ultimo rigore in finale e io che piango, come una scema. Ecco, dopo il cielo azzurro sopra Berlino, cambia tutto. Entra prepotentemente nella mia vita una parola che fino ad allora avevo studiato, e bene, solo sul libro di biologia, una parola che eviterò con cura di pronunciare per tutti gli anni a venire: tumore. Accompagnato da metastasi. Così smetto di essere quella che sono. Non sono più una cattolica credente, né una liceale futura camice bianco, non mi importa più niente di biologia e delle preghiere. Ascolto le diagnosi in silenzio, suggerendo semplicemente a tutti di evitare di affidarsi a un miracolo. I miracoli non esistono, continuo a sostenere, mentre crollano le mie certezze e mi sento all'improvviso grande, o forse infinitamente piccola.
Il 2006 è l'anno di Notte prima degli esami, visto al cinema con quelli di classe mia nel mese di marzo, prima di tutte le mie crisi delle certezze. Fuori dal cinema Leo mi regala un rametto di mimosa, lo incastro nel diario insieme ai suoi occhi azzurri. La mimosa è ancora lì, ma gli occhi di Leo si sono appannati. Non brillano più come in quel marzo, come altre mille cose che in quella primavera davo per scontato e che oggi non ci sono più.

4 novembre 2013

Elogio del moralismo, Stefano Rodotà

Non sapevo neanche che faccia avesse Stefano Rodotà quando, mesi fa, il suo nome veniva scandito dalla mattina alla sera sotto Montecitorio. In quei giorni, tanto per farmi un'idea del personaggio, tanto per capire se mi sarebbe piaciuto come Presidente della Repubblica, leggevo di lui su internet. E mi sembrava che in fondo potesse andare bene, quel Ro-do-tà per cui tutti, all'improvviso, facevano il tifo.
Mesi dopo, vedendo come sono andate le cose, conoscendo i piani di gran parte del Pd, avendo letto che cosa Rodotà ha scritto per vent'anni a proposito di Berlusconi e di tutta la corruzione in politica, penso che sia evidente che non sarebbe mai potuto diventare Capo dello Stato con i voti del più grande partito di sinistra (?) che in realtà col corruttore capo voleva allearsi. E si è alleato.
Penso anche che sia un gran peccato avere ancora Napolitano lì al Quirinale, invece di Rodotà.

Elogio del moralismo raccoglie numerosi articoli che Rodotà ha scritto nel corso degli anni, ce ne sono alcuni di vent'anni fa, addirittura. Il pensiero che segue, ad esempio, risale al 1991:
Il nostro ceto di governo [...] ha badato alla propria coesione interna, più che alla sua rispettabilità pubblica. E così ha fatto quadrato intorno ai propri ladri, malversatori, tangentari, procacciatori, finanziatoriHa rifiutato di accettare la distinzione, ovvia, tra accertamento giudiziario di un reato e comportamenti che, sia pure sfuggiti in qualche modo tra le maglie della giustizia, rimangono politicamente inaccettabili, ed ha così mantenuto al loro posto anche persone colpite da un paio di condanne, sia pure non definitive, o assolte in modi acrobatici. Ha trasformato in indebita persecuzione la sacrosanta richiesta di non affidare la gestione di pubbliche risorse a chi sia stato sospettato di attività illecite. Ha urlato contro le opposizioni che invocano pulizia. Ha presentato come disturbatore o irresponsabile chi adempiva all'ovvio dovere di denunciare i casi di corruzione. E così ha mantenuto al loro posto, o reintegrato allegramente o riciclato in maniera vantaggiosa, personaggi che qualsiasi sistema politico democratico avrebbe espulso senza esitare.
L'avreste mai indovinata la data in cui Rodotà scrisse queste cose se non ve l'avessi detta io? Già nel 1991 era convinto che la soluzione per rendere rispettabile la politica fosse riprendere in mano la questione morale di Berlinguer e trasformarla nel primo, immenso, problema della politica italiana. Nel 1991, ripeto. Che cosa sia successo nell'ultimo ventennio è cosa ben nota, certamente non ci siamo affidati a politici moralmente impeccabili. Tutto il contrario. Di passi avanti perciò non ne abbiamo compiuti. Solo all'indietro.
Per Rodotà, e mi sento di dire anche per me, la democrazia non è solo un governo del popolo, ma anche un governo in pubblico, perciò se tu decidi di dedicarti alla politica e di candidarti a rappresentare uno Stato, e lo decidi spontaneamente senza che qualcuno ti punti una pistola alla tempia, lo fai sapendo che questo comporterà una certa limitazione della privacy. In politica non ci dovrebbero essere menzogne e se tu scegli di essere un uomo pubblico non puoi non rendere conto dei tuoi comportamenti, che per forza di cose, devono (dovrebbero) essere comportamenti morali. Questo va al di là di un eventuale reato: molti comportamenti immorali non sono punibili per legge, ma comunque non sono (non dovrebbero essere) ammissibili in una democrazia. Perché democrazia è governo del popolo, ma anche governo in pubblico, appunto.
Pretendere che la politica sia rispettosa di se stessa e del popolo che rappresenta non è un bacchettamento moralista di chi si siede in cattedra e punta il dito ritenendosi migliore degli altri, è semplicemente il tentativo di provare a ridare alla politica un certo valore, una certa etica. Ormai siamo così abituati alla mancanza di etica pubblica che ci sentiamo noi stessi quasi autorizzati a compiere azioni illegali, dietro al "così fan tutti" ognuno ruba dove può. Lo fa la classe dirigente con i milioni di euro, lo facciamo noi con somme più basse, proporzionali al nostro tenore di vita. Che problema c'è? Tanto lo fanno tutti.
Il problema dell'assenza di etica pubblica è anche questo: chi dovrebbe dare un esempio positivo ne dà uno negativo, quasi a legittimare comportamenti immorali o illegali.
Come sosteneva Berlinguer in Italia è la questione morale la vera questione politica. Se risolviamo quella, tutto prenderà un'altra piega. Scriveva Rodotà nel 1997:
So che parlare di questione morale disturba. Ma è la grande questione politica aperta e irrisolta. Se davvero la politica vuole riprendere il sopravvento, deve rendersi conto che le sue regole devono essere assai più severe di quelle del codice penale.
Mentre andavo avanti con la lettura cresceva in me il disappunto verso questo stupido Pd che siede in Parlamento e che ha preferito uno squallido Napolitano bis a un Rodotà pieno di belle idee, sono sicura condivise da gran parte del popolo. Credo che un uomo del genere avrebbe fatto bene alla nostra Italia corrotta, derubata, rallegrata da festini e bunga bunga. Una prima carica dello Stato consapevole dell'importanza dell'etica pubblica avrebbe dato un'immagine migliore di tutti noi e dell'Italia. E forse, dico forse, avrebbe reso la politica più rispettabile. 
Mi dispiace davvero che sia andata così, di Re Giorgio ne potevamo fare a meno, credo. L'alternativa c'era e, dopo aver letto questo libro lo so, era validissima.

Voglio concludere questo post con un pensiero dell'altro giorno di Massimo Gramellini, tratto dal suo Buongiorno dedicato a Fellini. C'entra coi vent'anni che l'Italia ha buttato via, gli unici che ho vissuto io.
vent'anni dalla morte l’Italia ha dimenticato Fellini, uno dei pochi italiani contemporanei che il mondo ricorda ancora. Non sono stati i vent'anni migliori della nostra storia e neanche della nostra vita. Abbiamo perso colpi dappertutto. Abbiamo perso Fellini e il suo segreto, che poi era il nostro. Le nazioni sono come gli individui, hanno un’indole che non si può impunemente rinnegare troppo a lungo.  
Facciamocene una ragione: l’Italia che piace e che gode è quella di Fellini. L’Italia della provincia sterminata, degli artigiani che si lasciano invadere dalla pazzia del talento, l’Italia di Ferrero e di Ferrari, tanto per non cambiare lettera dell’alfabeto. Un’Italia un po’ ingenua, che guarda alla vita come se fosse un sogno e ai sogni come se fossero la vita, ma sa sublimare il suo autoinganno in una forma superiore d’espressione.  
Mi sento un po' come quell'Italia lì, alla ricerca di un talento e ingenua, ma così ingenua da credere che un giorno, in qualche modo, anche la politica riacquisterà un'etica tutta sua e noi non ci vergogneremo più di chi ci rappresenta e non ci sentiremo più autorizzati a rubare niente.

-- Frasi parte 1 
-- Frasi parte 2

3 novembre 2013

Sempre di domenica #14


1- Fascetta nera - Credere, obbedire, vendere. Un blog di un libraio che raccoglie le fascette dei libri. Certo che la maggior parte sono proprio imbarazzanti!
2- Ditology. Il sito ufficiale di Dito Von Tease che dipinge i più svariati personaggi sulle dita. Originale, no?
3- Lo stupidario settimanale dell'Espresso, perché a volte è giusto ricordarsi di che pasta è fatto chi riempie i giornali. Sara Tommasi domina come al solito, pare che anche gli esorcisti alzino le mani davanti al suo caso. Oh, tutte a lei capitano.
4- Quando i Lego sono un'arte. Si chiama Nathan Sawaya e ogni anno acquista milioni di Lego per farci incredibili opere d'arte. Geniale.
5- Pensieri immaginati. Se la politica vi annoia e vi deprime visitate il blog del mio amico Robi, io lo seguo da più di due anni e vi assicuro che sa sempre come far ridere e riflettere.

1 novembre 2013

Il librottino di novembre [più il resoconto di ottobre]

Ricordate il mio librottino di ottobre? È giunto il momento di capire quante di quelle missioni che un mese fa ritenevo possibili sono state davvero compiute.

1- ANDARE AVANTI CON LA MIA PRIMA VISIONE DI GREY'S ANATOMY. Missione compiuta! Sono arrivata con soddisfazione quasi fino alla fine della quarta stagione. Mi piace un sacco.
2- SPERIMENTARE 3 NUOVE RICETTE SALATE. Zero è il numero delle nuove ricette salate finite sulla tavola di casa mia. Zero. Vergogna Eli.
3- PASSEGGIARE OGNI GIORNO. Semaforo giallo, non ho camminato proprio sempre sempre, ma quasi. Sono soddisfatta, comunque.
4- ANDARE NEI BOSCHI A CERCARE I FUNGHI. Verde verde verde!!! Quanti funghi abbiamo trovato questo ottobre, mamma mia. Io non mi ricordavo niente di simile. E che buoni.
5- INSEGNARE ALLA MIA NIPOTINA IL BALLO DEL QUA QUA. Fatto. È uno spettacolo quando scodinzola. In questo ottobre ha imparato anche a camminare.
6- PROGETTARE UN VESTITINO PER LEI (E magari realizzarlo). Progettato e realizzato, il risultato è qualcosa di megagalattico, ne sono molto orgogliosa. È fucsia e verde con Hello Kitty ricamata a punto croce. Non credevo che sarebbe riuscito così bene sinceramente.
7- FARE ALMENO 3 FIORI ALL'UNCINETTO. Missione neanche cominciata. Anziché i fiori ho uncinettato il vestitino appena nominato.
8- LEGGERE 3 LIBRI (E scriverci su!). Fatto. I libri di ottobre sono:
- Ti prego lasciati odiare, Anna Premoli          Scarabocchi - Frasi
- Una stanza tutta per sé, Virginia Woolf          Scarabocchi - Frasi
- Elogio del moralismo, Stefano Rodotà          Scarabocchi - Frasi 1 / Frasi 2
9- SPERIMENTARE 3 NUOVE RICETTE DOLCI. Sul dolce non fallisco mai!
- Torta di crema in sfoglia (qui)
- Torta al tiramisù          Ricetta
- Cake pops (qui)
10- RACCOGLIERE LE FOGLIE CADUTE. La stagione è indietro e ne sono cadute ancora poche, perciò non le ho potute raccogliere.
11- FOTOGRAFARE PAESAGGI AUTUNNALI. Ho fotografato molto e avevo anche aperto un tumblr per conservare qualche mio scatto, ma mi sono accorta che non c'è più. Non so perché è sparito, per fortuna che c'erano ancora poche foto, altrimenti mi arrabbiavo di brutto. A novembre nuovo tumblr fotografico, spero più duraturo.
12- VEDERE PAPA FRANCESCO. Eh sì. Missione compiuta. È ancora fresco nel mio cuore il ricordo di una giornata davvero speciale, anche per una scettica come me.

E ora passiamo a novembre. A seguire le dodici missioni [possibili] del nuovo mese.
[Se volete provare anche voi a realizzare un libricino partendo da un foglio A4, guardate qui le spiegazioni di Camilla].


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