3 gennaio 2014

Non esiste saggezza, Gianrico Carofiglio

Ho letto molte cose belle nel tempo, in altri blog, su Gianrico Carofiglio, così tante che ogni volta sentivo crescere in me la voglia di leggere qualcosa di suo. In fondo, mi sono detta, un uomo che abbandona un'affermata carriera da magistrato e da politico per le parole, come minimo le deve amare. A sentire il parere delle altre blog-lettrici sembrava anche che le sapesse usare bene.
Quindi Non esiste saggezza è finito nel mio cestino della spesa all'istante, quando ho visto che era in offerta. L'ho comprato a scatola chiusa, così tanto chiusa che non avevo nemmeno idea che fosse una raccolta di racconti e non un romanzo. Forse, se mi fossi preoccupata di informarmi prima, avrei scelto un altro libro, visto che quello dei racconti non è un genere che di solito prediligo. E invece. Invece è andata bene così, è stato un primo incontro pienamente positivo. Bello.

Mi piace lo stile piuttosto asciutto di Carofiglio, mi è sembrato che avesse un modo di scrivere diretto, senza troppi giri di parole. Non devi stare lì con la testa tra le mani per cercare il senso di un periodo intrecciato, perché tutto, apparentemente, è semplice. Amo sempre la semplicità.

I racconti sono dieci: Non esiste saggezza, Vigilie, Intervista a Tex Willer, Giulia, Mona Lisa, Città, Sommarie informazioni a Bogotà, Il maestro di bastone, Il paradosso del poliziotto, La doppia vita di Natalia Blum. La maggior parte ha per protagonisti poliziotti o uomini che si improvvisano investigatori, perciò si percepisce chiaramente da quale ambiente proviene l'autore. Un ambiente piuttosto giallo, insomma, ma non solo.
Ho amato molto il primo racconto, quello da cui viene tratto il titolo del libro. C'è un uomo in aeroporto, davanti a lui una donna legge un libro, a lui sembra di averla già vista, ma forse è solo un'impressione sbagliata. Prova a sbirciare il titolo del libro che lei ha in mano e riconosce uno dei pochi ricordi che conserva di sua madre. I due si mettono a chiacchierare e, come capita con gli estranei, finiscono per raccontarsi cose che ai conoscenti farebbero fatica a dire. C'è un clima strano, quasi intimo, tra i due. Ma l'aereo sta per decollare.
Qualche racconto dopo (Città) un uomo e una donna sono ancora su un aereo. Lei è cieca, ma lui se ne accorge solo dopo. Lui ha un profumo particolare e a lei viene naturale raccontargli molte cose di sé. Anche qui si crea una bella atmosfera, ma l'aereo atterra e il racconto finisce. Fosse stato un romanzo ci sarebbe stato un seguito, ma è un racconto e finisce tutto così. Dopo le ultime parole possiamo soltanto usare tutta la nostra immaginazione.
Ho trovato molto particolare l'intervista immaginaria a Tex Willer. Originale. E chissà che domande sceme faremmo tutti se avessimo la possibilità di intervistare un nostro eroe, magari di quando eravamo bambini. Che faccia faremmo se ci snobbasse un po' e ci dicesse che in fondo le cose più belle, quelle davvero importanti nella vita, sono quelle che non sono state raccontate?

W: (dopo una pausa e un sospiro) Lei sa cosa sono gli spazi fra le vignette?
I: Be', sono... gli spazi fra una vignetta e l'altra. Lo spazio bianco che...
W: Complimenti, veramente. Lei è proprio acuto. Riformulo la domanda: sa cosa c'è negli spazi fra le vignette?
I: (leggermente offeso) No, me lo dica lei.
W: C'è tutta la vita che non è mai stata raccontata. Ci sono le vicende che non diventano storie - per scelta o più spesso per caso - e si perdono nei gorghi del tempo che passa. Ci sono le occasioni non colte, le cose che non vogliamo ricordare o non vogliamo sapere di noi stessi e degli altri. Gli spazi fra le vignette sono il sottosuolo della nostra coscienza.
I: Ma questo...
W: Mi lasci finire, è una cosa importante. Gli spazi fra le vignette sembrano piccoli, sembrano poco più che fessure, ma nascondono un territorio e un tempo sterminati. Se avessimo il coraggio di andare a vedere, a toccare, ad ascoltare, ad annusare tutto quello che c'è in quel territorio, forse riusciremmo a capire qualcosa (abbassando la voce, come preso da malinconia). Ci sono tante cose, precipitate negli spazi fra le vignette.

Infine l'ultimo racconto (La doppia vita di Natalia Blum), uno dei più lunghi, è davvero coinvolgente. Sono abituata a leggere romanzi, dove le emozioni sono diluite e distribuite in centinaia e centinaia di pagine, in questo racconto invece sono tutte concentrate. Ci sono attrazione, mistero, paura, un po' di follia, il tutto mischiato egregiamente in modo tale da far battere il cuore e da far immaginare svariati epiloghi, più o meno tachicardici. Molto molto bello, insomma. Ho scoperto che da questo racconto, ultimo nel libro ma uno dei più belli secondo me, è stato tratto anche un film. Si può vedere qui. Inutile dire che lo vedrò al più presto.
La saggezza non esiste
Non esiste vecchiezza
E forse
Nemmeno la morte.
[I versi della poetessa Anna Achmatova che danno il titolo al libro.]
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...