16 gennaio 2014

Nulla due volte, Wislawa Szymborska [La gioia di scrivere #1]

Come avevo annunciato di voler fare nel librottino di gennaio, da un paio di settimane ho preso l'abitudine di leggere qualche poesia prima di addormentarmi. Se lo sapesse la mia prof del liceo non ci crederebbe mai: io che leggo poesie! Ahahah! Anzi no, lei non sarebbe capace di riderci su. Figuriamoci. È stata l'unica persona al mondo a farmi sembrare noiosa la lettura in generale, figuriamoci la lettura delle poesie. Di figure retoriche non ho mai capito molto e, se c'era una cosa che sapevo sulla mia maturità, era che non avrei mai, mai, mai fatto l'analisi del testo.
E invece adesso, anni dopo, un bel giorno decido che forse forse nemmeno le poesie sono così brutte. E poi adesso non devo vergognarmi per leggerle ad alta voce in classe, non devo sottolineare nessuna figura retorica, non devo prendermi nessun voto.
Adesso, anni dopo, posso leggere le poesie con tranquillità, facendomi guidare da un istinto naturale e non studiato, scegliendo solo in base al mio gusto e alle mie emozioni se una cosa mi piace oppure no.

Ho impiegato un po' di tempo per decidere con le poesie di chi iniziare, ho pensato a Leopardi all'inizio, ma, sebbene mi piacesse, lo trovavo ancora troppo scolastico, non adatto al mio scopo in questo momento. Così ho letto un po' in giro e ho deciso di iniziare da lei: Wislawa Szymborska. E meno male che il suo nome devo solo scriverlo. Ricordo di averlo sentito pronunciare da Roberto Saviano qualche anno fa, in un modo per me impronunciabile, temo. Per fortuna questo è un blog e devo solo scrivere, appunto. Wislawa Szymborska, lo riscrivo. Anche da scrivere non è semplicissimo, ma tempo un paio di post e non dovrò ricontrollarlo più, promesso.
A Natale insomma, tra tutti i libri che avrei voluto (più di tutti l'ultimo della Mazzantini, che ancora non ho...), mi sono regalata La gioia di scrivere, che raccoglie tutte le poesie di questa poetessa polacca, premio Nobel per la letteratura nel 1996, dal nome impronunciabile. La libraia mi ha pure messo il bollino sul prezzo, senza neanche chiedere se doveva farlo, dando per scontato, evidentemente, che non fosse per me. Che io non fossi un tipo da poesie. Almeno finora.

Un paio di settimane fa l'ho messo sul comodino. Già quel titolo, ma quanto è bello? La gioia di scrivere. Bellissimo.
Sto facendo procedere la lettura molto molto lentamente, leggo giusto una, due poesie a sera. Col contagocce. Per rallentarmi ulteriormente ho comprato un quadernino dove riscrivo i pezzi che mi colpiscono di più. Che mi piacciono di più. Che mi emozionano di più. A prescindere da tutte quelle regole che tra i banchi mi hanno portato a sbadigliare, magari in versi.
L'altra sera, comunque, ho riscritto una poesia intera. Ed è quella che voglio condividere oggi. Buona lettura.
Spero che emozioni anche voi.

Nulla due volte

[Da "Appello allo Yeti", raccolta del 1957]

Nulla due volte accade
né accadrà. Per tal ragione
si nasce senza esperienza,
si muore senza assuefazione.

Anche agli alunni più ottusi
della scuola del pianeta
di ripeter non è dato
le stagioni del passato.

Non c'è giorno che ritorni,
non due notti uguali uguali,
né due baci somiglianti,
né due sguardi tali e quali.


Ieri, quando il tuo nome
qualcuno ha pronunciato,
mi è parso che una rosa
sbocciasse sul selciato.

Oggi, che stiamo insieme,
ho rivolto gli occhi altrove.
Una rosa? Ma che cos'è?
Forse pietra, o forse fiore?

Perché tu, malvagia ora, 
dài paura e incertezza?
Ci sei - perciò devi passare.
Passerai - e qui sta la bellezza.

Cercheremo un'armonia,
sorridenti, fra le braccia, 
anche se siamo diversi
come due gocce d'acqua.


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