21 gennaio 2014

Per dieci minuti, Chiara Gamberale [Soffre ciò che cambia, anche per farsi migliore. Pasolini]

Cose che ho imparato leggendo questo diario di Chiara Gamberale:
1) Che spesso prendiamo residenza a Egoland e ci attacchiamo a quel posto più dei politici alla poltrona. Non esiste altra persona all'infuori di noi: solo noi amiamo, solo noi abbiamo problemi, solo noi soffriamo, solo noi siamo così ingiustamente incompresi dal mondo intero. Il mondo intero...esiste forse un mondo al di fuori di noi? No. Siamo noi il centro dell'universo o almeno del sistema solare, Copernico dev'essersi certamente sbagliato.
2) Che uscire da Egoland è complicato, molto, ma che ci si può riuscire, soprattutto se ci sforziamo di conoscerci meglio sul serio. Soprattutto se ci proviamo davvero, a cambiare qualche piccolo pezzettino di noi.
3) Che i cambiamenti sono dolorosi. Che chi cambia, anche per diventare migliore, è inevitabile che soffra, come diceva Pasolini. È un meccanismo della natura umana. Accovacciarsi dentro un'abitudine sembra faccia stare bene, ma un giorno gli eventi la romperanno, quell'abitudine, e non resterà altro da fare che provare a costruirsene altre, magari migliori. Il percorso sarà stritolante, ma un bel giorno finirà. E noi saremo persone nuove, con nuovi occhi e nuovi cambiamenti all'orizzonte, ché in questa vita non ci si abitua mai troppo all'abitudine.
4) Che i giochi sono per persone serie. E che giocare, anche quando sembra un po' stupido, è bello e magari serve per togliere un po' di sofferenza a quel cambiamento.
5) Che quando si cade all'indietro può darsi si stia solo prendendo una rincorsa. Solo, meglio non andare troppo indietro. Mi ricordo un momento di Million Dollar Baby in cui Frankie dice a Maggie che per tirare un colpo vincente bisogna arretrare, ma che, se si arretra troppo, poi non si combatte più. Tutto sta nel trovare la misura giusta!
6) Che qualsiasi cosa succeda fuori e dentro di noi, c'è una cosa che resta indifferente: il tempo. Non importa se a noi sembra andare velocemente quando siamo felici o lentamente quando siamo tristi, non importa. Lui scorre sempre uguale, pieno di un numero elevatissimo di dieci minuti che possiamo usare per fare cose nuove, mai fatte prima. Per cogliere l'attimo. Per sorridere. Per provare a essere quello che siamo, per provare a guardarci intorno. Per scoprire quanto c'è di bello o interessante o strano intorno a noi.
7) Che il meglio è nelle cose che non abbiamo ancora provato, in quello che ancora non conosciamo, nei film che tutti hanno visto, ma noi no. Nei libri che tutti hanno letto, tranne noi. Lì. E quanti dieci minuti abbiamo per viverlo, questo meglio, se solo uscissimo da Egoland e ci accorgessimo che esistono anche gli altri, oltre a mille altre cose su cui non abbiamo mai posato lo sguardo, troppo presi com'eravamo da noi stessi.
8) Che, se nel mondo ci sono persone che suonano il violino, cambiano pannolini, girano video porno amatoriali, insegnano hip-hop, seminano e leggono Harry Potter, fra sette miliardi ce ne sarà almeno una che stava aspettando proprio me, nei dieci minuti in cui io la incontrerò. Diciamo che, più che imparato, questo lo spero! 

Per entusiasti pensieri sul libro, anche molto dettagliati sulla trama, vi rimando al post di Marta (clic), che tra l'altro, insieme a Serena (clic), è la ragione per cui ho iniziato a leggere Chiara Gamberale, l'anno scorso.
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