4 febbraio 2014

Diaz - Non pulire questo sangue [Film di Daniele Vicari, 2012]


Del G8 di Genova non ricordo assolutamente niente ed è una cosa strana, penso, perché ad esempio ricordo benissimo il giorno in cui c'è stato l'attentato alle Torri Gemelle, solo un paio di mesi dopo. Non credo perciò che sia una questione d'età, anche perché dieci-undici anni sono abbastanza per accumulare ricordi. Eppure nella mia memoria quei giorni di luglio è come se non fossero mai esistiti.

Il G8 di Genova è stato a lungo per me soltanto la morte di Carlo Giuliani, di un ragazzo, come dice la targa che avevano messo a Piazza Alimonda nel 2011. Invece, ho scoperto col tempo, il G8 di Genova è stato molto altro: è stato lo scontro tra no-global e forze dell'ordine, la distruzione della città causata dai black bloc, è stato l'immagine di uno Stato che non ha funzionato come avrebbe dovuto. Il G8 di Genova, quindi, al contrario di quanto sapevo fino a qualche anno fa, non è soltanto un carabiniere che spara due colpi e uccide un ragazzo che sembrava stesse per tirare addosso alla camionetta un estintore. Il G8 di Genova è anche quella camionetta che non si ferma a prestare soccorso e per scappare dalla folla dei manifestanti calpesta per ben due volte il corpo di quel ragazzo appena caduto a terra. È un poliziotto che cerca di far ricadere la colpa su un manifestante, gridandogli Sei stato tu bastardo! L'hai ucciso tu, col tuo sasso! Bastardo! Il G8 di Genova, caduto sotto uno dei governi Berlusconi, con Scajola Ministro dell'Interno, è la gestione completamente sbagliata e fascista delle forze di polizia. Il G8 di Genova è il blitz nella scuola Diaz, è la tortura nella caserma di Bolzaneto.

Era davvero poco quello che sapevo su quei fatti, me ne rendo conto adesso. E mi rendo anche conto che film del genere sono fondamentali per lasciare una traccia di una bruttissima pagina della storia recente del nostro Paese (che in certe circostanze proprio non meriterebbe la maiuscola).
Diaz. Da vedere, tutti. Perché uno Stato civile non può agire in questo modo. Ripeto, io quei giorni non me li ricordo. Non ricordo le immagini alla tv, non ricordo niente. Ho iniziato a guardare il film che era notte, pensando che mi sarei addormentata, e invece alle due e mezza ero ancora lì, con gli occhi sbarrati, scioccata. Ho pensato che magari era stato esagerato il regista, ma è bastata una veloce ricerca su Google per rendermi conto che stavo clamorosamente sbagliando e che avevo un’idea piccola piccola di quanto accadde a Genova in quei giorni del 2001. È davvero successo.

Don’t clean up this blood è quello che scrive una ragazza, il giorno dopo il blitz. Entra alla Diaz, che era semplicemente un dormitorio, trova le pareti e il pavimento sporchi di sangue e scrive un ordine, o una speranza. Non pulite questo sangue. Non lo lavate via. Non dimenticate che è successo.
Credo che sarebbe orgogliosa di Daniele Vicari, perché lui, quel sangue innocente e pacifico l’ha sbattuto in faccia a tutti gli italiani, che invece hanno la memoria storica più breve di quella di un pesciolino rosso.
Hanno dimenticato il Presidente del Consiglio che giustifica il blitz come un atto di difesa dell’ordine pubblico, hanno dimenticato che nella scuola Diaz non c’erano black bloc, ma semplicemente ragazzi pacifici che non tentarono alcuna protesta, ma che comunque furono vittime di quell’assurda, fascista, violenza. Hanno dimenticato che fu la polizia a portare in quella scuola le molotov, dicendo di averle trovate lì dentro, cercando di giustificare il blitz e quel sangue. Dei video hanno dimostrato il contrario, cioè che le molotov erano state trovate altrove, durante un’altra perquisizione e, solo dopo, introdotte alla Diaz. Hanno dimenticato Scajola, ormai famoso solo perché qualcuno gli ha regalato una casa di fronte al Colosseo. Hanno (abbiamo) dimenticato che i responsabili del delirio di quei giorni sono rimasti impuniti, che il Capo della Polizia di quell’anno, Giovanni De Gennaro, è diventato addirittura sottosegretario di Stato delegato per la sicurezza della Repubblica nel governo Monti, mentre oggi è presidente di Finmeccanica, nominato dal governo Letta. Ad esempio io questo non lo sapevo, l’ho scoperto dopo aver visto il film, leggendo su internet. E lo trovo scandaloso, come mille altre cose storte della nostra bella Italia. Altra cosa che non sapevo è che in Italia non esiste il reato di tortura, perciò le pene per quella trentina di condannati per le torture di Bolzaneto sono state molto più lievi di quello che sarebbero state in altri Paesi europei. E comunque quei condannati in carcere non ci andranno mai, perché la maggior parte dei reati è caduta in prescrizione.

Il film è stato attentamente costruito basandosi sugli atti giudiziari, non c’è spettacolarizzazione della violenza. Quella violenza c’è stata davvero. Diaz inizia mostrando la protesta violenta dei black blog che distruggono Genova e mettono in crisi la polizia. Non si sa bene che fare, ci sono moltissimi manifestanti pacifici che ci andrebbero di mezzo. La polizia viene insultata, qualcuno tira verso una volante una bottiglia. E quella bottiglia volteggia nell’aria, lentamente, fino a rompersi in mille pezzi sull’asfalto. È una scena che si ripete, quella della bottiglia, per cercare di dare una scansione cronologica agli eventi, per far capire che cosa viene prima e che cosa dopo. È appena morto Carlo Giuliani, in Piazza Alimonda. La polizia non sta uscendo affatto bene da quei giorni del G8, cerca un riscatto. Lo trova alla Diaz. Pare che ci siano dei black bloc lì dentro, ma quando gli agenti irrompono in quella scuola dormitorio trovano persone pacifiche che non mostrano alcuna resistenza, ma quei manganelli sono assetati di sangue e colpiscono con ferocia, tutti, indistintamente. Senza alcun motivo che lo giustifichi come atto a tutela dell’ordine pubblico. La scuola viene imbrattata del sangue innocente vittima di uno Stato che per una notte ha cessato di essere civile. Dopo il blitz chi non è stato gravemente ferito viene portato alla caserma di Bolzaneto, dove si cercano confessioni per reati non commessi, dove si cercano testimonianze false, dove si continua a torturare. Qui sono elencate le angherie subite dalle persone fermate quella notte:
Insulti e percosse all’arrivo degli arrestati da parte di assembramenti di varie forze di polizia, ma non con sistematica frequenza, come detto da diverse parti offese; posizione vessatoria, (in piedi, gambe divaricate e braccia alzate diritte sopra la testa) nel cortile, contro il muro della palazzina delle celle, contro la rete di recinzione del campo da tennis o nei pressi della palazzina delle fotosegnalazioni; passaggio nel corridoio tra due ali di agenti di varie forze che percuotevano con schiaffi e calci, sgambettavano, ingiuriavano e sputavano; posizione vessatoria in cella o in ginocchio col viso alla parete, per 10, 18 o 20 ore, senza riposarsi o sedersi se non per pochi minuti; la posizione vessatoria della “ballerina”, sulla punta dei piedi o su un a gamba sola e far stare per ore con le mani strette nei laccetti di plastica; provata l’imposizione di tali posizioni anche a persone ferite o in menomazione fisica; provate le percosse al corpo compresi i genitali con le mani coperte da pesanti guanti di pelle, o con i manganelli, in tutti i locali per costringere alla posizione vessatoria, senza motivo o perché i soggetti avevano chiesto un magistrato o un avvocato o di andare in bagno o di conoscere il motivo del fermo o dell’arresto; provati spruzzi di sostanze urticanti o irritanti nelle celle; provati insulti a fondo sessuale, razzista; a contenuto politico; provate minacce di percosse o di morte, di stupro; provata la costrizione a pronunciare frasi lesive della propria dignità personale e frasi e inni al fascismo al nazismo e alla dittatura di Pinochet; provato il taglio forzato dei capelli e la distruzione di oggetti personali; provate le lunghe attese prima di andare in bagno e costrizione dei soggetti a urinarsi addosso; provata la “marchiatura” sul volto con pennarello degli arrestati della scuola Diaz.
Tutto questo per una bottiglia? Si domanda retoricamente una giovane poliziotta. Evidentemente i suoi superiori pensavano fosse quello il modo di fare giustizia, di riscattare l’onore perduto.
Odio la violenza, di qualunque colore politico sia, figuriamoci se posso tollerare la violenza messa in atto da chi dovrebbe rappresentare uno Stato di diritto democratico e civile. Da chi dovrebbe difendere e applicare la legge e invece si fa promotore del far west.
Diaz, ripeto, è un film da vedere. Punto e basta. Abbiamo bisogno di una coscienza politica e civile e dobbiamo sapere che non è in questo modo che si comporta uno Stato di diritto. Vederlo mi ha fatto conoscere cose che ignoravo, sia per quello che mostra proprio il film, sia perché dopo la visione sono andata a informarmi. Ho letto e visto molte pagine e video su quei giorni di Genova e adesso sono una piccola italiana un po’ più informata di prima.

Su quei fatti del G8 hanno scritto anche delle canzoni, ne cito solo tre, ma mi sarebbe piaciuto ascoltarne anche un’altra. Dopo tutto questo vedere, leggere, ascoltare sui fatti di Genova, mi sono trovata a chiedermi che cosa avrebbe scritto l’anarchico De Andrè di quei giorni dove la sua città divenne il centro del mondo. Chissà.
• Piazza Alimonda, F.Guccini

Genova non sa ancora niente, lenta agonizza, fuoco e rumore,
ma come quella vita giovane spenta, Genova muore.
Per quanti giorni l'odio colpirà ancora a mani piene.
Genova risponde al porto con l'urlo alto delle sirene.
Poi tutto ricomincia come ogni giorno e chi ha la ragione,
dico nobili uomini, danno implacabile giustificazione,
come ci fosse un modo, uno soltanto, per riportare.
• Genova brucia, S. Cristicchi

Qui non serve a niente chiedere aiuto
piangi quanto vuoi non ti risponderà nessuno
non c'è Manu Chao e nemmeno il tuo avvocato
canta la mia filastrocca siamo al Bolzaneto
1,2,3 viva viva viva sei
4,5,6 fossi in te non parlerei
7,8,9 il negretto non commuove
Ne è morto solo uno ma potevano essere cento
i mandanti del massacro sono ancora in Parlamento
• La legge giusta, MCR

Le auto sputano lingue di fuoco
Le strade piangono lacrime nere
Sulle pagine dei giornali
Hanno già i titoli pronti
Genova brucia – Con il tuo sasso!
Qualcuno muore – Proprio adesso!
L’Italia cade – Con il tuo sasso!
Un colpo esplode – Non è reato!
Il dollaro sale – E’ un attentato!
La borsa crolla – Con il tuo sasso!
Milano trema – Le tute bianche!
E il parlamento – Con il tuo sasso!





Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...