8 marzo 2014

Una fetta di mimosa

Complice il fatto che quest'anno l'8 marzo cade di sabato, stasera mi tocca partecipare a una cenetta di sole donne, cosa che di solito evito volentieri di fare. E quando dico cenetta intendo cenetta, non quegli squallidi spogliarelli che la donna, a mio avviso, la mortificano, come se senza quel tipo tutto finto e oleoso noi non potremmo essere in grado di provare niente. Profonda tristezza.

Non sono una femminista, non vado in giro enunciando un'incompresa superiorità femminile, non sono una sostenitrice delle quote rosa e non vorrei nemmeno la parità, nel senso che non me ne faccio niente di otto ministri uomini e otto ministri donne, io vorrei sedici ministri bravi. Punto. Il fatto di essere donna non è di per sé sufficiente per garantire qualità, per come la vedo io. Nicole Minetti era al potere, ma certo non per i meriti a cui mi riferisco.
A me sembra discriminatorio anche solo star sempre lì a sottolineare il momento in cui una donna raggiunge una posizione importante, fino a qualche tempo fa riservata soltanto agli uomini. Discriminatoria mi è sembrata la foto delle ministre con Renzi e Napolitano, discriminatorie mi sembrano le quote rosa. Nel senso: ci sono cose che dovrebbero essere naturali, cose per il cui sostegno non ci dovrebbe essere bisogno di una legge.
Un Paese con una reale parità, per come la vedo io, non avrebbe bisogno di mettere per iscritto le quote rosa.
Ma certo non siamo un Paese in cui uomini e donne hanno gli stessi diritti e non solo nei ruoli di potere, parlo anche e soprattutto dei contratti di lavoro normali. In quanto donna tu un giorno può darsi che ti farai crescere la pancia e quindi non sarai mai affidabile ed economicamente conveniente come un uomo. Io mi concentrerei più su quest'aspetto piuttosto che sulle questioni numeriche di governo, che poi sembra che alle donne danno otto ministeri perché fanno pena e sembra che glieli danno solo perché sono donne e vanno aiutate, mica perché se lo meritano. Poi il collegamento tra le donne al potere e il rispetto delle donne lavoratrici "normali" è tutto da vedere, magari fosse.
È un po' come quando Pasolini scriveva che chi si dice tollerante nei confronti dei gay in realtà, inconsapevolmente, nel momento in cui lo dice, sottolinea una differenza.
È così, non c'è niente da fare. A me non piace l'idea di un appiattimento generale, preferirei che si riuscisse a convivere nelle diversità, senza fingere di essere tutti uguali, tanto non lo siamo e non lo saremo mai. Ovviamente quando parlo di diversità non parlo di una diversità che significa superiorità di una parte rispetto a un'altra, intendo una diversità da rispettare, sempre.

Nella mia società ideale i posti importanti non si occupano in base alle quote rosa, ma per il merito.

E comunque, dopo queste considerazioni confuse, offro a tutti (donne e uomini) una fetta della mia torta mimosa, "mia" per modo di dire, in realtà viene da Cotto e mangiato.
Lo sapete che se resisto alle cene a prezzi esagerati dettati da una data particolare nel calendario non so resistere, mai, ai dolci.

Bon appétit!


Ingredienti

• PER IL PAN DI SPAGNA:
- 5 uova intere;
- 125 g di zucchero;
- 100 g di farina;
- 25 g di fecola;
- 1 bustina di vanillina.
• PER LA CREMA:
- 4 tuorli;
- 150 g di zucchero;
- 50 g di farina;
- 500 ml di latte;
- scorza di limone
• PER GUARNIRE:
- 200 ml di panna montata;
- pesche sciroppate.

• Preparazione

Iniziare preparando il pan di Spagna. Separare i tuorli dagli albumi. Montare a neve gli albumi e sbattere i tuorli prima solo con lo zucchero, poi aggiungendo anche la farina, la fecola e la vanillina. Infine unire gli albumi, lentamente, col cucchiaio, mescolando dal basso verso l'alto. Quando il composto sarà omogeneo versarlo in una teglia di 24 centimetri di diametro. Cuocere a 180° per una mezz'oretta.
Nel frattempo preparare la crema. Mettere sul fuoco il latte con un pezzo di scorza di limone, a bagnomaria. A parte mescolare i tuorli (se non si vogliono sprecare gli albumi consiglio di fare le meringhe) con lo zucchero e la farina, poi versare nel latte caldo e mescolare, mescolare, mescolare fino a che la crema si addensa.
Quando sia il pan di Spagna che la crema si sono freddati, ci si può dedicare alla costruzione di questa buonissima torta mimosa.
Innanzitutto bisogna unire a metà della crema pasticcera sia la panna montata che le pesche tagliate a pezzetti (metà crema si lascia così, senza aggiungere niente). Tagliare il pan di Spagna più in alto della metà, poi con le mani svuotare la base formando delle briciole di pan di Spagna che serviranno per decorare. A questo punto bagnare la base col succo delle pesche sciroppate, aggiungere il composto di crema, panna e pesche e ricoprire con la parte superiore del pan di Spagna, anch'essa un po' bagnata col succo. Spalmare su tutta la torta la crema rimasta e appiccicarci sopra le briciole di pan di Spagna. Far riposare in frigo.
Consiglio di preparare la torta con un po' d'anticipo, così sarà ancora più gustosa.
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