6 maggio 2014

Anna Karenina, frasi [ultime due parti]


Settima parte

Il primo bicchiere è come il piombo, il secondo ti dà il rombo, il terzo vola via come un colombo. 

- Riferite a vostra moglie che le voglio bene come prima e che, se non riesce a perdonarmi la mia situazione, le auguro di non potermi perdonare mai. Per perdonare è necessario passare attraverso quello che ho passato io e voglia il cielo che non debba capitarle mai.

Aveva sentito che, oltre all'amore che li univa, tra loro si era instaurato lo spirito maligno del conflitto che lei non riusciva a scacciare né dal cuore di lui né, tanto meno, dal proprio.

Sapeva e sentiva soltanto che ciò che avveniva era simile a quello che era un anno prima al capezzale del fratello Nikolaj. Ma mentre quello era un evento di dolore, questo era un evento gioioso. Tuttavia sia quel dolore che questa gioia erano egualmente al di fuori di tutte le normali condizioni di vita, erano una sorta di insenatura nella vita quotidiana attraverso cui si intravedeva qualcosa di superiore. Quegli eventi si svolgevano con eguale tormento ma, nell'intravedere quel mondo superiore, l'anima si elevava alla stessa inafferrabile altezza che prima non aveva mai raggiunto, dove la ragione non riusciva a seguirla.

Questo impiego, come tutti quelli del genere, richiedeva tali competenze e tali impegni che era ben difficile metterli tutti insieme in una persona sola. E, visto che non esisteva una persona che riunisse in sé tutte quelle qualità, tanto valeva che quel posto fosse occupato da un uomo onesto piuttosto che da un disonesto.

- Il rispetto è stato inventato per colmare il vuoto che dovrebbe riempire l'amore.

Non siamo forse tutti quanti gettati al mondo soltanto per odiarci a vicenda e di conseguenza per tormentare noi stessi e gli altri?

Ottava parte

Lui stesso dice che vorrebbe avere la fede, ma allora perché non crede? Non sarà perché pensa troppo? E pensa troppo perché è troppo isolato. Sta sempre solo e ancora solo.

"E non è forse quello che fanno tutte le teorie filosofiche, che per mezzo di pensieri strani e atipici per l'uomo, lo conducono a conoscere ciò che sa già e che conosce talmente bene da non poterne farne a meno per vivere? Non è forse chiaro dal modo in cui ogni filosofo sviluppa la sua teoria che, proprio come il contadino Fedor e non meglio di lui, già dal principio conosceva benissimo il significato fondamentale della vita e che solo con lo strumento fallace dell'intelletto cerca ora di ripristinare la condizione in cui già sapeva tutto?"

- La parola 'popolo' è così indefinita, - disse Levin. - Gli scribi municipali, gli insegnanti e forse un contadino su mille sanno di cosa si tratta. Il resto degli ottanta milioni [...] non solo non esprimono la propria volontà, ma non hanno la più pallida idea su cosa dovrebbero esprimerla. Che diritto abbiamo di dire che è la volontà del popolo?
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