11 novembre 2014

Arrivano i pagliacci, Chiara Gamberale

Allegra ha un nome meraviglioso, un nome che i suoi genitori avranno scelto insieme, abbracciati in un momento di romanticismo, indecisi e innamorati. Un nome per un figlio è una decisione difficile, immagino. Alla fine Ettore e la sua giovane moglie americana, già madre del loro primo figlio Giù, affetto dalla sindrome di down, avranno optato per un nome che fosse di buon auspicio per la loro bambina: Allegra Lunare.
Fin dal principio del romanzo si intuisce che in realtà tanta allegria non ci dev'essere stata nella sua vita se lei, a vent'anni, si ritrova a svuotare da sola la sua casa, e a scrivere un quaderno a degli ipotetici acquirenti che certo, un giorno arriveranno. Allegra si guarda intorno e prova a raccontare ciò che hanno visto quelle mura, gli anni d'amore dei suoi genitori, le loro amicizie, la frustrazione di un filosofo rivoluzionario degli anni '70, e poi il tradimento, la fuga, la nascita di un nuovo amore che sembra a tutti sbagliato, e poi un nuovo tradimento (doppio), un martello, e la casa in vendita. Certo un giorno arriverà una bella famiglia in costruzione in grado di apprezzare quell'appartamentino, Allegra vorrebbe che i nuovi inquilini conoscessero chi ha abitato prima quelle mura, perciò inizia a parlare loro degli oggetti che lei lascerà e che loro troveranno, quando arriveranno. Sono quegli oggetti a raccontare la sofferta storia dei primi vent'anni di Allegra: dei suoi genitori, di suo fratello Giuliano, di Matilde, Adriana, Zuellen, Vera, Francesco, Leonardo.

In questo suo vecchio romanzo, appena ridato alla stampa, Chiara Gamberale mette in scena una storia completamente surreale, potenzialmente vera, ma poco credibile.
Narra di una famiglia malata, triste e indifferente, pur essendo una famiglia "giusta" nelle sue componenti: un padre, una madre, due figli. E poi parla di un'altra famiglia potenziale, meno convenzionale, ma piena di sentimento: due donne, di cui ne è rimasta solo una poi, e una bambina non loro, bisognosa di affetto e regole.
Racconta di come, crescendo in un contesto malato, sia difficile vivere un amore giusto, o semplicemente vero, di come sia più semplice scappare dalle relazioni, dagli altri, di come sia più facile rifugiarsi in un amore solo immaginato, in un amore idealizzato lontano anni luce dalla realtà.
Ci mostra di come arrivi sempre, prima o poi, un giorno in cui saremo costretti a toglierci le lenti colorate dagli occhi e di come non avremo più nessun campanellino a proteggerci dai finali tristi dei film. Un giorno realizziamo tutti che i lieto fine sono solo per le favole, un giorno lo capisce anche Allegra, ma sa che tutto piano piano passa, qualunque cosa succeda: al circo, dopo il numero dei trapezisti, anche se i trapezisti si schiantano e muoiono, arrivano i pagliacci, sempre, a ogni spettacolo. È quello che succede anche nella vita. Dopo i giorni bui, arriva sempre un giorno nuovo, ogni volta.

Non sono un'amante delle storie troppo surreali e questa lo è decisamente, perciò credo che, tra i libri della Gamberale che ho letto, questo sia quello che ho gradito meno. D'altra parte Arrivano i pagliacci è il libro scritto da una ragazza giovane che non era ancora la scrittrice che è oggi ed è più che comprensibile che poi, col tempo, sia migliorata. Grave sarebbe stato il contrario!

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