24 novembre 2014

Figuracce, autori vari [La vera figuraccia è averlo scritto]

Sinceramente penso che per quasi tutti i nomi che compaiono in questa raccolta di Figuracce la vera figuraccia sia stata aver scritto obbrobri simili.

Da questa raccolta ideata in una serata estiva da Niccolò Ammaniti ho potuto dedurre che o gli scrittori hanno vite noiosissime e banali prive di vere figure di merda oppure non sono persone sincere e quando viene chiesto loro di raccontare la loro peggiore figuraccia esce fuori dalla loro penna uno scritto insulso, completamente fuori tema, secondo me. 
Su otto racconti presenti in questa raccolta, scritti da nomi importanti, in tre casi vincitori anche del premio Strega, forse me ne sono piaciuti due, dico tre se devo essere di manica un po' più larga.

Cominciamo dall'ideatore: Ammaniti. Le sue parole aprono e chiudono l'opera, quelle iniziali (Se sei solo le figuracce non esistono) le ho trovate carine, giuste, adatte, mi facevano ben sperare, mentre quelle finali (Marco Risi contro la Maga della Maglianella), quelle cioè della sua figuraccia vera e propria, tanto attese da quasi tutto il libro anche soltanto perché gli avrebbero posto fine, erano finte, dai. Io non conosco molto Ammaniti, anzi, a dir la verità di suo ho letto solo Io e te e non mi ha entusiasmata. Mi sono ripromessa di leggere altre cose, ma non mi è mai venuta davvero la voglia di farlo. Per quello che ne so (niente, ribadisco) potrebbe essere anche uno scrittore con una sua vena surreale, per carità. Anche se fosse il più surreale degli scrittori italiani, io credo che sarebbe dovuto essere più sincero e realistico nell'affrontare un racconto di vita vera. Mi sembrava di aver capito che gli otto nomi stellari di questa raccolta avrebbero dovuto narrare un episodio vergognosissimo della propria vita, il più vergognoso di tutti. Se tu pensi che la tua peggiore figuraccia sia stata un flop cinematografico va benissimo, però chiudila lì, senza degenerare in trasformazioni di uomini in animali degni della maga Circe. 
Passiamo all'altra delusione: Paolo Giordano (Suv). Paolo Giordano, sappiatelo tutti, una figuraccia in vita sua non l'ha mai fatta, perché se è quella che ha raccontato io davvero non l'ho capita. Anche qui no, voglio dire, tu sei Paolo Giordano, non un pincopallino qualunque, sei il più giovane vincitore del premio Strega, hai scritto cose molto belle, hai tutto il modo per scriverne anche di migliori, perché ti vai a impicciare con una raccolta simile? E perché scrivi una cosa così insensata? Ho capito la questione tristissima del marketing, ma non credo che lui sia un autore che ne abbia bisogno.
Elena Stancanelli e Antonio Pascale per me erano completamente sconosciuti, anche di nome, può darsi che leggerò qualcos'altro di loro produzione, ma se succederà non sarà senz'altro per la bella impressione avuta grazie a questa raccolta. 
La figuraccia della Stancanelli (Cappelli) non l'ho capita, mea culpa forse, però mi ha fatto tornare in mente la mia prof di lettere del liceo che era fissata col comune errore di andare fuori tema. Io pensavo che fosse esagerata, convinta com'ero del fatto che sì, si possono sbagliare la forma e la sintassi, ma non si può non capire l'argomento di cui si deve scrivere. Devo ammettere che forse aveva ragione lei: se anche gli scrittori sbagliano il tema di un racconto figuriamoci degli studenti liceali.
Pascale (Il testimone silenzioso) ha invece scritto un racconto in prima persona, dove però la prima persona è una donna, perciò non ho capito se è un episodio frutto della sua fantasia o se lui è l'uomo chiattone protagonista maschile del brano. Boh. Nel dubbio, non mi è piaciuto.
Emanuele Trevi (La cosa vera), che conosco solo di nome, non mi ha colpita e nemmeno sconvolta. Lo lascio nel mezzo, senza infamia e senza lode. Se non altro mi sono piaciuti i passaggi citati di Conrad.

Ok, ora mollo un attimo la mia penna rossa, oggi sono proprio cattivissima. Quelli che non ho ancora citato sono i tre racconti che ho maggiormente apprezzato, in ordine di apparizione:
1) Tutta la vita a Berlino di Francesco Piccolo;
2) ilmiolibro.it ovvero come sono diventato scrittore di Christian Raimo;
3) You and me alone (La commensale) di Diego De Silva.
Francesco Piccolo ha una colpa: aver aperto la raccolta e aver aumentato le mie aspettative. Il suo brano era semplice, carino, ha messo nero su bianco quella vergogna insensata per ogni piccola cosa che proviamo da adolescenti, quello stato d'animo da esemplare di serie B, quella sensazione di non poter mai avere niente per via del fatto che un tempo avevamo i brufoli. Nasce tutto da lì, il racconto del terzo premio Strega della raccolta, da quella vita iniziata in salita nei cui confronti ci sentiamo sempre debitori, motivo per cui stentiamo a dire di no agli altri, memori di com'era quando erano gli altri a dire di no a noi. Per questo suo modo generoso di porsi nei confronti della vita, Francesco Piccolo si ritrova alla vigilia del suo matrimonio con un'autista tedesca pazzamente innamorata di lui, che per lui sta venendo in Italia. Come uscire dall'intrigo?
Quella di Raimo è (è proprio il caso di dirlo) la figura di merda per eccellenza. Ecco, io non so quanto ci sia di vero e quanto sia frutto della fantasia, però al posto suo credo proprio che mi sarei sotterrata. Forse è la peggiore figuraccia della raccolta (non che abbia chissà quali concorrenti).
Infine Diego De Silva. Anche lui, come Piccolo, scrive un racconto legato a una donna in fissa per lui, mi dispiace aver conosciuto l'autore con questo brano, visto che è da un sacco di tempo che mi riprometto di leggere i suoi libri, in ogni caso non è stato un primo incontro dei peggiori. In tutto lo schifo di questo libro io tengo a galla le sue parole.

Sono sicura che se la scrivessimo noi comuni mortali una raccolta di figuracce sarebbe molto più divertente e molto più da Oh mamma sarà successo davvero??? Io mi sarei sotterrata. Perché io credo questo: che una raccolta di figuracce dovrebbe, come minimo, essere divertente. Credo che i nomi importanti che hanno contribuito a quest'idea di Ammaniti abbiano perso la strada nel momento in cui hanno cercato di ricordare una figuraccia legata alla loro fama, agli studi di Uno Mattina, all'acquisto di un Suv, alla realizzazione di un sicuro successo cinematografico. Possibile che non ci sia stato davvero niente di più divertente e vergognoso, nelle loro vite?

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