4 dicembre 2014

Sì, Virginia, Babbo Natale esiste [Calendario dell'avvento // 4 dicembre]


Ho conosciuto la storia che sto per raccontarvi grazie a questo articolo che ho trovato su Il Post.

Era il 1897 e una bambina di otto anni, Virginia, aveva degli amici che le avevano detto che Babbo Natale era soltanto un'invenzione, secondo loro Babbo Natale non esisteva.
Li abbiamo avuti tutti quegli amici lì, no? Quelli che si sentono grandi, quelli che godono nel far sentire gli altri degli stupidi. Che cosa abbiamo fatto noi, quando un compagno di scuola ci ha detto che Babbo Natale non esisteva? Siamo andati a casa e abbiamo chiesto spiegazioni ai nostri genitori. È quello che, nel 1897, ha fatto anche Virginia, solo che suo padre si è lavato le mani, non le ha risposto e le ha consigliato di scrivere una lettera al direttore di un famoso giornale, perché Se lo dice quel giornale allora è vero.

Virginia scrive la sua lettera, questa:
Caro direttore, ho otto anni. Alcuni dei miei amici dicono che Babbo Natale non esiste. Mio papà mi ha detto: “se lo vedi scritto sul Sun, sarà vero”. La prego di dirmi la verità: esiste Babbo Natale? Virginia O’Hanlon
A queste poche parole ingenue e sincere segue una risposta, scritta dal giornalista Church. Pare che questa risposta sia diventata molto famosa e che a quel Yes, Virginia, there is a Santa Claus si siano ispirati cortometraggi e musical e moltissime altre cose. La sua fama non era arrivata a me, che, come ho scritto all'inizio, ho letto per la prima volta quella risposta di Church grazie all'articolo del Post.
Una volta letta, comunque, ho capito perché in America è così nota.
Virginia, i tuoi amici si sbagliano. Sono stati contagiati dallo scetticismo tipico di questa era piena di scettici. Non credono a nulla se non a quello che vedono. Credono che niente possa esistere se non è comprensibile alle loro piccole menti. Tutte le menti, Virginia, sia degli uomini che dei bambini, sono piccole. In questo nostro grande universo, l’uomo ha l’intelletto di un semplice insetto, di una formica, se lo paragoniamo al mondo senza confini che lo circonda e se lo misuriamo dall’intelligenza che dimostra nel cercare di afferrare la verità e la conoscenza.
Sì, Virginia, Babbo Natale esiste. Esiste così come esistono l’amore, la generosità e la devozione, e tu sai che abbondano per dare alla tua vita bellezza e gioia. Cielo, come sarebbe triste il mondo se Babbo Natale non esistesse! Sarebbe triste anche se non esistessero delle Virginie. Non ci sarebbe nessuna fede infantile, né poesia, né romanticismo a rendere sopportabile la nostra esistenza. Non avremmo altra gioia se non quella dei sensi e dalla vista. La luce eterna con cui l’infanzia riempie il mondo si spegnerebbe.
Non credere in Babbo Natale! È come non credere alle fate! Puoi anche fare chiedere a tuo padre che mandi delle persone a tenere d’occhio tutti i comignoli del mondo per vederlo, ma se anche nessuno lo vedesse venire giù, che cosa avrebbero provato? Nessuno vede Babbo Natale, ma non significa che non esista. Le cose più vere del mondo sono proprio quelle che né i bimbi né i grandi riescono a vedere. Hai mai visto le fate ballare sul prato? Naturalmente no, ma questa non è la prova che non siano veramente lì. Nessuno può concepire o immaginare tutte le meraviglie del mondo che non si possono vedere.
Puoi rompere a metà il sonaglio dei bebé e vedere da dove viene il suo rumore, ma esiste un velo che ricopre il mondo invisibile che nemmeno l’uomo più forte, nemmeno la forza di tutti gli uomini più forti del mondo, potrebbe strappare. Solo la fede, la poesia, l’amore possono spostare quella tenda e mostrare la bellezza e la meraviglia che nasconde. Ma è tutto vero? Ah, Virginia, in tutto il mondo non esiste nient’altro di più vero e durevole. Nessun Babbo Natale? Grazie a Dio lui è vivo e vivrà per sempre. Anche tra mille anni, Virginia, dieci volte diecimila anni da ora, continuerà a far felici i cuori dei bambini.
 
Sulla pagina Wikipedia dedicata a questa storia si possono vedere gli originali della lettera di Virginia e dell'editoriale del giornalista.

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