28 febbraio 2014

Noteworthy things - Settimana 8

• 50/365 - Lo streaming Grillo-Renzi è riuscito nella missione quasi impossibile di farmi tifare per il sindaco, di farmi sperare che fosse lui a mandare affanculo Grillo o a tirargli un pugno in faccia. Grillo #escidaquestoblog!
- Riccardo Sinigallia a Sanremo, mi piace!
• 51/365 - Questo gilet a maglia non nascerà, me lo sento. Di nuovo ho sfatto, sfatto, sfatto. Penelope #escidaquestocorpo! [Però poi ho ri-finito il davanti.]
• 52/365 - Uno dei miei due preferiti è stato espulso da Sanremo.
- Una maglietta del Pd usata come straccio per pulire le scarpe (bella metafora).
- I 16 nomi del governo Renzi.
• 53/365 - Ligabue a Sanremo. Non solo: Ligabue a Sanremo canta "Il giorno di dolore che uno ha". Uau! Brividi.
• 54/365 - Un chilo di coriandoli incastrati in mezzo ai ricci e, in generale, ovunque. Li ritroverò nei posti più impensati almeno fino al prossimo Carnevale.
• 55/365 - Un film bellissimo: Argo.
- L'ultima puntata del XIII Apostolo che non ha concluso un bel niente e lascia intendere una terza stagione di cui non sentivo l'esigenza.
• 56/365 - Visita al nuovo centro commerciale. C'è un negozietto di cose di casa con così tante cavolate che potrebbe presto diventare uno dei negozi preferiti. La prossima volta lo svaligerò!

Ho visto: Argo e Benvenuti al Nord

Foto della settimana 8/52 (clic)


Pretty in Mad

27 febbraio 2014

Anna Karenina - Terza parte [Lev Tolstoj]



Anna Karenina - Seconda parte

Anna Karenina, ti ho quasi smezzata, sappilo. Che bella sensazione vedere il segnalibro quasi a metà! La prossima tappa segnerà il giro di boa, e un bel finalmente me lo concedo, su.

C'ho messo molto tempo a leggere questa terza parte, soprattutto perché politica, Sanremo e maglia mi hanno tenuto un po' lontana dalla lettura, inoltre non sono state pagine ricche di chissà quali avvenimenti, anzi. 

Il protagonista, come al solito, non è Anna bensì Levin. Levin tormentato, Levin che crede di aver dimenticato Kity, Levin che desidera soltanto una vita normale, semplice, anche come quella dei contadini che lavorano per lui. Li vede allegri dopo una giornata di lavoro e si sente una nullità, perché lui quella gioia di vivere non se la sente addosso, mai. Anche se ha una vita più agiata di loro, anche se può permettersi di passare il tempo coltivando i suoi hobby anziché lavorando, anche se è istruito ed è un brav'uomo, sente una specie di "invidia" per la condotta semplice dei suoi braccianti. La loro vita è così naturale, povera, facile che sembra essere più facile anche la felicità, una felicità che Levin sente non potrà mai appartenergli.
Kity, in questa terza parte, fa un'apparizione fugace, nient'altro. Viene più volte anche evocata dalla sorella, Dolly, che vorrebbe tanto vederla sposata con Levin, ma lui niente, gli brucia ancora troppo il no della ragazza alla sua passata proposta di matrimonio. "Io non posso chiederle di diventare mia moglie solo perché non ha potuto sposare chi voleva lei", pensa Levin. E come dargli torto? Eppure lui sa quello che prova, sa che non è vero che l'ha dimentica, a se stesso non può mentire. Sente che, semmai una felicità può esistere per lui, non può che essere una felicità legata all'amore di Kity.
Per Levin non è un momento facile. L'amore non c'è, il fratello Nikolaj è molto malato e anche il lavoro non va così bene. Levin cerca una soluzione per far rendere di più il suo terreno, pensa di iniziare a trattare meglio i contadini, vorrebbe aumentare la loro paga, responsabilizzarli. Il tutto, ovviamente, per ottenere un tornaconto personale, visto che in realtà delle condizioni del popolo russo Levin sembra fregarsene, come sottolinea in ripetute discussioni con amici e conoscenti. Per studiare al meglio le soluzioni da mettere in campo decide di partire per un lungo viaggio all'estero, per vedere come funzionano le cose in Europa.

L'amore di Anna e Vronskij non occupa molto spazio in questa terza parte, di fatto tra i due non cambia niente. Sembrava che la situazione fosse a un punto di svolta, dopo che lei aveva confessato al marito Aleksej di averlo tradito e di essere innamorata di un altro uomo, invece no. Il marito tradito decide di essere superiore alla bassezza della moglie, decide di non sfidare a duello l'avversario, di non chiedere il divorzio e di continuare a vivere la loro vita come se niente fosse. Decide di ignorare il tradimento, di continuare a vivere come se non lo sapesse. L'unica cosa che chiede ad Anna è di fare i suoi comodi con discrezione, senza far venire l'amante nella loro dimora, ad esempio.
Se lei sceglierà di mettere in piazza il suo amore illegittimo, se sceglierà di andare via dalla loro casa ne pagherà certamente le conseguenze da un punto di vista morale. Inoltre dovrà rinunciare a suo figlio. Anna non sembra poter vivere senza il suo bambino, d'altra parte nemmeno Vronskij sembra più tanto convinto di voler continuare a vivere quell'amore bellissimo, che però gli impedisce di fare la carriera che meriterebbe.
- Noi siamo coetanei; forse tu hai avuto più donne di me. [...] Ma sono sposato e credimi che, se impari a conoscere la sola moglie che ami, conoscerai tutte le donne meglio che se ne hai a migliaia.[...] Le donne sono il principale ostacolo all'attività di un uomo. È difficile amare una donna e combinare qualcosa. Per questo c'è un solo metodo comodo, che non t'impedisce di amare: il matrimonio. Come posso dirti quello che penso, come faccio a spiegartelo, [...] aspetta, aspetta! Sì, si può portare un carico e fare al contempo qualcosa con le mani solo se il carico è legato dietro la schiena: questo è il matrimonio. E l'ho capito quando mi sono sposato. Di colpo mi si sono liberate le mani. Ma se non ci si sposa, per tirarsi dietro il carico, tieni le mani così occupate che non puoi fare nient'altro.

25 febbraio 2014

Anna Karenina - Terza parte, frasi [Lev Nikolaevic Tolstoj]

- Io penso, - disse Konstantin, - che nessun tipo di attività possa essere efficace se non è fondata sull'interesse personale.

Queste gioie erano così minuscole che non si notavano, erano come oro nella sabbia e, nei momenti brutti, Dolly vedeva solo dolore, solo sabbia; ma c'erano anche i momenti belli, quando vedeva solo gioie, solo oro.

La finzione, in qualsiasi ambito, può ingannare anche il più intelligente e perspicace degli uomini; ma anche il bimbo meno dotato, per quanto abilmente sia nascosta la finzione, la riconosce e la respinge.

Dio aveva dato il tempo e aveva dato la forza; tempo e forza andavano devoluti al lavoro, perché nel lavoro è la ricompensa. E chi fosse il destinatario del lavoro e quali fossero i frutti della fatica restavano considerazioni marginali e insignificanti.

Nei contadini quell'intera, lunga giornata di lavoro aveva lasciato la sola traccia dell'allegria.

Provava ciò che prova una persona a cui abbiamo estratto un dente da tempo dolorante; dopo il dolore terribile e la sensazione di qualcosa di enorme, più grande di una testa, che fuoriesce dalla mascella, il paziente, senza ancora credere alla propria felicità, sente che ciò che così a lungo gli aveva avvelenato la vita, che aveva rivolto a sé ogni pensiero, non c'è più, e che può riprendere a vivere, a pensare e a interessarsi a qualcosa che non sia il suo dente.

«Lei deve essere infelice, ma non è colpa mia, motivo per cui io non posso essere infelice».

«Per non annoiarsi bisogna non pensare che ci si annoierà. È la stessa cosa che evitare la paura di non addormentarsi se temi l'insonnia.»

- Noi siamo coetanei; forse tu hai avuto più donne di me. [...] Ma sono sposato e credimi che, se impari a conoscere la sola moglie che ami, conoscerai tutte le donne meglio che se ne hai a migliaia.
[...] Le donne sono il principale ostacolo all'attività di un uomo. È difficile amare una donna e combinare qualcosa. Per questo c'è un solo metodo comodo, che non t'impedisce di amare: il matrimonio. Come posso dirti quello che penso, come faccio a spiegartelo, [...] aspetta, aspetta! Sì, si può portare un carico e fare al contempo qualcosa con le mani solo se il carico è legato dietro la schiena: questo è il matrimonio. E l'ho capito quando mi sono sposato. Di colpo mi si sono liberate le mani. Ma se non ci si sposa, per tirarsi dietro il carico, tieni le mani così occupate che non puoi fare nient'altro.

- Comprendi che per me, dal giorno in cui ho cominciato ad amarti, tutto, tutto è cambiato. Per me esiste una cosa e una sola: il tuo amore. Se ho questo amore, mi sento così superiore, così salda, che ormai nulla per me può essere umiliante.

"Io non posso chiederle di diventare mia moglie solo perché non ha potuto sposare chi voleva lei".

Come tutte le persone abituate a pensare in solitudine, secondo schemi propri, era restio a comprendere il pensiero altrui ed era particolarmente affezionato al proprio.

- In che modo le scuole possono aiutare il popolo a migliorare la propria condizione materiale? Voi dite che le scuole, l'istruzione, daranno al popolo nuove ambizioni. Tanto peggio, perché non sarò in grado di soddisfarle. Non sono mai riuscito a capire in che modo saper fare addizioni e sottrazioni, o conoscere il catechismo aiuterà il popolo a migliorare le proprie condizioni economiche.

I due fratelli erano così affini e uniti che il minimo gesto o tono di voce diceva a entrambi molto più di quello che potevano dire le parole.
Ora tutti e due avevano un solo pensiero che cancellava tutto il resto, quello della malattia e della imminente morte di Nikolaj. Ma né l'uno né l'altro osavano parlarne e perciò, qualunque cosa dicessero per nascondere ciò che realmente li preoccupava, era del tutto falsa.

La morte, l'inevitabile fine di ogni cosa, gli si presentava per la prima volta in tutta la sua invincibile forza. E quella morte, che era lì, dentro il suo amato fratello che si lamentava nel dormiveglia e che invocava indifferentemente, come suo solito, ora Dio, ora il diavolo, non era affatto più così lontana come gli era parsa in precedenza. Era anche dentro di lui e lo sentiva. Se non oggi, domani, se non domani, tra trent'anni, non era forse lo stesso? Ma cosa fosse quella morte ineluttabile non solo non lo sapeva, non solo non ci aveva mai pensato, ma non riusciva a pensarci e non ne aveva il coraggio.
"Io lavoro, voglio intraprendere qualcosa e ho dimenticato che finirà tutto, che c'è la morte".
Sedeva sul letto nell'oscurità, rannicchiato con le ginocchia tra le braccia e, trattenendo il respiro per la tensione del suo pensiero, pensava. Ma quanto più si concentrava, tanto più gli diveniva chiaro che era indubbiamente così, che effettivamente aveva dimenticato, aveva trascurato una piccola circostanza dell'esistenza, il fatto che sarebbe sopraggiunta la morte e che tutto sarebbe finito, che non valeva la pena di intraprendere niente e che non c'era niente da fare. Sì, era terribile, ma le cose stavano così.
"Ma in fondo sono ancora vivo. E ora cosa devo fare, che cosa?" si chiedeva disperato.

23 febbraio 2014

Sempre di domenica #24

1- È solo un uomo che trascina un rastrello su una spiaggia, ma se lo guardi dall'alto... Le opere d'arte, molto temporanee, di Andres Amador, che ha bisogno giusto di un paio d'ore di bassa marea per creare disegni che io nemmeno con una matita su un foglio saprei fare.
2- Quando i libri diventano case. Questa casetta, una vera e propria casa delle fiabe, si trova in provincia di Belluno ed è opera del mago del legno Livio De Marchi.
3- Artyping, l'arte della macchina da scrivere in un manuale del '39. Se avessi una macchina da scrivere, dopo aver scaricato e sfogliato velocemente quel manuale, mi metterei subito a provare qualcosa. Purtroppo non ne ho mai avuta una tra le mani.
4- Le cronache di Sanremo (prima puntata, seconda, terza, quarta, ultima), scritte dal perfido autore dei "Pensieri Cannibali" (che, subito al passo coi tempi, si sono trasformati in "Pensieri Renziani"). Semmai volessi ricordare questo Festival, lo farei in questo modo. Tifavo per entrambi i premi della critica (Zibba e i Perturbazione), ma come al solito i miei preferiti non hanno vinto.
5- La settimana è stata dominata da due eventi, no? Il primo è quello del punto precedente, l'altro è l'ascesa al trono del sindaco d'Italia. Alleluia alleluia, ce l'ha fatta. Io mi sto ancora chiedendo perché si sia comportato in questo modo sinceramente, perché la sua operazione mi fa tanto pensare a un suicidio politico di cui non si sentiva l'esigenza. Quelli del Pd lo faranno cadere presto e così pure Matteo Renzi, il nuovo che avanza, sarà bruciato. Non ho mai nutrito molta simpatia per lui, se non all'inizio, ma l'ho sempre reputato un gran furbacchione, non un tonto. E invece. Insomma, in questa settimana ho visto/letto/ascoltato un sacco di cose su questo cambio della guardia a Palazzo Chigi, Enrico Mentana e Marco Damilano sono due delle persone che ho frequentato di più negli ultimi giorni, ma sinceramente non ho ancora capito. Tra tutte le cose che ho visto/letto/ascoltato, ne scelgo tre:

21 febbraio 2014

Noteworthy things - Settimana 7

• 43/365 - La mia amica immaginaria di bambina oggi avrebbe compiuto gli anni. Ogni anno me lo ricordo.
- Può darsi che la vita sia davvero uno splendore, ma oggi il bicchiere lo vedo mezzo vuoto.
• 44/365 - Coriandoli e trombette.
- Poi politica. E dai che è caduto un altro governo, però ce n'è pronto subito un altro eh, tranquilli. #delusioneRenzi #orgoglioCivati
• 45/365 - Una serata di ore e ore di spettegolamento paesano a 360 gradi. Ma quanto è bello spettegolare ogni tanto con le amiche?
• 46/365 - Evento straordinario: non mi si sono spiaccicate le meringhe, evvai!!! [Le meringhe sono state divorate come fossero popcorn durante la visione di "C'è posta per te", erano anni che non vedevo una puntata intera, ma non credo di averne sentito troppo la mancanza.]
• 47/365 - Fare tanti ferri di maglia senza sfarne neanche uno è un gran risultato. Che abbia finalmente capito il meccanismo?
• 48/365 - Mal di pancia.
- Continuo a guardare "Il XIII apostolo" senza capirci pressoché niente. Un ultimo sforzo, un ultimo lunedì e sarà tutto finito.
• 49/365 - Sanremo è sempre Sanremo e lo guardo come al solito intorno al fuoco, con la maglia da fare e un po' di chiacchiere. Anche con tanti sbadigli eh.
- Scoperta dei Perturbazione, daje su! Chi sono io? Cosa farò? Che cosa sono stato tra quello che ho vissuto e quello che ho immaginato?

• Ho visto: I ponti di Madison County.

Foto della settimana 7/52 (clic).

Pretty in Mad

19 febbraio 2014

Incipit di "Se una notte d'inverno un viaggiatore" di Italo Calvino [troppo bello per non condividerlo]


Stai per cominciare a leggere il nuovo romanzo Se una notte d'inverno un viaggiatore di Italo Calvino. Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell'indistinto. La porta è meglio chiuderla; di là c'è sempre la televisione accesa. Dillo subito, agli altri: «No, non voglio vedere la televisione!» Alza la voce, se no non ti sentono: «Sto leggendo! Non voglio essere disturbato!» Forse non ti hanno sentito, con tutto quel chiasso; dillo più forte, grida: «Sto cominciando a leggere il nuovo romanzo di Italo Calvino! » O se non vuoi non dirlo; speriamo che ti lascino in pace.
Prendi la posizione più comoda: seduto, sdraiato, raggomitolato, coricato. Coricato sulla schiena, su un fianco, sulla pancia. In poltrona, sul divano, sulla sedia a dondolo, sulla sedia a sdraio, sul pouf. Sull'amaca, se hai un'amaca. Sul letto, naturalmente, o dentro il letto. Puoi anche metterti a testa in giù, in posizione yoga. Col libro capovolto, si capisce.
Certo, la posizione ideale per leggere non si riesce a trovarla. Una volta si leggeva in piedi, di fronte a un leggio. Si era abituati a stare fermi in piedi. Ci si riposava così quando si era stanchi d'andare a cavallo. A cavallo nessuno ha mai pensato di leggere; eppure ora l'idea di leggere stando in arcioni, il libro posato sulla
criniera del cavallo, magari appeso alle orecchie del cavallo con un finimento speciale, ti sembra attraente. Coi piedi nelle staffe si dovrebbe stare molto comodi per leggere; tenere i piedi sollevati è la prima condizione per godere della lettura.
Bene, cosa aspetti? Distendi le gambe, allunga pure i piedi su un cuscino, su due cuscini, sui braccioli del divano, sugli orecchioni della poltrona, sul tavolino da tè, sulla scrivania, sul pianoforte, sul mappamondo. Togliti le scarpe, prima. Se vuoi tenere i piedi sollevati; se no, rimettitele. Adesso non restare lì con le scarpe in una mano e il libro nell'altra.
Regola la luce in modo che non ti stanchi la vista. Fallo adesso, perché appena sarai sprofondato nella lettura non ci sarà più verso di smuoverti. Fa' in modo che la pagina non resti in ombra, un addensarsi di lettere nere su sfondo grigio, uniformi come un branco di topi; ma sta' attento che non le batta addosso una luce troppo forte e non si rifletta sul bianco crudele della carta rosicchiando le ombre dei caratteri come in un mezzogiorno del Sud. Cerca di prevedere ora tutto ciò che può evitarti d'interrompere la lettura. Le sigarette a portata di mano, se fumi, il portacenere. Che c'è ancora? Devi far pipì? Bene, saprai tu.
Non che t'aspetti qualcosa di particolare da questo libro in particolare. Sei uno che per principio non s'aspetta più niente da niente. Ci sono tanti, più giovani di te o meno giovani, che vivono in attesa d'esperienze straordinarie; dai libri, dalle persone, dai viaggi, dagli avvenimenti, da quello che il domani tiene in serbo. Tu no. Tu sai che il meglio che ci si può aspettare è di evitare il peggio. Questa è la conclusione a cui sei arrivato, nella vita personale come nelle questioni generali e addirittura mondiali. E coi libri? Ecco, proprio perché lo hai escluso in ogni altro campo, credi che sia giusto concederti ancora questo piacere giovanile dell'aspettativa in un settore ben circoscritto come quello dei libri, dove può andarti male o andarti bene, ma il rischio della delusione non è grave.
Dunque, hai visto su un giornale che è uscito Se una notte d'inverno un viaggiatore, nuovo libro di Italo Calvino, che non ne pubblicava da vari anni. Sei passato in libreria e hai comprato il volume. Hai fatto bene.
Già nella vetrina della libreria hai individuato la copertina col titolo che cercavi. Seguendo questa traccia visiva ti sei fatto largo nel negozio attraverso il fitto sbarramento dei Libri Che Non Hai
letto che ti guardavano accigliati dai banchi e dagli scaffali cercando d'intimidirti. Ma tu sai che non devi lasciarti mettere in soggezione, che tra loro s'estendono per ettari ed ettari i Libri Che Puoi Fare A Meno Di Leggere, i Libri Fatti Per Altri Usi Che La Lettura, i Libri Già Letti Senza Nemmeno Bisogno D'Aprirli In Quanto Appartenenti Alla Categoria Del Già Letto Prima Ancora D'Essere Stato Scritto. E così superi la prima cinta dei baluardi e ti piomba addosso la fanteria dei Libri Che Se Tu Avessi Più Vite Da Vivere Certamente Anche Questi Li Leggeresti Volentieri Ma Purtroppo I Giorni Che Hai Da Vivere Sono Quelli Che Sono. Con rapida mossa li scavalchi e ti porti in mezzo alle falangi dei Libri Che Hai Intenzione Di Leggere Ma Prima Ne Dovresti Leggere Degli Altri, dei Libri Troppo Cari Che Potresti Aspettare A Comprarli Quando Saranno Rivenduti A Metà Prezzo, dei Libri Idem Come Sopra Quando Verranno Ristampati Nei Tascabili, dei Libri Che Potresti Domandare A Qualcuno Se Te Li Presta, dei Libri Che Tutti Hanno Letto Dunque È Quasi Come Se Li Avessi Letti Anche Tu. Sventando questi assalti, ti porti sotto le torri del fortilizio, dove fanno resistenza
i Libri Che Da Tanto Tempo Hai in Programma Di Leggere,
i Libri Che Da Anni Cercavi Senza Trovarli,
i Libri Che Riguardano Qualcosa Di Cui Ti Occupi In Questo Momento,
i Libri Che Vuoi Avere Per Tenerli A Portata Di Mano In Ogni Evenienza,
i Libri Che Potresti Mettere Da Parte Per Leggerli Magari Quest'Estate,
i Libri Che Ti Mancano Per Affiancarli Ad Altri Libri Ne! Tuo Scaffale,
i Libri Che Ti Ispirano Una Curiosità Improvvisa, Frenetica E Non Chiaramente Giustificabile.
Ecco che ti è stato possibile ridurre il numero illimitato di forze in campo a un insieme certo molto grande ma comunque calcolabile in un numero finito, anche se questo relativo sollievo ti viene insidiato dalle imboscate dei Libri Letti Tanto Tempo Fa Che Sarebbe Ora Di Rileggerli e dei Libri Che Hai Sempre Fatto
Finta D'Averli Letti Mentre Sarebbe Ora Ti Decidessi A Leggerli Davvero.
Ti liberi con rapidi zig zag e penetri d'un balzo nella cittadella delle Novità Il Cui Autore O Argomento Ti Attrae. Anche all'interno di questa roccaforte puoi praticare delle brecce tra le schiere dei difensori dividendole in Novità D'Autori O Argomenti Non Nuovi (per te o in assoluto) e Novità D'Autori O Argomenti Completamente Sconosciuti (almeno a te) e definire l'attrattiva che esse esercitano su di te in base ai tuoi desideri e bisogni di nuovo e di non nuovo (del nuovo che cerchi nel non nuovo e del
non nuovo che cerchi nel nuovo).
Tutto questo per dire che, percorsi rapidamente con lo sguardo i titoli dei volumi esposti nella libreria, hai diretto i tuoi passi verso una pila di Se una notte d'inverno un viaggiatore freschi di stampa, ne hai afferrato una copia e l'hai portata alla cassa perché venisse stabilito il tuo diritto di proprietà su di essa.
Hai gettato ancora un'occhiata smarrita ai libri intorno (o meglio: erano i libri che ti guardavano con l'aria smarrita dei cani che dalle gabbie del canile municipale vedono un loro ex compagno allontanarsi al guinzaglio del padrone venuto a riscattarlo), e sei uscito.
E uno speciale piacere che ti dà il libro appena pubblicato, non è solo un libro che porti con te ma la sua novità, che potrebbe essere anche solo quella dell'oggetto uscito ora dalla fabbrica, la bellezza dell'asino di cui anche i libri s'adornano, che dura finché la copertina non comincia a ingiallire, un velo di smog a
depositarsi sul taglio, il dorso a sdrucirsi agli angoli, nel rapido autunno delle biblioteche. No, tu speri sempre d'imbatterti nella novità vera, che essendo stata novità una volta continui a esserlo per sempre. Avendo letto il libro appena uscito, ti approprierai di questa novità dal primo istante, senza dover poi inseguirla, rincorrerla. Sarà questa la volta buona? Non si sa mai. Vediamo come comincia.
Forse è già in libreria che hai cominciato a sfogliare il libro. O non hai potuto perché era avviluppato nel suo bozzolo di cellophane? Ora sei in autobus, in piedi, tra la gente, appeso per un braccio a una maniglia, e cominci a svolgere il pacchetto con la mano libera, con gesti un po' da scimmia, una scimmia che
vuole sbucciare una banana e nello stesso tempo tenersi aggrappata al ramo. Guarda che stai dando gomitate ai vicini; chiedi scusa, almeno.
O forse il libraio non ha impacchettato il volume; te l'ha dato in un sacchetto. Questo semplifica le cose. Sei al volante della tua macchina, fermo a un semaforo, tiri fuori il libro dal sacchetto, strappi l'involucro trasparente, ti metti a leggere le prime righe. Ti piove addosso una tempesta di strombettii; c'è il verde; stai ostruendo il traffico.
Sei al tuo tavolo di lavoro, tieni il libro posato come per caso tra le carte d'ufficio, a un certo momento sposti un dossier e ti trovi il libro sotto gli occhi, lo apri con aria distratta, appoggi i gomiti sul tavolo, appoggi le tempie alle mani piegate a pugno, sembra che tu sia concentrato nell'esame d'una pratica e invece stai esplorando le prime pagine del romanzo. A poco a poco adagi la schiena contro la spalliera, sollevi il libro all'altezza del naso, inclini la sedia in equilibrio sulle gambe posteriori, apri un cassetto laterale della scrivania per posarci i piedi, la posizione dei piedi durante la lettura è della massima importanza, allunghi le gambe sul piano del tavolo, sopra le pratiche inevase.
Ma non ti sembra una mancanza di rispetto? Di rispetto, s'intende, non verso il tuo lavoro (nessuno pretende di giudicare il tuo rendimento professionale; ammettiamo che le tue mansioni siano regolarmente inserite nel sistema delle attività improduttive che occupa tanta parte dell'economia nazionale e mondiale), ma verso il libro. Peggio ancora se invece tu appartieni - per forza o per amore - al numero di quelli per i quali lavorare vuol dire lavorare sul serio, compiere - intenzionalmente o senza farlo apposta - qualcosa di necessario o almeno di non inutile per gli altri oltre che per sé: allora il libro che ti sei portato dietro sul luogo di lavoro come una specie d'amuleto o talismano t'espone a tentazioni intermittenti, pochi secondi per volta sottratti
all'oggetto principale della tua attenzione, sia esso un perforatore di schede elettroniche, i fornelli d'una cucina, le leve di comando d'un bulldozer, un paziente steso con le budella all'aria sul tavolo operatorio.
Insomma, è preferibile tu tenga a freno l'impazienza e aspetti ad aprire il libro quando sei a casa. Ora sì. Sei nella tua stanza, tranquillo, apri il libro alla prima pagina, no, all'ultima, per prima cosa vuoi vedere quant'è lungo. Non è troppo lungo, per fortuna. I romanzi lunghi scritti oggi forse sono un controsenso: la dimensione del tempo è andata in frantumi, non possiamo vivere o pensare se non spezzoni di tempo che s'allontanano ognuno lungo una sua traiettoria e subito spariscono. La continuità del tempo possiamo ritrovarla solo nei romanzi dì quell'epoca in cui il tempo non appariva più come fermo e non ancora come esploso, un'epoca che è durata su per giù cent'anni, e poi basta.
Rigiri il libro tra le mani, scorri le frasi del retro-copertina, del risvolto, frasi generiche, che non dicono molto. Meglio così, non c'è un discorso che pretenda di sovrapporsi indiscretamente al discorso che il libro dovrà comunicare lui direttamente, a ciò che dovrai tu spremere dal libro, poco o tanto che sia. Certo, anche questo girare intorno al libro, leggerci intorno prima di leggerci dentro, fa parte del piacere del libro nuovo, ma come tutti i piaceri preliminari ha una sua durata ottimale se si vuole che serva a spingere verso il piacere più consistente della consumazione dell'atto, cioè della lettura del libro.
Ecco dunque ora sei pronto ad attaccare le prime righe della prima pagina. Ti prepari a riconoscere l'inconfondibile accento dell'autore. No. Non lo riconosci affatto. Ma, a pensarci bene, chi ha mai detto che questo autore ha un accento inconfondibile? Anzi, si sa che è un autore che cambia molto da libro a libro. E proprio in questi cambiamenti si riconosce che è lui. Qui però sembra che non c'entri proprio niente con tutto il resto che ha scritto, almeno a quanto tu ricordi. È una delusione? Vediamo. Magari in principio provi un po' di disorientamento, come quando ti si presenta una persona che dal nome tu identificavi con una certa faccia, e cerchi di far collimare i lineamenti che vedi con quelli che ricordi, e non va. Ma poi prosegui e t'accorgi che il libro si fa leggere comunque, indipendentemente da quel che t'aspettavi dall'autore, è il libro in sé che t'incuriosisce, anzi a pensarci bene preferisci che sia così, trovarti di fronte a qualcosa che ancora non sai bene cos'è.

18 febbraio 2014

Di come le mie meringhe (brutti anatroccoli) sono diventate cigni

Magia delle magie: sabato mi sono venute le meringhe! È una notizia straordinaria, perché di solito anziché meringhe mi vengono dei dischetti spiaccicati tutti appiccicati e sinceramente non so per quale motivo, visto che seguo alla lettera ogni ricetta e, di solito (e dico di solito perché sono modesta), i dolci mi riescono bene. Punto. Le meringhe no. 
A parte una volta, per la finale degli europei di due anni fa, quando le avevo addirittura fatte tricolori, le meringhe non mi sono mai venute bene, tanto che avevo deciso razionalmente di smettere di provarci e di dedicarmi a qualche altra cosa.
Sabato però mi sono messa a fare i biscotti e per l'impasto servivano solo due tuorli, così ho messo da parte gli albumi e, visto che avevo tempo, senza neanche pensarci su, ho provato una nuova ricetta delle meringhe, dire nuova è un po' esagerato, visto che tanto sono sempre quei due ingredienti, diciamo che ho seguito le indicazioni trovate sul numero di febbraio di Più dolci
E quindi, ecco il risultato! Niente di eclatante, ma rispetto ai soliti brutti anatroccoli che mi escono fuori c'è una certa differenza.

• Ingredienti:

- 2 albumi (circa 50 g);
- 100 g di zucchero semolato;
- una bustina di vanillina.

• Preparazione:

Aggiungere agli albumi lo zucchero in tre riprese (30 g, 30 g e 40 g) e la vanillina. Montare bene fino a che la meringa sarà lucida e soda.
Per realizzare i cigni bisogna disegnare con la meringa messa nel sac à poche col beccuccio liscio e tondo una specie di punto interrogativo capovolto. La rivista diceva così e io sinceramente non sapei essere più chiara, praticamente in questo modo si creano la testa, il collo, la base e la coda del cigno.
Con lo stesso beccuccio bisogna riempire la base con un giro di meringa.
Col beccuccio a stella si disegna infine un ciuffo per creare l'ala. 
Si cuoce in forno caldo a 100° per circa un'ora, un po' di più di un'ora in realtà, ma meglio controllare, in ogni caso.
Quando i cigni sono freddi bisogna disegnare con la nutella il becco e l'occhio. La prossima volta, ho deciso, questi dettagli li farò col cioccolato fondente fuso.

Anzi, a dir la verità, ho deciso che la prossima volta proverò questi cigni qui sotto.
Fonte 1; Fonte 2; Fonte 3; Fonte 4

17 febbraio 2014

I film della mia vita [Terzo tempo]

Con un immenso ritardo frutto più che altro della mia solita smemorataggine, concludo questo giochino sui film della mia vita. Se non sapete di che cosa si tratta cliccate nei link qui sotto.
Primo tempo [1990/1998]
Secondo tempo [1999/2006]
Il 2007 è un anno passato via senza troppi intoppi o eventi importanti e forse per questo, perché in apparenza quasi insignificante, è uno di quegli anni in cui ho mosso i primi passi per diventare la persona che volevo essere. Forse, non ne sono troppo sicura, risale al 2007 la mia scoperta della politica, mi avvicino soprattutto grazie alla mia prof di storia e grazie all'incontro con Nichi Vendola, che poi diventerà il mio primo vero grande amore politico. La parola d'ordine di quest'anno è libertà. 
Il 2007 è l'anno di Fabrizio Moro e Cristicchi che vincono Sanremo, con "Ti regalerò una rosa" e "Pensa", è l'anno di Sarkozy che diventa il nuovo presidente francese e poi, maledetto quel giorno, è l'anno in cui nasce il Partito Democratico, con Veltroni segretario.
È del 2007 uno dei miei film italiani preferiti, Mio fratello è figlio unico, che rivedo ancora ogni tanto molto volentieri, perché io, con quel film, inaspettatamente mi sono innamorata un'altra volta. Di Elio Germano. E questo è ancora un amore molto molto vivo, devo confessarlo. 
Il 2008 è l'anno che per tanto tempo avevo atteso, l'anno che segna la mia maggiore età, l'anno della scuola guida, e purtroppo l'anno del mio insegnante preferito che se ne va lasciandoci (soprattutto me) in lacrime. È l'anno delle elezioni che segnano la nuova vittoria di Berlusconi, responsabile oltretutto della compravendita dei senatori che ha causato la caduta del governo Prodi.
Il 2008 è l'anno di Tutta la vita davanti, Il curioso caso di Benjamin Button, Certamente, forse, Il bambino con il pigiama a righe, Il Divo e The millionaire, che mi sembra abbia vinto anche l'Oscar. 
Il 2009 è uno degli anni più complicati che ho vissuto finora. L'anno che mi vede votare per la prima volta, che mi vede prima prendere la patente e poi anche una maturità impegnativa. Per usare un'espressione tanto di moda in questi giorni, il 2009 è l'anno che segna il mio cambiamento di verso. Giusto o sbagliato non è proprio dato saperlo.
Il 2009 è l'anno di film molto belli: (500) giorni insieme e Dieci inverni raccontano due storie d'amore carine. E poi L'uomo che verrà, sulla strage di Marzabotto, Baarìa e Hachiko, che eleggo film dell'anno solo perché mi fa piangere in una maniera imbarazzante, però consiglio tutti quelli che ho citato, in particolare gli ultimi due che sono davvero meravigliosi, per me.
E riecco il mio amore, che, con La nostra vita, ha vinto anche a Cannes il premio come migliore attore protagonista. Mi fa venire i brividi in questo film, ad esempio quando al funerale della moglie canta con rabbia e dolore "Anima fragile", ma quanto è bravo? Per me batte Il discorso del re, Rapunzel, anche Vento di primavera, anche Benvenuti al Sud, che comunque (stranamente) mi fa morire dal ridere, molto più del secondo capitolo "Benvenuti al Nord" e anche molto più del film francese che lo ha ispirato.
Il 2011 è l'anno dei 4 sì ai referendum, l'anno dello spread, questo sconosciuto, l'anno in cui Berlusconi si dimette o viene fatto dimettere e noi, poveri illusi, crediamo che sia la fine della sua avventura politica. Sì, come no. Quando Napolitano nomina Monti per creare un governo in grado di fare le riforme e la legge elettorale ci rimango un po' male nel vedere Bersani che accetta tutto senza proferire parola, ma comunque il fatto che si viene dal peggio mi fa ben sperare nei confronti di Monti.
È l'anno in cui apro il blog.
Che bella giornata sbanca ai botteghini, per me è il film migliore di Zalone, film che ho visto non so più quante volte, come anche Immaturi. E poi Quando la notte che mi mette addosso un'angoscia incredibile. Film dell'anno è Il mio angolo di paradiso, una storia di malattia e speranza, di amore nonostante tutto. Anche qui, lacrime che non vi dico, troppe scene mi ricordano cose già vissute.
Il 2012 è l'anno della fine del mondo, ricordate? Per me invece è l'anno di un nuovo inizio, la vita da zia è tutta un'altra cosa. 
I tre film che ho immortalato nell'immagine sopra li ho visti tutti da poco: prima Venuto al mondo, poi Tutti i santi giorni che narrano due begli amori e due maternità impossibili da raggiungere, e infine Diaz, un film di denuncia piuttosto impegnativo e crudo (c'ho scarabocchiato sopra qui).
Ed eccoci all'ultimo anno, appena finito. Un anno ancora fresco fresco di ricordi. Un anno fa le elezioni, il centro sinistra che non vince, il Movimento 5 stelle che si becca un sacco di voti ma non sa che cosa farci, un Presidente della Repubblica rieletto per la seconda volta, un governo Letta che non piace a nessuno, le primarie del Pd che incoronano Renzi segretario nazionale del partito (bel lavoro, bravi!). Nel 2013 il mio primo amore politico lascia il posto a Pippo Civati. Ora per me il problema è che lui sta nel partito sbagliato, ma magari il 2014 riserverà delle sorprese in questo senso. 
Stavo dimenticando Papa Francesco, protagonista assoluto. 
Dei film usciti nel 2013 ne ho visti solo tre: Bianca come il latte rossa come il sangue, che insomma, poteva essere molto più bello e strappalacrime, La grande bellezza che mi ha fatto sbadigliare non so quanto e che in definitiva non ho capito, e poi Sole a catinelle che, se non altro, mi ha fatto ridere. E niente, Checco Zalone mi piace.

16 febbraio 2014

Sempre di domenica #23

1- Gli epitaffi immortali - Stupire sulla tomba. Uomini geniali con uno spiccato senso dell'ironia.

2- Zibaldino: ex alunni, simulazioni e Gerusalemme, articolo di Alessandro D'Avenia. A me piace la prima parte, quella sugli ex alunni.
Purtroppo oggi non si può fallire e questo comporta la frantumazione della vita come storia, in cui le scelte sbagliate non sono considerate parte del viaggio, ma errori da cancellare, come se non fossero mai esistiti. Ma la vita non è come le vecchie lavagne. Non c’è il cancellino, come pretende un’antropologia dis-integrata, cioè che letteralmente non integra la vita tutta, non l’accetta come totalità, ma ne accoglie solo i pezzi scintillanti (come se fosse possibile…). Cerco di far capire loro che quell’aggiustamento di rotta è solo questo: un aggiustamento di rotta. Il porto è rimasto lì.

3-  Piccoli libri per piccoli tragitti. "Piove governo ladro!", tra femminicidi, cocaina e scimmie, quel Gramsci che non ti aspetti. Di Gramsci ho letto parte delle lettere dal carcere, in questo post la giovane libraia parla di un suo libricino totalmente diverso, ironico addirittura, dice lei. Quello che a me ha colpito è un passaggio tratto dal brano La scimmia giacobina, molto molto attuale. Leggete e ditemi se non vi fa a pensare a qualcuno, non solo a uno, certo.

La vita politica italiana è sempre stata più o meno in balia dei piccolo borghesi, mezze figure, mezzi letterati, mezzi uomini, il gesto è tutto in loro. Concepiscono la vita librescamente, sono imbevuti di letteratura da bancarella. Non concepiscono la complessità delle leggi naturali e spirituali che governano la storia. La storia è per loro uno schema. E lo schema è quello della rivoluzione francese. Ma non quello della rivoluzione francese che ha profondamente trasformato la Francia e il mondo, che si è affermata nelle folle, che ha scosso e portato alla luce strati profondi di umanità, ma la rivoluzione francese superficiale che appare nei romanzi e nei libri di Michelet, i cui attori sono avvocati rabbiosi ed energumeni sanguinari.
Questa superficie l'hanno presa per sostanza , il gesto di un individuo l'hanno preso come l'anima di un popolo. Ripetono un gesto credendo di riprodurre un fenomeno. Sono scimmie credono di essere uomini. Non hanno il senso dell'universalità della legge, perciò sono scimmie. Non hanno una vita morale. Operano mossi da fini immediati, particolarissimi, per raggiungerne uno solo sacrificano tutto, la verità, la giustizia, le leggi più profonde e intangibili dell'umanità. Per distruggere un avversario sacrificherebbero tutte le garanzie di difesa di tutti i cittadini, le loro stesse garanzie di difesa. Concepiscono la giustizia come una comare in collera col forcone bandito. La verità è una donna da marciapiede di cui si sono autonominati d'Artagnan.
L'umanità è solo composta da chi la pensa come loro, cioè da chi non pensa affatto, ma sacrifica al dio di tutte le scimmie.

4- Disney-Inspired Drinks: Magical Cocktails with a Disney Twist. Drink ispirati ai personaggi Disnet, solo nei colori, credo.
5- Almeno tre cose - Speciale segnalibri. Una raccolta di segnalibri da fare anche a mano, molto carini, semplici e originali. 

14 febbraio 2014

Noteworthy things - Settimana 6

Sto scrivendo questo post col sottofondo dello speciale di Mentana sul Matteopardismo. Se mi esce qualche parolaccia laddove non dovrebbe esserci, sapete perché. Vi avviso.
• 36/365 - Un incontro tanto bello quanto snob. Oh, si sa che sei un figo della madonna, ma non c'è bisogno che lo sbatti in faccia agli altri. Però, va detto, sei sempre un gran bel vedere!
• 37/365 - Finita la sciarpa della Nipotina, finalmente! Mi annoiavo terribilmente a ripetere sempre lo stesso ferrò. Fine della noia.
• 38/365 - Colazione con bombolone alla crema
- Compleanno di un'amica lontana.
- Serata in cui mi prometto di provare a metterci una pietra sopra (colonna sonora: Bella stronza).
• 39/365 - Compleanno di un'amica vicina, 20 candeline sopra un tiramisù schifoso che, al contrario delle previsioni, non ha prodotto mal di pancia notturni.
- 50 anni d'amore, insieme, ed essere ancora così giovani. Confetti d'oro incartati, c'è mancato davvero poco che mangiassi la carta. Ahahah!
- Un "più o meno" su cui riflettere.
• 40/365 - È nata la mia prima tartarughina amigurumi.
• 41/365 - Un progetto di un piccolo gilet.
- Le ultimissime pagine di "Splendore", che poi tutto questo splendore non mi è sembrato.
• 42/365 - Un paio d'ore da Penelope: fare e disfare la maglia non è bello.
- Inizio meraviglioso di "Se una notte d'inverno un viaggiatore".

Ho finito di leggere: "Splendore" di Margaret Mazzantini.
Ho visto: Giù al Nord, Manuale d'amore 2, Manuale d'amore 3 (tutti film brutti).

Foto della settimana 6/52 (clic).

Pretty in Mad

13 febbraio 2014

Splendore, Margaret Mazzantini [E davvero accadde. E fu contro natura. E davvero vorrei sapere che cos’è la natura]

Ho finito di leggere quest’ultimo libro di Margaret Mazzantini qualche giorno fa e se qualcuno, quando ho letto l’ultima parola, mi avesse chiesto un parere avrei sgranato gli occhi e detto che non mi era piaciuto poi così tanto. Ed è quello che ho provato a scrivere nei giorni scorsi, su questo blog. Volevo scrivere che la bellezza e le emozioni di Venuto al mondo io non le ho più ritrovate in altri libri della Mazzantini, volevo scrivere che conoscere il meglio prima implica sempre una piccola delusione, poi. Volevo riuscire a dire che ogni volta che la Mazzantini scrive qualcosa io mi sento quasi in dovere di leggerlo, il mio tu devi interiore è così forte che i suoi libri li compro sempre a prezzo pieno, nonostante il formato davvero poco pratico (almeno stavolta), perché io sento di doverli leggere subito, magari è proprio questa la volta buona in cui ritrovo la bellezza di Venuto al mondo, mi dico ogni volta. Quello che so in partenza è che, che la storia mi piaccia o no, io ci troverò dentro angoscia ed emozioni. L’autrice a questo mi ha abituata. E questo, lo so in partenza, in ogni caso mi piacerà. Perché lei è così, ha uno stile crudo ed esplicito, un’altalena di metafore e situazioni che non possono lasciare indifferenti. Ecco, io ho quest’impressione: che non si possa restare indifferenti di fronte alla scrittura della Mazzantini, lei può piacere tanto o non piacere per niente, secondo me. Non è una senza infamia e senza lode. Non mi sembra, almeno.
A me, è superfluo aggiungerlo, piace.
Mi piace così tanto che parto con aspettative piuttosto elevate ed è per questo che poi, alla fine, mi trovo spesso un po’ persa. Piacevolmente persa, dolorante d’emozioni, direbbe la mia amica Martola.
Se avessi scritto questo post giorni fa, se ci fossi riuscita, avrei dato un parere più negativo di quello che mi sento di dare oggi.

Sinceramente non so se ci sia splendore in quest’ultimo romanzo, forse sì, a intermittenza. Va e viene, come le onde del mare protagonista dei momenti più importanti, come la vita, come l’amore. C’è all’inizio per me, si riaffaccia alla fine, nonostante avrei preferito una fine diversa. La parte centrale mi ha un po’ annoiata, da un lato forse l’ho trovata troppo introspettiva, ma dall'altro credo che la riflessione, il baratro, siano propedeutici per uno splendore futuro o per arrivare alla consapevolezza che uno splendore, nel passato, forse c’è stato.

È uno splendore che fa rima con amore, dolore, pudore, rancore, tremore, torpore. Sudore. È uno splendore non svenduto, non regalato, bisogna faticare per riuscire a vederlo, oltre le complicanze della vita, oltre le morti delle persone care, oltre se stessi, oltre le morali bigotte.
Ci sono stati attimi in cui anche Guido, narratore della storia (di nuovo l'autrice scrive dando voce a un uomo), e Costantino hanno toccato lo splendore. Attimi di splendore proibito nell'Italia cattolica e perbenista di oltre quarant'anni fa. Attimi che hanno custodito gelosamente nel loro cuore, solo lì, per molti, moltissimi, anni. Per una vita intera.
Guido e Costantino sono cresciuti insieme, nello stesso condominio, uno era ricco, solo, complicato, l’altro era il figlio del portiere, circondato dall'amore di una famiglia normale, che tutte le domeniche andava alla messa. Passano l’infanzia a scrutarsi da lontano, poi si ritrovano nello stesso liceo e lì tutto cambia.
Va bene, volevo dirgli, vedrai andrà bene per entrambi, cresceremo e un giorno saremo grandi e più sicuri di noi, assomiglieremo alla nostra gente, tu alla tua e io alla mia e soffriremo meno. Perché è solo la giovinezza che mischia il mare, poi ognuno si ritirerà dalla sua parte. Ci separeremo amabilmente e un giorno ci rincontreremo con grosse manate sulle spalle, come due cugini alla lontana: come stai? Sto bene, lo vedi, non mi sono buttato da una finestra.
Ma non era solo la giovinezza nel loro caso, per loro era amore, un amore proibito all'epoca più di oggi, un amore di cui entrambi si vergognano, un amore che cercano di non ascoltare, che fingono di non voler vivere. Si urlano in faccia che non sono froci, che a loro piacciono le ragazze, poi una sera davvero accadde, e fu contro natura, e davvero vorrei sapere cos'è la natura. Schiacciato dalla famiglia, da una ragazza anonima e insignificante, dalla religione cattolica che non accetta l’omosessualità, dal peso di un segreto doloroso del passato, Costantino non sa reggere il peso di quello splendore complicato, mette in pausa il proprio cervello e il proprio cuore e vive “la vita giusta”, quella di un uomo normale, con una moglie e dei figli. Guido scappa a Londra, dove trova un ambiente colorato, né diffidente né bigotto. Eppure, nonostante abbia amici gay che non nutrono particolari problemi nell'essere se stessi, lui continua a indossare una maschera, la maschera che aveva da ragazzo, quando urlava a Costantino e a se stesso che non era quella cosa lì. Anche Guido si sposa con una donna giapponese che, a modo suo, ama davvero, così pure con lei, in un certo senso, è splendore, ma non sono mai soli in quel letto, non c’è mai solo lei nel suo cuore. Costantino è lì, pesante come un macigno, non se ne va, nonostante gli anni trascorsi lontani.
Ho sempre temuto i ricordi. Sono fuggito milioni di volte, non ho mai avuto care abitudini, così da non doverle rimpiangere. Perché […] niente mi sembra più atroce di un ricordo magnifico.

Ed è splendore ogni volta che la vita li rimette ai propri posti, l’uno accanto all'altro, è splendore quando passeggiano in riva al mare o siedono nella stessa macchina, splendore quando si guardano negli occhi, splendore quando si odiano a tal punto da volersi prendere a pugni, quando nello stesso momento hanno voglia di fare l’amore, ma si vergognano di dirlo. È splendore il piccolo ritaglio di presente che si ritagliano nelle loro vite fasulle, sarà splendore il futuro che forse avranno, un giorno. Sarebbe stato splendore il loro passato, se avessero compiuto scelte più vere e, allo stesso tempo, coraggiose. È uno splendore destinato ad andare in pezzi e a ricomporsi e a frantumarsi ancora, in una continua giostra di vita.
Sai come chiamano le mimose, ragazzo? Il fiore che si vergogna. Sono di buon augurio a chi si mette in viaggio. Adesso scendono nell'acqua, battezzano il blu. Ma tu non vergognarti del viaggio. La vita, credimi, non è un fascio di speranze perdute, un puzzolente ricamo di mimose, la vita raglia e cavalca nel suo incessante splendore.

Splendore racconta due vite intere, narra di un viaggio per acquistare un coraggio che in realtà non dovrebbe nemmeno essere richiesto. L'amore è sempre amore, non ci sono aggettivi o religioni che tengono.
Se avessi scritto questi scarabocchi qualche giorno fa forse avrei detto che di splendore non ce n'è, che Guido e Costantino vivono vite non loro, che non hanno carattere, che Costantino sembra essere addirittura un uomo cattivo, alla fine. Avrei scritto che non c'è splendore nelle loro vite infelici, nei loro immensi rimpianti.
Non so se sia davvero così, anzi al momento sono più positiva, nonostante la malinconia che il romanzo inevitabilmente lascia addosso. Più passa il tempo e più penso che sia una bella storia, una storia che parla di omosessualità, Hiv, abusi, difficoltà ad accettarsi e a essere accettati, rimpianti, morte, amore. Sentimenti universali, che si declinano in un rapporto viscerale e logorante come pochi altri e che alla fine lasciano l'impressione che, nonostante i bassi della vita, nonostante le sofferenze, gli errori, le paure, la vergogna, ci siano comunque attimi di splendore per tutti, anche se forse ce ne accorgeremo solo al capolinea del nostro lungo viaggio.

12 febbraio 2014

Splendore, frasi [Margaret Mazzantini]

Spiate da dietro le persone portano il peso del loro destino, come se nella parte che non possono vedere di se stesse si addensassero tutte le sofferenze, i pensieri, le speranze individuali e quelle di tutte le generazioni precedenti che paiono accanirsi contro l'ultimo testimone, lo spingono in avanti ma intanto sembrano ridere di lui, della sconfitta che egli ripeterà.

Il tempo meteorologico non influisce affatto sull'umore dei ragazzi felici.

Ho sempre temuto i ricordi. Sono fuggito milioni di volte, non ho mai avuto care abitudini, così da non doverle rimpiangere. Perché da quel giorno niente mi sembra più atroce di un ricordo magnifico.

Va bene, volevo dirgli, vedrai andrà bene per entrambi, cresceremo e un giorno saremo grandi e più sicuri di noi, assomiglieremo alla nostra gente, tu alla tua e io alla mia e soffriremo meno. Perché è solo la giovinezza che mischia il mare, poi ognuno si ritirerà dalla sua parte. Ci separeremo amabilmente e un giorno ci rincontreremo con grosse manate sulle spalle, come due cugini alla lontana: come stai? Sto bene, lo vedi, non mi sono buttato da una finestra.

Finito il tempo dei vetrini, dei germogli nell'ovatta bagnata, finito il tempo di laudabamus e cantami o diva, finite le corse in palestra nelle giornate di pioggia, i cazzi sulla lavagna, il puzzo del cuore sotto le tute. Un giorno diremo siamo stati giovani, tutti.

- Tutto nel mondo è replica, Guido. Non c'è nulla da inventare. Copia al meglio di te stesso una vita che ti soddisfa.

E davvero accadde, e fu contro natura, e davvero vorrei sapere cos'è la natura.

Ci si innamora quando si fa l'amore, la carne è l'unica spiaggia che le anime hanno.

La tipa con il cappottino leggero non perdeva tempo, era saltata addosso al suo ragazzo che la sorreggeva mentre si baciavano. L'altro militare intanto stringeva la ragazza con il collo di volpe spelacchiato, che era molto più bassa di lui, sicché doveva chinarsi parecchio. Restammo a guardare quelle schiene appaiate di fidanzati, coppie regolari composte da un corpo grande e protettivo e da uno più piccolo arrampicato sui tacchi, impiumato per il richiamo sessuale.

Comprammo uno zucchero filato, attendemmo che levitasse caldo e spumoso intorno al suo stecco e strappammo ciuffi dolcissimi che ci fecero ridere e impiastricciare, che subito si scioglievano in bocca deludenti come il nulla... la quintessenza dell'inganno più dolce, non era questo l'amore? Un pugno di zucchero che cambia le sue molecole, si gonfia e ci alletta, poi, al contatto con la cavità calda delle membra, svanisce come l'illusoria sostanza dei sogni.

Restammo accanto alla porta. Credo di essermi sempre seduto così nelle chiese, in fondo, dove l’incenso sfoca la visione e la voce del prete è un rumore lontano. Attratto dal culto, dal ristoro dei molti, ma pronto ad andarmene, sospinto indietro per indegnità o per superbia.

Diffidando di noi stessi, tornavamo a guardarci con diffidenza.

Chi ha detto che i ragazzi sono coraggiosi? Il coraggio io l'ho trovato con gli anni, insieme a ogni sbaglio, a ogni pezzo mancato di strada. Non ero abbastanza disperato, forse. Avevamo poco più di vent'anni, tutta la vita davanti.

Non avevo stima di me stesso. Non sarebbe stato certo lui ad aiutarmi a crescere, a costruirmi. Lui mi avrebbe tenuto a sé, avrebbe mischiato le sue fragilità alle mie. Ci saremmo violentati a turno, solo per sopportare il dolore della vita.

Tutte le relazioni d'amore nascono da una mancanza, ci immoliamo a qualcuno che semplicemente sa accomodarsi in questo spazio aperto e dolorante per farne quello che vuole: farci del bene oppure distruggerci. 

Mi dissero che erano andati in pensione, erano tornati giù.
In quel generico giù, riconobbi l'Italia, il suo spirito, quella sua cronica divisione interna per ogni cosa. Un Paese abituato ad avere un sopra e un sotto, un attico e una cantina.

- Sono stata per vent'anni l'amica di un lord che adorava la caccia. Tutta la vita mi sono sentita uno di quegli animali che incontri per caso, ai quali spari per noia, per nervosismo. Solo perché non hai trovato la volpe. Ma non ho mai rimpianto una vita al sole. Quel segreto mi ha incitato a esplorare me stessa... ho vissuto una clamorosa vita interiore.

- La parte migliore della vita è quella che non possiamo vivere, Guido.

- Non ce la farò mai.
- A fare cosa?
- Non lo so ancora, però so che non ce la farò.
- Perché, Leni?
- Sono debole.
La strinsi, faticai a trattenere le lacrime. Le sussurrai che lei non era affatto debole, era straordinariamente fragile e potente come tutte le persone forti e profonde.

Sospirai guardando quel mare. La voglia di alzarmi e di dargli un pugno, di gonfiarlo di botte. La voglia di far l'amore con lui. La vergogna di chiederglielo.

Se non sapessi che è lei, che la sua carne ha visto tanta di quella pioggia, stenterei a riconoscerla. Se questa donna fosse passata accanto a Betty solo qualche anno fa, quando se ne stava spaparanzata con la sua minigonna e le cosce invitanti come budini di fragola davanti alle roulotte dei musicisti, lei le avrebbe ruttato alle spalle.
Questo significa invecchiare, ragazzi, andare incontro a un'altra persona e far finta di riconoscerla.

Tu sei soltanto ciò che credi di essere in questo preciso istante.

È l'ultimo gesto di coraggio. E naturalmente nasce da una sterminata paura.

Siamo sempre obbligati a rinascere in un remoto luogo dell'universo.

Sai come chiamano le mimose, ragazzo? Il fiore che si vergogna. Sono di buon augurio a chi si mette in viaggio. Adesso scendono nell'acqua, battezzano il blu. Ma tu non vergognarti del viaggio. La vita, credimi, non è un fascio di speranze perdute, un puzzolente ricamo di mimose, la vita raglia e cavalca nel suo incessante splendore.

11 febbraio 2014

Biscotti cuoriciosi al cioccolato

Questi biscotti mi sono tornati in mente ieri, vedendo cuori di qualunque forma, materiale e dimensione, praticamente ovunque.
La ricetta l'avevo trovata sul Più dolci del febbraio 2012 e io l'avevo provata poco dopo, perché quei cuoricini mi sembravano così carini che, pur non avendo un innamorato, non potevo proprio non sperimentarli, considerando anche che sembravano facili.
Ricordo che erano molto buoni e non so, proprio non so, perché non li abbia mai più fatti dopo.
Ecco la ricetta, che vi consiglio in ogni caso, pure se, come me, non siete innamorati, così per coccolare voi stessi, un amico, una sorella, qualcuno che amate, anche se di un amore diverso da quello che occupa tutte le vetrine in questi giorni.

• Ingredienti: 

- 200 g di farina;
- 2 tuorli;
- 140 g di burro;
- 110 g di zucchero a velo;
- 1 cucchiaio di miele;
- 20 g di cacao amaro;
- 1 pizzico di sale;
- 1 bustina di vanillina;
- 200 g di cioccolato bianco [PER FARCIRE]

• Preparazione:

Montare i tuorli con lo zucchero a velo, il miele, il burro morbido e la vanillina. Mescolare bene. Aggiungere gradualmente la farina, il sale e il cacao in polvere, fino a che tutto si è amalgamato bene. 
Lasciare un attimo riposare l'impasto, nel frattempo disegnare su un foglio di carta da forno tanti cuori della dimensione che si vuole dare ai biscotti. Girare il foglio della carta da forno in modo che la matita non entri in contatto con l'impasto.
A questo punto mettere l'impasto nella sacca col beccuccio, se l'impasto è troppo duro aggiungere un po' di latte, se è molle un pizzico di farina. Una volta raggiunta la consistenza giusta bisogna disegnare con la sacca i cuori, seguendo i contorni precedentemente segnati sulla carta da forno.
Cuocere a 175° per 13 minuti. Sfornarli e lasciarli raffreddare.
Nel frattempo sciogliere il cioccolato bianco a bagnomaria, poi riempirci i cuori già freddi.

Probabilmente la prossima volta che farò questi cuori invertirò i colori, perché preferisco il cioccolato fondente a quello bianco, quindi farò l'impasto dei biscotti chiaro (aggiungendo 20 g di farina senza mettere i 20 g di cacao) e il cuore di cioccolato fondente fuso.

La ricetta originale, con alcune foto dei passaggi, potete trovarla qui.

10 febbraio 2014

In rime banali, poesia di Wislawa Szymborska

Clic per le tutte le puntate su questa lettura.


In rime banali

[Da "Per questo viviamo", raccolta del 1952]

È una gran gioia: fiore accanto a fiore,
i rami degli alberi nel cielo puro,
e una più grande: domani è mercoledì,
arriverà una tua lettera di sicuro,
e ancora più grande: trema la busta,
è buffo leggere nelle macchie del sole,
e ancora più grande: solo una settimana,
ormai soltanto quattro giorni d’attesa,
e ancora più grande: la valigia
l'ho chiusa con mia vera sorpresa,
e ancora più grande: un biglietto
per le sette, sì, grazie signora,
e ancora più grande: nel finestrino
i paesaggi corrono velocemente,
e ancora più grande: è buio, è buio,
stasera saremo insieme finalmente,
e più grande ancora: apro la porta,
e più grande ancora: quando lì davanti,
e ancora più grande: fiore accanto a fiore.
- Perché ne hai comprati cooosì tanti?


9 febbraio 2014

Sempre di domenica #22

1- Quando grandi scrittori scarabocchiano sui libri. È un vizio che non ho, quello di scarabocchiare i libri. Li sottolineo e basta. Ridurli in quelle condizioni mi sembra una specie di violenza.  
2- Quando dissero a Stephen King: «Le sue utopie negative non diventeranno mai bestsellers». Quanti sono gli editori che si sono mangiati le mani a vita? In questo articolo ne sono elencati alcuni.
3- L'amore sgrammaticato. Sicuramente queste immagini le avrete già viste e riviste, le ha mostrate anche Gramellini da Fazio qualche settimana fa, comunque voglio condividerle anche qui. Una veloce ricerca su google poi aumenta i sorrisi. Ge tem è la mia preferita, è così assurda che non so come abbiano fatto a tradurla!
4- #nostalgiaportamivia: le dieci cose degli anni 90 che ci mancano di più. Pensieri molto nostalgici sugli anni della mia infanzia.

Infine vi segnalo un gruppo di lettura che parte domani. Lo ha organizzato Maria del blog Start from Scratch per rileggere Italo Calvino, in particolare Se una notte d'inverno un viaggiatore. Ho deciso che proverò a partecipare, se anche voi avete voglia di leggere o rileggere Calvino in gruppo, andate a dare un'occhiata all'evento creato da Maria su facebook, ci troverete tutte le informazioni.

7 febbraio 2014

Noteworthy things - Settimana 5

• 29/365 - Un paio di Superga "pelose" comprate con un buono sconto del 50%!
• 30/365 - Mi aggiro per il paese sorpresa di aver fatto così tante cose alle 10 di mattina. Poi scopro che il mio orologio è rimasto indietro. [Magari se ogni tanto tenessi il telefono a portata di occhi certe cose non mi succederebbero.]
• 31/365 - 24 ore (minimo) di pioggia ininterrotta. Spuntano fiumi dove normalmente non ci sono, il rumore della pioggia mi concilia sbadigli lunghissimi. Non faccio che immaginare quanta neve ci sarebbe se solo, anziché piovere piovere piovere, avesse nevicato nevicato nevicato.
• 32/365 - Una ripartenza con lacrimuccia. L'ultima partita vinta. E io aspetto ancora "sa ni" (non so se si scrive così, ma so che significa "la neve").
• 33/365 - Risveglio con un nuovo libro sul comodino. Ne leggo un centinaio di pagine e sento che, non a caso, sarà uno splendore.
• 34/365 - Una piccolissima passeggiata in un attimo di non pioggia.
- Salatini sardi squisiti! Meno male che non li vendono da me, altrimenti ne avrei a vagonate.
• 35/365 - C'era la luna quando sono rientrata a casa. Non era una luna nuova, ma nelle sere precedenti c'erano le nuvole che la coprivano.
- L'azzurro all'improvviso divenne grigio grigio e qualche gocciolina cominciò a cadere giù...e allora cicche-ciak! E così ho fatto la doccia col cappotto anch'io (cliccate qui se non sapete di che cosa sto parlando).

Ho finito di leggere: Notte in treno di Irène Némirovsky.
Ho visto: Ribelle-The brave, Manuale d'amore, Nessuna qualità agli eroi, Pretty woman (ebbene sì, per l'ennesima volta!).

Foto della settimana 5/52 (clic).

6 febbraio 2014

Notte in treno, Irène Némirovsky

Un racconto tanto breve quanto bello, pubblicato in un settimanale francese il 5 ottobre 1939. Rappresenta la prima opera di Irène Némirovsky dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale.

Era la prima notte di guerra.
Un treno si dirige verso Parigi. Nell’oscurità brillano le stelle e tutti sono sospesi, proiettati da una vita all’altra, in bilico tra un passato certo e un avvenire di cui non conoscono niente, tantomeno se ci sarà.
Erano tutti lividi e benevoli; si scambiavano parole molto ragionevoli, ma che agitazione nel profondo! Ognuno di loro si sentiva spezzato, frantumato, abitato da due diverse anime: quella di ieri e quella dell’incerto avvenire, che non si riconoscevano più tra loro, che facevano uno sforzo vano e tormentoso per fondersi, ma era impossibile.
Gli adulti di quel vagone ricordano la guerra del ‘14, sanno che cosa sta per accadere, conoscono lo strazio della morte di un figlio, di un marito, di un fratello. Per i giovani è peggio, loro non lo sanno. Lo capiranno, poveri loro…
È la prima notte di guerra, una guerra di cui si percepiva lo scoppio da tempo. Una guerra di cui alcuni hanno avuto notizia alla radio, altri sentendo le campane suonare. I bambini credevano che quel din don dan annunciasse una nuova festa, invece no. Era il secondo conflitto mondiale, Hitler aveva invaso la Polonia e la Francia aveva dichiarato guerra, come mille altre volte prima, alla Germania.
Dalla mezzanotte scatterà lo stato di guerra e il treno potrebbe fermarsi, per lasciar passare i militari o chissà che cosa. Chissà quanto ci si metterà per arrivare a Parigi, per arruolarsi, per salutare qualcuno, per passare le ultime ore di pace insieme a una persona speciale che chissà, ancora una volta chissà, se ci sarà modo di rivedere.
È la prima notte di guerra, ma tutto sembra normale, in quel treno che va lento verso Parigi nessuno piange, nessuno urla. Sembra che nessuno abbia paura. Nella fretta di prendere quel treno, l’ultimo in tempo di pace, nessuno ha fatto caso alla classe in cui avrebbe viaggiato, così nello stesso scompartimento si mischia tutta la società. La guerra si percepisce dal chiacchiericcio: tutti si confidano, tutti si preoccupano degli altri, contadini e borghesi si prestano il cibo e il caffè, si raccontano del perché stanno andando a Parigi. La guerra è in quella fraternità di gesti che, se in tempo di pace se ne mantenesse un decimo, sarebbe sufficiente a fare la felicità del mondo.
Eppure tutto sembrava tranquillo, normale. Nessuna lacrima, nessuno strepito, nessuna folla urlante. [...] I volti erano gravi; non segnati da alcuna traccia di paura o di smarrimento. Soltanto, quel che colpiva, era l'incessante parlottare delle conversazioni, dei consigli, delle confidenze, la corrente ininterrotta di parole, da un capo all'altro del vagone, da uno sconosciuto all'altro. In tempi di pace, che silenzio in un compartimento ferroviario! Quale ferrea volontà di ignorare il vicino, di difendere contro di lui il proprio posto, i propri oggetti, i propri pensieri!
È la prima notte di guerra, una notte in bilico in cui nessuno sa niente, in cui nessuno in fondo ha voglia di arrivare. È una notte di tregua sulla soglia di una prova difficile. Si chiacchiera per passare il tempo, per non pensare. Per avere qualcuno che poi, alla fine, augurerà “buona fortuna”. Ognuno racconta la propria storia. C’è chi ha il fratello che si deve arruolare e viene invidiata da chi ha un marito che sta partendo, perché un fratello, comunque, è meglio di un marito, di un fidanzato. C’è Marta che è scappata di casa per raggiungere il fidanzato con cui non è mai stata da sola e vuole assolutamente avere bei ricordi con lui, da custodire nel cuore per il tempo in cui dovranno stare lontani.
Alla fine il treno arriva alla stazione. La notte è finita. Col sole anche le persone tornano a essere quello che sono sempre, fredde e distanti, ferme ognuno al proprio posto. Indifferenti le une alle altre. La parentesi di quel viaggio surreale si è chiusa al sorgere del sole. Ognuno scende stringendo i suoi valori, agitato, speranzoso.
La seconda guerra mondiale è appena cominciata.
Ma la guerra, quella finisce, per fortuna, e noi, noi invece restiamo. La guerra non impedisce che la vita continui, una volta che si è finito di combattere.
Quanti dei contadini e dei borghesi che in quella prima notte di guerra hanno mischiato le loro vite ne vedranno la fine? Per quanti la vita continuerà davvero dopo le bombe e gli spari?
Non per l’autrice, Irène Némirovsky, ebrea francese: lei morirà ad Auschwitz.

5 febbraio 2014

Reccomendation Monday #1 [il più bello del 2013, quello spruzzato di neve e quello con la copertina viola]

Reccomendation Monday è una rubrica ideata da Strawberry di Una fragola al giorno ormai un anno fa. Quello di Strawberry è uno dei blog che leggo da più tempo, ormai anni, perciò figuriamoci, non appena ho letto di questo giochino mi sono entusiasmata. L’entusiasmo è rimasto, per un anno, solo teorico, fino a oggi. Da oggi, rivisitando un po’ le regole (Strawberry mi ha detto che posso fare come mi pare!), parteciperò anch’io.
Il senso del Reccomendation Monday sarebbe quello di consigliare ogni lunedì un libro a tema, dove il tema è scelto dall’inventrice della rubrica. Per leggere tutti i temi passati e futuri cliccate qui. La mia rivisitazione consiste in questo: scrivere un post al mese, magari di lunedì, raccogliendo più di un singolo tema, che pescherò, può darsi, anche da quelli dell’anno scorso visto che per me sono comunque nuovi.
Nel raggruppamento di oggi, che eccezionalmente (giuro) è diventato un Reccomendation Wednesday, ho inserito l’ultimo tema del dicembre 2013, un tema di gennaio e quello dell’ultimo lunedì.
mandami tanta vita - il miglior libro letto nel 2013 - Scarabocchi di pensieri
Mandami tanta vita, Paolo Di Paolo
piccole donne - un libro spruzzato di neve - scarabocchi di pensieri

Marina Bellezza, Silvia Avallone
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