9 febbraio 2015

22/11/'63, Stephen King

Come gran parte dei martiri della storia, che chissà quante cose buone avrebbero fatto se solo non fossero stati uccisi, anche John Fitzgerald Kennedy ha raggiunto le dimensioni epiche di un eroe, costruite su infiniti periodi ipotetici dell'irrealtà. JFK fu ucciso il 22 novembre 1963, una data che sembra lontana, ma che è troppo vicina per far sì che sia la scuola a dare la giusta dimensione a quell'evento, certamente di svolta in tutta la storia americana e mondiale. Se Kennedy non fosse stato ucciso forse la guerra fredda sarebbe finita prima. Se Kennedy non fosse stato ucciso forse il cimitero del Vietnam non ci sarebbe mai stato. Chissà. La storia non si fa con i se, diceva la mia prof del liceo. Credo che avesse ragione.

L'idea alla base di questo lungo, intenso e appassionante romanzo di Stephen King è proprio un se, un'ipotesi che trae origine dalla scoperta di un passaggio segreto che riporta indietro nel tempo, esattamente al settembre del 1958. Jake Epping, stimato professore di letteratura, spinto dall'amico ristoratore Al, si intrufola nel mondo di allora (anni Cinquanta e Sessanta), abbandonando per molto tempo gli anni duemila. Laggiù, in quella terra senza cellulari e senza internet, ha tutta l'intenzione di cambiare la storia del mondo. Con un nuovo nome, George Amberson, e una vita piena di segreti, si prepara a salvare la vita al presidente Kennedy. Si può fare? Ci riuscirà? E il mondo sarà davvero un posto migliore senza uno degli omicidi più famosi della storia?

Viaggiare nel tempo è uno dei più grandi sogni dell'uomo, no? Oh, sarebbe bellissimo, sì. Se io potessi intrufolarmi nel passato probabilmente non mi verrebbe neanche in mente di buttarmi in un'impresa tanto difficile, come potrebbe essere, per esempio, salvare la vita di Aldo Moro o di Falcone e Borsellino, tanto per restare in tema con 22/11/'63. Probabilmente cercherei di conoscere persone che non ho conosciuto, ma senza le quali non ci sarei. Mi piacerebbe guardare negli occhi uno dei miei nonni, per esempio, salirgli sulle ginocchia esili e farmi raccontare le sue storie, che raccontate dagli altri non è di certo la stessa cosa. Lui mi parlerebbe della guerra, della Libia, della fame, della prigionia e allora forse mi direi che al viaggio nel tempo successivo potrei fare come Jake/George: uccidere Mussolini prima che diventi Mussolini, cambiando per sempre la vita di milioni di giovani, che non dovrebbero più partire per la guerra. Anche mio nonno avrebbe una vita meno dura senza Mussolini e senza la seconda guerra mondiale. Forse uccidere solo Mussolini non sarebbe sufficiente per eliminare del tutto la seconda guerra mondiale, pensandoci. Comunque, stiamo parlando di fantasie fantascientifiche.

Il viaggio nel tempo narrato da Stephen King mi ha conquistata, niente a che vedere, per i miei gusti, con La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo, letto tempo fa, che invece non mi era piaciuto affatto.
Qui l'aspetto fantascientifico è semplicemente un pretesto per una storia che io ho trovato molto, molto, molto bella, per svariati motivi. Provo a elencarli.
   1) Non conoscevo granché dell'assassinio di Kennedy, sono abbastanza certa di non aver mai visto prima dell'altro ieri il filmato di Zapruder, non prestando attenzione almeno. Se l'altro ieri qualcuno mi avesse chiesto di che colore fosse l'abito di Jacqueline Kennedy quel 22 novembre del 1963 probabilmente non avrei saputo rispondere. Adesso lo so. Nella postfazione è lo stesso King a dire che i fatti narrati nel suo romanzo non sono di fantasia, cioè non quelli legati all'assassinio del presidente. Per scriverlo ha letto numerosi saggi e ha studiato, studiato, studiato: quel 95% di probabilità secondo cui Lee Harvey Oswald uccise Kennedy da solo, senza nessun complotto o complici dietro, è reale.
Il primo motivo per cui, quindi, ho gradito assai leggere 22/11/'63 è perché mi ha fatto conoscere un angolo di storia che finora avevo soltanto sfiorato.
   2) Del Re King ho letto solo due libri, a parte questo: Il miglio verde (bellissimo) e Notte buia niente stelle, in nessuno si parlava d'amore. 22/1/'63, invece, a dispetto della fama macabra e terrificante dell'autore, è un romanzo (anche) d'amore. Non credo di esagerare nel definirlo così. Forse è addirittura soprattutto un romanzo d'amore, più che storico, più che fantascientifico, più che un thriller.
Credo che sia una bellissima storia, quella di Sadie e George, piena di sentimento, dolcezza, coraggio, piena di fiducia. Un amore irrealizzabile e fuori dal tempo, un amore che potrebbe mandare all'aria perfino il mondo e la sua storia, un amore bello e forte, oltre le omissioni e le difficoltà. Però, nonostante tutto, come ballavano Sadie e George. Come ballavano.
King che scrive d'amore, non di matrimoni in cui i coniugi si uccidono, ma proprio d'amore: sorpresa. 
   3) Il modo in cui un uomo degli anni duemila si adatta a vivere nel passato. L'appartenenza che sente verso quel mondo di decenni e decenni prima. Il dualismo interiore in cui si sente scisso, la voglia di tornare, ma anche quella di restare. Che fare: essere egoista o pensare al bene dell'umanità?
   4) La riflessione sul tempo, sul passato che non si lascia cambiare, sull'effetto farfalla che è uno dei temi centrali di tutta l'avventura spazio-temporale di Jake/George. Che cosa succederà domani se oggi cambio il battito d'ali di una farfalla? Quanti futuri possibili ci sono per ogni piccola azione che compiamo?

Non sono in grado di dire se Kennedy sia o no un eroe, non sono in grado di dire se Oswald fosse o non fosse solo quel giorno a Dallas e nei mesi precedenti, non sono in grado di dire se il Vietnam ci sarebbe stato lo stesso nel caso in cui quello sparo non avesse raggiunto il cranio del presidente degli Stati Uniti d'America, quel giorno di novembre di cinquantuno anni fa.
La storia non si fa con i se, perché i se introducono solo periodi ipotetici dell'irrealtà, però ha avuto molto fascino, su di me, la possibilità che ha inventato Stephen King: la possibilità di poter tentare di intervenire sul passato e di poterlo cambiare,  possibilità intorno alla quale ha costruito quello che a me è sembrato davvero un romanzo bellissimo.

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