27 febbraio 2015

L'ombra del vento [Carlos Ruiz Zafón]

Questa non è stata la prima volta che ho provato a leggere L'ombra del vento: avevo già tentato, tempo fa, di immergermi in quel mistero che a Barcellona sconvolse la vita tranquilla di Daniel, a metà degli anni Cinquanta. 
Un'infinità di persone affidabili mi aveva suggerito questa lettura. Ti piacerà, mi dicevano tutti; non può non piacere a chi ama i libri, sentenziavano con sicurezza; è il mio libro preferito, sostenevano altri lasciando intendere che lo sarebbe diventato anche per me.
Con queste aspettative decisamente alte mi ero impegnata a stringere la mano a Carlos Ruiz Zafón

Non lascio mai libri a metà, ma con L'ombra del vento il feeling non c'era, ricordo che leggevo e non capivo e sbadigliavo e perdevo il filo e dovevo rileggere ed ero sempre punto e a capo. Una situazione insostenibile, di incomprensioni e domande che rivolgevo a me stessa, del tipo: perché piace a tutti e a me no? Che cosa c'è che non va tra noi, che cosa?
La prima volta che ho preso in mano L'ombra del vento sono riuscita a leggere un centinaio di pagine, poi l'ho messo via, piena di sensi di colpa, perché non mi sembra mai il caso di lasciare una storia a metà. Magari, mi dico ogni volta che con un libro non c'è il colpo di fulmine fin dall'inizio, magari il bello viene dopo. E per quel dopo che ogni volta mi aspetto non lascio mai libri a metà.
Col senno del poi posso dire che nel caso del romanzo di Zafón la mia filosofia di lettrice sarebbe stata azzeccata: il meglio doveva ancora venire. Ebbene sì.

Ho lasciato che L'ombra del vento prendesse un mucchio di polvere, per mesi, poi un gruppo di lettura per cui a febbraio si sarebbe dovuto leggere Zafón mi ha dato il pretesto per riprenderlo in mano.
All'inizio non mi sembrava che la situazione fosse migliorata. Ero di nuovo a Barcellona, nella libreria di Sempere, in compagnia di Daniel e suo padre. Ero di nuovo sbadigliante davanti a questo ragazzino che si era innamorato di un libro scovato per caso nel Cimitero dei Libri Dimenticati, L'ombra del vento, scritto da un certo Juliàn Carax, la cui figura è avvolta da un mistero che, per centinaia di pagine, proprio non si scioglie. 
Ho impiegato settimane per leggere le prime 150 pagine. Il colpo di fulmine non c'è stato neanche al secondo tentativo insomma, ma al secondo tentativo sono stata più testarda e, lo scorso fine settimana, mi sono obbligata a leggere, leggere, leggere. Per finirlo e dimenticarlo, una volta per tutte, mi sono detta.
L'ombra del vento mi ha stupita di nuovo. Nel momento in cui mi ero messa l'anima in pace, nel momento in cui non mi aspettavo più che avesse qualcosa di bello da offrirmi, il romanzo mi ha conquistata. Certi amori hanno bisogno di più tempo per sbocciare e il nostro, il mio e di questo libro, è senz'altro uno di quelli.
All'improvviso mi sono ritrovata a leggere, leggere, leggere, ma non per porre fine a un supplizio, bensì per scoprire il bandolo della matassa, di quel mistero che vorticava intorno alla bella, ingenua e onesta figura di un giovane uomo, Daniel, che sembrava avere molto in comune con un altro uomo, che era stato giovane prima di lui, prima della guerra civile spagnola, e che era diventato uno scrittore a quasi tutti sconosciuto: Juliàn Carax, appunto.
I suoi libri sono ormai introvabili, il mistero si infittisce quando Daniel scopre che una figura misteriosa si aggira con l'unico scopo di stanarli e bruciarli. 
Chi sarà quella figura?
Che cosa c'entra con Carax?
Perché Carax fu sfidato a duello la mattina del suo matrimonio?
Perché, una volta fuggito a Parigi per sfuggire all'arruolamento nell'esercito, ormai al sicuro, torna a Barcellona?
Chi c'è ad attenderlo e dove si nasconde? Forse da Penelope Aldaya, suo unico amore le cui sorti sono avvolte dall'ombra? Forse da Miquel, suo vecchio e unico amico? O dal padre non biologico che non gli fece certo vivere un'infanzia e un'adolescenza semplici?

Con l'aiuto di Fermin, cinquantenne sopra le righe, dal passato doloroso e sconosciuto, ma dotato di un gran cuore, Daniel cerca di trovare una risposta a ogni suo interrogativo, per riuscire a ricostruire la storia sfumata di Carax, con cui sente di avere più di qualcosa in comune: la passione per le lettere, per la scrittura, una penna di Victor Hugo e un amore difficile, ostacolato dalle famiglie.
Alla fine devo concordare con tutti quelli che mi hanno consigliato L'ombra del vento nel corso degli anni. Avevano ragione: è una lettura molto, molto, molto coinvolgente e bella, specialmente nel finale (e a parte il primo centinaio di pagine con cui ho litigato). 
Non leggo spesso di misteri e di indagini, ma non è detto che in futuro non lo faccia. 

De L'ombra del vento ho amato il risvolto finale, le storie che nascondono tutti i personaggi, la cattiveria gratuita e piena di odio di alcuni accanto alla cattiveria originata dal dolore di altri. 
Ho amato Daniel e la sua purezza, il suo coraggio ingenuo, ho temuto il peggio e poi ho tirato un sospiro di sollievo. 
Ho amato Fermin, per la sua simpatia, il suo modo di parlare, la sua rinascita, la sua cultura.
Ho amato il padre di Daniel, uomo semplice e pieno d'amore per suo figlio, unico pezzo di famiglia che gli resta.
Ho amato Nuria Monfort, donna in carriera affascinante e sola, incapace di amare chi la ama, capace solo di amare chi non la ama. Nuria che svelerà il mistero in una lunga lettera che ho letto senza alcuna interruzione. L'ho amata per le sue fragilità, per le sue contraddizioni, per le sue imperfezioni per cui ha pagato per tutta la vita. Forse l'ho amata per compassione oppure perché, al suo posto, innamorata, avrei commesso anch'io tutti i suoi sbagli.
Ho amato Bea, che lascia il percorso già tracciato e sceglie di essere felice, nonostante tutti i contro che deve affrontare.

Dopo un inizio in salita c'è mancato davvero poco che mi commuovessi, nel mezzo di queste pagine fitte fitte di nomi e intrecci che non vale neanche la pena raccontare. 
Eh sì, quasi quasi L'ombra del vento mi ha commossa: per i suoi segreti, per i sentimenti mai così netti, per la passione per i libri e per gli amori difficili che racconta, amori che a volte finiscono bene e a volte no. 
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