20 marzo 2015

La macchina della felicità, frasi [Flavio Insinna]


Mi piace vivere? O non mi piace? Me lo chiedo ogni mattina. Appena sveglio. Lo faccio sempre. Anzi, prima ancora di svegliarmi, in sogno o nello smarrimento semicosciente del dormiveglia, già me lo sono chiesto un miliardo di volte. 

Non sopporto quelli che, per la stanchezza di vivere da soli, si aggrappano a un'altra persona pensando "Be', proprio amore non è, non ci amiamo, ma ormai, insomma...dai, ci facciamo compagnia".

Mi piacciono anche le vetrine e anche i negozi da donna. Osservo i tagli, i colori, i modelli, mi concentro e penso a cosa comprerei se poi sapessi a chi regalarlo.

Continuo a baciarla, la accarezzo, le sorrido e continuo a stare zitto. Però una cosa vorrei proprio dirla, la vorrei rassicurare, giurarle che è bella, molto bella, ma soprattutto vorrei dirle che le gentilezze non sono mai inutili, non sono mai convenevoli.

Se ancora ti sorprendi nel fare ciò che sai fare, se ancora ti domandi se veramente lo sai fare, allora sei bravo per davvero. Altrimenti fai parte dell'esercito dei presuntuosetti che infestano il mondo.

Quando vengo qui mi siedo pensando a quelle due meraviglie. E ogni volta gli racconto la favoletta nella quale Zeus vuole sdebitarsi con i due vecchietti sposati da sempre. Zeus offre ricchezze, potere, qualunque cosa, ma loro chiedono semplicemente che nessuno dei due sia costretto a seppellire l'altro. E Zeus naturalmente li accontenterà. AMARE. Più di questo non si può.

Non so se mi ha fatto proprio bene avere un esempio di coppia così, perché poi il confronto con le donne che ho incontrato non ha mai retto. Non sono mai riuscito ad accontentarmi di una relazione che funzionasse solo a metà. Il paragone non ha mai retto e, ti giuro, non sto parlando di come cucinava mia madre o di come stirasse le camicie. Parlo di magico accordo, l'incastro perfetto che fra due persone può esistere, lo so, l'ho visto, non me lo hanno raccontato, non parlo per sentito dire, l'ho vissuto seduto in prima fila. E il fatto che io, a mia volta, non l'abbia trovato, è una cosa che capita, ma non è un motivo sufficiente per farsi bastare un accrocco.

Lo so, rischio di perdermi dietro una persona che esiste, ma non c'è. Devo trovare un modo per parlarle, magari per scoprire che in fondo non mi piace così tanto. E vedrai che sicuramente sarà così. Ma per levarmi questo dubbio...

Possibile che il solo fatto di essere spettatore della vita di quella donna mi faccia sentire bene? La voglia di provare certe emozioni fa costruire castelli per metterci dentro la prima che passa? È così grande la voglia di amare da arrivare a mentire a te stesso? [...] Mi piace proprio Lei o l'idea di innamorarmi di qualcuno? Perché fino a oggi nonne ho sentito il bisogno? Ho cercato la donna della mia vita? Non l'ho trovata o mi è passata davanti e non l'ho riconosciuta? Una cosa è certa, mi sono rifiutato di accontentarmi usando tappi di comodo per i buchi della solitudine.

Come molti da queste parti, vivo per lavorare e non il contrario.

Nella vita, prima o poi, devi trovare il coraggio di amare, non perché sei stanco di stare da solo. Amare, non organizzare un accrocco. Amare veramente. 

Se è vero che il giro del mondo inizia con un passo, l'ultimo prima della meta è più lungo di tutto il giro del mondo stesso.

«La sindrome dell'orizzonte, tesoro mio, chi più chi meno ce l'abbiamo tutti. [...] Abbiamo paura della felicità. La spostiamo, la rimandiamo, abbiamo paura che non duri e allora la cerchiamo sempre un po' più in là. E la felicità finisce quindi per somigliare all'orizzonte, un traguardo verso cui andare, ma da non raggiungere mai.»

Non sono le tende, i tappeti, il servizio d'argento o il frigorifero alla moda che danno vita a uno spazio, no. Sono i libri. Ho aperto gli occhi e li ho trovati lì ad aspettarmi, per terra, sul tavolo, sul mio letto, aperti lì sopra, uno sull'altro, ho strizzato gli occhi e mi è scappato un sorriso. Per la prima volta da quando sono rinchiuso qua dentro, questa stanza, la mia stanza, mi è sembrata mia.

Sono felice? Non lo so ma finalmente sono qualcosa.

Da quando conosco questa donna ho capito che se vuoi bene a qualcuno, se ami una persona, tutti i baci che non le darai, anche per iscritto, saranno baci sprecati. Perché se ami una persona, i baci non bastano mai.

«Torni?»
La stritolo, cerco di rassicurarla con tutto me stesso.
«Certo che torno.»
«Domani torni?»
«Tesoro» le dico piano, «tornerò ogni volta che vorrai.»
«Vorrò ogni volta.»

«Sa una cosa, Vittorio? Credo che ai giorni nostri l'amore sia una forma di pazzia socialmente riconosciuta e accettata. Volendo, si potrebbe curare in ospedale, come una qualsiasi malattia. Ma lei non si preoccupi, è assolutamente indolore. Finché sarete in due a soffrirne.»

Ho scelto senza scegliere, linea piatta, orizzontale, quella che appare sul monitor quando il cuore non batte più.

Mi lascia sul viso una specie di carezza: «Vittorio, l'amore raccontato non serve. Ti amo va detto poco e dimostrato molto». Riesce a diventare ancora più seria: «E se è vero che vi amate, se veramente avete voi due, e questo vi basta, allora non dovete rinunciare a niente. Il futuro non è un mostro dal quale scappare, e la vita non va sprecata per pagare una casa che diventa la tua prigione. Il futuro va affrontato, amato, e soprattutto vissuto».

Lo vedi dove possono portare i sogni? Alla realtà.

Non ti annoiare se te lo scrivo ancora, tu amore mio rendi tutto possibile, anche me.

Vivere è stare svegli di Angelo Maria Ripellino
Vivere è stare svegli
e concedersi agli altri,
dare di sè sempre il meglio
e non essere scaltri.

Vivere è amare la vita
coi suoi funerali e i suoi balli
trovare favole e miti
nelle vicende più squallide.

Vivere è attendere il sole
nei giorni di nera tempesta
schivare le gonfie parole
vestire con frange di festa.

Vivere è scegliere le umili
melodie senza strepiti e spari,
scendere verso l'autunno
e non stancarsi di amare.
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