23 aprile 2015

Suite francese // Dolce, frasi [Irène Némirovsky]

«Guarda! Stai leggendo?». Aveva una voce dolce e raffilata, lieve come un accordo di arpa. «Non hai quindi nulla da fare?».

Una ridda di pensieri si affollò in un secondo nella mente di Lucile: "Potrebbe essere stato lui a fare prigioniero Gaston. Chissà quanti francesi ha ucciso! Quante lacrime sono state versate per colpa sua. È anche vero che se la guerra fosse andata diversamente, oggi Gaston potrebbe entrare lui da padrone in una casa tedesca. È la guerra, non è colpa di questo ragazzo".

Medeleine non rispose. In fondo, non ne sapeva molto di quello che passava per la testa a Benoit, rifletté, anche se erano cresciuti insieme. Benoit era taciturno e rivestito come da una triplice armatura di pudore, maschile, contadina e francese. Lei non conosceva cosa il marito odiasse o cosa amasse, ma soltanto che era capace di odio e di amore.

Ci sono donne che aspettano lo stesso uomo e altre che aspettano un uomo diverso da quello che è partito.

"Divieto" non significava tuttavia "impossibilità di aggirare l'ostacolo", ma semplicemente "difficoltà a farlo".

«Signora, io sono un soldato. E i soldati non pensano. Mi si ordina di andare e io vado. Di combattere, e io combatto. Di farmi uccidere, e muoio. L'esercizio del pensiero renderebbe il combattimento più difficile, e più terribile la morte».

«Tedesco o francese, amico o nemico, come prima cosa è un uomo, e io sono una donna. Con me è dolce, tenero, pieno di piccole attenzioni... È un ragazzo di città; curato come non sono i ragazzi di qui; ha una bella pelle, denti bianchi. Quando bacia ha un alito fresco, non puzza di vino come i giovanotti della zona. Questo mi basta. Non voglio altro. Ci complicano già sufficientemente l'esistenza con le guerre e tutto il resto. Tra un uomo e una donna queste cose non contano. Se fosse inglese o negro e mi piacesse, me lo prenderei, se potessi. Le faccio schifo? Certo, lei... lei è ricca, può godere di piaceri che a me non sono concessi...».

"La guerra... sì, sappiamo bene cos'è. Ma l'occupazione, in un certo senso, è ancora peggio, perché ci si abitua alle persone. Si pensa: 'Dopotutto sono persone come noi', e invece no, non è vero. Siamo due razze diverse, irreconciliabili, nemiche per sempre", così pensavano i francesi.

Gli uomini non valgono un granché, e la sconfitta risveglia in loro il lato peggiore.

Più di un soldato mormorò nell'oscurità a una mesta fanciulla: «Dopo la guerra, ritornerò». Dopo la guerra...com'era lontano!

Per quanto rapidamente e felicemente si concludesse la guerra con la Germania, quanti poveri ragazzi non avrebbero mai visto quella fine benedetta, quel giorno di resurrezione?  
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