13 maggio 2015

L'amica geniale, Elena Ferrante

Scrivo questi scarabocchi in differita, non tanto per volontà, quanto per begli impegni e belle passeggiate, per l'estate che sta arrivando e che, ogni volta, non fa affatto mai rima con blog.
Scrivo questi scarabocchi in differita, mentre ho già comprato, ma non ancora iniziato, il seguito de L'amica geniale, perché sì, Lila e Lenù hanno conquistato anche me. Non vedo l'ora di andare a vedere che cosa succederà dopo e dopo ancora, fino alla fine.
Scrivo questi scarabocchi in differita, senza raccontare gli intrecci della trama, che in fondo sono ancora temporanei e in divenire.
In questa prima parte dell'opera la storia è ambientata nella Napoli degli anni Cinquanta, una Napoli povera dove uscire fuori dalla propria condizione sociale di nascita non è affatto facile. Lila e Lenù stringono fin dalla scuola uno strano rapporto di odio e amore, di emulazione, legate tra loro da un incredibile voglia di riscatto. Da bambine pensano che quel riscatto avverrà grazie al loro talento per la scrittura: insieme scriveranno un libro e diventeranno ricche come l'autrice di Piccole donne.
Crescendo la realtà si scontra con l'astrazione dei loro sogni e il riscatto sociale, soprattutto nella mente di Lila, si lega indissolubilmente alla concretezza dei soldi: è il denaro, solo il denaro, a dare potere e forza. Lila se ne convince ogni giorno di più, mentre Lenù continua a vivere, suo malgrado, una condizione che la pone in un contesto di superiorità nei confronti di tutti gli altri ragazzi del rione. A differenza degli altri, Lenù (narratrice interna del romanzo) non ha smesso di andare a scuola, grazie all'impegno della sua maestra, grazie alla comprensione dei genitori, grazie al suo studio intenso, così in una Napoli di degrado appena uscita dalla guerra dove anche le elementari sembrano essere un lusso, lei è addirittura arrivata a frequentare il ginnasio.
Lila non è stata altrettanto fortunata, suo padre non aveva compreso la sua fame di conoscenza e l'aveva costretta a lasciare la scuola, nonostante fosse lei la più brava di tutte. Tu sei la mia amica geniale, dice il giorno del suo matrimonio Lila a Lenù, invitandola a non smettere mai di studiare, quasi che vedesse nell'altra tutto quello che a lei era stato impedito di diventare.
Questo è l'aspetto che più di tutti mi ha colpito: le potenzialità di Lila non sfruttate per egoismo, povertà e ignoranza. Certo la scuola oggi ha delle lacune immense, mille cose che andrebbero cambiate, molte abitudini da radere al suolo, ma che bello, che bello, che tutti ci possano andare, almeno un po', almeno fino a che un ragazzo non prenda consapevolezza di non provare interesse per le materie, fino a quando capisca di voler fare altro nella vita. Che bello che tutti possano avere questa possibilità.
In quell'Italia uscita da poco dalla guerra troppe Lile hanno sofferto e pianto per aver dovuto abbandonare una cosa che non solo amavano, ma in cui eccellevano anche.
Lenù ha avuto la possibilità, per il momento ha saputo sfruttarla, ma, a dispetto di quello che le dice Lila sul finire del primo libro, per me non è lei, tra le due, l'amica geniale.
Buon proseguimento a me!
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