25 maggio 2015

Sostiene Pereira, Antonio Tabucchi

È l'estate del 1938, a Lisbona e in tutta l'Europa. C'è puzza di morte, di un futuro prossimo e pessimo che sta per avvolgere tutto e tutti.
Pereira è un vecchio giornalista che si è sempre occupato di cronaca e che all'improvviso diventa direttore (e unico autore) della pagina culturale di un modesto quotidiano portoghese. Per professione dovrebbe avere chiaramente in testa quello che sta accadendo nel suo Paese, ma invece non lo sa. Chiede continue informazioni a Manuel, un cameriere che è uno dei pochi contatti umani che mantiene, ormai. Pereira è un uomo completamente solo, parla col ritratto della moglie morta, non ha figli, la sua esistenza va avanti per inerzia, tra la letteratura francese (per cui ha una vera passione) e la sua indifferenza politica.
Sostiene Pereira che gli eventi a un certo punto abbiano preso il sopravvento su di lui e sulla sua volontà, che le cose siano successe da sole, senza che lui si sia impegnato a cercarle. Sostiene Pereira che aveva solo bisogno di un praticante che scrivesse i necrologi degli scrittori famosi per la sua pagina culturale, non aveva idea di come tutto si sarebbe evoluto. Non aveva idea che Monteiro Rossi, il ragazzo che aveva assunto in prova, amava la vita e non sapeva scrivere della morte. Non ne aveva idea. Sostiene Pereira di essersi trovato in un contesto per cui, incomprensibilmente, era incapace di dire di no a quel ragazzo, che non sarebbe mai diventato un giornalista forse, ma che, a differenza sua, combatteva l'ingiustizia e la dittatura.
Sostiene Pereira è certamente un romanzo politico, un romanzo di denuncia, un romanzo sul modo subdolo di instaurarsi di un regime totalitario, è un romanzo di libertà e censura, ma non credo che sia tutto qui.
A me hanno colpito, più di questo, i tratti dell'uomo Pereira, così solo, così triste, così noioso, così bisognoso di affetti, così bisognoso di avere qualcuno a cui pensare, qualcuno che fosse vivo. Mi ha colpito il suo continuo pensare alla morte, come se non avesse più voglia di avere una sua vita, come se la sua vita fosse una condanna. Mi ha colpito il suo non avere niente, a parte la letteratura e il ritratto del suo amore.
Pereira è un uomo a cui alla fine ci si affeziona, perché è uno normalissimo che un giorno all'improvviso apre gli occhi e cambia tutto, non si sa fino a che punto il cambiamento sia cosciente, ma comunque accade. E la svolta è totale: un uomo qualunque, pauroso malato e sudaticcio fino al giorno prima, arriva perfino a beffare il potere. Chi l'avrebbe mai detto.
Sostiene Pereira è stato il mio primo incontro con la scrittura di Antonio Tabucchi, di cui ho sentito tanto parlar bene anche da due giovani autori italiani che leggo sempre molto volentieri: Paolo Di Paolo e Andrea Bajani, che alla morte di Tabucchi ha dedicato anche Mi riconosci.

Ho iniziato il libro senza avere chiaro in mente di che cosa parlasse, non lo conoscevo molto benché ormai sia considerato un classico, nonostante la sua giovane età.
Lo stile con cui Tabucchi ha composto quest'opera, il suo continuo narrare la storia in terza persona ripetendo spesso Sostiene Pereira che, come se tutta la narrazione fosse una specie di interrogatorio, mi ha davvero colpita, spingendomi ad andare avanti con curiosità per capire di fronte a quale tribunale stesse sostenendo la propria tesi il vecchio Pereira. In realtà il mio dubbio è rimasto senza una soluzione certa, a me piace pensare che Pereira confessi le proprie azioni semplicemente a se stesso oppure che lo faccia davanti alla Storia, mostrando come abbia capito, col tempo e suo malgrado, che la dittatura esisteva davvero anche in Portogallo e che, pertanto, andava combattuta.
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