30 settembre 2015

Atti osceni in luogo privato, Marco Missiroli

Sono sicura che ci siano dei libri che ci restano nel cuore più di altri non tanto (o non solo) per la storia che racchiudono loro, quanto piuttosto per la storia in cui siamo racchiusi noi, nel momento in cui ci capita di leggerli.

Per esempio non dimenticherò mai Sulla strada di Jack Kerouac, sebbene sia uno dei libri che abbia meno apprezzato in tutta la mia vita, perché mentre lo leggevo, seduta su una poltrona viola di un ospedale di provincia, nel giugno di ormai tre anni fa, sono diventata zia.

Sono abbastanza certa di poter dire che anche Atti osceni in luogo privato, scritto da Marco Missiroli, mi resterà impigliato tra i ricordi per tutti i secoli dei secoli.
Non l'ho finito di leggere ieri, ma circa un mese fa. Nell'ultimo mese non ho letto altro, è possibile che io abbia già dimenticato molti passaggi della trama, ma di certo non scorderò mai che cosa ha significato questo libro per me.
Per dirla come Le Grand Liberò è stata l'ultima storia letta prima di mettere un piede dentro la mia adultità.
Sabato ho compiuto 25 anni, l'età che ho sempre pensato fosse il limite ultimo per la mia gioventù superficiale e a tratti egoista. Mi dicevo sempre che a 25 anni sarei diventata grande. Non so bene dire come si siano evolute le cose, ma è successo che davvero nell'ultimo mese io mi sia sentita donna come mai prima e che abbia addirittura scelto di prendermi una responsabilità con un'altra persona. Eccola, l'adultità. È quella prima persona plurale che ogni tanto mi esce dalla bocca e mi suona strana,  quell'impossibilità di decidere da sola se uscire o non uscire la sera, se andare al cinema o al bowling, quella necessità di dire Sento che cosa vuole fare anche lui. Lui. L'adultità. I nostri atti osceni consapevoli e dolci, io che perdo le parole, lui che dà un nome a tutto quello che prova. Per usare un'espressione trovata in un libro bellissimo un anno fa, l'adultità mi sembra che possa coincidere con questa sensazione di fluidità che se ne va da me, giorno dopo giorno. Ero liquida, dentro i suoi abbracci trovo una forma che non avevo prima.

Sono diventata grande insieme a Liberò. Pagina dopo pagina ho ripercorso i miei errori attraverso i suoi, la sua crescita che in fondo è la crescita di ognuno di noi mi ha fatto venire voglia di tenere gli occhi aperti, ma anche di socchiudere il cuore. Ho provato a farlo, sto provando a farlo. Come andrà si vedrà col tempo, intanto sono felice e mi auguro che il contenitore che mi sta dando forma sia la mia Anna e non la mia Lunette.

A prescindere dal contesto sicuramente particolare in cui mi sono per la prima volta approcciata alla scrittura di Missiroli, devo dire che questo romanzo mi è comunque particolarmente piaciuto, soprattutto mi ha incuriosita il rapporto del protagonista col padre e mi ha commossa la lunga elaborazione del lutto che forse non termina mai fino in fondo.
Mi sono segnata anche alcune opere citate nel libro, opere che hanno contribuito alla formazione del piccolo Liberò:
- Lo straniero di Camus;
- Il deserto dei tartari di Buzzati;
- Favole al telefono di Rodari;
- L'amante di Marguerite Duras;
- Mentre morivo di Faulkner.

E voi, ce l'avete un libro che vi ricorda il momento in cui avete socchiuso il cuore e vi siete innamorati?
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