28 gennaio 2015

Per arrivare all'alba non c'è altra via che la notte *

Negli ultimi due mesi ho scoperto molte cose.
Ho scoperto che lavorare in fabbrica mi lascia molto tempo per cantare con la mente, mentre c'è troppo rumore per parlare con qualcuno. A volte canto anche con la voce, ma solo quando la sciarpa mi copre la bocca, non sia mai mi prendano per pazza anche qui.
Ho scoperto che lavorare in fabbrica mi lascia molto tempo per i film mentali e per le storie che scrivo col pensiero. Se i post si componessero telepaticamente avrei milioni di bozze per i prossimi mille anni (invece non ne ho nemmeno una e sono davvero pigrissima in questo gennaio).
Ho scoperto che la mia immaginazione è una validissima alleata, soprattutto quando la realtà non è il massimo del comfort. Per me è più semplice che per gli altri: io evado.
Ho scoperto che è meraviglioso veder nascere qualcosa dal niente e poter dire che l'ho fatto anch'io. Con le mie mani.
Ho scoperto che ci vuole molto, moltissimo tempo, e altrettanta precisione, per vedere un paio di scarpe diventare così come le ho sempre viste nei negozi.
Non ho ancora scoperto per quale strana magia le scarpe di quella marca respirino, ma respirano davvero, anche se io non ho capito come. Forse un giorno ci arriverò.
Ho scoperto che la fabbrica è un lavoro di squadra, che il bel gioco dipende da tutti.

Ho scoperto che l'alba è bella quanto un tramonto e che a volte, anche se è tardi, non posso non fermarmi per fotografarla.



[* cit. di Gibran]

18 gennaio 2015

Sempre di domenica #39

1- Su Blackwell, sculture di carta. Qui il blog.
2- Animal problems, un tumblr su simpatiche problematiche animalesche di vario genere. Avete mai pensato che un bruco possa non voler diventar farfalla? O che magari coccolarsi per i porcospini possa essere particolarmente pungente? Geoffrey Hewer-Candee, autore del blog, sì, c'ha pensato.
3- Quando il grande classico non è adatto all'età e risulta un'epica palla, i miei traumi personali. Qual è la lettura scolastica obbligatoria che più di tutte avete detestato? Io, in assoluto, Gli indifferenti di Moravia. Quel libro che poi non ho più aperto è stato l'incubo di tutta un'estate, una noia di proporzioni cosmiche che ho odiato e che, probabilmente, non avrò mai più il coraggio di aprire.
4- 2015 blog planner. altri freebies da scaricare e stampare, volendo (trovati grazie ad Alenixedda).
5- 16 modi per creare fumetti. Non so se ne proverò mai almeno uno, però sono così carini!

16 gennaio 2015

Quando c'era Berlinguer, regia di Walter Veltroni

Ci risiamo: abbiamo davanti a noi ancora settimane dense dense di politica. Può darsi che quest'anno il lavoro mi terrà lontana da Mentana nei giorni dell'elezione del nuovo Presidente della Repubblica e la cosa, in un certo senso, mi dispiace un po'. Non sono ironica. Non ho grandi aspettative al momento, visto come stanno andando le cose ultimamente, però non sia mai che avvenga il colpo di scena. E potrei non viverlo in diretta quest'anno.
Anche nel mio blog oggi parlo di politica, cosa che vorrei tornare a fare ogni tanto, perché odio nel profondo quest'apatia e superficialità che mi hanno colpita dall'avvento di Renzi.

Oggi nel blog, a essere precisa, parlo di un uomo che ha fatto della politica la Politica, con la P maiuscola.

Da quando ho letto Il desiderio di essere come tutti avevo proprio voglia di vedere questo documentario di Veltroni, documentario che racconta l'impronta che Berlinguer ha dato (o ha tentato di dare) alla politica italiana negli anni di piombo degli anni '70. Volevo vederlo per capire di più quell'uomo timido ed esile che ha saputo smuovere tutto un popolo, facendolo credere in un sogno.

Quello che ho capito del politico Berlinguer è che fosse coerente, ma anche lungimirante, che non volesse solo farsi portavoce di una bellissima opposizione, ma che mirasse a un compromesso per il governo. 
Ho capito che il suo era un comunismo atipico e che per questo il PCI era isolato: troppo filoamericano per i sovietici, troppo filosovietico per gli americani. 
Ho capito che era coraggioso, che chiunque al suo posto forse non avrebbe detto a Mosca, durante i festeggiamenti per l'anniversario della rivoluzione d'ottobre, che la democrazia era un valore universale.
Ho capito che la notte in cui Berlinguer si è affacciato a una folla festante dichiarando che un elettore su tre votava comunista è stata l'ultima vera festa dei veri comunisti. 
Ho capito che Berlinguer è morto la prima volta insieme a Moro.

A seguire, in modo molto schematico, quello che mi ha colpito di più durante la visione.

• L'inizio. Se l'avessero chiesto a me, così a bruciapelo, chi è Berlinguer, avrei risposto come ha risposto uno degli intervistati: Berlinguer? Il segretario del PCI. Ma è una domanda seria? Dai, lo sanno tutti chi è Berlinguer. Ah no? Davvero qualcuno non lo sa? Ebbene sì. L'inizio del documentario mostra diversi giovani che tentano di arrampicarsi sugli specchi producendo risposte alquanto bizzarre. Eccone alcune:
  1. non lo so, non l'ho studiato a scuola: è colpa del sistema;
  2. è francese...il nome Berlinguer...;
  3. uno scrittore;
  4. un politico? di destra? conosciuto per...aver fatto tante guerre? No? Una? Ah, la bomba!;
  5. no, non collego niente, mi dispiace.
• Un pensiero: la memoria va aumentata. 
Tutto quello che hai visto ricordalo, perché tutto quello che dimentichi ritorna a volare nel vento.
• Come parla di Berlinguer Jovanotti, lo descrive come un uomo timido, con le ossa piccole e i vestiti che sembravano sempre grandi. Non esistono più italiani come lui, neanche nella corporatura, sostiene sempre Jovanotti.

• Un pensiero di Enzo Biagi:
Era convinto che senza morale non si fa politica e che se le due cose non coincidono si va verso il disastro. Ed è così.
• Una canzone di Gino Paoli, Addio.
• Un pensiero di Natalia Ginzburg:
Nel momento in cui Berlinguer moriva ci siamo accorti che ognuno di noi aveva con lui un rapporto personale, fiducioso e confidenziale, anche se ci eravamo limitati ad ascoltarlo nella folla d'una piazza.

14 gennaio 2015

Ciò che inferno non è, frasi [Alessandro D'Avenia] // Seconda parte


Pietà di me, mio Dio, pietà di me, se quell'inferno l’ho costruito anche io con la mia accidia. Non basta evitare il male, il bene bisogna farlo.

Non lascerà mai l’insegnamento. Chissà se alla fine della vita arriverà a centomila alunni. Ci si cambia una nazione con centomila ragazzi. Ma anche diecimila possono bastare per una rivoluzione. Ogni insegnante è il potenziale bellico più pericoloso di uno Stato, fusione capace di innescare reazioni atomiche insospettate.

Francesco ha la bocca aperta, meraviglia e silenzio sono la verità di una storia. Se, una volta finita, si torna ai pensieri di prima o si prende subito la parola la storia è una cattiva storia, o è cattivo il narratore. Se chi ha ascoltato o letto rimane in silenzio, magari a bocca semiaperta, si può stare sicuri che quella è una buona storia e finirà col liberare qualcuno dalla prigione della disperazione o della noia, che sono la menzogna della vita. Per questo solo i bambini sanno ascoltare una storia, anche quando la storia è sempre la stessa, perché ad ascoltare la verità loro non si stancano mai.

Se non si ha una storia più grande di noi che si tramanda di padre in figlio restiamo in balia dei facili copioni di chi ha potere. Solo chi appartiene a una storia può inventare la sua, come i fiori sui rami dei mandorli che per primi raccontano la primavera.

La vita proprio non mi torna: per possederla devi perderla per qualcuno.

Il ragazzo, stranamente sprovvisto di libri, legge direttamente le pagine del mare e l’orizzonte somiglia all'ultima riga. Occhi e cuore prendono il largo: l’infinito non sta solo nei libri e nelle biblioteche. È in ogni quartiere. È in ogni vita che cerca il suo significato.

Il suo modo di ridere e di fare le pause mi mette le mani dentro l’anima. Me la fruga e ne spalanca le zone vuote. La sua presenza mi dà possesso di me stesso. Più la guardo, più desidero avere qualcuno da perdere, qualcuno per cui piangere, con tutto il dolore che comporta mettere qualcuno nel cuore del proprio cuore.

«Un passo alla volta, Serena. Se con la piccola luce che hai in mano provi a illuminare l’intera valle scura ti viene ancora più paura. Illumina il prossimo passo e prova a compierlo. Uno alla volta. La forza ce l’hai. Anzi, ce l’abbiamo.»

Dove siamo stati quando non eravamo insieme? A volte me lo sono chiesto. Ti portavo con me dappertutto. 

12 gennaio 2015

Ciò che inferno non è, frasi [Alessandro D'Avenia] // Prima parte


Le cose investite di troppa luce proiettano altrettanta ombra, ogni luce ha il suo lutto, ogni porto il suo naufragio. Però i ragazzi non vedono l’ombra, preferiscono ignorarla.

Lui ha tutte le domande, ma le risposte arriveranno quando le avrà dimenticate. Diciassette è un errore di tempistica tra domanda e offerta.

Mi piace cercare le parole giuste. Le parole e il loro suono mi salvano. L’ho scoperto alle elementari, quando tutto è appunto elementare: con le parole metto l’àncora a tutte le cose che se ne vanno alla deriva nel mare che è dentro il cuore, le ormeggio nel porto della testa. Solo così smettono di sbattere tra loro, di arenarsi, di spaccarsi. 

Tutti dovrebbero avere una lista di cinque parole, le cinque che preferiscono. Le tue cinque parole sono quelle che dicono come respiri, e da come respiri dipende il resto. Le mie sono: vento, luce, ragazza, silenziosamente e benché.
Ognuno dovrebbe scrivere una poesia con le sue cinque parole, giusto per ormeggiare l’anima in un porto sicuro. La mia suona così:
Dove sei tu che puoi cucirmi l’anima
silenziosamente?
Ragazza piena di luce,
puoi tu rammendare un ragazzo
fatto di vento?
Io cerco il tuo nome,
benché tu non l’abbia.
«A che serve parlare di Dio? Se io ti spiego l’amore tu t’innamori? Quando ti innamori di una ragazza, forse prima te la spiegano?»
«No, prima la vedo e poi voglio conoscerla.»
«Bravo. Si vede che sei mio alunno. Dio bisogna darlo, poi dirlo. Dio o lo tocchi o non c’è teorema che te lo possa far piacere.»

L’inferno è il posto in cui lo spazio per i desideri è già tutto occupato. Allora si fa quello che viene ordinato a testa bassa.

«Vedi come si finisce a leggere tutte quelle poesie?»
«Come?»
«Pieni di dubbi, di incertezze, di domande.»
«E a cosa serve la letteratura, sennò? A fare le interrogazioni o a fare gli interrogativi?»
«Boh, è nel programma. A cosa serve?»
«A liberarsi dei luoghi comuni. A non dare niente per scontato. A mettere alla prova gli schemi.»
[...] Rimaniamo in silenzio. È uno di quei momenti in cui, proprio mentre sto scherzando, mi rendo conto di guardare tutto da lontano. Amo parole che mi allontanano dagli altri, do nomi a cose che gli altri sembrano non vedere. Allora mi ritiro tra le pieghe del silenzio e spero che qualcuno un giorno mi raggiunga là.

Io non vado mai in giro senza un libro e la mia stanza è una biblioteca senza criterio. Se devo spendere dei soldi, lo faccio per un libro nuovo, anche se non lo leggerò mai. C’è una gioia nel possesso dei volumi che io chiamo “libridine”, un eros sollecitato dalla presenza del tomo e della sua facile raggiungibilità coniugata a una distanza, proprio perché non lo si è ancora letto.

11 gennaio 2015

Sempre di domenica #38


1) Il calendario 2015 di Zelda was a writer: da gennaio a giugno e da luglio a dicembre. Non è carinissimo? Io me lo stampo!
2) Per l'organizzazione cartacea del 2015. Ci sono moltissime risorse free da stampare, io ho scelto di usare i planner settimali, ne ho ridotto un po' la dimensione e poi li ho appiccicati sul diario.
3) I migliori film del 2014 secondo Pensieri Cannibali (così me li rivedo nel 2015).
4) Trasformare la copertina rigida di un vecchio libro in qualcosa di carino, che credo sia una borsetta (è una borsetta, vero?). Tutorial di A beautiful mess.
5) Canva, tool di design che non ho ancora capito benissimo come funziona, ma che, così a occhio, mi sembra carino, anche se ho impiegato sette ore per fare l'immagine per questa domenica. Forse non è l'ideale per i collage. L'ho scoperto grazie a Pretty in mad.

9 gennaio 2015

Credere ancora a Babbo Natale, frasi [Daniele Cappato]

Ho un paio di avanzi natalizi, non fatemeli buttare, via. Questo è il primo.


La tua domanda più che legittima potrebbe essere: “Ma perché torni a scrivermi proprio ora, dopo tutto questo tempo?”
La risposta è più semplice di quanto tu possa pensare: come avrai ormai capito sono convinto che tu esista davvero. E non sono il solo.

Caro Babbo Natale,
non sai quanto ti invidio, tu che ogni anno giri il mondo in una notte, mentre io, in ventinove che ci provo, ho ancora così tanti posti da vedere. 

Ed ecco qui il mio desiderio per quest’anno: dopo aver visto il punto più a Ovest d’Europa ti chiedo un viaggio alla ricerca del punto più a Ovest del pianeta, un viaggio senza fine inseguendo il tramontare del sole.

Ormai quasi trentenni la mia ex ragazza, io, gli amici di sempre siamo partiti come biglie impazzite ognuno per la propria tangente. Mi chiedo se sono io che non voglio crescere o se sono gli altri che vogliono crescere troppo e subito.
A volte mi sembra di comportarmi come un diciottenne, altre volte come un quarantenne e questa miscela di sentimenti cambia neanche di settimana in settimana, ma di giorno in giorno se non di ora in ora.
Caro Babbo Natale forse è chiederti troppo, ma un briciolo di consapevolezza me lo puoi mica far trovare sotto l’albero?

Vedi caro Babbo Natale, trent'anni è quella età in cui si è o troppo giovani o troppo vecchi, troppo giovani per una posizione di rilievo in ufficio, troppo vecchi per un posto da stagisti, troppo giovani per avere un figlio, troppo vecchi per non avere una relazione stabile, troppo giovani per essere considerati adulti, troppo vecchi per comportarsi ancora da adolescenti: la difficoltà è tutta lì, decidere se siamo troppo giovani o troppo vecchi. Ed è forse per questo che ti scriviamo: siamo troppo grandi per credere a Babbo Natale, ma troppo piccoli per smettere di credere alle favole.

7 gennaio 2015

Ciò che inferno non è, Alessandro D'Avenia

Può darsi che sia 3P, alias Padre Pino Puglisi, il protagonista di Ciò che inferno non è. Può darsi che sia Federico, diciassettenne in crescita, in bilico tra il ragazzino che era e l'uomo che sarà. Può darsi che sia Lucia, sedicenne di Brancaccio, che, nonostante sia di quel quartiere, conserva una luce speciale dentro e tiene alta la testa. Può darsi sia Francesco, con Maria, la sua ragazza madre prostituta, che almeno lo ama. Può darsi che sia Riccardo, bambino educato male già avvezzo ai soldi facili. Può darsi che sia Serena, stanca di resistere in quel posto malato. Può darsi sia Dario, già vittima degli adulti che gli fanno sempre male. Può darsi sia Manfredi, fratello perfetto di Federico. Può darsi sia la bambina con Bambola, rimasta orfana di un padre traditore che le stava insegnando a nuotare.
Può darsi che siano tutti loro messi insieme.
Può darsi che sia Palermo. La città Tutto Porto per chi arriva, la città che proietta oltre il mare le aspettative di chi ci abita. Palermo di mafia, Palermo di gente che non sa, non vede, si gira. Palermo di chi non ha alternative, Palermo di chi non vuole impegnarsi a dare alternative a chi non ne ha. Palermo senza giardini, senza scuole. Palermo senza politica. Palermo senza Stato, che, come dice il nome, è sempre un participio passato mentre la mafia è il presente e il futuro. Palermo degli anni Novanta, Palermo dei morti ammazzati per strada, Palermo di chi non vuole vedere, dei cani presi a sassate e a bastonate dai bambini. Palermo bella e addormentata che si sveglia coi boati, che conosce le bombe.
Palermo di Falcone e Borsellino, innalzati così tanto a eroi da diventare irraggiungibili, quando invece dovrebbe essere normale la loro legalità. Palermo di don Puglisi che è un prete qualunque, nato proprio lì, tra le ferrovie del Brancaccio, tra gli scarti della società. Palermo di Federico, che, invece di temporeggiare ancora un po' a Oxford, decide prima di guardare in faccia la sua città che ancora non conosce davvero. Palermo di Lucia, che tra la violenza, la miseria e l'ignoranza, ama i libri e il teatro e sogna di diventare una regista, senza andare via dal proprio quartiere. Palermo bella come un quadro, non si è mai visto un dipinto fatto solo di luci: ci vogliono anche le ombre per creare bellezza e di ombre, Palermo, ne nasconde in abbondanza.
Eppure non tutto è inferno. Non tutto è miseria e ignoranza. Non tutto è arroganza e prepotenza. Non tutto è dolore. C'è anche chi mette amore in quello che fa e se metti l'amore avrai ciò che inferno non è.

Per me è davvero la città la protagonista assoluta di queste prime pagine, molto molto belle, del mio 2015. Federico è il personaggio che occupa più spazio, quello con cui vorremmo tutti identificarci, per la sua capacità di non voltare lo sguardo, per il modo in cui non si tira indietro, per come esce fuori dai libri che tanto ama e inizia a scrivere la sua storia. Una storia che sembra quasi speciale, ma che in un mondo giusto sarebbe normale.

A differenza di altri uomini uccisi dalla mafia, di don Puglisi non sapevo pressoché niente, non mi è mai capitato di vedere film a lui dedicati e non mi sono mai interessata alle sue opere.
Quello che mi ha maggiormente colpito leggendo l'ultimo romanzo di D'Avenia, che di don Puglisi fu alunno al liceo, è che non ho mai pensato che quel sacerdote fosse un eroe. Mi è sembrato un uomo qualunque che per amore di Dio aveva scelto di non avere una moglie e dei discendenti col suo sangue, ma che di figli invece ne ha avuti tantissimi. Quando penso alle vite di Falcone o Borsellino ho sempre l'impressione che siano lontane da me, esemplari certamente, ma lontane, quasi intoccabili nella loro bellezza, nel loro coraggio, nella loro forza, nella loro dolorosa purezza, nel loro credere in uno Stato che non li onora affatto, nel loro essere andati avanti, consapevoli di quello che li attendeva.
Il don Puglisi che dipinge D'Avenia invece è un uomo piccolo con le orecchie grandi, un uomo che quasi mi sembra di poter toccare, uno con la tonaca, il sorriso e il fischietto per fare l'arbitro nelle partite di calcetto dei bambini. Dei suoi bambini. Quelli che, con una scuola, degli spazi, dei giardini, con qualcuno che si occupasse di loro, che li amasse, semplicemente che li amasse, diventerebbero esseri umani migliori, da grandi.

Dell'autore ho letto tutti e tre i romanzi che ha scritto e penso che questo sia il suo più bello, il meno adolescenziale almeno, il più adatto a me che adolescente non lo sono più. Avrei potuto conoscere Alessandro D'Avenia un mese fa più o meno, c'era un suo incontro dalle mie parti, ma proprio quel giorno iniziavo a lavorare, perciò non ho potuto incrociare i suoi occhi, che senz'altro sono puliti, come le sue storie, come gli insegnanti quelli bravi, quelli che sanno un sacco di cose ma non hanno la spocchia di chi si crede migliore, quelli che insegnano a chi hanno davanti e al tempo stesso da loro imparano qualcosa. Se tutti avessero un insegnante come don Puglisi, come D'Avenia, come il mio di matematica, come chissà quanti altri ce ne sono sparsi in tutt'Italia, forse noi italiani saremmo sul serio un popolo migliore.

Alla fine del romanzo, nella parte dei ringraziamenti, D'Avenia scrive al lettore:
Spero che le ore che hai dedicato a questa storia siano state riempite da quel che ho ricevuto io nello scriverla: un coraggio più grande verso la vita, anche quando pare ci ferisca a morte. E magari un posto dove scappare dentro, quando si spengono fuoco e parole. Per scoprire che erano intatti, covavano come brace sotto la cenere, insieme ai nostri desideri più grandi.
Per me, sì.

Film consigliato: La mafia uccide solo d'estate.

4 gennaio 2015

In questo mese // Dicembre 2014

Dicembre è stato un mese a sorpresa: non mi aspettavo di lavorare e invece ho lavorato e nemmeno in nero. All'inizio non è stato facilissimo imparare a stare chiusa otto ore al giorno, all'inizio arrivavo alle otto di mattina e non vedevo l'ora che fossero le cinque e mezza del pomeriggio, all'inizio temevo che non avrei resistito, invece poi ce l'ho fatta. Ho superato il momento di panico e ho conosciuto tante nuove persone che, spero, mi terranno compagnia anche prossimamente.
Dicembre è stato un mese che mi ha fatto sentire orgogliosa di me, sia per il lavoro sia perché sono riuscita a sfruttare al meglio le mie serate libere per fare tanti regalini a mano per Natale. Applausi a me! Se mi sono saputa organizzare nel bel mezzo di un vortice di cambiamenti posso, e devo, essere ottimista, per tutto quello che verrà.
Libri
- La cena di Natale di "Io che amo solo te" di Luca Bianchini. Mi ha fatto venire voglia di approfondire la conoscenza dell'autore.
- Credere ancora a Babbo Natale di Daniele Cappato. Molto molto molto carino!
- Appuntamento senza anestesia di Lisa Cach. Quando un'amica di famiglia mi ha chiesto se volevo alcuni suoi libri di quand'era ragazza non immaginavo che mi avrebbe portato una busta di libri di questo genere. Magari gli altri sono meglio, questo non era neanche all'altezza di un ombrellone, giuro.
Film
- Gli imperdibili di Natale.
E poi:
- Quando c'era Berlinguer, regia di Veltroni. Da vedere, ve lo consiglio, ne parlerò più avanti meglio (ho già un post tra le bozze, quindi è certo!).
- Orgoglio e pregiudizio, finora mi ero limitata al libro. Il film non ha catturato fino in fondo la mia attenzione, purtroppo.
- Worlds and pictures, film trovato casualmente, parla di due professori strani e in gamba che si innamorano e superano una serie di problemi non troppo sottili pur di viversi insieme. Promosso!
- Romeo + Giulietta, su costrizione di un'amica.
- Un sapore di ruggine e ossa, il genere di film spappolante e tritacuore che mi piace. Se storia d'amore deve essere voglio che faccia piangere, che torturi. A me è piaciuto.
-The family man, film natalizio che ancora non avevo mai visto, il migliore tra i nuovi dell'anno.
Edward mani di forbice, non appartiene al mio filone preferito, ma comunque l'ho guardato volentieri.
- La neve nel cuore, film di Natale, d'amore, famiglia e malattia. L'ho visto in due volte, perché la prima non credevo di essere abbastanza forte per la morte.
Fiction e serie tv
- Romeo e Giulietta
- La Bella e la Bestia
- Il ritorno di Ulisse
3 Canzoni 
1) Lontano dagli occhi e tutto l'Hitalia di Gianna Nannini. 
Lontano dagli occhi lontano dal cuore e tu sei lontano, lontano, da me...Per uno che torna e ti porta una rosa mille si sono scordati di teeeeeeeeee...
2) A modo tuo di Elisa.
Sarà difficile diventar grande prima che lo diventi anche tu...
3) Guerriero di Mengoni. In lista solo perché mia cugina mi ha fatto una testa così in questi giorni di Natale.
Vinceremo contro tutti e resteremo in piedi.
Acquisti e regali 
Una borsa. Una scatola di 72 thè Lipton. Una tazza gufosa. Calze a pois. Maglioncini. Vestiti in genere. Ciò che inferno non è di D'Avenia. Scrivimi ancora di Cecelia Ahern. Le luci nelle case degli altri della Gamberale. Altri libri molto rosa e leggeri che mi sono stati regalati da un'amica di famiglia che voleva liberare un po' la sua libreria. La stampante nuova! Un asciugamano strano e morbidoso fatto apposta per asciugare i capelli. Bagnoschiuma.
Cose creative
Tutto merito del Natale.
Una tazza con due candele e una stella di Natale, tutto amigurumi. Tre paia di guanti. Due cappucci. Un maglioncino con Silvestro ricamato a punto maglia. Biscotti chiudipacco. Ghirlanda per la porta. Centrotavola. Addobbi per le finestre. Due biglietti d'auguri. Un pupazzo di neve amigurumi. Tag chiudipacco per tutti! Il calendario dell'avvento sul blog.
3 propositi per gennaio
1) Mettere nero su bianco alcuni piccoli obiettivi per il 2015.
2) Guardare "Il giovane favoloso".
3) Fare le tortucce, neve o non neve.
Fotografie
Il mio Ptitzelda2014.

Le mie December Reflections.

1 gennaio 2015

Qualcosa che mi va di ricordare del 2014 e il calendario delle piccole cose


I miei capelli lunghi, i (pochi) chili in meno.
Le scarpe rosse, quel vestito nero. 
La nutella in faccia, le cucine estive. 
Le canzoni in mezzo alla vigna. 
I litigi, le spese pazze per la festa fino a riempire la macchina. 
Il seggio più divertente del comune. 
I nuovi numeri in rubrica. 
Qualche nome doppione di troppo. 
Nuovi bambini di ex ragazzi come me e la consapevolezza che, cavolo, stiamo crescendo davvero. 
Le cugine che si lasciano e poi si ri-innamorano. 
L'amicizia che resta, mentre il resto cambia. 
Le persone che non cambiano mai, come sostenevo anche l'anno scorso.
Le persone che, se cambiano, cambiano in peggio.
Il punto maglia.
I cappucci a maglia che riesco a fare senza stressarmi troppo.
Il quaderno giallo di tutte le mie creazioni. Che è ancora ordinatissimo.
I cuoricini.
Isò.
Le Noteworthy things che sono continuate sulla carta, fuori dal blog.
Il lavoro. Le paste il sabato. 

I tanti film visti:
GENNAIO • La carica dei 101 • Jane Eyre [2011]  Cime tempestose [1992] • Little Miss Sunshine • Detachment - Il distacco • One day • Gli anni spezzati - Il giudice • La grande bellezza • Rapunzel • Notte prima degli esami • Benvenuti al Sud • Venuto al mondo • Il XIII apostolo 2 - La rivelazione • Mio fratello è figlio unico • Nessuno mi può giudicare • La nostra vita • Diaz - Non pulire questo sangueRibelle - The braveManuale d'amoreFEBBRAIO Nessuna qualità agli eroi • Pretty woman • Giù al Nord • Manuale d'amore 2Manuale d'amore 3 I ponti di Madison CountyArgo • Benvenuti al Nord • New in town - Una single in carriera Non è un paese per vecchi • The Hurt Locker MARZO La bellezza del somaro La vita di Adele • Lost in translation - L'amore tradotto • About time - Questione di tempo Sex and the city• Nuovo cinema paradiso APRILE Philadelphia Ex • Amici di letto • Nymphomaniac Volume I • Stai lontana da me • La mafia uccide solo d'estate • Il giorno più bello • Biancaneve [2012] • I passi dell'amore • Love story • Nimphomaniac Volume II • MAGGIO Anna Karenina • To Rome with Love • Roma città aperta La bella società GIUGNO Quattro matrimoni e un funerale • Invictus LUGLIO • Notting Hill • Dirty dancing • Il ciclone • Quando la notte • AGOSTO Something borrowedSETTEMBRE • Che bella giornata • Allacciate le cinture • Patch Adams • Colpa delle stelleOTTOBRE Buongiorno notte • 12 anni schiavo NOVEMBREThe Sessions-Gli appuntamenti • Baarìa • La felicità porta fortuna • Tutto può cambiare • Bella addormentata • Taxi driver DICEMBRE • Quando c'era Berlinguer Orgoglio e pregiudizio • Worlds and pictures • Romeo + Giulietta • Un sapore di ruggine e ossa • The family man • Edward Mani di forbice • La neve nel cuore
In rosso quelli che ho più amato, uno al mese.



Non ho avuto tempo per regalare al 2014 il degno riassunto che avrebbe meritato, perché sì, per me è stato un anno senza dubbio positivo, di crescita interiore e, forse, non solo. Lo so che quando qualcuno dice così significa un po' tutto e niente, ma questa è la mia sensazione: sono diventata un po' più grande.
Vorrei che nel 2015 continuasse la positività degli ultimi mesi, la voglia di ricercare leggerezza, il bisogno di coccolarmi con le cose che amo fare, nonostante gli impegni e la stanchezza. Da alcuni anni ho smesso di compilare una lista di buoni propositi, non lo farò neanche in questo gennaio, però dal 2015 ho deciso che mi aspetto alcune cose, piccoline, e magari le scriverò nei prossimi giorni, prima che anche il blog esca dalle sue lunghe vacanze natalizie, o magari le terrò per me, ancora non lo so. Non saranno obiettivi trascendentali, ma cose a portata di mano, almeno credo.
Visto che gli art attack di Natale mi hanno tenuta occupata fino a due giorni fa non ho avuto ancora tempo per dedicarmi alla parte "cartacea" del nuovo anno. Non ho ancora pensato come organizzare diari e quaderni e non ho ancora deciso se andare avanti con le cose degne di nota di ogni giorno. Vedremo. Per il momento, ieri pomeriggio, mentre ero arrabbiata col tempo che ha fatto nevicare ovunque tranne che qui, ho disegnato un calendarietto di gennaio, non è molto preciso, ma l'ho fatto piuttosto frettolosamente.
C'ho fatto un disegno di una scena che vorrei si realizzasse, ho scritto una frase che ho letto qualche giorno fa su Instagram e che mi ha profondamente colpita, ho pensato perfino a una colonna dove segnare le ore di lavoro. Sono stata anche concreta, insomma. Per finire il calendario vero e proprio, con dei piccoli spazi per appuntare cose piccole, io penso che ci scriverò i film che vedo e i libri che leggo, purtroppo non c'entra molto di più.
Se vi piace e volete stamparlo anche voi lo trovate qui nella versione originale e qui, senza la colonna a destra. Nel caso lo vogliate scaricare, per non ottenere un'immagine di minore definizione dovete cliccare sulla freccetta nella parte superiore dello schermo e non fare clic destro e salva immagine.

Buon anno!

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