13 novembre 2015

Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop, Fannie Flagg

Proprio oggi, colta da una piccola febbre che sicuramente mi ha attaccato la mia nipotina alle prese col primo anno di asilo, sono riuscita a vedere il film tratto da Pomodori verdi fritti al caffé di Whistle Stop, scritto da Fannie Flagg, così mi è tornata all'improvviso voglia di scrivere qualcosa. Ho detto una bugia, in realtà spesso ho voglia di scrivere, solo che sono alla ricerca di un nuovo equilibrio in cui incastrare tutte le novità dell'ultimo periodo, anzi se non lo trovo credo che impazzirò presto. 
Intanto stasera provo a ritagliarmi questo momento per me e per una delle cose più solo mie che ho: questo blog.

Premetto che il film è carino, ma il libro è proprio bellissimo.
Pomodori verdi fritti è una storia meravigliosa, leggera e profonda al tempo stesso. La leggerezza è data dalla protagonista principale, Idgie Threadgoode, una donna stravagante, piena di energia e simpatia, credo che lei potrebbe essere una dei miei personaggi femminili preferiti in assoluto. 
Idgie è di sani principi, ha alle spalle una famiglia numerosa, nel cuore porta il peso di un lutto che non la abbandonerà mai per tutta la vita. Di lei mi piace il carisma, mi piace quel dolore che sa portare con dignità, mi piace il suo modo di non scendere a compromessi, la sua continua ricerca della felicità, di una felicità che non ha mezze misure e che passa solo attraverso una persona: Ruth. Per anni Idgie sa tenerla nel cuore, senza accontentarsi di nessun altro, fino a quando riesce a coronare il suo sogno e a portare la sua amata con sé. Idgie è una donna combattiva, che non si arrende mai, né nei piccoli problemi quotidiani, né tantomeno di fronte alle ingiustizie più grandi. 
Sono anni complicati quelli per i negri d'America, ma Idgie e Ruth non si fermano certo al colore della pelle. Loro aiutano tutti quelli che ne hanno bisogno, senza fare troppo caso alle apparenze, senza fossilizzarsi troppo sui commenti delle persone, sui pregiudizi della società. Il loro caffè di Whistle Stop, lungo la ferrovia, è un luogo di ritrovo per tutti i casi più disperati: vagabondi e negri trovano sempre un posto, alla faccia delle leggi che non lo permetterebbero. Idgie e Ruth seguono il buon senso, più che la legge.
È una storia che, con ironia, ci fa riflettere su temi importanti, come il razzismo, appunto, ma non solo. Le donne sono al centro di tutto, donne in gamba sempre, ma non sempre valorizzate. Pomodori verdi fritti è, secondo me, anche un romanzo in parte femminista: Idgie dovrebbe essere esemplare per tutte noi, Ruth dimostra che si può decidere di lasciare un marito violento, ma anche una figura meno eccezionale di loro, come Evelyn Couch, ha molto da insegnarci. Lei è un'invenzione dell'autrice, una scusa per cui Ninny, cognata di Idgie ricoverata in una casa di riposo, può raccontare la storia, l'epopea, della famiglia Threadgoode, di Whistle Stop. Evelyn è una donna troppo giovane per essere vecchia e troppo vecchia per essere giovane, come dice lei, passa le sue giornate a mangiare e a frequentare dei corsi inutili per risollevare un matrimonio piuttosto noioso, ormai. Evelyn non è per niente libera nella sua femminilità, è una donna qualunque, che ha solo fatto la madre e la moglie e che ora, sull'orlo della menopausa, si ritrova sola, annoiata, triste, con la certezza della sua inutilità. Forse si sarebbe suicidata, se non  avesse per caso conosciuto quell'arzilla vecchietta logorroica, invece grazie a lei si è salvata. Si è rimboccata le maniche, ha preso il coraggio a due mani e ha deciso di cambiare vita, di diventare una persona nuova e migliore. Evelyn ce l'ha fatta e anche di lei, del suo sforzo incredibile e della sua forza di volontà che né noi né lei sospettavamo potesse avere all'inizio, dobbiamo ricordarci.

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