18 gennaio 2016

Favole al telefono, Gianni Rodari

C'era una volta...
... il ragionier Bianchi, di Varese. Era un rappresentante di commercio e sei giorni su sette girava l'Italia intera, a Est, a Ovest, a Sud, a Nord e in mezzo, vendendo medicinali. La domenica tornava a casa sua, e il lunedì mattina ripartiva. Ma prima che partisse la sua bambina gli diceva: - Mi raccomando, papà: tutte le sere una storia.
Perché quella bambina non poteva dormire senza una storia, e la mamma, quelle che sapeva, gliele aveva già raccontate tutte anche tre volte. Così ogni sera, dovunque si trovasse, alle nove in punto il ragionier Bianchi chiamava al telefono Varese e raccontava una storia alla sua bambina. Questo libro contiene appunto le storie del ragionier Bianchi. Vedrete che sono tutte un po' corte: per forza, il ragioniere pagava il telefono di tasca sua, non poteva mica fare telefonate troppo lunghe. Solo qualche volta, se aveva concluso buoni affari, si permetteva qualche «unità» in più. Mi hanno detto che quando il signor Bianchi chiamava Varese le signorine del centralino sospendevano tutte le telefonate per ascoltare le sue storie. Sfido: alcune sono proprio belline.

Inizia così Favole al telefono di Gianni Rodari, con una premessa che ne spiega l'esistenza, creando una cornice capace di tenere insieme, con amore, le numerose fiabe contenute all'interno. E sì, alcune son proprio belline, come scrive l'autore.
Di Gianni Rodari non avevo mai letto un libro per intero, avevo solo mordicchiato qua e là pezzi di filastrocche e rime pacifiste. Nell'antologia delle medie qualche fiaba c'era, ma a 12 anni mi sarei un po' vergognata nel mostrarmi interessata a cose palesemente da bambini: per fortuna ora di anni ne ho il doppio e sono così ben maturata che di leggere le fiabe non mi vergogno più!

Non mi sembra il caso di dilungarmi troppo in questi scarabocchi, vi invito solo a non fare come la dodicenne che ero e a riprendere in mano un libro per bambini, ché in fondo ogni libro per bambini non è mai solo per loro. Non è bello sognare un palazzo di gelato e una strada di cioccolata? Non è bello potersi fermare davanti a un semaforo aspettando non il verde, non il giallo, non il rosso, ma il blu? Non è bello saper vedere in quella luce blu un via verso il cielo? 
Il mondo è meraviglioso, quello dei bambini un po' di più, ma se ci impegniassimo un minimo forse anche noi potremmo riuscire a sorridere di niente, come fanno quei nanerottoli che ci avvolgono con il suono rotondo delle loro risate e ci cullano dentro abbracci stretti stretti e ci amano di un amore tutto pieno, senza se e senza ma, un amore che da grandi non sappiamo più donare con la stessa semplicità e leggerezza. 


Per un mese prima di addormentarmi ho avuto un appuntamento con Rodari, certe sere leggevo solo una fiaba, altre di più, ma ogni volta chiudevo gli occhi con un sorriso, nonostante la stanchezza. Se un libro mi fa quest'effetto allora non posso non dirvi di leggerlo, anche voi, per un sorriso a fine giornata che fa sempre bene.

Intanto vi regalo una favoletta, sperando che vi faccia bene.
Il sole e la nuvola
Il sole viaggiava in cielo, allegro e glorioso sul suo carro di fuoco, gettando i suoi raggi in tutte le direzioni, con grande rabbia di una nuvola di umore temporalesco, che borbottava:
- Sciupone, mano bucata, butta via, butta via i tuoi raggi, vedrai quanti te ne rimangono.
Nelle vigne ogni acino d'uva che maturava sui tralci rubava un raggio al minuto, o anche due; e non c'era filo d'erba, o ragno, o fiore, o goccia d'acqua, che non si prendesse la sua parte.
- Lascia, lascia che tutti ti derubino: vedrai come ti ringrazieranno, quando non avrai più niente da farti rubare.
Il sole continuava allegramente il suo viaggio, regalando raggi a milioni, a miliardi, senza contarli.
Solo al tramonto contò i raggi che gli rimanevano: e guarda un po', non gliene mancava nemmeno uno. La nuvola, per la sorpresa, si sciolse in grandine. Il sole si tuffò allegramente nel mare.

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