28 gennaio 2016

Gli ingredienti segreti dell'amore, frasi [Nicolas Barreau]

A volte si cammina per andare da qualche parte, a volte si cammina e basta. E si continua a camminare finché la nebbia non si dirada, finché la disperazione non si placa o finché non abbiamo analizzato da tutte le angolazioni possibili il pensiero che ci martella il cervello.

Un buon libro è buono a ogni pagina.

È un problema con le storie. Da dove le prendono gli autori? Sonnecchiano dentro di loro e un evento particolare le fa affiorare in superficie? Sono sospese in aria e loro le afferrano? Seguono il corso della vita di persone reali?
Cosa è vero e cosa è inventato? È l'immaginazione che influenza la realtà o è la realtà che influenza l'immaginazione?

Sull'amore, quando finisce
L'amore, quando finisce, è sempre triste.
Raramente è nobile e generoso.
Chi lascia ha la coscienza sporca.
Chi viene lasciato si lecca le ferite.
Il fallimento fa quasi più male della separazione.
Alla fine però ognuno è quello che è sempre stato.
E a volte resta una canzone, un foglio di carta con due cuori,
il dolce ricordo di un giorno d'estate.

C'è qualcosa nel Natale che ci riporta indietro nel tempo, a come eravamo, ai nostri ricordi, ai nostri sogni, alla nostra anima infantile, che aspetta eccitata e con gli occhi sgranati il grande giorno.
Fruscio di carta, parole bisbigliate, candele accese, finestre illuminate, profumo di cannella e chiodi di garofano, desideri scritti su foglietti o espressi guardando il cielo e che forse si avvereranno: che lo si voglia o no, il Natale risveglia l'eterna voglia di meraviglia.

Il dispiacere è una terra dove piove e piove ma non cresce mai nulla.

Se ci accorgiamo di aver fatto un errore, bisogna correggerlo prima possibile.

Ci sono scrittori che lavorano giornate intere sulla prima frase del loro romanzo. Se la prima frase funziona il resto viene da sé, dicono. Credono siano stati pubblicati anche degli studi sugli incipit: la prima frase di un libro è come il primo sguardo tra due persone che non si conoscono.
E poi ci sono gli scrittori che non riescono a iniziare un romanzo se non hanno già trovato l'ultima frase. Di John Irving, per esempio, si dice che mentalmente lavori a ritroso, partendo dall'ultimo capitolo per arrivare al primo. E solo allora comincia a scrivere. 
Io invece scrivo questa storia senza sapere come andrà a finire, anzi, senza neanche poter influire minimamente sul modo in cui finirà.
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