11 gennaio 2016

Storia di chi fugge e di chi resta, Elena Ferrante


È passato decisamente troppo tempo dal momento in cui ho terminato di leggere Storia di chi fugge e di chi resta perché io possa anche solo lontanamente scriverne qualcosa di dettagliato.
Se dopo i primi due volumi dell'amica geniale per me era facile schierarmi dalla parte di Elena piuttosto che da quella di Lila, adesso non è più così scontato.
Ormai entrambe non sono più bambine, hanno le loro vite adulte, ma nonostante questo continuano a muoversi nel mondo pensando sempre, costantemente, di superare l'altra. Chi delle due è più buona? Chi delle due è più forte? Chi delle due è più coraggiosa? Chi delle due si è più ribellata ai canoni del rione? Chi è una madre migliore? Chi sa amare e amarsi di più?
È soprattutto Lenù a sentire il peso del confronto con quella Lila che fin da bambina le ha sempre dimostrato che, a parità di possibilità, avrebbe avuto certamente successi più grandi dei suoi. Lila, agli occhi di Lenù, è sempre stata una sorta di Re Mida: un'amica che sapeva eccellere ovunque mettesse le mani. Certo, non è riuscita ad andare via dal rione, non ha saputo vivere il suo amore con Nino, è una madre sola che vive con un uomo che la rispetta nel profondo, ma che lei non ama, è una donna che ha saputo rinunciare a un matrimonio ricchissimo, che lavora, che si mantiene da sola. Elena invece è semplicemente una macchina da guerra, una che riesce a diventare, ma senza quel guizzo che Lila ha sempre avuto negli occhi, senza un sogno, senza un vero obiettivo. Lei diventa, quasi per caso. Le capita di studiare e studia, le capita di fare il test di ammissione alla Normale di Pisa e lo passa, le capita un uomo ricco e noioso e lo sposa, le capita di scrivere un libro, le capita di diventare madre, le capita perfino l'occasione per avere quel Nino che è sempre stato nel cuore non solo suo, ma anche di Lila, e allora tradisce.

Lila è una combattente, Lenù un pezzo di legno che si lascia trascinare dalla corrente.
Lila è rimasta nel rione, ma è lontana anniluce dai prototipi femminili della città.
Lenù è andata via, ha una vasta cultura, non ha più l'accento napoletano, è ricca.
Ma chi delle due è riuscita maggiormente nell'intento comune di ribellarsi allo stato delle cose rionali? È così scontato che sia stata l'unica che è riuscita a lasciare Napoli? A me non sembra.
Ho trovato questo terzo volume della saga dell'amica geniale meno coinvolgente degli altri, sebbene il contesto storico fosse il mio preferito. Storia di chi fugge e di chi resta è ambientato negli anni Settanta, gli anni di piombo italiani, quelli delle lotte operaie e degli estremismi politici, spesso violenti. Sono gli anni dei referendum sull'aborto e il divorzio, gli anni del femminismo, gli anni in cui le donne iniziano a diventare padrone delle proprie vite, pur essendo sempre e comunque divise tra carriera e famiglia, uno status che credo difficilmente potrà cambiare.

E adesso, a malincuore e già con un pizzico di malinconia nell'anima, sono pronta per scoprire che fine faranno, Lila e Lenù. Comunque vada conoscerle è stato meraviglioso, posso già gridarlo al mondo intero.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...