13 gennaio 2016

Storia di chi fugge e di chi resta, frasi [Elena Ferrante]

«Un maschio, a parte i momenti pazzi in cui lo ami e ti entra dentro, resta sempre fuori. Perciò, dopo, quando non lo ami più, ti dà fastidio anche solo pensare che una volta l’hai voluto. »

Disse che non essere credenti non significava non credere in niente, lui aveva sue convinzioni e una fede assoluta nel suo amore per me.

«Voi professori insistete tanto sullo studio perché con quello vi guadagnate il pane, ma studiare non serve a niente, e nemmeno migliora, anzi rende ancora più malvagi».

Si rivolse a Lila, voleva tirarla nella conversazione:
«Lei s’è sposata in chiesa?».
«Sì».
«È credente?».
«No».
«Allora perché s’è sposata in chiesa?».
«Si faceva così».
«Non bisognerebbe fare le cose solo perché si fanno».
«Ne facciamo tante».

Che brutta gente – attaccò a dire senza fermarsi più fino alla metropolitana di piazza Amedeo –, hai visto la vecchia come t’ha trattata, s’è voluta vendicare, non può sopportare che scrivi i libri e gli articoli, non può sopportare che stai per fare un buon matrimonio, soprattutto non può sopportare che Nadia, educata apposta per essere la meglio di tutte, Nadia che doveva darle tante soddisfazioni, non combina niente di buono, s’è messa col muratore e le fa la puttana sotto gli occhi: sì, non può sopportarlo, ma tu fai male a dispiacerti, fottitene, non glielo dovevi lasciare il tuo libro, non dovevi chiedere se voleva la dedica, soprattutto non gliela dovevi fare, questa è gente che bisogna trattare a calci in culo, il tuo difetto è che sei troppo buona, abbocchi a tutto ciò che dicono quelli che hanno studiato come se la testa ce l’avessero solo loro, e invece non è così, rilassati, va’, sposati, fa’ il viaggio di nozze, ti sei preoccupata troppo per me, scrivi un altro romanzo, lo sai che m’aspetto da te cose bellissime, ti voglio bene.

Diventare. Era un verbo che mi aveva sempre ossessionata, ma me ne accorsi per la prima volta solo in quella circostanza. Io volevo diventare, anche se non avevo mai saputo cosa. Ed ero diventata, questo era certo, ma senza un oggetto, senza una vera passione, senza un’ambizione determinata. Ero voluta diventare qualcosa – ecco il punto – solo perché temevo che Lila diventasse chissà chi e io restassi indietro. Il mio diventare era diventare dentro la sua scia. Dovevo ricominciare a diventare, ma per me, da adulta, fuori di lei.

Quando non sai cosa hai scritto vuol dire che hai lavorato bene.

«Decidere significa fare del male.»
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