29 febbraio 2016

L'animale morente, Philip Roth

È la notte di Capodanno che sancisce l'inizio del nuovo millennio: su una poltrona, davanti alla tv accesa, un vecchio professore tiene tra le braccia una giovane donna nuda, con solo un cappello in testa. 
Lui è David Kepesh, settantenne professore universitario, e lei Consuela Castillo, sua ex studentessa ed ex amante, oggi trentaduenne. In tv si rincorrono le immagini de L'Avana in festa, sulla poltrona i due si stringono, stranamente senza desiderio.
Consuela è cubana, anzi cubani erano i suoi genitori, fuggiti dal loro Paese in seguito alla presa di potere di Fidel Castro, nel '60.  Lei è nata otto anni dopo, nel '68, mentre l'aria rivoluzionaria sconvolgeva la vita del già maturo professor Kepesh, che sull'onda dello scardinamento di tutti i valori tradizionali ha lasciato la moglie e il figlio per dedicarsi a un'esistenza di completa libertà, svincolata da ogni legame affettivo duraturo, dominata dall'istinto, dalla lussuria, dal desiderio. Una vita all'insegna del piacere.
È lui stesso, David Kepesh, che ce lo racconta. Scrive queste pagine in un momento di bisogno: ha assoluta necessità di ricordare per sempre il corpo di Consuela che ha tanto amato.
La loro storia, che era durata un anno e mezzo, sembrava ormai un ricordo piuttosto lontano, quando proprio lei, otto anni dopo, si riaffaccia all'improvviso nella vita di lui.
Lui vecchio, lei giovane. Animali morenti, forse entrambi.
Il primo approccio a Philip Roth non mi ha conquistata eccessivamente, seppure alcune pagine, alcune riflessioni, siano molto molto belle.

È bello il modo in cui il professore venera il corpo cubano della sua giovane amante, è bello il modo in cui la tocca, anche solo con gli occhi all'inizio. È straziante la consapevolezza di aver dedicato la vita alla libertà per ritrovarsi schiavo di una femmina, a più di sessant'anni. Ora che è vecchio forse anche lui, Kepesh, sotto sotto desidera di non essere più libero, di non essere più solo, più che altro. Con Consuela il professore smette di cercare il piacere per il piacere, riscopre la gelosia, in fondo forse ha un sentimento più profondo del desiderio fine a se stesso.

Sono toccanti le riflessioni sulla vecchiaia o, più in generale, sul tempo che passa, sempre soggettivo, certe volte freddamente crudele e atroce. Sarebbe giusto un mondo in cui i nonni muoiono prima dei genitori e i genitori prima di noi e noi prima dei nostri figli e i nostri figli prima dei nostri nipoti. La naturalezza del tempo attenua il dolore, ma non sempre la vita procede su binari ordinati, a volte il caso rompe la cronologia e allora le fragilità ci avvolgono e noi, giovani o vecchi che siamo, ci scopriamo potenziali animali morenti. 
Cosa crede, la gente, che basti innamorarsi per sentirsi completi? La platonica unione delle anime? Io la penso diversamente. Io credo che tu sia completo prima di cominciare. E l'amore ti spezza. Tu sei intero, e poi ti apri in due.
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